Il patrimonio Manodori e gli alieni del PD

Scritto il 17 gennaio 2012 da

Il secondo patrimonio della città dopo l’ex municipalizzata ora IREN. La Fondazione bancaria Manodori, snaturata dalle leggi dello Stato come schiava degli interessi delle banche, è a un bivio, con il patrimonio che si sta volatilizzando, e i contributi erogati alla città sempre più a rischio. Sulla graticola gli aumenti di capitale in Unicredit, di recente bersaglio di esponenti del PD. Gli investimenti di Manodori in Unicredit sono stati, a varie tappe, ben 6 in più di 10 anni, se contiamo anche le ex Casse di Risparmio. Lo Statuto parla chiaro: a nominare la maggioranza del Consiglio sono Enti riconducibili al PD. Delrio e compagni si sono arresi ai poteri forti, hanno aspettato l’ultimo minuto per stracciarsi le vesti, ed ora se ne assumano le responsabilità. Perchè nessuno parla del disastro delle azioni IREN in Manodori? Leggete i post scripta.

L’ulteriore crollo delle azioni di Unicredit ha solo sancito la fine di una politica miope che ha teso a concentrare il patrimonio della Fondazione Manodori sul titolo bancario. Fin dall’eredità dell’ex Casse di Risparmio si è dato corso a diversi aumenti, anche recenti e sensibili di capitale, in un’escalation che sembra inarrestabile. Alcune settimane fa, prima di discutere l’ultimo aumento di capitale,  al valore di carico delle azioni di 135 milioni di euro corrispondeva un valore di mercato di 103 milioni di euro, con una perdita secca di oltre 30 milioni di euro. Perdita ulteriormente aggravata con i recenti eventi di Borsa, ma è interessante ricordare che tra gli aumenti scellerati se ne registrano alcuni di pochi mesi fa. L’ultimo aumento di capitale fa registrare una perdita del 60% tra valore di carico e valore di mercato. Eppure non ci ricordiamo Delrio e il PD a stracciarsi le vesti per l’ennesimo azzardo di Borsa. Come mai? Era forse meglio tacere e rimanere nella partita delle prebende erogate dalla Fondazione annualmente? O Forse era un modo per nascondere l’andamento delle azioni IREN, anch’esse con una bella perdita secca in patrimonio Manodori del 60%, con quasi 5 milioni andati in fumo.

Su IREN Delrio non può appellarsi alla fronda spaggiariana e ai poteri forti. Poteri forti che potrebbero risultare incomprensibili al cittadino se non si parla di chi è molto sensibile alle loro sirene. Il Consiglio Generale della Fondazione è espressione del Partito Democratico, visto che 6 membri su 13 sono nominati da Comune, Provincia e Camera di Commercio, 4 da altri Enti, ed ulteriori 3 sono espressione del Consiglio Generale stesso, dove appunto gli enti PD detengono la maggioranza prima della nomina finale.

Si  dovrebbe vedere quello che chiunque può vedere: i decisori politici appartengono tutti alla stessa Chiesa di Partito, che poi si siano divisi in varie parrocchie o si siano sempre arresi a poteri esterni, è una loro scelta ed una loro responsabilità. Cioè, del PD, dei suoi uomini e donne storici e delle sue fronde.

Non possiamo che unirci agli appelli per frenare la corsa su Unicredit e rinnovare i vertici della Fondazione, è il buon senso che lo impone. Ma il giochino delle tre carte cui Delrio e il PD ci hanno abituati ci fa vedere che le avventure dettate dai piani alti dei Partiti finiscono tutti nella stessa maniera: che si chiamino Fondazione Manodori o IREN, la fine è sempre quella. Le responsabilità pure.

p.s.: ieri il Partito Democratico ha presentato un ordine del giorno d’urgenza in Consiglio Comunale per chiedere che la Fondazione diversifichi gli investimenti, e in sostanza non sottoscriva il nuovo aumento di capitale Unicredit. Ho votato ovviamente  favore, ma per dovere ho letto in aula questo post. Che lo abbiano tutti ben chiaro.

