Vogliono riaprire il cantiere chiuso per mafia

Scritto il 19 settembre 2011 da

Ricordate la tangenziale di Novellara? Sospeso il cantiere per interdittiva antimafia del Prefetto ai danni della Bacchi spa, che ricorre al TAR, e vince. Fino ad agosto, quando il Prefetto emana una nuova interdittiva, in seguito ad ulteriori indagini. Ora chi dà l’appalto, Iniziative Ambientali, col parere legale dell’avvocato Coffrini in mano, ha deciso di riaprire il cantiere in barba all’interdittiva, e chiede il via libera a Comune di Novellara e Provincia. Per questo presentiamo un’interpellanza in Consiglio Comunale a Reggio: il Comune, come socio di IREN è anche socio di Iniziative.  Si potrebbe creare un pericoloso precedente, che toglierebbe efficacia all’azione del Prefetto. L’avvocato cui è stato chiesto il parere era indicato da Legambiente, nel 2005, come professionista legato alla Bacchi spa. Leggetevi il testo dell’interpellanza.

 

 Reggio Emilia, 16 settembre 2011

Al Signor Sindaco

All’Assessore Competente

 Premesso che

-         La ditta Iniziative Ambientali s.r.l., con sede a Novellara, è una società attiva nella gestione del ciclo dei rifiuti e dei lavori edili e stradali, partecipata al 40% da IREN AMBIENTE spa, al 40% da SABAR spa, e al 20% da UNIECO società cooperativa;

-         Iniziative Ambientali è stazione appaltante del terzo stralcio della tangenziale, opera di ristoro ambientale nella gestione della discarica di Novellara;

-         Nell’aprile 2011, con interdittiva antimafia del Prefetto di Reggio Emilia a carico della Bacchi spa, vincitrice dell’appalto per la realizzazione dell’opera, è stato una prima volta sospeso il cantiere della tangenziale di Novellara;

-         il TAR di Parma, in seguito a ricorso della Bacchi spa, ha emesso in data 13 luglio 2011 una sentenza che annullava l’interdittiva antimafia (N. 00271/2011 REG.PROV.COLL., N. 00276/2011 REG.RIC.;

-         nell’agosto del 2011 il Prefetto di Reggio Emilia ha emesso una nuova interdittiva antimafia, alla luce di  nuove risultanze investigative che supererebbero i rilievi mossi dal Tribunale Amministrativo;

-         in un articolo apparso stamane su “Il Resto del Carlino”, il Presidente di Iniziative Ambientali Michele Crotti, facendo leva su un parere del legale Ermes Coffrini, ha dichiarato che in base ad una decisione del Cda di Iniziative Ambientali la stazione appaltante è disponibile a far riprendere i lavori, previo assenso del Comune di Novellara e della Provincia di Reggio Emilia;

-         il 29 settembre 2005 l’associazione Legambiente, in merito alle nomine per l’ Azienda Regionale per la Navigazione Interna (ARNI), espresse sconcerto circa la nomina dell’ex Sindaco di Brescello Ermes Coffrini, sia per pendenze con Legambiente stessa, che per la posizione di Coffrini come professionista con rapporti con il Gruppo Bacchi, in relazione alle vicende giudiziarie sulle escavazioni di sabbia delle quali si sta occupando la Procura della Repubblica di Reggio Emilia (dichiarazioni ancora reperibili su Bologna 2000 all’indirizzo http://www.bologna2000.com/2005/09/29/legambiente-su-nomine-consiglio-amministrazione-arni/

Tutto ciò premesso, l’interpellante

 Visto che:

- il Comune di Reggio Emilia è uno dei più importanti soci in IREN AMBIENTE spa, che compartecipa Iniziative Ambientali srl;

 Rilevato che:

-         nella sentenza di annullamento, lo stesso TAR ha richiamato la giurisprudenza affermando che, nel segnalare l’infiltrazione mafiosa, il Prefetto può esprimere “un giudizio prognostico latamente discrezionale ancorché ragionevole e circostanziato”;

