Tariffa puntuale respinta da PDmenoelle e PDL

Scritto il 7 giugno 2011 da

E’ stata respinta la mozione di Reggio 5 Stelle che proponeva la tariffa puntuale per la raccolta rifiuti, nel pieno rispetto della normativa europea in materia. Motivo? Sono allergici al porta porta, unico sistema capace di far pagare il giusto ai cittadini. Vota a favore la Lega Nord.

Ora basta. In tema rifiuti è andata in onda l’ennesima saga dell’ignoranza tecnico politica da parte di politici di Pd e Pdl. Entrambi demagogicamente propongono la tariffa rifiuti “puntuale” (più ricicli meno paghi) non prevedendo l’unico sistema che tecnicamente è veramente in grado di garantirla in maniera efficace ed economica: la raccolta differenziata spinta domiciliare anche detta porta a porta.
Così il “Trio Lescano” dei rifiuti del Pd Campioli, Baccarini, Montanari,  propone la tariffa puntuale con un sistema integrato misto con cassonetti stradali e l’ineffabile guru del comitato della cabina telefonica di via Adua Marco Eboli (Pdl) la propone addirittura bocciando il porta a porta. In tutta Italia ed Europa la vera tariffa puntuale si applica con il porta a porta, a Reggio chissà perchè si inventano cose inesistenti lanciando solo vuoti slogan.
Non ne possiamo veramente più di questa demagogica ignoranza da parte di politici di Pd e Pdl. Invitiamo perciò tutti i consiglieri del Pd e Pdl come i sopracitati a prendere lezioni in tema di rifiuti. L’Università di Modena e Reggio ha organizzato qualche mese fa in collaborazione con l’Unione Europea un corso gratuito online. Si iscrivano e lo seguano tutti i consiglieri comunali e provinciali. Oppure basterebbe prendere qualche lezione da un esperto mondiale del calibro di Walter Ganapini.

La pistola fumante: il porta a porta conviene, le prove a Rubiera

Scritto il 6 febbraio 2011 da

Il Comune di Rubiera prevede un aumento della TIA del 4% per il 2011. Al momento di votare la delibera di approvazione ci siamo chiesti come mai l’attuale sistema di raccolta stradale dei rifiuti, acclamato per essere più economico, non riesce a difendere le famiglie in un momento di grave crisi ed, anzi, costa sempre di più.
Abbiamo così analizzato gli allegati alla Delibera, e quanto emerso ha del clamoroso

Se infatti si analizzano i costi riportati nell’Allegato 2 alla Delibera in oggetto, risulta chiaro come per il 54,4% di raccolta differenziata si spendono 169.206,20 euro, contro i 636.306,84 euro spesi per lo smaltimento del rimanente 45,6 %;

Questo indica come la gestione finale del rifiuto indifferenziato costi quasi 4 volte quella della raccolta differenziata, che peraltro risente della scarsa qualità del differenziato dovuta al sistema dei cassonetti stradali.
La riprova del fatto che la raccolta differenziata non è rivolta al recupero efficiente e redditizio dei materiali è contenuta sempre nell’Allegato 2 alla Delibera in oggetto, dove si nota come per nessuna frazione c’è un guadagno (anche materiali pregiati come l’alluminio) , mentre , laddove si fa raccolta porta a porta spinta in Italia, alcune frazioni comportano un guadagno che incide positivamente sulla bolletta rifiuti.
A ciò si aggiunge: un 20% dovuto al trasporto dei rifiuti, un altro 10% abbondante dovuto alla sanificazione dei cassonetti.

Con una proiezione su una raccolta differenziata molto più spinta, tramite raccolta domiciliare porta a porta su tutte le frazioni, si andrebbero a risparmiare almeno 400.000 euro di conferimenti per smaltimento finale di indifferenziato.

Questo equivale alla copertura dei costi di 20 operatori impegnati nella raccolta domiciliare porta a porta, numero persino in eccesso rispetto alle esigenze del Comune di Rubiera e alla numerosità delle utenze.

Questo ci ha portato a presentare un Ordine del Giorno in Consiglio Comunale, che chiedeva di approfondire in Commissione i clamorosi risultati emersi dalla rendicontazione di IREN e di introdurre immediatamente il porta a porta spinto per dare posti di lavoro, in una situazione economica critica.

Ma la maggioranza e la Giunta non ci sentono: hanno letteralmente stravolto i dati, ormai in balia di diktat di Partito e di cattivi suggerimenti di parti industriali interessate, per difendere uno status quo oramai indifendibile.

