Ieri sera è andata in scena la cementificazione selvaggia di Reggio, sul programma di Riccardo Iacona “Presa Diretta”. Un servizio di Sabrina Carreras ha toccato velocemente i nodi scoperti di una bulimia senza pari e precedenti, di case sfitte e nuove, continue, edificazioni. Hai visto il programma? Dicci cosa ne pensi, commentando questo post.
Il rinvio a giudizio per mafia da parte della DDA di Bologna sull’attentato all’imprenditore Lombardo spazza via ogni dubbio. Troppi i casi a Reggio irrisolti, troppi quelli in cui le vittime si affrettano a smentire ogni coinvolgimento della ‘ndrangheta. Di questo passo si favorisce l’omertà e la paura. Servono magistrati della DDA distaccati presso la Procura di Reggio Emilia.
Il 2010 di fuoco e fiamme che ha vissuto Reggio comincia a dare uno spaccato più realistico. L’attentato all’imprenditore Vito Lombardo avrebbe uno sfondo legato agli ambienti ‘ndranghetisti. Se queste sono le risultanze delle indagini e delle intercettazioni ambientali, non possiamo che prendere atto degli elementi emersi dalle indagini e delle difficoltà di perseguire i reati mafiosi nella nostra città.
Sono infatti tantissimi i casi irrisolti, a partire dai numerosi incendi di auto che continuano a funestare Reggio, e che hanno avuto un picco tra il marzo del 2010 e la primavera di quest’anno. Alle parole dell’ex questore Perucatti, che se ne andò liquidando come “pesci piccoli” gli attentatori, abbiamo assistito ad attentati reiterati contro le stesse persone, e adesso il caso di Lombardo che conferma come non si tratta di questioni di secondo piano.
Questa è infatti la reazione delle vittime ogni volta che prende fuoco un auto o che volano proiettili: mai avuto minacce, la mafia non c’entra. Ormai non ci crede più nessuno.
Le stesse indagini della DDA di Bologna hanno dimostrato una estrema difficoltà a perseguire questi reati: dopo aver escluso l’aggravante mafiosa, la stessa DDA ha approfondito e trovato gli elementi, da intercettazioni ambientali, per procedere contro reati riferibili all’art.416bis per associazione a delinquere di stampo mafioso.
La vicinanza al territorio è decisiva. L’allarme del procuratore Grandinetti sulla mancanza di magistrati inquirenti a Reggio è di pochi giorni fa, e preoccupa ancor di più la rassegnazione all’intervento esterno da parte della DDA, senza che vi sia possibilità per la Procura reggiana di impegnarsi su questo fronte.
Molte sono state le voci che hanno proposto un sezione della DDA nell’Emilia occidentale, da Piacenza a Modena. Crediamo che sia la strada più semplice, lasciando il coordinamento alla DDA di Bologna e prevedendo il distaccamento di magistrati presso la Procura di Reggio Emilia, con relativa dotazione di forze dell’ordine dedicate, come proposto in casi analoghi nei territori di conquista e di nuovo dominio delle mafie.
I politici ingenui contribuiscono nell’avanzata dell’armata dei vigliacchi, i mafiosi. Il mafioso vi toglie il lavoro perchè siete dei lavoratori onesti. Il mafioso non ha bisogno delle leggi del mercato, dello spread, di concorrere o gareggiare. Il lavoro lo conquista a suon di moneta, e se occorre, con la violenza. E’ il più forte, il più ricco, specie di questi tempi. Il mafioso diventa invincibile grazie all’appoggio degli ingenui, meglio se appartenenti alla categoria dei politici. Il mafioso preferisce l’amicizia di chiunque si dimostri un ingenuo. Poi chiede il conto, un conto salatissimo per i cittadini. Tutto questo potrebbe sembrare ovvio, scontato, cristallino. Invece non è così. Sono tantissimi i collusi, i corrotti, i prescitti, indagati ed ingenui.
Il sig. Zobbi, un rappresentante dei cittadini e dirgente UDC, nonostante la sua esperienza politica, risulta coinvolto in affari poco chiari. Lo dico, il sig Zobbi è innocente fino a prova contraria. Sembra che non sappia nemmeno scrivere ‘Ndrangheta, ovvero omicidi, pizzo, droga, delinquenza, corruzione, malavita, malaffare, omertà. Proprio nella sua Reggio i mafiosi stanno mettendo a rischio un intero “sistema”. Sembrano così ingenui questi politici. Pensate, dal lontano 1994 le varie Commissioni Parlamentari Antimafia composte dai nostri politici, anche reggiani, hanno raccolto una miriade di dati di fatto, che eliminano il benchè minimo dubbio sull’evidente relazione tra mafia e politica. Altro che infiltrazioni. Al nord le cosche si sono già spartite il territorio ed hanno già scelto il proprio “ingenuo”, in qualche caso lo hanno addirittura eletto.
