“GAME OVER” per le biomasse di Toano: Provincia, IREN e Comunità M. smentite dalla Regione

Scritto il 10 gennaio 2011 da

(nella foto: Mirko Tutino, Assessore Provinciale Ambiente e Pianificazione)

La Regione ritira il finanziamento e smentisce la Provincia: quei fondi si possono utilizzare per compostaggio e tetti fotovoltaici , come da noi proposto lo scorso 15 novembre. Provincia e Comunità Montana smentite dalla Regione anche su dimensioni impianto,  materiale legnoso e e sfalci proveniente da raccolta rifiuti. Il nostro progetto alternativo.

Rispondendo ad una interrogazione di Giovanni Favia (Movimento 5 Stelle) l’assessore regionale allo sviluppo Giancarlo Muzzarelli (Pd) conferma come il progetto di finanziamento per la centrale a biomasse di Fora di Cavola dopo il “no” del Comune di Toano è stato bloccato. La Regione, smentendo l’assessore provinciale Tutino, con l’assessore Muzzarelli dichiara che ” si dichiara favorevole a finanziare, mantenendo lo stesso importo di finanziamento altri interventi di carattere energetico,quali ad esempio alcuni impianti di compostaggio e tetti fotovoltaici” .

La nostra proposta era di spostare il finanziamento di 3.3 milioni di euro per un impianto di compostaggio e tetti fotovoltaici e fu avanzata dal consigliere Giovanni Favia a metà novembre. Allora l’assessore Tutino aveva risposto con sufficienza che questo progetto non era perseguibile, ed aveva invitato il consigliere Favia di “ad informarsi meglio”…

Confronto tra tutte le dichiarazioni del MoVimento 5 Stelle, le dichiarazioni di Tutino,IREN e Comunità Montana e la risposta della Regione,

Le alternative quindi esistono e dalla Regione arriva un invito a Provincia, Comune di Toano, Comunità Montana di sedersi intorno ad un tavolo per studiare la realizzabilità e mandare avanti i progetti di fatto proposti dal Movimento 5 Stelle: impianto di compostaggio per la Montagna e tetti fotovoltaici.

La risposta della Regione smentisce su altri temi la Provincia di Reggio e la Comunità Montana (vedi tabella allegata e interrogazione in copia).

La Provincia di Reggio dichiarò che si trattava di autorizzare un impianto da 15.000 tonnellate, la Regione invece ha smentito nero su bianco: il finanziamento di 3.3 milioni era richiesto per una centrale da 50.000 mila tonnellate annue. Inoltre la Regione ha spiegato come sia a Fora di Cavola, ma anche per altri progetti come per la centrale biogas-biomasse di Prato Gavassa, se si vogliono utilizzare i fondi europei PRO-FES per gli interventi, le biomasse legnose non devono provenire dal ciclo integrato dei rifiuti. Provincia e Comunità Montana in più dichiarazioni parlavano di utilizzare “sfalci e potature” (giro verde) e residui del legno da raccolta differenziata .

Viene poi confermato dalla Regione quanto denunciavamo. Che la legna da sottobosco (ciclo corretto) c’erano solo 2.600 tonnellate annue dalla nostra Montagna e infatti la Regione parla di come Iren Spa voleva approvvigionare la centrale con materiale nel raggio di 70 chilometri dalla stessa: da Bologna a Massa, a La Spezia, Parma, Modena tanto per intenderci. Alla faccia della filiera reggiana di cui parlavano Tutino e Sara Garofani.

PROGETTO ALTERNATIVO
L’alternativa esiste per utilizzare i fondi europei per l’ambiente, costa poco e ha un duplice vantaggio:
1 – da un lato rinunciare a biomasse legnose che non sono reperibili sul territori o provenienti dal ciclo dei rifiuti

2 – riconvertire l’attuale previsione di “biomasse legnose” in “biomasse” ampiamente disponibili, cioè la raccolta dell’umido da destinare a digestione anaerobica (biogas) e compostaggio. La stessa Regione ammette che i finanziamenti possono essere riconvertiti per finanziare impianti di compostaggio ed impianti fotovoltaici (come da noi proposto con il consigliere regionale Favia lo scorso novembre): l’obiettivo è avere vantaggi ambientali per l’area industriale (APEA) e per il territorio.