p.s.2: le nomine della Fondazione Manodori le ha sempre fatte il deputato del PD cattolico Pierluigi Castagnetti, mentore del Sindaco Delrio.

p.s.3: l’ex sindaco di Reggio Emilia Antonella Spaggiari, presidente della Fondazione per diversi anni e artefice con tanti altri delle scelte finanziarie, ha ricordato che Unicredit è sempre stata gradita al PD, che ammirava il suo capo Alessandro Profumo, ora indagato per frode, e che si recava a votare alle primarie del PD.

p.s.4: Delrio non può spiegare nulla perchè dovrebbe chiamare le cose come stanno, ed evidentemente non può permetterselo: massoneria

Delrio vuol salvare Province, con una proposta senza senso

Scritto il 24 novembre 2011 da

I nervi degli italiani e dei reggiani devo essersi consumati a forza di dichiarazioni e posizioni contraddittorie che si susseguono da parte dei Partiti e dai loro rappresentanti nelle Istituzioni. Tutti ricordano, non più di qualche settimana fa, la corsa a dichiararsi il più contrario alle Province e il più favorevole alla loro abolizione. Una corsa contraddittoria, visto che l’unica forza sempre a favore della loro abolizione e che non si è mai candidata alle elezioni provinciali è solo il MoVimento 5 Stelle. Ricordiamo la raccolta firme dell’Italia dei Valori, e poi la pantomima del consigliere provinciale Magnani che si lamentava della diminuzione dei consiglieri provinciali per legge.

Ora registriamo l’uscita del sindaco Delrio, in qualità di presidente dell’ANCI, che lancia l’ultima ancora di salvezza ad un assetto istituzionale decotto. Secondo Delrio bisogna eliminare i rappresentanti eletti per sostituirli con un’assemblea dei Sindaci.

La proposta è semplicemente demenziale dal punto di vista amministrativo, e assolutamente lesiva dell’equilibrio tra potere da un lato, e trasparenza e democrazia dall’altro.

Un presidente dell’ANCI dovrebbe conoscere cosa fanno le Province. Esercitano attualmente un potere di controllo sugli interessi dei Comuni. Quando un Piano regolatore, da noi PSC, viene elaborato, sono innumerevoli i passaggi in cui la Provincia ha enormi poteri di accettare o meno le proposte, e di modificarle. Nell’assetto di Delrio i controllati Comuni sarebbero anche controllori. Il quadro generale, cioè la pianificazione territoriale di area vasta, sarebbe decisa dagli stessi sindaci, che si cucirebbero su misura i Piani provinciali. Tutto senza organi di indirizzo e controllo. La soluzione più logica, delegare tutto alle Regioni, trasformando l’apparato amministrativo provinciale in succursali regionali, non farebbe che fotografare una situazione già in parte in essere, in cui già oggi la parola finale sui Piani spetta alla Regione stessa.

Lo stesso schema si ripeterebbe per le questioni ambientali, per le infrastrutture, con la garanzia che più ampio è il livello decisionale, come quello della Regione, più ci si può coordinare e risparmiare soldi. Pensiamo al distretto delle ceramiche, dove secondo Delrio sarebbe il Sindaco di Reggio Emilia a fare la voce grossa senza averne titolo, senza possibilità di un coordinamento intrinseco con la sponda modenese, che verrebbe invece garantito da un livello regionale delle decisioni.

In realtà non è difficile spiegare la scelta di Delrio e cosa c’è dietro. Innanzi tutto i Sindaci avrebbero più potere senza un adeguato controllo, situazione che abbiamo già visto a cosa porta nelle ex ATO e in AGAC Infrastrutture, dove i soldi delle bollette dell’acqua non spesi per le reti sono stati spartiti dai sindaci, senza alcun controllo. Con l’eliminazione delle Province si avrebbe invece un piano decisionale in meno, una semplificazione burocratica e la garanzia di controllo in capo alla Regione e ad un’Assemblea eletta dai cittadini.

Poi c’è la questione interna al Partito. La scomparsa delle Province rischia di appiedare una pletora di Pidini,e allora la baracca va in qualche modo tenuta in piedi per non sconvolgere le logiche di Partito. Segreterie, dirigenze, una macchina delle poltrone che non può essere azzerata, pena lotte intestine irrisolvibili.