-         La Procura di Reggio Emilia ha aperto un’inchiesta riguardo alla tangenziale di Novellara;

-         Iniziative Ambientali srl è parte resistente nella procedura in sede TAR;

Ritenuto che:

-         contro i mille mezzi a disposizione della mafia per condizionare a proprio vantaggio interi pezzi dell’economia, la Prefettura può avvalersi di strumenti immediati e rapidi, la cui efficacia è una condizione indispensabile nella lotta alla malavita organizzata;

Chiede al Sindaco e all’Assessore Competente:

-         se non ritiene inopportune iniziative volte a depotenziare gli strumenti prefettizi di interdittiva antimafia in territorio reggiano, capaci di costituire pericolosi precedenti anche per il nostro Comune;

-         se non ritiene di dover intervenire, come socio di IREN AMBIENTE spa, nella rappresentanza garantita dalla partecipazione societaria in Iniziative Ambientali srl, al fine di scoraggiare la riapertura del cantiere della Tangenziale di Novellara fino a nuova espressione da parte del Tribunale Amministrativo;

-         se non ritiene di intraprendere un’analoga persuasione nei confronti della Provincia di Reggio Emilia e del Comune di Novellara, chiamate ad esprimersi sulla richiesta di riapertura del cantiere di Iniziative Ambientali srl;

e richiede contestualmente

- copia del verbale del Consiglio di Amministrazione di Iniziative Ambientali srl inerente le decisioni di cui sopra, e copia del parere legale dell’avvocato Coffrini.

Casalesi, arresti a Reggio: ci siamo

Scritto il 19 settembre 2011 da

L’allarme lanciato dal Generale della Guardia di Finanza, Domenico Minervini, in occasione del Report annuale 2010, si manifesta nell’operazione Apogeo. Reggio 5 Stelle ha presentato un’interpellanza a febbraio in Consiglio Comunale, cui l’Assessore Corradini ha puntualmente risposto sulla totale assenza di elementi documentali circa la presenza del pericoloso clan campano. Ora è tutto più chiaro: Reggio crocevia di tutte le mafie.

Soddisfazione per l’operazione Apogeo condotta dai Ros e dalla Guardia di Finanza, in cui sono finalmente emerse le evidenze della presenza e delle attività del pericoloso clan dei Casalesi.

Era stato proprio il Generale della Guardia di Finanza Domenico Minervini, in occasione del Report annuale 2010, a lanciare l’allarme circa lo sbarco in forze dei Casalesi in provincia: “i Casalesi privilegiano Reggio”. Sull’argomento abbiamo presentato un’interpellanza in Consiglio Comunale a febbraio, cui l’Assessore Corradini ha prontamente risposto. Si chiedeva quali evidenze documentali esistevano nell’Osservatorio Antimafia del Comune, strumento dell’Amministrazione nella lotta alle mafie. La risposta è che non risultava alcuna evidenza della presenza dei Casalesi.

La nuova operazione, che ha portato a due arresti tra Rubiera e Castellarano, rafforza ora l’allarme sulla presenza della nuova mafia a Reggio, dopo che una recente inchiesta ha portato al sequestro di beni per milioni di euro nel comune di Fabbrico, intestati ad una prestanome del clan che fa capo ad Antonio Amato, boss della cosca di Santa Maria Capua Vetere, nel Casertano, e l’arresto, sempre in Emilia, di uno dei pesi massimi della camorra, Vincenzo Schiavone detto “‘O Copertone”.

L’aspetto rassicurante dell’inchiesta è che non si registrano nell’operazione Apogeo evidenze dell’attività dei Casalesi nel settore dei rifiuti, confermando quanto contenuto nella risposta dell’Assessore Corradini.

La finanza, le truffe, la gestione del denaro è quindi l’attività principale delle cosche nel reggiano, al momento. Non stupisce che ad essere colpite siano le zone, come Rubiera e Castellarano, confinanti con la provincia di Modena, dove l’attività dei Casalesi è conclamata da molti anni.