Scoprire quando l’ingenuità è un reato fa parte del duro compito della nostra magistratura. Prima devono scovarli, poi, devono condannarli. A Reggio Emilia mancano i PM. Lo dice a gran voce il procuratore capo Giorgio Grandinetti. Migliaia i fascicoli da controllare. Chi ci proteggerà dagli ingenui? L’ingenuo non può rappresentare i cittadini. Non possiamo permettercelo. I cittadini possono usare il proprio voto per il torto subito. Reggiani, evitiamo cASINI.
Il Tar di Parma si è nuovamente espresso sulla vicenda “Bacchi spa”. L’azienda, per vie legali, avevo chiesto di sospendere l’nterdittiva antimafia emessa dalla prefettura di Reggio, ma il Tribunale Amministrativo di Parma ha respinto la sospensiva. I lavori assegnati alla Bacchi, come il terzo stralcio per la costruzione della tangenziale di Novellara, restano fermi.
I fatti:
- Aprile 2011 ha inizio la vicenda Bacchi spa. Il prefetto di Reggio Emilia Antonella de Miro emette il provvedimento, ravvedendo il rischio di infiltrazioni mafiose.
- Luglio 2011 il Tar di Parma accoglie il ricorso presentato dalla ditta Bacchi e sospende l’interdittiva antimafia.
- Agosto 2011 la prefettura aggiunge altri elementi utili per valutare le possilibi vicinanze mafiose agli appalti milionari concessi all’azienda.
- Il Tar, anche in presenza di questi nuovi elementi, respinge il ricorso presentato dalla Bacchi e conferma il blocco dei lavori pubblici appaltati all’azienda di Boretto.
Alla Bacchi spa, oltre alla tangenziale di Novellara, sono stati appaltati lavori pubblici che riguardano la manutenzione delle strade provinciali.
Dal nulla “sono diventati padroni di un Impero”. Alcune aziende diventano dei veri e propri Bancomat, altre sono utilizzate come basi operative. In questo modo le cosche reggiane finanziano ed organizzano le loro attività criminali.
Parole che trovano riscontro anche nella testimonianza di Salvatore Angelo Cortese, il primo pentito di ‘ndrangheta. Cortese è un uomo di spicco delle cosche e le sue dichiarazioni si rivelano fondamentali per molte indagini, alcune delle quali puntano dritto su Reggio Emilia. Solo nel 2009 la DDA di Catanzaro cancella uno dei tanti business mafiosi. Da nord a sud vengono sequestrati beni e quote societarie dal modesto valore di 40.000.000 di euro. Una dose di soldi sporchi che la ‘ndrangheta ha iniettato nell’economia legale. Il PIL cresce con il cospicuo contributo delle mafie. Quei quattrini sono frutto di svariate attività mafiose, ricatti, minacce ed omicidi. Gli imprenditori onesti, reggiani o meridionali che siano, vengono strangolati da un sistema capace di fare impresa.
Spezzone dell’inchiesta di Sky sulla mafia a Reggio:
Nella relazione sulla mafia del Prefetto di Reggio del 20 settembre 2010, e soprattutto nell’ordinanza del tribunale di Catanzaro emergono molti dettagli sugli affari illeciti della ‘ndrangheta, ormai ben radicata nel nord. Dei 37 arresti, nel reggiano vengono fermati Salvatore Capicchiano (34), Salvatore Procopio (35), e Pugliese Michele (33), quest’ultimo sarebbe il titolare di un’azienda di trasporti a Santa Vittoria di Gualtieri, la Nuova Inerti srl, e figlio del boss Franco Pugliese che da Viadana “procurava” voti per il sen PDL Di Girolamo. I tre offrivano appoggio ed operavano a nome e per conto delle cosche. Secondo gli inquirenti fra le attività principali delle cosche c’è l’estorsione, e gli obiettivi “sono i titolari e/o gestori di importanti attività imprenditoriali”, come la Autotrasporti Giglio, di Giglio Giuseppe, sita in Gualtieri di Reggio Emilia, e la Millefiori Service s.a.s. di Vertinelli Giuseppe & c., ristorante, pizzeria, ubicato in Montecchio di Reggio Emilia.
