Debiti di Torino verso IREN: approvata mozione che punta a garanzie e risparmio energetico

Scritto il 22 novembre 2011 da

 

Nel 2010 Torino dichiara debiti sulla bolletta elettrica per l’illuminazione pubblica per la spaventosa cifra di 300 milioni di euro neiconfronti di IREN.

Una quantità di soldi imponente, considerando che il fatturato di IREN è previsto in 2,5 miliardi dieuro all’anno circa. Ciò ha fatto balzare sulla sedia i rappresentanti emiliani nel cda di IREN, che hanno presentato il conto.

Ciò che emerge è la presenza di un Piano di rientro del Comune di Torino, che ha accumulato il debito dal 2004 verso IRIDE SERVIZI, oraIREN, al ritmo di 40 milioni di euro all’anno. (erano 220 nel 2008, sono 297oggi).

Ma Torino ha un’altra caratteristica: è il Comune più indebitato d’Italia.In rapporto alla popolazione, su ogni cittadino pesa un carico di 5781 euro (dati 2009,Politecnico di Milano).

In occasione della ratifica della fusione tra ENIA ed IRIDE,il 31 marzo 2010, che ci vide forti oppositori, presentammo un ordine del giorno in cui si esprimevano forti preoccupazioni sulle condizioni finanziarie del Comune di Torino, socio assieme a Reggio in IREN. In quel caso venne respinto. (vedi verbale della seduta).
Oggi il Consiglio si è invece espresso all’unanimità. Ecco il perchè degli impegni approvati oggi in Consiglio Comunale sulla mozione presentata da Reggio 5 Stelle beppegrillo.it:

-  delegare i propri rappresentanti nel cda della Società IREN affinché richiedano un approfondimento del Piano di rientro del Comune di Torino dal debito sulle utenze relative all’illuminazione pubblica, integrandolo con adeguate previsioni di investimento sul risparmio energetico,capaci di abbassare il rischio di insolvibilità nel medio e lungo termine ;

- a riferire in apposita Commissione su quali garanzie normative generali sussistono, e che esulano dai Patti stipulati in ordine alla fusione ENIA IRIDE, in merito alla capacità del Comune di Torino o di altro socio pubblico di continuare a detenere le azioni della società IREN spa;

Sui motivi del perchè ci siamo fusi con Torino e Genova enormi dubbi permagono ancora, che ci hanno portato di recente a chiedere le dimissioni del sindaco Delrio.

Quali i vantaggi per i reggiani? L’acquisto di metan oa prezzi convenienti?

Abbiamo visto di recente che fine ha fatto il moloch margheritino di Delrio, quello in base al quale una società più grande avrebbe acquistato metano a minor prezzo. + 11% nel costo delle bollette del teleriscaldamento in 10 mesi, nel corso del 2011, per i poveri cittadini reggiani cornuti e mazziati.

La difesa dei posti di lavoro?

Il 29 luglio 2010 il sindaco Delrio presentava un protocollo di intesa si impegnava IREN a difendere i livelli occupazionali. Un anno dopo si parla di 167 esuberi nel nuovo piano industrialedell’azienda, spalmati sulle diverse realtà di Reggio Parma e Piacenza.  E dalla Liguria arrivano altre notizie pococonfortanti: nelle scorse settimane si è infatti parlato di 23 esuberi, con laprospettiva di 200 contratti in scadenza nella società Mediterranea delleAcque.

Tariffe teleriscaldamento: nel 2011 aumenti dall’11% al 16,5%. Chiediamo le dimissioni di Delrio

Scritto il 14 novembre 2011 da

I dati relativi alle tariffe del teleriscaldamento per la città di Reggio, servizio in monopolio del gigante IREN, illustrano una progressione preoccupante, con un minimo all’11% e un massimo al 16,5%,  davanti a cui le scelte industriali della Giunta Delrio e dei vertici dell’azienda quotata in Borsa appaiono fallimentari per le tasche dei cittadini reggiani.

In base ai dati tariffari in nostro possesso, e che ogni cittadino può richiedere, un’utenza civile base allo scaglione di consumo più basso vede un aumento dell’11% tondo tondo, mentre per scaglioni consumo più alti si arriva ad un aumento del 12,3%. Questo nelle nostre case, nei nostri condomini e nelle nostre bollette, e nel breve periodo dall’1 gennaio 2011 all’1 ottobre 2011.

L’uso commerciale vede un aumento dal 10,3% allo scaglione più basso fino all’11,3% per il più alto.

