La Mafia “reggiana” ha il suo boss. Libero.

Scritto il 19 giugno 2011 da

Traffico e spaccio di droga, prostituzione, gioco d’azzardo, estorsioni. Sono alcuni dei campi di eccellenza delle mafia nostrana. La ‘ndrangheta.
Miliardi di euro sporchi di sangue, da ripulire, riciclare e spendere nel sistema dell’economia legale.

Obiettivo principale: infiltrarsi e guidare gli affari.

I prestanome della mafia vengono segnalati ed assunti dalle imprese locali. Una volta “infiltrati” controllano gli affari di Mafia spa per nome e per conto dei Boss, i quali sarebbero impossibilitati a svolgere queste attività in prima persona.

Questi insospettabili “yes men” pilotano gli affari dall’interno delle imprese “oneste” imponendo l’acquisto di beni e materiali dalle aziende collegate, decidono a chi affidare i subappalti.

E chi si oppone?
Intimidazioni, incendi, furti e danneggiamenti nei cantieri di chi è “ostile al sistema” reggente.

Nicolino Grande Aracri è il boss di Reggio Emilia. Condannato a 17 anni nel processo “Scacco Matto”, confermati dalla cassazione nel 2007. Nicolino è sospettato di essere il mandante di 7 omicidi commessi più di dieci anni fa. Oggi è un uomo libero.

Confidiamo nella giustizia.

Vito Cerullo

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foto – il boss Nicolino Grande Aracri

Sindaco PD e ‘ndrangheta, a Serramazzoni (MO)

Scritto il 26 maggio 2011 da

Diversi atti intimidatori hanno colpito Serramazzoni, un Comune dell’Appenino modenese. Prima l’incendio doloso che ha devastato la villa di campagna di Giordano Galli Gibertini, ex calciatore del Modena titolare di un’impresa edile. Poi a fuoco vanno gli spoglaitoi del campo sportivo.

Gli inquirenti avrebbero trovato forti legami tra il sindaco del PD e una cosca, cui alla fine sono stati assegnati appalti.

In questi giorni si terrà a Reggio una tre giorni sulla mafia con ospiti illustri. Le autorità, tutte targate PD, ricorderanno queste indagini che avvengono a pochi chilometri da Reggio?

Arrestato ‘O Copertone’, i tentacoli anche in Emilia

Scritto il 26 aprile 2011 da

E’ stato arrestato Vincenzo Schiavone, il contabile dei Casalesi, camorrista così chiamato per l’abitudine di bruciare i corpi delle vittime con l’ausilio di copertoni delle auto. Dal suo libro paga emergono profonde relazioni nella stessa Emilia.

Come al solito è il libro “Tra la via Emilia e il Clan” di Cristian Abbondanza e Antonio Amorosi a raccogliere diligentemente tutte le informazioni (testo obbligatorio per l’ordinata raccolta delle informazioni sulle mafie in Emilia)

Le informazioni emergono nella relazione della Procura Nazionale Antimafia (2008) sull’organizzazione mafiosa. Ancor più occorre però guardare al capitolo specifico sulla mafia campana ed al Distretto della DDA di Napoli.
Per capire la forza del gruppo dei CASALESI radicati in Emilia Romagna dovrebbe bastare questo
passaggio: “l’analisi della documentazione contabile… offre significativi elementi di giudizio sulla
consistenza e pericolosità della organizzazione, ove solo si consideri che dalla lettura dei conteggi
mensilmente effettuati da SCHIAVONE Vincenzo, di Luigi, risulta che la sola famiglia SCHIAVONE (che è all’incirca un terzo dell’intero clan dei casalesi che per la restante parte fa capo alla famiglia
BIDOGNETTI e ai latitanti Michele ZAGARIA e IOVINE Antonio) mensilmente erogava già negli anni 2003-2004 stipendi per circa 300.000 euro, ripartiti fra le numerosi componenti territoriali, fra le quali, segnatamente, si annoveravano i gruppi capeggiati da SCHIAVONE Francesco, di Nicola, da RUSSO Giuseppe, storico componente del vertice dei Casalesi, da DEL VECCHIO Antonio, cugino di Francesco SCHIAVONE, di Luigi, da DEL VECCHIO Carlo, nipote di Del Vecchio Antonio e di Francesco SCHIAVONE, di Luigi, da MEZZEROAntonio, dal Carusiello, CANTIELLO Salvatore, da PAPA Giuseppe, da CETERINO Giuseppe (al quale fa capo anche la gestione degli interessi della famiglia SCHIAVONE in Emilia- Romagna), da Raffaele DELLA VOLPE e da MERANO Giorgio, oltre al gruppo di CASAPESENNA… Nel periodo in riferimento, le investigazioni hanno consentito di documentare, nello specifico, anche le attività camorristiche della fazione facente capo a IOVINE Antonio nonché sostanziosi riferimenti alla figura criminale di ZAGARIA Michele, entrambe assolutamente fondamentali al fine dell’analisi dei processi di garanzia della coesione interna e dell’espansione affaristica (anche nell’Italia centro-settentrionale) della consorteria in parola, anche in ragione dell’effetto di rafforzamento della condizione di leadership connesso alla loro perdurante latitanza…”.
Reggio 5 Stelle ha di recente sollevato il problema dell’invasione del Casalesi nella nostra provincia, rilevando come le Istituzioni hanno ancora bisogno di capire il fenomeno, che intanto cresce.