Il PD ha paura della webcam in Consiglio Comunale

Scritto il 16 novembre 2011 da

Quella che si è consumata ieri in Consiglio è l’ennesima dimostrazione di come, parlando di proposte concrete e non populiste sul taglio degli Assessori e di riduzione dei costi della politica, i cittadini siano considerati una variabile terza e trascurabile del dibattito.

Di fronte alla mozione che chiedeva il taglio, il Sindaco Delrio è stato capace di dire che questi problemi interessano solo il consigliere Giovannini, parole testuali. Ne siamo proprio sicuri? Noi crediamo che il Sindaco verrà presto, e di nuovo, smentito.

Sarà invece per l’interesse fin troppo alto, per tutta una serie di problemi e di scelte dell’Amministrazione, che dopo due anni e mezzo non è stato creato un canale diretto via web per permettere a chiunque di assistere alle sedute?

Alla prima capigruppo nel luglio 2009 tutti i presenti concordarono sull’opportunità di trasmettere via web i Consigli. La Presidente Caselli ha considerato secondaria la questione, non muovendo un dito di sua sponte, fino a che non si è arrivati al voto dell’aula, il 6 dicembre 2010, a parole tutti d’accordo.

http://www.reggio5stelle.it/2010/12/06/diretta-web-dei-consigli-comunali-approvata-la-mozione/

Dopo un anno stiamo ancora aspettando, mentre piccoli Comuni in tutta Italia, senza andar lontani Rubiera ed altri comuni del reggiano, si sono già dotati di questo strumento.

L’imbarazzo del PD è ormai evidente, basti considerare le discussioni sulla nuova tassa dei passi carrai, i silenzi tombali su ACT, il Bilancio. Queste sono da  abbinare ad altre discussioni in cui Giunta e maggioranza si arrampicano sugli specchi per non tagliare i costi della politica. Ricordiamo la mozione di Reggio 5 Stelle per svolgere i Consigli Comunali il sabato, risparmiando sui rimborsi ai datori di lavoro dei consiglieri dipendenti, ovviamente bocciata.

http://www.reggio5stelle.it/Articoli/2010-11-16-Gazzetta%20di%20Reggio-Consiglio%20Comunale%20lunedi%27%20e%20sabato,%20vietato%20risparmiare.pdf

Persino ieri il Sindaco ha puntualizzato di fronte alla semplice considerazione del sottoscritto, e cioè che Delrio è ormai un politico di professione nei fatti. Consigliere regionale dal 2000 al 2004, Sindaco dal 2004 al 2009, e lo sarà ancora fino al 2014. Faceva notare che lui una professione ce l’ha, ma è sempre bene ricordare che è un po’ di tempo che non l’esercita.

E pensare che il nostro gruppo ha destinato tutti i fondi del 2011, poco più di 1000 euro, per fornire alla comunità il servizio di trasmissione via web, il cui preventivo di spesa è di circa 13.000 euro, e così ha fatto il consigliere Cataliotti con la sua quota parte.

Dal fronte PD, silenzio tombale.

Trasporti, Reggio conterà meno: per qual motivo?

Scritto il 28 ottobre 2011 da

L’assemblea dei soci di ACT ha deliberato i disastrosi bilanci 2010 (consolidato) e 2011 (di previsione), con perdite che incrementano e sfiorano i 3 milioni di euro all’anno. Ma la vera novità dell’Assemblea è che la percentuale di ACT nella nuova società con Modena e Piacenza (SETA) cala dal 20% minimo previsto e deliberato meno di un anno fa (il 20 dicembre 2010) al 15% minimo di oggi. Perchè? Interpellanza in Consiglio.