Un’utenza industriale è letteralmente massacrata: si va dal 13,3% del gennaio 2011 al 16,5% di ottobre.

Le cadenze di aggiornamento delle tariffe sono trimestrali: una progressione a colpi dell’1 per cento di aumento al mese.

Le trombe del sindaco Delrio, tutti se le ricordano, parlavano delle mirabili sorti della nostra città con la fusione di ENIA con IRIDE che ha partorito IREN, a caccia di metano a buon prezzo in giro per il mondo, con un maggior potere contrattuale, e riempiendosi la bocca con energie alternative ed eccellenze che stiamo ancora tutti aspettando.

Ebbene, oltre a non vedere gli effetti di queste politiche industriali, registrando invece un massacro economico per i cittadini reggiani, vediamo chiaro come il sistema di teleriscaldamento non risponde in alcun modo a maggiori efficienze.

La combustione centralizzata, che dovrebbe produrre calore a più basso prezzo perché concentrata in pochi ed efficienti impianti, continua a fornire un servizio carissimo e con prezzi in continua ascesa.

Ciò evidenzia delle inefficienze nel sistema macroscopiche, che andremo ad indagare puntualmente nei prossimi mesi. Qualcosa deve essere saltato: le centrali termiche producono anche energia elettrica, che dovrebbe essere un introito essenziale per rendere conveniente il sistema (cogenerazione). E’ chiaro che qualcosa non funziona in questo passaggio, ma non è detto sia l’unico motivo.

Se a fronte di ciò dobbiamo registrare le goliardiche affermazioni di Delrio, secondo cui il teleriscaldamento resta un’eccellenza, non ci resta che richiamarlo ad un senso di decenza e di lealtà nei confronti dei suoi cittadini, e lo invitiamo a dimettersi.

Quella di IREN è stata la sua scelta politica più consistente, e questa scelta non ha tutelato proprio i reggiani, andando a colpirli nel servizio che più caratterizza la nostra città, senza alcun beneficio e con stangate continue. Se ne assuma le responsabilità e ne tragga le conseguenze. In maniera preventiva ci rivolgiamo anche a Francesco Fantuzzi dell’Italia dei Valori, sempre pronto a sottolineare le questioni sul tema. Rimanere in maggioranza con Delrio e tentare di fare la polemicuccia del fine settimana è davvero di bassa lega politica. Se non cadono teste ora saranno le urne ad esprimere un giudizio.

 

La profezia si è avverata, l’oracolo di Delmi aveva ragione

Scritto il 3 ottobre 2011 da

Perchè le azioni Delmi-Edison non sono state vendute nel 2009? La profezia si è avverata. Rimanere dentro l’affare Delmi per il controllo di Edison si è rivelato un pessimo affare, con una perdita enorme di valore in Borsa dovuta al calo delle azioni Edison, e con problemi seri per concludere ora la partita, vista che IREN non siede al momento al tavolo con EDF. Lo dicevamo e denunciavamo un anno e mezzo fa: bisognava vendere subito in cambio di centrali idroelettriche.

Siamo quasi a fine 2011 e si favoleggia di trattative dirette con EDF, di sedersi al tavolo da cui IREN è stata esclusa, ma la storia dice ben altro: la partecipazione di ENIA poi IREN in Delmi, scatola societaria che serve al controllo di EDISON, ha perso mostruosamente valore in Borsa per calo delle azioni EDISON, e doveva essere venduta già nella primavera del 2009. Ma il nuovo management di ENIA, Viero in prima fila, optò per altre soluzioni, cioè tirare avanti. Fu un errore, in quanto già allora la fuoriuscita da Delmi avrebbe portato in cassa ad ENIA le preziosissime centrali idroelettriche alpine, veri gioielli nazionali, che avrebbero reso la società allora emiliana un colosso dell’energia pulita.
Poi venne la fusione con IREN, e già la torta andava spartita con torinesi e genovesi, legati a doppio filo tramite una delle bande del PD che ha voluto la fusione, e naturalmente con gli altri soci di Delmi, cioè i lombardi di A2A. Questi ultimi sono ed erano indebitati fino al collo, ed alle condizioni del 2009 ENIA aveva un vantaggio strategico per avere la contropartita giusta e più valida dal punto di vista industriale.
Questo denunciavamo già il 16 febbraio 2010, e le conseguenze nefaste di aver tirato avanti la carretta si intravedevano già un anno fa, il 9 settembre 2010.