Cutresi, ribellatevi! Coop tornino ad essere Coop

Scritto il 25 aprile 2011 da

Il TAR conferma la sospensione di subappalti a imprese in odore di mafia concessi dalla Cooperativa Orion al Consorzio Primavera. Numerosi personaggi legati alla ‘ndrangheta cutrese coinnvolti. Alcuni protagonisti si dicono stupiti e cadono dal pero. Ecco perchè è giunta l’ora di lanciare un messaggio chiaro, anzi due: Cutresi, ribellatevi! e le Coop tornino a fare le Coop.

La comunità cutrese deve reagire per non rimanere impantanata in una situazione che sta diventando imbarazzante. Le coop tornino ad essere produttrici di lavoro e a gestire esse stesse i mezzi di produzione: che coop sono quelle si concentrano sulla vittoria dell’appalto e poi danno il lavoro fuori?

Le relazioni emerse attorno al Consorzio Primavera, in cui parentele e relazioni lavorative sembrano far cadere dal pero i protagonisti, richiedono una ribellione della locale comunità di origine cutrese.

Continuare a stupirsi delle conseguenze nefaste che si hanno nello stringere legami economici con personaggi discussi e inquisiti, come Giuliano Floro Vito, presente in due grossi subappalti bloccati nel giro di pochi mesi, non serve a nulla.

Bisogna reagire, altrimenti la comunità cutrese continuerà a subire le conseguenze di un sistema mafioso che fin dalla prima emigrazione ha sfruttato, taglieggiato, costretto in una subalternità anacronistica nel terzo Millennio.

L’unico risultato è un continuo discredito delle imprese e dei lavoratori onesti che finiscono inevitabilmente irretiti nella rete mafiosa.

Il preciso lavoro della Prefettura è un metodo che può solo proseguire ed essere rafforzato. Pertanto i casi di appalti e subappalti sospesi per mafia non potranno che aumentare in futuro nel nostro territorio, facendo emergere un problema che troppo a lungo è rimasto sotterraneo.

Per agevolare tutto ciò, e per evitare conseguenze negative per tutta la comunità reggiana, invitiamo tutti gli onesti ad alzare la testa una volta per tutte, mettendo a nudo e denunciando le relazioni sospette, le condizioni di sfruttamento, l’usura e il racket. Questo è il momento per farlo.

La vicenda delle opere di scavo di IREN, appaltate alla grande Coop Orion, subito subappaltata ad altri soggetti, è da manuale di come alcuni rapporti economici siano scaduti in una banalizzazione che non premia il tessuto sano dell’economia.

Crediamo che se le Coop torneranno a fare le Coop, cioè produttrici di lavoro, agevolate fiscalmente per reinvestire gli utili d’impresa nei mezzi di produzione, molti problemi come quelli recenti potranno essere evitati.

Che Coop sono quelle si concentrano sulla vittoria dell’appalto e poi danno il lavoro fuori?

L’attenzione che dichiara il presidente della coop Orion è alta? Allora gli suggeriamo di reinternalizzare il lavoro, e l’efficacia dei controlli aumenterà sensibilmente.

Alessandri(Lega) conferma finanziamento di Bacchi, e sarebbero 2

Scritto il 22 aprile 2011 da

Intervista del giornalista Patria del “Resto del Carlino” ad Angelo Alessandri,deputato della Lega Nord, che conferma il finanziamento del 2006 della Bacchi spa (regolarmente registrato), e fa riferimento ad un finanziamento, sempre della Bacchi spa, per una festa a Carpineti, risalente a 10 anni fa. Alessandri inoltre scarica le colpe di aver sottovalutato il fenomeno mafie sul PD.

Intanto “L’Informazione” riporta che la DDA di Firenze punta su Reggio per approfondire le indagini in merito ai numerosi episodi recenti.

Bacchi spa: sospesi altri due cantieri

Scritto il 21 aprile 2011 da

Altri due cantieri, appaltati dalla Provincia di Reggio, sospesi per cautela. Il Primo è la variante di Fabbrico, per opere di rifinitura subappaltate alla ditta di Boretto. il secondo è la manutenzione delle strade provinciali del comparto nord, appaltate ad un’Associazione temporanea di imprese di cui fa parte anche la Bacchi, ditta reggiana doc di Boretto.

Lo stop segue quello alla Tangenziale di Novellara, in cui l’informativa che ha giustificato il provvedimento del Prefetto indica come la Bacchi avrebbe consapevolmente eluso la normativa antimafia per il controllo dei subappalti.