Rifondazione Comunista,Lega e PDL hanno votato a favore riconoscendo che i clamorosi dati meritassero un approfondimento in Commissione, anche quando contrari al porta a porta.

Claudio Pifferi
Consigliere Comunale

Lista Civica Rubiera 5 Stelle
http://www.rubiera5stelle.it/

Quando la politica crea posti di lavoro.

Scritto il 13 gennaio 2011 da


L’umanità ha da sempre rincorso la speranza di un “mondo migliore” anche a costo di compiere sacrifici enormi. Il lavoro degli uomini in questi ultimi decenni, ha prodotto costi altissimi per l’intera comunità e maggiore disoccupazione (questo è il progresso?). Siamo costretti a pagare spese insostenibili per riparare i danni di politiche assurde. Per “cambiare” ancora oggi ci propongono lo stesso metodo che ci ha mandato in crisi con l’aggiunta di qualche parolina salvacondotta. Sostenibilità, stabilità, crescita etc..etc.

Ma le idee per un mondo migliore esistono, bisogna copiarle non ignorarle.

L’energia prodotta dalle rinnovabili, la bioedilizia, il riciclo dei rifiuti, insomma, tutti i lavori verdi creano più posti di lavoro e sicuri rispetto al duopolio petrolio/cemento. In Francia il fotovoltaico crea un posto di lavoro ogni 90 minuti e le associazioni di categoria stimano altri 50.000 posti di lavoro entro il 2020. La Germania nell’anno 2005 ha creato impianti fotovoltaici per 300 MWp e si colloca ai primi posti per numero di occupati nel settore. In italia “u’ paese dò sole” nello stesso anno siamo arrivati addirittura a 24 MWp. Siamo straordinari, ce la possiamo fare.
Sempre in Germania, in due anni il settore dell’edilizia è stato in parte riconvertito e reso più “verde” e con i sui 200.000 Bio interventi su altrettanti appartamenti ha creato 25.000 nuovi posti di lavoro e ne ha salvati 116.000, nonostante il settore edilizio fosse in recessione.

La produzione di celle al silicio per fotovoltaico è ancora in mano a poche aziende sparse in tutto il mondo e la domanda è in fortissima crescita. Il lavoro c’è e la politica non può dormire o per meglio dire, la politica non può difendere gli interessi di pochissimi notabili. Sempre gli stessi. Basta.
Ecco perché vogliamo riconvertire le aziende a rischio e non prolungare la cassa integrazione perché le persone vogliono lavorare non essere “assistite”. (Vedi nostra proposta per le ceramiche reggiane). Questa è la strada giusta.

Mentre il tg5 mostra all’italia intera come a Napoli i cittadini non fanno la raccolta differenziata, dove la politica ha saputo dare una risposta concreta (porta a porta) i napoletani ecco come rispondono:
Napoli: quartiere Chiaiano (si, il quartiere delle proteste) 24.000 abitanti ha raggiunto il 73% di raccolta differenziata. Quartiere Bagnoli in soli due anni 91.000 Napoletani sono arrivati a differenziare fino al 91% dei rifiuti. Stessi dati per altri 5 quartieri. Dove vige la regola del cassonetto stradale i risultati li conosce il mondo intero. Ma di Bagnoli in TV, nessuna traccia. Ecco il video. E Reggio abbandona il porta a porta. Ce la possiamo fare.

Secondo il CONAI (consorzio nazionale imballaggi) la filiera del riciclo crea 15 (quindici) posti di lavoro per ogni posto creato dall’inceneritore. Quindici a uno per la nostra politica.

Il Movimento 5 stelle vuole “spostare” gli investimenti per creare lavoro sicuro che duri nel tempo. Più di 3 milioni di euro destinati a mega bruciatori saranno investiti per creare impianti fotovoltaici e impianti di compostaggio sulle montagne reggiane. Abbiamo creato un vero e proprio piano energetico per quella zona DeTutinizzata (Filippi meglio non si faccia vedere, sarebbe travolto da una valanga di risate).

Vito Cerullo
Consigliere Circoscrizione Ovest
Reggio 5 Stelle BeppeGrillo.it

La cultura del porta a porta

Scritto il 20 settembre 2010 da

Un comitato che si riunisce nella cabina del telefono (marito e moglie) si presenta oggi in Consiglio con una mozione contro il porta a porta. Ecco il discorso che leggerò, con tutta la sintesi degli eventi, dei come e dei perchè. Consigliato ai reggiani e ai parmigiani.