Non se ne capisce il motivo. Infatti ACT contribuirà conferendo nella società il proprio ramo aziendale automobilistico, in sostanza gli autobus. ACT riferisce di avere effettuato una sua stima su cui i Soci pubblici hanno concordato, secondo cui il valore del ramo d’azienda sarebbe 2 milioni e 250 mila euro. Molto meno dei 3 milioni di euro che i Soci avevano deliberato appena un anno fa, e che era considerato il controvalore per raggiungere il 20%.
La nuova decisione è difficilmente comprensibile, anche perchè la definizione della quota reale di compartecipazione verrà stabilita “fatta salva comunque una diversa valutazione della perizia di stima il cui esatto valore verrà preso comunque a riferimento per il conferimento stesso” .

Come è stata possibile una variazione della stima effettuata da ACT in calo del 25% in un solo anno, che peraltro era stata anche deliberata dai Soci? E se l’attuale metodo di stima è stato oggi accettato dai Soci, quello di un anno fa che fine ha fatto?

Soprattutto: se la stima è ancora provvisoria, perchè i Soci hanno già deciso di scendere al 15% come quota minima?

Si ripete inoltre una pessima abitudine di ACT nel rendere pubblici i documenti. Nonostante i Bilanci e il Piano Industriale siano indicati nelle Delibere come “parti integranti e sostanziali” delle delibere approvate,  non sono stati pubblicati sull’Albo Pretorio Informatico, che ha il pregio di poter facilmente contenere questi documenti.

Vergognoso il comportamento del PD in aula lunedì 24 ottobre, quando per l’ennesima volta è stato respinto un ordine d’urgenza sul tema trasporto pubblico. Per questo motivo presenteremo un’interpellanza al Sindaco.


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Meno assessori, più asili: vieni a firmare venerdì,sabato e domenica!

Scritto il 6 ottobre 2011 da

Meno assessori, più asili: questa la proposta che un gruppo di cittadini, a partire dall’associazione Reggio Democratica, vogliono portare in Consiglio Comunale. Taglio sul numero di Assessori, taglio delle strutture degli assessorati, con segreterie a non finire, taglio sull’elefantiaca struttura dirigenziale. I veri indignatos, che non si fermano al colore politico ma guardano alla sostanza, vogliono che siano i Partiti a sacrificarsi, prima dei genitori con figli in lista di attesa. Reggio 5 Stelle ha sostenuto la raccolta firme fin dal primo giorno, sabato scorso, quando in due ore e mezzo sono già state raccolte le 300 firme necessarie, ma gli organizzatori puntano in alto, e vogliono portare migliaia di richieste al sindachetto Graziano Delrio. Venerdì in via Farini davanti biblioteca, Sabato mattina di nuovo in Piazza, domenica caprette.

Saranno presenti banchetti per la raccolta delle firme in centro storico (via Crispi,piazza Del Monte, Piazza Prampolini) e al Parco delle Caprette. Non c’è bisogno di documento di identità, la mozione popolare richiede solo di essere residenti a Reggio, nome cognome indirizzo e firma. Accorrete numerosi!

 

La profezia si è avverata, l’oracolo di Delmi aveva ragione

Scritto il 3 ottobre 2011 da

Perchè le azioni Delmi-Edison non sono state vendute nel 2009? La profezia si è avverata. Rimanere dentro l’affare Delmi per il controllo di Edison si è rivelato un pessimo affare, con una perdita enorme di valore in Borsa dovuta al calo delle azioni Edison, e con problemi seri per concludere ora la partita, vista che IREN non siede al momento al tavolo con EDF. Lo dicevamo e denunciavamo un anno e mezzo fa: bisognava vendere subito in cambio di centrali idroelettriche.

Siamo quasi a fine 2011 e si favoleggia di trattative dirette con EDF, di sedersi al tavolo da cui IREN è stata esclusa, ma la storia dice ben altro: la partecipazione di ENIA poi IREN in Delmi, scatola societaria che serve al controllo di EDISON, ha perso mostruosamente valore in Borsa per calo delle azioni EDISON, e doveva essere venduta già nella primavera del 2009. Ma il nuovo management di ENIA, Viero in prima fila, optò per altre soluzioni, cioè tirare avanti. Fu un errore, in quanto già allora la fuoriuscita da Delmi avrebbe portato in cassa ad ENIA le preziosissime centrali idroelettriche alpine, veri gioielli nazionali, che avrebbero reso la società allora emiliana un colosso dell’energia pulita.
Poi venne la fusione con IREN, e già la torta andava spartita con torinesi e genovesi, legati a doppio filo tramite una delle bande del PD che ha voluto la fusione, e naturalmente con gli altri soci di Delmi, cioè i lombardi di A2A. Questi ultimi sono ed erano indebitati fino al collo, ed alle condizioni del 2009 ENIA aveva un vantaggio strategico per avere la contropartita giusta e più valida dal punto di vista industriale.
Questo denunciavamo già il 16 febbraio 2010, e le conseguenze nefaste di aver tirato avanti la carretta si intravedevano già un anno fa, il 9 settembre 2010.