Bacchi Spa e revoca antimafia: cosa dice la Lega Nord ? Nel 2006 la Bacchi finanziò la Lega Nord.

Scritto il 18 aprile 2011 da

Di fronte ai dettagli della procedura che ha portato a negare il certificato antimafia alla Bacchi spa cosa dicono gli amministratori reggiani ed i partiti, in particolare la Lega Nord ?  L’indagine, partita dall’Antimafia di Firenze, ha portato ad evidenziare un comportamento anomalo nell’assegnare due subappalti per la Tangenziale di Novellara. “La Bacchi avrebbe consapevolmente eluso la normativa antimafia per il controllo dei subappalti“. Beneficiarie 2 aziende con sede in Provincia di Parma, la Tre Emme Costruzioni di Roccabianca e il Consorzio edile M2 di Soragna. Entrambe le imprese sono riconducibili alla famiglia Mattace di Cutro, ritenuta vicinissima al clan Grande Aracri.

In particolare ci interessa sapere il parere della Lega Nord e dell’onorevole Angelo Alessandri, presidente della Commissione Lavori pubblici e Ambiente della Camera.

Ci interessa sapere il parere del Carroccio in quanto nel 2006 la ditta Bacchi Spa di Boretto ha regolarmente finanziato con un contributo di 5.000 euro le attività politiche della Lega Nord come emerso da una inchiesta de L’Espresso .

Marco Lusetti da pochi mesi ex leghista ed ex vicesindaco di Guastalla e ora fondatore di un movimento chiamato ”Agire Comune”, ha difeso la ditta Bacchi. La Lega Nord e Alesandri invece cosa pensano in merito  ?

Davide Zanichelli

Matteo Olivieri

Consiglieri Comunali


Bacchi spa: è ‘ndrangheta nei subappalti!

Scritto il 15 aprile 2011 da

Telereggio pubblica i dettagli della procedura che ha portato a negare il certificato antimafia alla Bacchi spa. L’indagine, partita dall’Antimafia di Firenze, ha portato ad evidenziare un comportamento anomalo nell’assegnare due subappalti per la Tangenziale di Novellara. “La Bacchi avrebbe consapevolmente eluso la normativa antimafia per il controllo dei subappalti“. Beneficiarie 2 aziende con sede in Provincia di Parma, la Tre Emme Costruzioni di Roccabianca e il Consorzio edile M2 di Soragna. Entrambe le imprese sono riconducibili alla famiglia Mattace di Cutro, ritenuta vicinissima al clan Grande Aracri.

“Le imprese dei Mattace non avrebbero mai ottenuto la certificazione antimafia dalla Prefettura. Ma l’obbligo dell’autorizzazione antimafia scatta solo per subappalti di importo superiore ai 155 mila euro. E così, secondo la relazione dell’ispezione, la Bacchi avrebbe aggirato l’ostacolo suddividendo il subappalto fra due imprese, assegnando alla Tre Emme lavori per 130 mila euro e al Consorzio M2 altri 50 mila euro di lavori.”

E non finisce qua:

“La relazione evidenzia altre anomalie. Dalle fatture risulta che la Bacchi ha versato alla Tre Emme 161 mila euro: un importo superiore a quello concordato e soprattutto superiore alla soglia che fa scattare l’obbligo di certificazione antimafia. Non solo: l’azienda di Boretto ha chiesto alla stazione appaltante, Iniziative Ambientali, di poter procere all’affidamento del subappalto solo il 21 giugno 2010. Ma i Bacchi avevano già firmato il contratto con l’impresa dei Mattace da un mese e mezzo.
C’è dell’altro. Ispezionando il cantiere, le forze dell’ordine vi hanno trovato Giuliano Floro Vito. Trentanove anni, cutrese, Floro Vito è l’ex cognato di Domenico Mattace, il presidente della Tre Emme. E’ considerato dagli inquirenti un elemento di elevato spessore criminale, legato prima al clan Dragone e poi ai Grande Aracri. Già arrestato nel 2001 e poi assolto nell’ambito dell’operazione Scacco Matto, Floro Vito finì nuovamente in manette per usura insieme a diversi membri della famiglia Silipo nell’aprile 2010. Per questa vicenda Floro Vito è agli arresti domiciliari e sorvegliato speciale, ma nel febbraio scorso le forze dell’ordine se lo ritrovarono sul cantiere di Novellara come dipendente della Tre Emme.”

Tutto ciò proprio nel momento in cui Nicolino Grande Aracri, capo dell’omonima cosca di Cutro, torna in libertà per un ricalcolo della pena.

La Bacchi spa gode di numerose concessioni pubbliche, come quella dell’estrazione di sabbie dal Po, ed altri appalti pubblici. Il MoVimento 5 Stelle di Reggio Emilia chiede che si faccia luce su tutte le attività di Bacchi. Altrochè preoccuparsi dello stop alle opere, come hanno evidenziato (solerti) gli Amministratori reggiani.