Sempre a Rubiera, pochi mesi fa, la maxi operazione che ha portato all’arresto di un sodalizio tra Cosa Nostra e ‘ndrangheta, che tentavano di scambiare un titolo in deposito in oro del valore stratosferico di 27 miliardi di euro.

Reggio crocevia di tutte le mafie, quindi. Mentre l’onesto chiude, la mafia prospera

Tangenziale Novellara Bacchi, aperta inchiesta in Procura

Scritto il 13 agosto 2011 da

La Procura di Reggio Emilia ha aperto un’inchiesta riguardo alla tangenziale di Novellara, legata all’interdittiva alla Bacchi spa. Si chiude il cerchio di una vicenda su cui è necessario fare chiarezza. Negli ultimi anni la totalità delle azioni antimafia nel nostro territorio sono giunte dall’esterno, in particolare dalle Direzioni Antimafia di mezza Italia: Firenze, Bologna, Reggio Calabria, Catanzaro. Siamo convinti che l’azione del Prefetto sia propulsiva per una efficace ribellione della nostra comunità alle angherie del sistema mafioso.

In passato alcuni rappresentanti istituzionali, ricordiamo il presidente della Camera di Commercio, sottolineavano come le inchieste sulle mafie nel nostro territorio fossero nate dalle Direzioni Antimafia di mezza Italia: Firenze, Bologna, Reggio Calabria, Catanzaro. Ora la vicenda della tangenziale di Novellara è investita dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, e questo può solo destare soddisfazione per il completamento del cerchio istituzionale.
L’azione caparbia del Prefetto ha infatti aperto un ciclo virtuoso che porterà chiarezza non solo sulla vicenda della Tangenziale di Novellara, ma anche sui legami che la malavita organizzata riesce a stringere negli appalti pubblici.
Il settore è da sempre stato al centro della proposta del MoVimento 5 Stelle e degli Amici di Beppe Grillo di Reggio Emilia, fin da quando nel 2008 l’allora consigliere Mario Monducci presentò una mozione condivisa in Consiglio Comunale per mettere tutti gli appalti e subappalti online.
Il Comune di Reggio si è mosso in questi anni, pubblicando appalti e subappalti.
In Provincia si è cominciato a vedere qualcosa, ma ancora il sistema è incompleto, seppur promesso da tanto tempo.
Siamo convinti che l’azione del Prefetto sia stata propulsiva per una efficace presa di coscienza di tutte le istituzioni e dei privati di quello che non esitiamo a definire un allarme sociale. Ricordiamo i numerosi Patti per la legalità di recente stipulati con Amministrazioni Pubbliche e parti sociali.
Avanti così.

Nuova interdittiva antimafia per la Bacchi spa

Scritto il 12 agosto 2011 da

Nuova interdittiva antimafia per la Bacchi spa. Dopo la sentenza del TAR che annullava il provvedimento di sospensione del cantiere di Novellara, il Prefetto ha riproposto il provvedimento. Nella sentenza del TAR emergevano particolari inquietanti. Un gesto di coerenza e fermezza della Prefettura, anche di fronte alle inquietanti risultanze della sentenza del TAR che bocciava la precedente interdittiva. Non solo ‘ndrangheta nell’orbita degli appalti reggiani, ma anche Cosa Nostra. Agghiacciante la presenza nel cantiere di un soggetto detenuto per il delitto di usura e ritenuto organico a famiglia di ‘ndrangheta operativa in Cutro. Ma gli Amministratori continuano a guardare solo al cantiere: e la mafia?