L’importo del finanziamento per la “vecchia” centrale a biomasse legnose è di 3 milioni 350 mila euro.
Inoltre l’attuale Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (PPGR) prevede 3 impianti di
compostaggio nella nostra Provincia, ad oggi ne sono in funzione zero.

Il progetto alternativo consiste in:
1 – un impianto fotovoltaico da 300 kw di potenza a tetto (costo 1 milione di euro)
2 – un impianto di digestione anaerobica per la frazione umida della raccolta differenziata dei
Comuni della montagna, con tecnologia biogas dry, con annesso impianto di compostaggio (su cui investire i rimanenti 2 milioni 350 mila euro).

Impianto fotovoltaico: è sufficiente una superficie a tetto di 3000 metri quadri, o più superfici di pari entità, per accedere al contributo massimo del Conto Energia in regime di scambio sul posto, che dà accesso ai massimi incentivi per le fonti rinnovabili fotovoltaiche.

Impianto biogas dry con cogenerazione e compostaggio finale: tecnologia di largo uso in Nord Europa, rappresenta la punta più avanzata del trattamento delle biomasse senza combustione né gassificazione preliminare. Consiste in alcune celle di digestione (stanzoni a chiusura ermetica facilmente collocabili all’interno di capannoni di modeste dimensioni) in cui avviene la digestione della biomassa, in questo caso l’umido proveniente dalla raccolta differenziata. Da questa rapida digestione anerobica si libera biogas che viene bruciato in un cogeneratore (semplice combustione di metano) producendo energia elettrica e calore. La produzione di energia elettrica è sottoposta al
regime di incentivi tramite i Certificati Verdi, il calore viene riutilizzato all’interno del ciclo stesso dell’impianto.
Vantaggi del progetto:
1 – accettabilità sociale notevolmente maggiore, con un ampio coinvolgimento della popolazione
per fare la raccolta differenziata dell’umido
2 – dotazione del territorio di un impianto indispensabile per la corretta gestione dei rifiuti
3 – impianti facilmente collocabili in spazi contenuti;
4 – integrazione tra diverse forme di energie rinnovabili, senza incidere negativamente sulle filiere del territorio.

Energia: “Comuni sordi ? Si apra il forum dei cittadini dell’Appennino”. Le proposte del Movimento 5 Stelle