Il pentito Cortese nella sua testimonianza fa nomi e cognomi. Parla dell’impero creato dai Muto di Gualtieri e dei soldi che questi avrebbero versato alle cosche. Le ditte pagano anche senza minacce, “non c’è bisogno di fargli la minaccia o di fargli attentato .. vogliono tranquillità sia a Reggio Emilia, a Gualtieri, e sia in Calabria perché sanno che se loro sbagliano vengono toccati” dice il Cortese. Più le ditte ingrandiscono il loro “Impero”, più le cosche riescono a ricavare profitti. Basta una telefonata ed arrivano mazzette da 2.000 a 50.000 euro, contanti o assegni.
A poche settimane dall’inchiesta di Sky finisce in galera Antonio Muto, 40enne, accusato di bancarotta fraudolenta per il fallimento della società Marmirolo Porfidi, con sede legale a Trento. Secondo le accuse, Muto, attraverso la ditta Cms di Reggio, avrebbe svuotato l’azienda, appropriandosi sia dei mezzi, sia del materiale ghiaioso. La Marmirolo Porfidi è stata dichiarata fallita nell’agosto 2010 dal Tribunale di Trento, lasciando un buco di 8 milioni di euro.
Mafia spa possiede miliardi di euro da ripulire ogni anno. L’assenza di regole nella finanza, e lo sterminato potere delle banche, offrono un prezioso aiuto per gestire i capitali mafiosi. Claudio Meneghetti nel suo libro scrive: “Operatori del sistema bancario, avvocati e commercialisti più composti e precisi aprono le braccia come se si trattasse di una situazione inevitabile. Insomma pare che tutti sappiano qualcosa ma nessuno è disposto a sobbarcarsi l’onere di entrare nel dettaglio del territorio in cui risiede. Il problema è sempre di altri. L’omertà al nord ha queste caratteristiche.”
Ovunque si presenti, il Movimento 5 Stelle deve studiare e ricercare continuamente idee e proposte per prevenire e sconfiggere la mafia. A Reggio Emilia l’ottimo lavoro delle forze dell’ordine, della Camera di Commercio con Enrico Bini, e del Prefetto di Reggio Emilia Antonella De Miro (Siciliana doc) ci rende fiduciosi ed attivi. Reggio 5 Stelle darà il suo piccolo contributo. Con il consigliere Matteo Olivieri siamo da sempre impegnati su qualsiasi proposta (destra, sinistra, centro) utile ed efficace nella prevenzione e nella lotta alla mafia. Nel nostro programma molti punti riguardano proprio l’Antimafia, ne cito alcuni:
1) per i grandi appalti imporre alla ditta vincitrice l’apertura di un conto corrente dedicato dove saranno tracciati tutti i movimenti di denaro
2) Centro Comunale Unico di Controllo per raggruppare le forze già operative ed ottimizzare i dati e le segnalazioni sui cantieri per poi attivare tutte le forze preposte proprio sui cantieri a rischio (uniti si vince);
3) osservatorio online degli appalti e subappalti, nostra proposta approvata dal comune.
Vi invitiamo a visionare il nostro programma e a lasciare il vostro contributo per rendere efficace il nostro piccolissimo sforzo nella lotta alla Mafia. Riteniamo di primaria importanza la continua collaborazione con le associazioni e i singoli cittadini impegnati nella lotta alla mafia.
Ai meridionali oppressi dal sistema mafioso, minacciati e sfruttati, riprendo l’appello di Olivieri lanciato tempo fa: Ribellatevi.
Vito Cerullo
Consigliere Movimento 5 Stelle
p.s. Un ringraziamento alla Casa della Legalità – onlus ed a Christian Abbondanza da sempre contro le Mafie.
Il procuratore capo di Reggio Emilia Giorgio Grandinetti ribadisce il suo pieno sostegno al lavoro svolto daAntonella De Miro (siciliana doc). Assistiamo alla svolta Antimafia tanto attesa dal Movimento 5 stelle di Reggio, ma soprattutto dai reggiani. Impegnati in questa lotta oltre alla Prefettura, ci sono la Camera di Commercio, le associazioni e le forze dell’ordine. A Reggio si sta cercando di portare avanti una forte azione Antimafia e noi la sosterremo.
