E’ nata Irenia (si salvi chi può)

Scritto il 16 febbraio 2010 da Matteo Olivieri

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Distinti manager in giacca e patacca brinderanno alle nostre spalle per la nascita di una nuova società, dalla fusione Iride (ex municipalizzata Torino e Genova) ed  Enìa (Reggio Parma Piacenza). Dovrebbe essere un successo per Sindaco Delrio, complimenti. Si salvi chi può.

Rassegna Stampa (1) (2) (3) (4) (5)

Abbiamo provato a risvegliare Alicio nel Paese delle meraviglie con un Odg d’urgenza, lunedì 15 febbraio, ma non è stato ammesso. Alcuni del PD hanno votato a favore o si sono astenuti.

Con la fusione si smantella la struttura territoriale e si perdono occasioni industriali come quelle derivanti dalle azioni EDISON. Con la fusione l’energia va a Torino, l’acqua a Genova, i rifiuti a Parma, a Reggio solo l’ottimismo di Delrio. Se non c’è stato accordo per 16 mesi sulla struttura della nuova società, non si può aver fiducia del Piano Industriale, che da quella struttura dipende. Lotta spietata per le poltrone.

La quota del 15% detenuta da ENIA in DELMI (controllo delle azioni EDISON) avrebbe permesso, senza fusione, di rendere ENIA protagonista nel settore dell’energia, a servizio e vantaggio dei territori emiliani. La vendita delle azioni EDISON avrebbe portato, come controvalore, anche centrali idroelettriche che producono grandi quantità di energia rinnovabile.

Invece il controllo del settore energia, nella nuova conglomerata “IRENIA”, andrebbe a Torino.

Infatti la linea che vincerebbe vede lo smantellamento della struttura territoriale, organizzata in Società Operative Territoriali (S.O.T.), che erano la proposta sostenuta dal precedente cda di ENIA e su cui si impostarono le consultazioni sia con IRIDE che con HERA.

Al posto delle SOT delle “Linee di business”, catene di potere che risiedono lontane dal territorio e che vedranno a Reggio servizi tra loro indipendenti occuparsi di energia, gas, acqua, teleriscaldamento, rifiuti, ambiente.

16 mesi per decidere quale struttura, eppure il sindaco Delrio ha dichiarato in aula di “avere fiducia nel Piano Industriale”. Quale piano industriale? Come può un piano industriale essere definito se in questi mesi non era né condivisa né tantomeno definita la struttura organizzativa? Sono TUTTE BALLE.

Ad ulteriore conferma di ciò la lotta spietata per le poltrone che si è scatenata tra i contrapposti gruppi dirigenziali per le posizioni di controllo all’interno della nuova società. Questo testimonia di come la struttura a “Linee di business” richiede una spartizione del potere, all’interno della quale gli interessi territoriali passano in secondo piano.

Una società sempre più lontana dai cittadini. Con la fusione l’energia va a Torino, l’acqua a Genova, i rifiuti a Parma, a Reggio solo l’ottimismo di Delrio.

RAI TV da insegnare a scuola

Scritto il 11 febbraio 2010 da fabrizio

tratto dal forum televisioni di corriere.it :

I sette piani della Rai.

Non ci sono ormai più parole per definire la Rai, carrozzone governativo-burocratico nell’accezione sudamericana del termine. E’ un’istituzione totalmente deludente e decadente in tutte le sue forme e manifestazioni, a partire da chi la dirige, passando per chi ci “lavora” (quando ci lavora) e finendo a chi la rappresenta sullo schermo. Quando penso alla Rai mi viene in mente Il fischio al Naso, splendido film di Tognazzi e Ferreri tratto da un racconto di Buzzati (I sette piani), in cui un industrialotto della bassa, ricoverato per un fastidio al naso tutto sommato innocuo, viene man mano inglobato dalla mastodontica burocrazia, incompetenza e menefreghismo della sanità pubblica e pian piano viene rimbalzato da un reparto all’altro, da un piano all’altro del labirintico ospedale, fino al settimo, appunto, in cui morirà. Ecco, se penso alla rai, penso a quell’ospedale. Non vederla per partito preso, pur dovendone ingiustamente pagare la bieca estorsione chiamata canone, non basta: le notizie sulla rai che si leggono sui giornali o che si sentono altrove, da Sanremo a Vespa e Minzolini, fanno venire il sangue acido. La rai rappresenta il paese per ciò che davvero è, e peggiora esattamente come il paese fa giorno per giorno. La rai è lo specchio di quello che siamo noi italiani nella nostra quotidianità insulsa, lenta, burocratica, pigra, truffaldina e magna magna. Sky non se lo possono pemettere tutti, su Mediaset è meglio stendere un più che pietoso velo. Poveri anziani e casalinghe che non corrispondono a questo ritratto desolante e che durante il giorno non hanno alternative: il settimo piano li aspetta, adesso direi che sono collocati tra il quinto e il sesto.

di Claudia

Delrio, che fine ha fatto il Centro Riciclo gratis?