La cultura del porta a porta

Più di 2000 anni fa le nostre terre beneficiavano di una cultura, quella greco romana, per cui l’igiene del corpo era il centro delle attività quotidiane. La purificazione del corpo, e il benessere che con essa si propagava all’anima, era insieme il soddisfacimento del piacere più sincero che l’umanità aveva scoperto, col progredire della civiltà, e con esso il retaggio di ancestrali ed acquisite sapienze: la pulizia del corpo portava con se la salute, massima espressione del progresso nella condizione di un individuo e della società intera.

Fino al Medioevo trionfarono le terme e i bagni, luoghi pubblici in cui l’igiene personale era anche un momento di scambio, di incontro. Pochi ricchi disponevano dell’acqua nella propria dimora, il luogo pubblico era il dispensatore del bene essenziale, e con esso il posto in cui ci si lavava, si lavavano gli indumenti, in cui l’acqua fresca e corrente, bene di tutti, dava gioia e ristoro a lavandaie ed avventori, vecchi e bambini. A Parigi, su 250.000 abitanti, c’erano 25 bagni e terme pubblici. Anche la nostra città non era da meno, le canalizzazioni romane convogliavano acqua di ottima qualità, e l’accesso era favorito dalla vicinanza dei canali alle abitazioni, sia in città che nelle campagne.

Ma proprio nel Medioevo cominciamo ad assistere ad una pericolosa regressione nel mondo occidentale, e non solo. Se l’igiene personale è ancora un carattere distintivo di molte culture locali, gli spazi pubblici, in primis le strade, diventano un ricettacolo di rifiuti, escrementi liquami, che rendevano un lontano ricordo le grandi cloache che gli imperatori romani fecero costruire nelle città di mezzo mondo. Lo spazio pubblico non era degno, per questa nuova cultura imperante, di un rispetto pari al proprio corpo: l’igiene pubblica regredirà nei suoi tempi più bui.

Quando in Italia scoppia il periodo artistico forse più fulgido della nostra storia, il Rinascimento, oramai anche l’igiene personale è un tratto culturale perduto. La patina di sporco che ricopriva il corpo, gli stessi panni sporchi, erano considerati una protezione nei confronti dell’ambiente esterno: le epidemie di peste furono una delle tante conseguenze che in Europa portarono alla decimazione ripetuta della popolazione.

Alla fine del Settecento, allorchè la scienza come oggi la conosciamo comincia a prendere piede, ritornano in auge i gabinetti, il divieto di gettare escrementi nelle strade, compaiono i primi cassonetti nelle città: si parla di 250 anni fa!

Da quel momento l’igiene diviene il contenuto principale delle campagne di educazione della popolazione: le amministrazioni pubbliche si impegnano in massicce campagne di igienizzazione, sia materiali che culturali, tutte le armi della burocrazia vengono adottate a tal fine, dai divieti e relative ammende per le infrazioni, fino ai primi accorgimenti urbanistici.

Un popolo pulito è un popolo sano, un popolo che vive in un ambiente pulito è un popolo sano.

Per capire quanto diventerà stretto questo legame, nel 1907 nasce un organismo internazionale per l’igiene pubblica con sede a Parigi, che sarebbe divenuto l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità).

Pochi anni dopo a Reggio Emilia l’acqua, con un colossale sforzo dell’Amministrazione, arriverà in tutte le case. Per festeggiare si costruirà una fontana, che ora è stata sostituita, davanti al Teatro Municipale. L’acqua entrava nelle case, l’igiene era alla portata di tutti, era un bene disponibile porta a porta.

Ma i ricorsi della storia sono purtroppo frequenti. Il consumo di beni di ogni genere, e la conseguente produzione di rifiuti, subiranno un aumento esponenziale le cui conseguenze paghiamo ancora oggi. Il territorio verrà disseminato di discariche nei greti dei torrenti, discariche “ufficiali” ed abusive, che provocheranno fenomeni diffusi di inquinamento. L’illusione di una infinita produzione di rifiuti e uno smaltimento infinito porteranno fin dagli anni Sessanta alla realizzazione di decine di inceneritori sul territorio nazionale, e non esistevano limiti per monossido di carbonio.

I mali portati dai rifiuti, quelli che si respirano dall’aria inquinata, quelli che si bevono dall’acqua contaminata, quelli che si mangiano dal suolo deturpato, sono come i batteri nel lontano Seicento: non si vedono, per cui non rappresentano un problema agli occhi dell’opinione pubblica.