La perdita netta e colossale di valore che potrebbe scatutire dall’affaire Delmi saranno responsabilità diretta del Sindaco Graziano Delrio e del manager Viero da lui voluto tramite nomina politica. Quanto alle favole di un’azienda italiana vocata alle rinnovabili, a cui starebbe lavorando Tremonti, se il fiuto non ci inganna è un’altra scatola per dare poltrone. Poteva essere ENIA quella grande società vocata alle rinnovabili.

Retrofront Gavassa: costruire su terreno agricolo era una buffonata. Figura pessima del Sindaco e di Ferrari

Scritto il 1 ottobre 2011 da

A distanza di un anno abbiamo avuto ragione in pieno: le aree industriali di Gavassa sono fatte apposta per prevedere TMB ed altri impianti votati al riciclo. Figura pessima del sindaco che presentò un mostro abbellito da alberelli e costosi progetti architettonici, e venne contestato dalla popolazione di Gavassa. Rimane agli atti il delirio di un mega parco in mezzo alla campagna, che per fortuna ora sparisce.Dopo un anno appaiono ridicole le dichiarazioni di Ferrari,è’ tutto agli atti in comunicati del Comune stesso.Ottime prospettive per l’impianto di compostaggio che vogliono realizzare a Castelnovo di Sotto, sempre mangiando un’immensa area agricola.

A distanza di un anno cadono le foglie di fico sulle aree destinate all’impianto di Trattamento Meccanico Biologico di Gavassa. Collocato in un’area a agricola, a forte discapito della locale agricoltura ancora svolta da giovani, era stato presentato dal Sindaco come una specie di mega parco in mezza alla campagna, a sud dell’autostrada. Ci ricordiamo ancora tutti le forti contestazioni che Gavassa riservò al primo cittadino: in una città in cui si monetizza il verde pubblico nei quartieri e si eliminano parchi in città, Delrio realizzava alberelli e camminate laddove oggi si fa foraggio per le vacche.
Questo a fronte di evidenze macroscopiche su ciò che sta a nord dell’autostrada, cioè la futura Area Ecologicamente attrezzata di Prato Gavassa, un’area industriale fortemente vocata a questi insediamenti. Lo dicevamo un anno fa.
La furia dei cittadini di Gavassa trovava infatti una clamorosa conferma in quanto previsto dalla Legge Regionale 20/2000, la legge urbanistica che ha introdotto le Aree Produttive Ecologicamente  attrezzate. Sono aree industriali, anche esistenti ma soprattutto nuove, come quella di Gavassa,  che devono avere alti standard ambientali: energia, acque, ed anche rifiuti. La legge prevede che  la progettazione di queste aree tenga conto della massima dotazione ecologica, il TMB e il Centro  Riciclo modello Vedelago, da noi proposto, sarebbero stati perfettamente inseriti nella nuova area di  Gavassa.
Eppure, quando chiedevamo che nel nuovo Polo venisse realizzato anche un Centro Riciclo Modello Vedelago, l’Assessore Ferrari insisteva con le “ambientazioni” alle “aree verdi attrezzate” ai “servizi”, ammetteva che solo un terzo delle aree previste era destinata all’impianto, il resto a un parco campagna che cancellava la campagna!
Ecco perché Ferrari ha scelto una tribuna diversa dal Consiglio Comunale per dare il suo annuncio: in Sala del Tricolore si coprirebbe di ridicolo.
Ora si aprono ottime prospettive anche per il mega impianto che produrrebbe ammendante previsto a Castelnovo di Sotto, che mangerebbe un’enorme quantità di terreno agricolo oggi destinato alla filiera del Parmigiano Reggiano. Esistono ottime collocazioni in aree industriali e vicine ad altri impianti di smaltimento rifiuti, e quelle devono essere sfruttate.