La perdita netta e colossale di valore che potrebbe scatutire dall’affaire Delmi saranno responsabilità diretta del Sindaco Graziano Delrio e del manager Viero da lui voluto tramite nomina politica. Quanto alle favole di un’azienda italiana vocata alle rinnovabili, a cui starebbe lavorando Tremonti, se il fiuto non ci inganna è un’altra scatola per dare poltrone. Poteva essere ENIA quella grande società vocata alle rinnovabili.

Scorporo acqua da IREN, sagge le parole di Tutino sullo studio di fattibilità

Scritto il 1 ottobre 2011 da

All’indomani dei referendum sull’acqua pubblica, ci è sembrato naturale chiedere al Sindaco di Reggio Emilia se avesse intenzione di scorporare la gestione del ciclo idrico da IREN, società quotata in Borsa. Infatti il primo referendum eliminava il divieto di gestire con una società totalmente pubblica il servizio idrico integrato, il secondo eliminava gli utili del 7% che sono caricati dai gestori sulle nostre bollette.
Il Sindaco Delrio rispose favorevolmente all’avvio di uno studio di fattibilità, con la collaborazione dei cittadini, che sono stati i veri protagonisti della “ribellione dell’acqua”. Nel comunicato stampa del Comune si legge “con esperti nominati dalla città”, ma durante l’interpellanza Delrio si è lasciato “sfuggire” che si concentrerà sul coinvolgimento dei movimenti referendari, e non potrebbe essere altrimenti (vedi video al minuto 10.20)
A chiarire la situazione la saggia decisione dell’Assessore provinciale Tutino, che ha deciso di prendere il toro per le corna ed affrontare lo studio di fattibilità con il coinvolgimento del Comitato Acqua Bene Comune, che è non solo l’interlocutore più naturale, ma perfettamente in grado di sedersi al tavolo da pari grado, con esperti di calibro nazionale ed internazionale nella gestione dei cicli idrici.
Troviamo anche azzeccata la scelta di Tutino di guardare a tutta la partita del servizio idrico integrato. Infatti la privatizzazione più palese dell’acqua non è tanto e solo in IREN, ma in AGAC Infrastrutture, dove i soldi delle bollette dei cittadini non sono stati investiti in infrastrutture, ma all’abbassamento dei tassi sui mutui sono finiti nella casse dei comuni come utili, per pagare un pò di tutto, come ad esempio asili, consulenze, manutenzione del verde e viaggi all’estero.

Il Comune fa cassa con le bollette dell’acqua. E poi parla di welfare!

Scritto il 27 giugno 2011 da

Il Comune di Reggio continua imperterrito per la sua strada, continuando a far gestire il servizio idrico ad Iren spa, società quotata in borsa con fini di lucro, andando contro a quanto deciso il 12 e 13 giugno dalle migliaia di reggiani che sono andati a votare per i referendum per tenere fuori l’acqua dalle logiche di mercato.A ciò si aggiunga la società Agac Infrastrutture spa, proprietaria delle reti, i cui utili non vengono reinvestiti nelle reti idriche.

I dividendi che il Comune prende ogni anno da Iren spa e da Agac non vengono spesi solamente per investimenti nelle reti idriche, ma per finanziare le attività correnti, dagli asili alle consulenze. Il punto è che questi soldi vanno spesi per le reti idriche, e non per ipotetiche sagre del pipistrello!

Il secondo quesito del referendum impone che non ci possa essere marginalità, cioè utili, sulle bollette dell’acqua. Si cominci da AGAC infrastrutture spa, tutti gli utili vengano reinvestiti nel ciclo idrico integrato, visto che sono soldi che provengono indirettamente dalle bollette dell’acqua. Un semplice cambio dello Statuto sarebbe sufficiente.

Questo è indicativo di come i sindaci reggiani abbiano perso il senso del loro mandato, e non stupisce che il capofila Delrio difenda a spada tratta il sistema per come è, sperando in qualche innocuo ritocchino. Fare cassa subdolamente con le bollette è come imporre una tassa sul macinato: a rimetterci sono tutti, ma in particolare i più poveri, con effetto anti sociale.

Lo scorporo del ciclo integrato dell’acqua da IREN è l’unica soluzione coerente per rispettare la volontà referendaria del secondo quesito che nega gli utili agli azionisti.