La comodità del conferimento al cassonetto diventa una chimera con cui tutte le amministrazioni comunali devono lottare fin dagli anni Ottanta quando, sulla scorta di massicce iniziative in Germania ed altri Paesi del nord Europa, solo nel differenziare alla fonte i rifiuti prodotti in casa si intravede la via d’uscita ad un problema drammatico. Nasce la raccolta porta a porta, unico modo per indirizzare tutti i cittadini verso una maggiore responsabilità.

Il Piano che, tra il 2010 e il 2012, voleva estendere la raccolta porta a porta in tutta la città, è stato bloccato in un blitz estivo dal sindaco. Un’azione pianificata a tavolino, tenendo conto di tutti i fattori mediatici, sbattendosene altamente delle promesse elettorali. Anche il viaggio in America, per diluire l’impatto mediatico della questione, ha confezionato lo sgarro del Signor Sindaco. A cui ci rivolgiamo: per quanto ci riguarda, poteva rimanere a Forth Worth.

L’uccellino è arrivato dall’alto, da quelle schegge impazzite che navigano nella zona grigia tra Partiti ed ex municipalizzate: se Reggio fa il porta a porta, non avremo abbastanza schifezze da bruciare nel nuovo forno inceneritore di Parma.

Il socialista del PD Pierfederici, dimenticandosi della battaglia che il suo partito ha condotto sul furto del 10% di IVA indebitamente pagato ai cittadini, per anni, sulla bolletta dei rifiuti, plaude alla scelta del Sindaco. Bene, dice lui, altrimenti i costi sarebbero ancora lievitati.

La verità delle cifre smentisce brutalmente questa versione, da qualsiasi parte la si prenda: Reggio aveva scelto di estendere il porta a porta gradualmente, 5,6,o più anni, per dilazionare i costi dell’avvio del sistema, nonostante questo le bollette sono aumentate del 22% in un anno,tra il 2008 e il 2009, con un’estensione parziale e senza alcun tipo di controllo serio. Il porta a porta copre 50.000 abitanti, meno di un terzo della popolazione. A Parma, negli ultimi due anni, il porta a porta è stato esteso di colpo a 180.000 persone, tra il 2008 e il 2009 la tariffa è aumentata del 7%.

Un terzo cioè, un dato clamoroso, che smentisce clamorosamente Messer il Socialista:gli aumenti non sono giustificabili dall’applicazione del porta a porta.

L’obiezione per cui a Parma la bolletta era già più alta, e quindi non poteva crescere oltre, è uno scadere nel ridicolo degno di assoluti incompetenti che non meritano di sedere nella Giunta della nostra città: a Parma la bolletta è più alta perchè hanno costi folli di conferimento in discarica, visto che si sono esaurite, e differenziare i rifiuti all’origine è la strada per non arrivare ad avere le bollette di Parma.

Il dietrofront del Sindaco super apprezzato,nei sondaggi, forse perchè l’età media del campione era superiore ai 70 anni, è stato a sua volta apprezzato dal nuovo Assessore all’Ambiente della Provincia di Reggio Emilia, il primo Assessore onomatopeico della storia di Reggio: Mirko Tutino.

Era Assessore a Cavriago, laddove si racconta la grande bufala del 65% di raccolta differenziata, un dato gonfiato spaventosamente dagli assimilati della zona artigianale di Corte Tegge.

Ben si guarda, lui come tutti i politici emiliano romagnoli, dal citare i primi dati che vengono diffusi dai Comuni del Parmense, in cui il porta porta è stato esteso a tutto il territorio provinciale: quell’80% che viene sfiorato, è uno skyscraper da far invidia ai ponti di Calatrava. Con un ritardo colpevole, dopo aver riempito anche le nostre discariche, i politici parmensi si sono mossi, e la cultura dei cittadini, che vogliono un ambiente più sano per i propri figli, può finalmente esprimersi senza i lacci degli interessi dei Partiti.

La cultura del porta a porta è un tramite, attraverso cui la responsabilità nei confronti della nostra società, e dei posteri, viene stimolata, favorita attraverso la tariffa puntuale, dove chi più ricicla e meno produce, meno paga, ed accertata, attraverso appositi controlli.

Controlli e serietà nel servizio che a Reggio non si sono visti, con ripetute reintroduzioni a macchia dei cassonetti, nessun premio ai migliori, niente. Ho scorso centinaia di determine dirigenziali dell’ultimo anno, non ho trovato una sola che avesse ad oggetto finanziamenti diretti del Comune per l’educazione ambientale.