Scritto il 10 febbraio 2010 da Movimento 5 Stelle

Il Centro Riciclo Rifiuti venne offerto gratis alla giunta Delrio: che fine ha fatto? E molte delle politiche ambientali varate la scorsa legislatura dall’assessore Montanari che fine hanno fatto ?

E’ la domanda che si pone la lista civica Reggio 5 Stelle con due diverse interpellanze presentate alla Giunta: che fine ha fatto la proposta dell’imprenditrice Carla Poli del Centro Riciclo Vedelago e dove sono finiti progetti importanti sull’ambiente come Piano Riduzione Rifiuti, Piano Energetico, Piano del Verde, Boschi Urbani. E perchè è stato abolito l’assessorato all’ambiente scelta unica in tutto il Nord?

“Nella scorsa consigliatura, l’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari prese contatti ed ebbe un incontro con l’imprenditrice Carla Poli, che gestisce il Centro Riciclo Vedelago (TV), all’avanguardia in Italia per la separazione ed il recupero e il riciclo dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata – racconta il consigliere comunale Matteo Olivieri – In quell’occasione la signora Poli diede la sua disponibilità ad aprire a Reggio un Centro Riciclo a costo zero per l’amministrazione, spiegando che la redditività del processo dipende dal tipo di raccolta differenziata che si adopera e che la raccolta domiciliare porta a porta in corso di Reggio è il sistema ideale per fornire del buon materiale da lavorare“.

Il Centro Riciclo Vedelago agisce in particolare nel recuperare gli scarti plastici, cartacei e “secchi” da differenziata ma anche dell’indifferenziato. Evitando così  che finiscano in discarica o inceneritori. Grazie ad estrusori questi materiali vengono recuperati fino al 95% e diventano sabbie sintetiche  per edilizia o preparati per stampati plastici.

Ora chiediamo alla Giunta Delrio che fine hanno fatto quei contatti, se sono stati riferiti all’Ente Provincia, visto che il Polo dei Rifiuti di Gavassa è nel nostro Comune! Un’apposita linea produttiva del TMB, specie se in presenza di un Centro Riciclo sul modello di Vedelago, consentirebbe di ragggiungere un abbattimento complessivo del 70% del rifiuto in entrata (35 % umido di sovvallo, 15 % asciugatura in biocelle, 20% recupero materiali dal secco) – continua Olivieri – E attenzione ai costi: un TMB costa circa 20 milioni di euro, il Centro Riciclo avrebbe degli attori economici disposti a coprirne i costi interamente, mentre un inceneritore costa 200 milioni di euro di soldi in gran parte pubblici e dalle bollette dei cittadini”.

Acqua: Italia privatizza, Francia ripubblicizza

Scritto il 18 novembre 2009 da Davide Valeriani

Oggi pomeriggio il Parlamento voterà la fiducia al Governo per il decreto Ronchi, che al suo interno contiene la norma che liberalizza la gestione dell’acqua, ovvero obbliga il pubblico a far scendere sotto il 30% la quota di partecipazione nelle municipalizzate di gestione dei servizi idrici.

Perchè è una scelta sbagliata?

1) con l’entrata dei privati nella gestione, l’obiettivo dell’azienda sarà massimizzare il profitto, e non ottimizzare il servizio; pertanto, saranno scontati aumenti di prezzi per i cittadini (come detto dalla stessa maggioranza!), probabilmente non associati ad aumenti di servizi;

2) negli altri Paesi la tendenza è opposta: la Francia, che ha privatizzato le reti idriche nel lontano 1985, vede sempre più comuni ripubblicizzare il servizio idrico, a causa degli elevati costi e dei disservizi che la gestione privata creava. Proprio in questi giorni, il sindaco di Parigi ha annunciato che non rinnoverà il contratto con Veolia e terrà in mano pubblica la gestione, al fine di stabilizzare le tariffe, in aumento costante dal 2005.

E mentre la Lega si dice dubbiosa, ma che voterà lo stesso la fiducia (il che dimostra ancora una volta il servilismo che ha nei confronti di testa d’asfalto), e il Papa, al vertice FAO, nel suo discorso ha dichiarato ““È necessario maturare una coscienza solidale, che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni”, il Governo se ne frega e, pur di far passare la legge in tempi brevi, usa la via del decreto, saltando ancora una volta la via del Parlamento.

Tante realtà in cui l’acqua è stata privatizzata sono arrivate a questo punto: vogliamo arrivarci anche noi?

INTERVISTA A BEPPE GRILLO SULLA TRUFFA DELL’ACQUA PRIVATA