La nuova interdittiva per la ditta Bacchi emessa dalla Prefettura risponde ad una coerenza istituzionale a cui ispirarsi nella difficile battaglia contro le mafie. La fermezza del prefetto nel ribadire le proprie funzioni, che prevedono anche la discrezionalità nell’ interdire temporaneamente una ditta dagli appalti pubblici, è ossigeno per la lotta alle mafie a Reggio. Questo, infatti, non è stato negato dalla sentenza del TAR, che anzi ha richiamato la giurisprudenza affermando che, nel segnalare l’infiltrazione mafiosa, il Prefetto può esprimere “un giudizio prognostico latamente discrezionale ancorché ragionevole e circostanziato”. Una dicitura difficile per il Comune cittadino che ha però un significato semplice ed efficace: contro i mille mezzi a disposizione della mafia per condizionare a proprio vantaggio interi pezzi dell’economia, la Prefettura può avvalersi di strumenti immediati e rapidi per bloccare i giochino mafiosi.

La novità consiste proprio nelle nuove risultanze delle indagini che rafforzano l’azione della Prefettura, e che sarebbero sufficienti a superare le carenze segnalate dalla sentenza del TAR.

Non si può che tirare un sospiro di sollievo, visto ciò che emergeva proprio da quella sentenza: un allarme sociale da far tremare i polsi.

In un altro importante cantiere della Provincia, quello per la Cispadana, è attiva nei subappalti la ditta C.G.A. Costruzioni S.r.l., ritenuta rientrante a pieno titolo nell’orbita di Cosa nostra.

Non solo ‘ndrangheta, ma anche Cosa Nostra e, non dimentichiamolo, i Casalesi, come da allarme lanciato dalla Guardia di Finanza.

Reggio crocevia di tutte le mafie attive nel nostro Paese, è questo l’allarme sociale. Solo una settimana fa gli arresti a Rubiera per il colossale giro finanziario che voleva cambiare un titolo in oro dal valore potenziale di 39 miliardi di dollari.

Ma è sempre dalla sentenza del TAR che bloccava la prima interdittiva a Bacchi che emerge un particolare agghiacciante. Parliamo della presenza nel cantiere di un soggetto (Floro Vito Giuliano) detenuto per il delitto di usura e ritenuto organico a famiglia di ‘ndrangheta operativa in Cutro.

La presenza è, dice il TAR, legittimata dall’autorizzazione del G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Emilia. Fatto sta che il detenuto, come si legge dalla sentenza, era in carcere per  “condotte estorsive a danno della ricorrente”, che è appunto la Bacchi spa. Cosa ci faceva un detenuto per usura in un cantiere edile, al lavoro presso chi era stato, secondo il Tribunale, la sua vittima?

A fronte di tali emergenze sociali, risulta grottesca l’insistenza degli amministratori reggiani, in primis il sindaco di Novellara Raul Daoli,  quando di fronte ad un’emergenza  hanno come unico pensiero e preoccupazione il procedere del cantiere della tangenziale di Novellara. Questo quando emergono da parte della Prefettura fatti così gravi legati alla mafia. A quella non si pensa ?

Un buono da 39 miliardi di $ in mano alle mafie: sequestrato! Arresti anche a Rubiera

Scritto il 3 agosto 2011 da

Quasi quanto la manovra del Governo, ma col cambio da dollaro a euro: questo il valore potenziale sul mercato del titolo sequestrato in una maxi operazione della Guardia di finanza, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. Un titolo emesso dal Credito Svizzero nel 1961 e intestato a Kusno Sosrodihardjo, detto Sukarno , primo presidente dell’Indonesia, in mano ad un sodalizio mafia siciliana – ‘ndrangheta. Per la precisione, un certificato di deposito in oro dal valore nominale di 870 milioni di dollari, che scambiato oggi avrebbe un valore di 39 miliardi di dollari, 27 miliardi di euro.

L’operazione, che ha portato ad emettere provvedimenti restrittivi per 20 persone su tutto il territorio nazionale, ha nuovamente interessato la Provincia di Reggio, crocevia della mafie di mezzo mondo. L’organizzazione, che contava tra le sue file esponenti di ‘ndrangheta e mafia siciliana felicemente e amorevolmente insieme (quando si tratta di “bisnìss”), era impegnata a trovare i canali bancari giusti per portare a compimento il cambio del titolo. Sull’argomento si è anche espresso il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, riscontrando nell’occasione “il rischio di collusione delle banche”, che avrebbero assecondato con primi contatti la banda impegnata nel clamoroso affare.