Il futuro corre, chi si ferma, Signor Sindaco, è finito. La speranza è che questa decisione, se definitiva, possa portare il più presto possibile alla fine Sua, e non delle meritate aspirazioni dei nostri concittadini.

Se la città degli asili rinuncia ad educare, e a farlo seriamente, fa un torto alla propria storia.

Delrio abolisce l’estensione del porta a porta

Scritto il 4 agosto 2010 da

Il sindaco Delrio se continua su questa strada potrebbe chiedere una deroga e fare il sindaco di Napoli o di Palermo alla fine del suo secondo mandato qui a Reggio.

La notizia dell’abbandono del progetto di estensione di raccolta porta a porta su carta,organico, secco nella parte urbana di città, che era nel suo programma e dell’abbassamento dell’obiettivo di legge nazionale del 65% a 60% dimostra ancora una volta di piu’ che da quando è stato abolito l’assessorato all’ambiente il Comune è alla sbando di tecnici Enia-Iren che seguono solo le vecchie tecniche di raccolta stradale a cassoneti stradali.

I tecnocrati del cassonetto stradale indifferenziato al potere.

Con questa mossa Delrio :

A) Butta in discarica e nell’inceneritore 15.000 firme raccolte nel 2007/08 dai Comitati Salute Ambiente e dagli Amici di Beppe Grillo a favore dell’estensione del porta a porta. Una prima tranche di firme che lo stesso Beppe Grillo tento’ di consegnare alla presidente Sonia Masini che si fece negare e solo l’allora assessore (poi defenestrato da Delrio nel 2009) Pinuccia Montanari ricevette.

B) Delrio sbugiarda il suo assessore Natalia Maramotti che lo scorso 30 novembre nel rispondere alla nostra interpellanza affermava “che il progetto sarebbe proseguito secondo il programma” e il “Comune di Reggio si sarebbe battuto perchè altri Comuni in provincia di Reggio seguissero il modello”. Qui si fa tutto il contrario. A questo punto Delrio sfiducia la Maramotti. Sarebbe meglio avere un vero assessore all’ambiente invece che questi in mano a tecnocrati del cassonetto stradale che continuano a comandare:

C) Fa si che il Comune di Reggio non rispetti la legge nazionale che impone il 65% di diffferenziata per legge entro il 2012. Obiettivo che era del Comune tanto che compare con il progetto originario anche sul suo sito internet (vedi link )

D) Non lavora sulla riduzione dei rifiuti visto che da ricerchè è indubbio che solo il metodo domiciliare fa si che con la sensibilizzazione diretta porta ad una riduzione media del 20%. Ma qui evidentemente
sarà saltato anche il Piano Comunale di Riduzione Rifiuti progettatto dall’allora assessore Montanari.

E) Delrio sbugiarda se stesso e la sua dirigente comunale all’ambiente Laura Montanari, che aveva parlato della futura introduzione della tariffa puntuale rispondendo a precisa domanda del nostro consigliere di quartiere Ovest Vito Cerullo lo scorso ottobre. Fa si che i furbetti del cassonetto che non fanno differenziata continuino se vogliono a non farla. Dalla difesa d’ufficio della “buonafede” di chi fa abusi edilizi alla difesa di chi non fa la differenziata, rendendo impossibile la futura introduzione della tariffa puntuale: chi piu’ ricicla meno paga addio.

F) Vengono spese centinaia di migliaia di euro per una stazione di cassonetti interrati Piazza XXIV Maggio (con incarico diretto alla ditta di Bibbiano Ecologia Soluzione Ambiente essendo un “progetto sperimentale”) e si pensa di farne altri. Sindaco avvisato mezzo salvato. Ad ogni batteria aggiuntiva (costo medio oltre 200mila euro pubblici) di cassonetti interrati che verrà fatta in città verrà presentato un esposto alla Corte dei Conti. Con quei soldi si estende il porta a porta in tutta la città.

E)Il sindaco Delrio è anche poco lungimirante perchè il presidente della Regione Vasco Errani, nel suo discorso introduttivo, incalzato dal consigleire regionale Giovanni Favia (Movimento 5 Stelle) che ha presentato una interrogazione ha promesso “incentivi ai Comuni che passeranno alla raccolta domiciliare porta a porta”.

A questo punto chi crede alle promesse del sindaco Graziano Delrio che giura agli abitanti di Gavassa, Massenzatico, Pratofontana e zone limitrofe che a Reggio non verrà costruito un nuovo inceneritore ?

Matteo Olivieri
consigliere comunale
Reggio 5 Stelle-Beppegrillo.it