Protesta fiscale intelligente contro la casta del PD

Scritto il 14 settembre 2011 da

Tagliare la pletora di 10 Assessori? NO. Tagliare sui dirigenti di Bisanzio EMilia? NO. Tagliare i gettoni delle partecipate? NO. Tagliare i costi della casta? NO. Questo il voto del PD, ad esclusione del consigliere D’Andrea, che è andato in scena lunedì 12 settembre in Sala del Tricolore. Preceduto da nuove tasse. Nuova tassa sui passi carrai? SI. Parcheggi all’ospedale tutti a pagamento? SI. Aumento IRPEF? Forse. Di fronte a questo affronto, in cui non si tocca un centesimo all’esercito che forma la Giunta Delrio e si applicano nuove tasse, lanciamo la protesta fiscale intelligente. Quando dovrete pagare uno dei nuovi tributi, prima mandate una mail ai consiglieri del PD che hanno votato contro chiedendogli se intendono pagare al vostro posto.

Il consiglio comunale di Reggio con voto contrario dei consiglieri del Partito Democratico ha bocciato un ordine del giorno del consigliere Riva che chiedeva di attuare una serie di tagli ai costi della politica (come ridurre il numero di assessori, tagliare il gettone dei consiglieri,ecc) . Era un modo chiaro per far capire ai cittadini che i sacrifici cui sono chiamati tutti i contribuenti vengono fatti anche da parte di tutti i politici, inclusi quelli locali. Una scelta di questo tipo averebbe anche rafforzato la posizione del Comune nei confronti delle proteste sulla manovra del Governo Berlusconi.

Reggio 5 Stelle-Beppegrillo.it ha votato a favore di questo documento ed ha riproposto ulteriori tagli di spesa pubblica comunale, cioè il taglio della struttura dirigenziale, bocciati anche questi dalla maggioranza.

Allo stesso tempo, il Pd e la maggioranza del sindaco Delrio ha deciso di aumentare la fiscalità comunale. Si paga la tassa sui passi carrai, il parcheggio dell’ospedale aumenta e così via.

Reggio 5 Stelle lancia una ”protesta fiscale intelligente“. Come funziona ?

Quando un cittadino sarà costretto a pagare la tassa sui passi carrai, per la sosta all’ospedale, l’aumento dell’addizionale Irpef, dovrà far presente il suo disappunto in maniera palese e civile ed invitare chi ha votato NO ai tagli ai costi della politica locale( cioè tutti i consiglieri del PD ad esclusione di D’Andrea) di sostenere lui questo costo.

Scrivendo ai consiglieri comunali del Partito Democratico:

Cari consiglieri. Sono un/una contribuente reggiano/reggiana. Dal momento che avete votato no al taglio di  assessori ed altri costi della politica locale, vi chiedo gentilmente di pagare voi per mio conto la seguente imposta locale: xyz (inserire il nome della tassa o imposta locale). In attesa di un gentile riscontro da parte vostra, porgo Distinti Saluti xxx“.

L’elenco delle mail dei consiglieri comunali del Partito Democratico si trova a questa pagina (copiare escluso D’Andrea), oppure scaricando la mailing list già pronta.

E’ ora che i cittadini onesti, vessati da una classe politica in continua contraddizione con se stessa da Roma a Bologna a Reggio, si facciano sentire. In maniera pacifica e democratica ma decisa e senza paura.

Chiedere è lecito, rispondere è cortesia. Questo non è populismo, è trasparenza, è democrazia diretta.

p.s.: che non erano proposte populiste lo dimostra il voto compatto dell’opposizione, l’astensione di Pierino Nasuti di SEL e il voto favorevole del consigliere D’Andrea, su una proposta di Riva. E’ chi ha votato contro che ha bocciato un tanto al chilo.