Tra gli arrestati anche Antonino Napoli, 57 anni, e Vincenzo Andronaco, 38 anni, entrambi domiciliati a Rubiera, nel filone reggiano che ha quindi coinvolto la ridente cittadina lungo la via Emilia.

Curiose le prime schermaglie tra il Gip Silvano Grasso e l’istituto di credito svizzero Credit Suisse, che ha emesso il certificato di deposito in oro.

Il primo sostiene che ci siano gli elementi per considerarlo vero, mentre Credit Suisse afferma che si tratta di un falso. Il Gip Silvano Grasso fa notare come Credit Suisse abbia in realtà tutto l’interesse a negare la validità del titolo, in quanto si terrebbe in cassa il deposito in oro, che altrimenti dovrebbe essere elargito.

La nostra speranza è che il titolo venga presto a far parte del patrimonio dello Stato. Ci si ripianerebbe il Bilancio  almeno per il prossimo anno!

Sindaco PD e ‘ndrangheta, a Serramazzoni (MO)

Scritto il 26 maggio 2011 da

Diversi atti intimidatori hanno colpito Serramazzoni, un Comune dell’Appenino modenese. Prima l’incendio doloso che ha devastato la villa di campagna di Giordano Galli Gibertini, ex calciatore del Modena titolare di un’impresa edile. Poi a fuoco vanno gli spoglaitoi del campo sportivo.

Gli inquirenti avrebbero trovato forti legami tra il sindaco del PD e una cosca, cui alla fine sono stati assegnati appalti.

In questi giorni si terrà a Reggio una tre giorni sulla mafia con ospiti illustri. Le autorità, tutte targate PD, ricorderanno queste indagini che avvengono a pochi chilometri da Reggio?

‘Ndrangheta nelle squadre di calcio

Scritto il 20 maggio 2011 da

Parole bomba del sostituto procuratore della DNA, Francesco Mandoi: “Riciclaggio e immagine pubblica dietro l’interesse alle squadre di calcio”. Parole immediatamente riprese dal Presidente della Camera di Commercio Bini, che aggiunge le Proloco nella lunga lista di interessi sui quali creare consenso (ndr: anche elettorale ?) nel nostro territorio. Parole che fanno tremare.

Le rivelazioni sono riportate nell’edizione odierna de “Il Giornale di Reggio“. Francesco Mandoi spiega bene il meccanismo:

«Questo interesse alle squadre di calcio da parte di persone vicine all’ambiente della criminalità organizzata o addirittura appartenenti ad associazione di tipo mafiosa realizza una duplice finalità : da un lato quello di poter fare affidamento su un’attività economica che può rappresentare un agevole canale di riciclaggio e di investimento, e dall’altro quello di accreditare un’immagine pubblica che ottenga consenso popolare visto il diffuso interesse per il calcio»

Riprende l’allarme Enrico Bini della CCIAA:

<<Le cosche di ‘ndrangheta insediate qui da decenni hanno impresso una svolta alle loro attività e ora investono nelle squadre dilettantistiche creando consenso . La stessa cosa fanno nelle Proloco . Hanno capito che dove c’ è sport c’è aggregazione, e possibilità di infiltrarsi a tutti i livelli>>

Mentre i “politici”… il mafioso è diventato imprenditore.

Scritto il 9 maggio 2011 da

Mentre la Mafia e i loro amici, da nord a sud, si candidano per le comunali nelle liste del PDL e del PDmenoelle (il nuovo che avanza), tutti noi abbiamo il diritto ed il dovere di informarci per non soccombere.