I dati relativi a questo scorporo dovranno essere contenuti nello studio di fattibilità già previsto e votato dal Consiglio Comunale di Reggio Emilia nel 2007 e ribadito da un nostro ordine del giorno votato all’unanimità nel consiglio del 20 giugno scorso: se lo studio di fattibilità non verrà realizzato sarà chiara l’intento anti democratico, dilatorio e falsificatore del Sindaco Delrio che ha già detto no allo scorporo, e quindi all’esito referendario.

Acqua, il bancomat dei Comuni reggiani

Scritto il 27 giugno 2011 da

I dati nudi e crudi. Vi hanno detto che eliminare i privati dalla gestione dell’acqua avrebbe provocato un crollo degli investimenti nelle reti, ma nessuno vi ha detto, dati alla mano, che è proprio l’attuale gestione ad aver sviato montagne di soldi dagli investimenti. Comuni ingordi che con le nostre bollette ci ripianano i bilanci.

Il meccanismo è semplice, i privati mettono capitale ma chiedono indietro un utile, milioni di euro dalle bollette che paghiamo a Iren che invece di rimanere nell’azienda finiscono nelle tasche degli azionisti. La gestione lucrativa dell’acqua pubblica porta ai dividendi che Iren distribuisce ai soci, pubblici o privati che siano. Milioni di euro provenienti dalle nostre bollette che finiscono tra gli utili degli azionisti invece che essere destinati al miglioramento e mantenimento degli standard del servizio.

Ogni euro di utile che viene distribuito agli azionisti è un euro in meno per gli investimenti!

Lo stesso dicasi per Agac Infrastrutture SPA, proprietaria delle reti e società interamente pubblica a cui Iren paga 6 milioni e 900 mila euro per l’affitto delle reti (anch’essi provenienti dalle bollette), che piuttosto di occuparsi del miglioramento delle strutture preferisce sponsorizzare iniziative culturali per 598.000 euro e ripartire ben 5 milioni ai comuni della Provincia reggiana (bilancio AGAC 2009).

Con tutti gli enti ad hoc sulla piazza, perché proprio Agac deve mettersi a sponsorizzare iniziative culturali che non le competono affatto, essendo una società che si occupa di acquedotti? E perché i soldi che incassa dall’affitto delle reti vengono dati ai comuni finendo nei mille rivoli dei bilanci, invece che essere reinvestiti nelle reti stesse?

Perché la bolletta dell’acqua è un bancomat a cui i comuni reggiani attingono per finanziare le loro varie spese, nobili e anche un po’ meno: dagli asili alle consulenze, dalle auto blu ai servizi sociali. Non neghiamo certo che ci sono importanti servizi erogati dai comuni, ma troviamo del tutto inopportuno sussidiarli con soldi  sviati dal bene essenziale per definizione, l’acqua. Quello che paghiamo per l’acqua deve essere reimpiegato per l’acqua pubblica stessa.

Alcuni dati: Reggio Emilia nel 2009 ha incassato dividendi straordinari per 2 milioni 765 mila euro, Quattro Castella dal 2010 al 2012 ne incasserà 115.000 euro e Scandiano nel 2011 prevede entrate per 43.000 euro. Tutte somme che vengono tolte agli investimenti per finire chissà dove.

Riunione Lista Civica

Scritto il 21 giugno 2011 da

Viero condannato anche per “spese conviviali”

Scritto il 14 giugno 2011 da

Dopo la condanna da parte della Corte dei Conti del Fiuli Venezia Giulia per danno erariale alla Regione FVG, una nuova mazzata si è abbattuta dul Direttore Generale di IREN: sempre la stessa Corte lo ha condannato per “spese conviviali” (pranzi in ristoranti e caffè alla moda) non esaurientemente giustificate come di “rappresentanza” a carico, questa volta, del Comune di Trieste.

L’abitudine del direttore Generale di IREN Andrea Viero, già DG della Regione Friuli Venezia Giulia ed ancor prima dirigente del Comune di Trieste, a farsi condannare dalla Corte dei Conti, è ormai comprovata. Condannato a dicembre 2010 per fatti avvenuti in Regione, relativi alla rottamazione di dirigenti (danno erariale), Viero si trova dopo pochi giorni (gennaio 2011) di nuovo condannato per aver sostenuto dei pranzi che la Corte dei Conti non ha ritenuto “di rappresentanza” per conto del Comune di Trieste, di cui era dirigente.

Viero è colui che oggi amministra, in posizione di assoluto di rilievo, quella che il sindaco Graziano Delrio definisce “acqua pubblica“, ma che tale non è, in quanto in mano ad una società quotata in Borsa: IREN spa.

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