Scritto il 16 novembre 2010 da

FELINA - “Si apra il Forum della Montagna insieme a tutti i cittadini per parlare del suo futuro, dal punto di vista energetico, ambientale e dello sviluppo e costruire un percorso che comprenda dal basso i cittadini di tutti i Comuni dell’Appennino”. La proposta, assolutamente trasversale, è stata lanciata dal professor Walter Ganapini e da Matteo Olivieri consigliere comunale del Movimento 5 Stelle. E’ arrivata nel corso della serata dedicata al “Piano Energetico di Castelnovo Monti” organizzata dal Movimento 5 Stelle dell’Appennino Reggiano, alla quale hanno partecipato quasi 200 cittadini che hanno gremito la sala del Parco Tegge. “Ringraziamo i cittadini che sono intervenuti ed espresso i loro pareri in merito al piano energetico ed allo stesso tempo abbiamo notato la partecipazione in sala di consiglieri di Castelnovo Monti, una parte di sindaci come quello di Busana, un assessore di Villa Minozzo, consigliere di maggioranza del Comune di Toano ed il presidente del Parco Giovanelli che si è detto disponibile ad un Forum permamente con i cittadini, totalmente assenti invece i rappresentanti della giunta comunale di Castelnovo Monti, eppure avrebbero ascoltato un tecnico internazionale come Ganapini ed il parere dei loro cittadini” dice Mattia Rontrevoli organizzatore della serata.
La serata è stata anche l’occasione per il professor Walter Ganapini per seppellire tutte le menzogne dette a favore del nucleare da parte del Pdl in un recente convegno. “E’ il metodo piu’ costoso dal punto di vista energetico” ha spiegato Ganapini. Poi Olivieri e Ganapini in un continuo dialogo di domande e risposte con i cittadini hanno parlato sia del piano energetico di Castelnovo Monti che della proposta della centrale di Fora di Cavola.
PROPOSTE PER IL FORUM DEI CITTADINI E LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI– Lanciando insieme a Ganapini, la proposta di Forum dell’Appennino, con incontri pubblici con cittadini, associazioni, amministratori per decidere dal basso un piano energetico e di sviluppo della Montagna, il Movimento 5 Stelle ha poi messo sul tavolo diverse proposte “per un serio piano energetico non solo di Castelnovo Monti, ma di tutti i Comuni montani”. “Al primo punto un piano per il risparmio e l’efficienza energetico che oggi invece manca per questo è necessario puntare ad idee come i “Condomini Virtuosi” già avviati Reggio e gli eco-manager di condominio. Per il solare Olivieri e Ganapini hanno sostenuto “la necessità di favorire gli impianti fotovoltaici su tetti delle case e capannoni e non su zone verdi”. Olivieri ha lanciato l’idea di un progetto “Un tetto di risparmio: una società ‘affitta’ il tetto di una casa per mettere un pannello in cambio se c’è compartecipazione di spese con il cittadino fornisce anche l’energia oppure gli paga interventi per il risparmio energetico della casa”.
Lanciata l’idea di “gruppi di acquisto con i Comuni capofila per installare ed acquistare impianti di micro-eolico e solare sui tetti” . “Fondamentale poi inquadrare la raccolta differenziata dal punto di vista energetico e come dimostra uno studio di Tea Mantova il vero recupero energetico si ha con la raccolta porta a porta. I comuni della Montagna oggi sono molto sotto il minimo del 65% di differenziata per legge al 2012, a Castelnovo Monti gli eco-punti stradali si è passati solo dal 16% al 30%, e si arriva al 38% con isole ecologiche ed assimilati industriali, occorre passare al porta a porta”. “Il porta a porta puo’ fare anche in Montagna senza problemi – ha spiegato Ganapini – i costi sono solo investimenti iniziali che si ripagano, se si vuole si fa senza problemi”. Da qui poi l’idea di costruire un impianto di compostaggio a Fora di Cavola al posto della centrale a biomasse Iren. “Ritengo che gli sfalci siano necessari per i processi di compostaggio non per bruciarli, lo stesso vale per il legno” ha spiegato Ganapini da tecnico che ha spiegato come gli studi europei preferiscono “quando possibile la digestione anerobica o il compostaggio di biomasse alla loro combustione”.
Sulle biomasse, bocciati dai relatori i progetti di Cavola e Castelnovo “sbagliati a livello industriale e di filiera non certo corta”, è necessario poi studiare la possibilità di creare una filiera locale per costruire eventualmente una sola piccola centrale a biomasse con quello che c’è a disposizione sul modello partecipato del Sud Tirolo” . “Per costruire una filiera locale efficiente pero’ bisogna tenere conto che in Sud Tirolo c’è la cultura del maso da noi le proprietà anche boschive e di terreni sono altamente frazionate quindi questo è un problema”. Ricordati poi i dati della Confederazione Italiana Agricoltori che ha ricordato uno studio che spiega che dal sottobosco di montagna si possono ricavare 2.600 tonnellate di legname, solo a Castelnovo Monti se ne vorrebbero bruciare 6.200 tonnellate piu’ 4.200 tonnellate di oli dal Senegal e 13.000 a Cavola”.