La strada si presenta durissima. La criminalità organizzata nel reggiano si è ambientata benissimo, è riuscita a radicarsi nel territorio e nell’economia legale. La mafia si è nutrita del silenzio che ha avvolto l’Emilia per troppi anni. Lo stesso procuratore capo Grandinetti, in carica a Reggio da circa un anno, evidenzia una cruda realtà sulla questione:
“A Reggio nessuno denuncia. Non c’è una mentalità omertosa …. come in altre parti d’Italia. Parlerei più di paura anche perché non c’è familiarità con questo tipo di fenomeni. In dieci mesi non c’è stata una sola denuncia”
Riporto alcuni fatti di questa settimana. Il ferro va battuto quando è caldo. Battiamo più forte.
Si riapre il processo EdilPiovra che ha portato all’arresto di 12 esponenti legati al clan di Reggio Emilia (non Cutro) Grande Aracri. Fra gli arrestati oltre ai fratelli del boss c’è Nicolino Sarcone, in seguoto scarcerato dalla cassazione per un cavillo. Sarcone è di nuovo alla sbarra e i suoi legali portano avanti una dura opposizione legale. Vogliono riascoltare i 20 agenti di polizia giudiziaria, già testimoni in passato.
Si parla ancora di Giuliano Floro Vito, nome legato alla ditta Consorzio Primavera alla quale Bacchi spa ha concesso subappalti per la costruzione della tangenziale di Novellara, lavori bloccati dal prefetto De Miro per “odor di mafia“. Florio Vito si è presentato in tribunale, alcuni giorni fa, con i fratelli Giuseppe e Salvatore Silipo e la mamma dei Silipo, condannati per usura ai danni di alcuni imprenditori (1 reggiano e altri calabresi). In tribunale restituiscono agli imprenditori strozzati 30.000 fra assegni e contanti.
E’ una specie di notiziario il mio. Riporto tutto sul nostro sito per un semplice fatto: a Reggio mai più silenzio. La nostra politica, il nostro programma è contro ogni Mafia.
Mentre la Mafia e i loro amici, da nord a sud, si candidano per le comunali nelle liste del PDL e del PDmenoelle (il nuovo che avanza), tutti noi abbiamo il diritto ed il dovere di informarci per non soccombere.
Potrei risultare prolisso e noioso, ma lascio a voi decidere se continuare la lettura per cercare di approfondire o limitarsi a pensare che la mafia è Provenzano, arrestato mentre stava svolgendo un delicatissimo lavoro. Filava la pasta per creare un caciocavallo e una caciotta. Ma davvero pensi che Bernardo detto “Binnu u Tratturi” e quelli come lui, gestiscono i miliardi della mafia?
A Reggio Emilia i politici hanno rassicurato i loro concittadini “elettori” abituando il “tessuto sano” a parlare di mafia in presenza di uno sparo, un arresto, insomma, hanno ridotto il fenomeno mafia a “coppola e lupara”. E se in tempi non sospetti, a Reggio Emilia qualcuno si domandava: “ma la Mafia c’è?”, loro, i politici, rispondevano con una non-risposta, magari con aria “seccata” e dito puntanto contro. Figuriamoci se un politico accetta di parlare di un vero e proprio radicamento della Mafia sul nostro territorio. Potrebbero aggredirti.
Sputtaniamoli!!
In parlamento esistono ricerche, dati, fonti, fatti e misfatti che analizzano il quadro della situazione e la gravità del problema Mafia in Emilia Romagna. Migliaia di pagine redatte dalla DDA, DIA, SOS IMPRESE, Prefetture e Procure.
Ho trovato i dati più interessanti leggendo le Relazioni del 1994 o del 2006, svolte proprio dalla Commissione Parlamentare Antimafia. Anche Maino Marchi è membro di questa commissione.
Da diciasette anni i nostri politici stanno ignorando un problema che dal 1994 era stato ben inquadrato anche dal parlamento. Mentre i politici …. per mantenere inalterato lo “status quo”, parlavano di quanto è sano il tessuto sociale reggiano (e chi lo mette in dubbio?), i soli Casalesi nella nostra emilia dal 2003 al 2004 avevano sul libro paga dozzine di uomini, stipendi pari a 300.000 euro al mese. Del resto, il contabile dei Casalesi, Vincenzo Schiavone, da vero professionista, riportava entrate e uscite sui suoi libri contabili.
Mafia in cravatta.
Miliardi di euro da riciclare. Per ripulire questa valanga di soldi bisognava evolversi. La Mafia lo ha capito da decenni. Infiltrarsi nella finanza e nell’economia legale per immettere quei “soldi sporchi” nel circuito “sano”.