Potrei risultare prolisso e noioso, ma lascio a voi decidere se continuare la lettura per cercare di approfondire o limitarsi a pensare che la mafia è Provenzano, arrestato mentre stava svolgendo un delicatissimo lavoro. Filava la pasta per creare un caciocavallo e una caciotta. Ma davvero pensi che Bernardo detto “Binnu u Tratturi” e quelli come lui, gestiscono i miliardi della mafia?

A Reggio Emilia i politici hanno rassicurato i loro concittadini “elettori” abituando il “tessuto sano” a parlare di mafia in presenza di uno sparo, un arresto, insomma, hanno ridotto il fenomeno mafia a “coppola e lupara”. E se in tempi non sospetti, a Reggio Emilia qualcuno si domandava: “ma la Mafia c’è?”, loro, i politici, rispondevano con una non-risposta, magari con aria “seccata” e dito puntanto contro. Figuriamoci se un politico accetta di parlare di un vero e proprio radicamento della Mafia sul nostro territorio. Potrebbero aggredirti.

Sputtaniamoli!!

In parlamento esistono ricerche, dati, fonti, fatti e misfatti che analizzano il quadro della situazione e la gravità del problema Mafia in Emilia Romagna. Migliaia di pagine redatte dalla DDA, DIA, SOS IMPRESE, Prefetture e Procure.
Ho trovato i dati più interessanti leggendo le Relazioni del 1994 o del 2006, svolte proprio dalla Commissione Parlamentare Antimafia. Anche Maino Marchi è membro di questa commissione.

Da diciasette anni i nostri politici stanno ignorando un problema che dal 1994 era stato ben inquadrato anche dal parlamento. Mentre i politici …. per mantenere inalterato lo “status quo”, parlavano di quanto è sano il tessuto sociale reggiano (e chi lo mette in dubbio?), i soli Casalesi nella nostra emilia dal 2003 al 2004 avevano sul libro paga dozzine di uomini, stipendi pari a 300.000 euro al mese. Del resto, il contabile dei Casalesi, Vincenzo Schiavone, da vero professionista, riportava entrate e uscite sui suoi libri contabili.

Mafia in cravatta.

Miliardi di euro da riciclare. Per ripulire questa valanga di soldi bisognava evolversi. La Mafia lo ha capito da decenni. Infiltrarsi nella finanza e nell’economia legale per immettere quei “soldi sporchi” nel circuito “sano”.

I soldi non hanno odore , nemmeno quando il “tessuto è sano”. E mentre i politici …. il mafioso diventa imprenditore: “il mercato libero e privo di barriere come quello emiliano romagnolo, costituisce il fenomeno che maggiormente attrae la criminalità organizzata più pericolosa ed evoluta protesa al riciclaggio anche a livello internazionale”. E ancora “…rispetto al passato … coinvolgendo i settori della finanza e dell’economia, la criminalità organizzata non desta allarme con i soliti atti violenti, ma si infiltra utilizzando spesso insospettabili (professionisti, commercialisti, avvocati e imprenditori)”. Lo scrive la commissione parlamentare antimafia nelle innumerevoli pagine che giacciono nel parlamento.

La commissione dava addirittura delle indicazioni al legislatore su come operare affinchè venisse arginato questo nuovo pericolo, che non era più circoscritto ai soliti processi mafiosi ai quali tutti siamo abituati. Più controlli sul Falso in bilancio, fallimenti, frodi fiscali di ogni genere. Ma come tutti sapete, questi reati sono stati addirittura depenalizzati.

Una scomoda realtà.

Se vogliamo puntare sul fattore “geografico”, mentre il Cutrese infastidisce i reggiani, i soldi continuano a non avere odore qualunque sia la collocazione geografica dei grandi “affari”.

Oggi, tutti sanno ma nessuno sapeva. Freghiamocene delle solite giravolte della politica. Quel che conta è che a Reggio qualcuno si sta muovendo per impedire alla Mafia di “distruggere l’onesto per farsi impresa”.

Vito Cerullo

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