I soldi non hanno odore , nemmeno quando il “tessuto è sano”. E mentre i politici …. il mafioso diventa imprenditore: “il mercato libero e privo di barriere come quello emiliano romagnolo, costituisce il fenomeno che maggiormente attrae la criminalità organizzata più pericolosa ed evoluta protesa al riciclaggio anche a livello internazionale”. E ancora “…rispetto al passato … coinvolgendo i settori della finanza e dell’economia, la criminalità organizzata non desta allarme con i soliti atti violenti, ma si infiltra utilizzando spesso insospettabili (professionisti, commercialisti, avvocati e imprenditori)”. Lo scrive la commissione parlamentare antimafia nelle innumerevoli pagine che giacciono nel parlamento.
La commissione dava addirittura delle indicazioni al legislatore su come operare affinchè venisse arginato questo nuovo pericolo, che non era più circoscritto ai soliti processi mafiosi ai quali tutti siamo abituati. Più controlli sul Falso in bilancio, fallimenti, frodi fiscali di ogni genere. Ma come tutti sapete, questi reati sono stati addirittura depenalizzati.
Se vogliamo puntare sul fattore “geografico”, mentre il Cutrese infastidisce i reggiani, i soldi continuano a non avere odore qualunque sia la collocazione geografica dei grandi “affari”.
Oggi, tutti sanno ma nessuno sapeva. Freghiamocene delle solite giravolte della politica. Quel che conta è che a Reggio qualcuno si sta muovendo per impedire alla Mafia di “distruggere l’onesto per farsi impresa”.
Telereggio pubblica i dettagli della procedura che ha portato a negare il certificato antimafia alla Bacchi spa. L’indagine, partita dall’Antimafia di Firenze, ha portato ad evidenziare un comportamento anomalo nell’assegnare due subappalti per la Tangenziale di Novellara. “La Bacchi avrebbe consapevolmente eluso la normativa antimafia per il controllo dei subappalti“. Beneficiarie 2 aziende con sede in Provincia di Parma, la Tre Emme Costruzioni di Roccabianca e il Consorzio edile M2 di Soragna. Entrambe le imprese sono riconducibili alla famiglia Mattace di Cutro, ritenuta vicinissima al clan Grande Aracri.
“Le imprese dei Mattace non avrebbero mai ottenuto la certificazione antimafia dalla Prefettura. Ma l’obbligo dell’autorizzazione antimafia scatta solo per subappalti di importo superiore ai 155 mila euro. E così, secondo la relazione dell’ispezione, la Bacchi avrebbe aggirato l’ostacolo suddividendo il subappalto fra due imprese, assegnando alla Tre Emme lavori per 130 mila euro e al Consorzio M2 altri 50 mila euro di lavori.”
E non finisce qua:
“La relazione evidenzia altre anomalie. Dalle fatture risulta che la Bacchi ha versato alla Tre Emme 161 mila euro: un importo superiore a quello concordato e soprattutto superiore alla soglia che fa scattare l’obbligo di certificazione antimafia. Non solo: l’azienda di Boretto ha chiesto alla stazione appaltante, Iniziative Ambientali, di poter procere all’affidamento del subappalto solo il 21 giugno 2010. Ma i Bacchi avevano già firmato il contratto con l’impresa dei Mattace da un mese e mezzo.
C’è dell’altro. Ispezionando il cantiere, le forze dell’ordine vi hanno trovato Giuliano Floro Vito. Trentanove anni, cutrese, Floro Vito è l’ex cognato di Domenico Mattace, il presidente della Tre Emme. E’ considerato dagli inquirenti un elemento di elevato spessore criminale, legato prima al clan Dragone e poi ai Grande Aracri. Già arrestato nel 2001 e poi assolto nell’ambito dell’operazione Scacco Matto, Floro Vito finì nuovamente in manette per usura insieme a diversi membri della famiglia Silipo nell’aprile 2010. Per questa vicenda Floro Vito è agli arresti domiciliari e sorvegliato speciale, ma nel febbraio scorso le forze dell’ordine se lo ritrovarono sul cantiere di Novellara come dipendente della Tre Emme.”
Tutto ciò proprio nel momento in cui Nicolino Grande Aracri, capo dell’omonima cosca di Cutro, torna in libertà per un ricalcolo della pena.
La Bacchi spa gode di numerose concessioni pubbliche, come quella dell’estrazione di sabbie dal Po, ed altri appalti pubblici. Il MoVimento 5 Stelle di Reggio Emilia chiede che si faccia luce su tutte le attività di Bacchi. Altrochè preoccuparsi dello stop alle opere, come hanno evidenziato (solerti) gli Amministratori reggiani.