La ‘ndrangheta reggiana: da anni si conoscono nomi e cognomi. Inchiesta di skytg24.

Scritto il 8 settembre 2011 da

Dal nulla “sono diventati padroni di un Impero”. Alcune aziende diventano dei veri e propri Bancomat, altre sono utilizzate come basi operative. In questo modo le cosche reggiane finanziano ed organizzano le loro attività criminali.

Parole che trovano riscontro anche nella testimonianza di Salvatore Angelo Cortese, il primo pentito di ‘ndrangheta. Cortese è un uomo di spicco delle cosche e le sue dichiarazioni si rivelano fondamentali per molte indagini, alcune delle quali puntano dritto su Reggio Emilia. Solo nel 2009 la DDA di Catanzaro cancella uno dei tanti business mafiosi. Da nord a sud vengono sequestrati beni e quote societarie dal modesto valore di 40.000.000 di euro. Una dose di soldi sporchi che la ‘ndrangheta ha iniettato nell’economia legale. Il PIL cresce con il cospicuo contributo delle mafie. Quei quattrini sono frutto di svariate attività mafiose, ricatti, minacce ed omicidi. Gli imprenditori onesti, reggiani o meridionali che siano, vengono strangolati da un sistema capace di fare impresa.

Spezzone dell’inchiesta di Sky sulla mafia a Reggio:

Nella relazione sulla mafia del Prefetto di Reggio del 20 settembre 2010, e soprattutto nell’ordinanza del tribunale di Catanzaro emergono molti dettagli sugli affari illeciti della ‘ndrangheta, ormai ben radicata nel nord. Dei 37 arresti, nel reggiano vengono fermati Salvatore Capicchiano (34), Salvatore Procopio (35), e Pugliese Michele (33), quest’ultimo sarebbe il titolare di un’azienda di trasporti a Santa Vittoria di Gualtieri, la Nuova Inerti srl, e figlio del boss Franco Pugliese che da Viadana “procurava” voti per il sen PDL Di Girolamo. I tre offrivano appoggio ed operavano a nome e per conto delle cosche. Secondo gli inquirenti fra le attività principali delle cosche c’è l’estorsione, e gli obiettivi  “sono i titolari e/o gestori di importanti attività imprenditoriali”, come la Autotrasporti Giglio, di Giglio Giuseppe, sita in Gualtieri di Reggio Emilia, e la Millefiori Service s.a.s. di Vertinelli Giuseppe & c., ristorante, pizzeria, ubicato in Montecchio di Reggio Emilia.

Il pentito Cortese nella sua testimonianza fa nomi e cognomi. Parla dell’impero creato dai Muto di Gualtieri e dei soldi che questi avrebbero versato alle cosche. Le ditte pagano anche senza minacce, “non c’è bisogno di fargli la minaccia o di fargli attentato .. vogliono tranquillità sia a Reggio Emilia, a Gualtieri, e sia in Calabria perché sanno che se loro sbagliano vengono toccati” dice il Cortese. Più le ditte ingrandiscono il loro “Impero”, più le cosche riescono a ricavare profitti. Basta una telefonata ed arrivano mazzette da 2.000 a 50.000 euro, contanti o assegni.

A poche settimane dall’inchiesta di Sky finisce in galera Antonio Muto, 40enne, accusato di bancarotta fraudolenta per il fallimento della società Marmirolo Porfidi, con sede legale a Trento. Secondo le accuse, Muto, attraverso la ditta Cms di Reggio, avrebbe svuotato l’azienda, appropriandosi sia dei mezzi, sia del materiale ghiaioso. La Marmirolo Porfidi è stata dichiarata fallita nell’agosto 2010 dal Tribunale di Trento, lasciando un buco di 8 milioni di euro.

Mafia spa possiede miliardi di euro da ripulire ogni anno. L’assenza di regole nella finanza, e lo sterminato potere delle banche, offrono un prezioso aiuto per gestire i capitali mafiosi. Claudio Meneghetti nel suo libro scrive:  “Operatori del sistema bancario, avvocati e commercialisti più composti e precisi aprono le braccia come se si trattasse di una situazione inevitabile. Insomma pare che tutti sappiano qualcosa ma nessuno è disposto a sobbarcarsi l’onere di entrare nel dettaglio del territorio in cui risiede. Il problema è sempre di altri. L’omertà al nord ha queste caratteristiche.”

Ovunque si presenti, il Movimento 5 Stelle deve studiare e ricercare continuamente idee e proposte per prevenire e sconfiggere la mafia. A Reggio Emilia l’ottimo lavoro delle forze dell’ordine, della Camera di Commercio con Enrico Bini, e del  Prefetto di Reggio Emilia Antonella De Miro (Siciliana doc) ci rende fiduciosi ed attivi. Reggio 5 Stelle darà il suo piccolo contributo. Con il consigliere Matteo Olivieri siamo da sempre impegnati su qualsiasi proposta (destra, sinistra, centro) utile ed efficace nella prevenzione e nella lotta alla mafia. Nel nostro programma molti punti riguardano proprio l’Antimafia, ne cito alcuni:
1) per i grandi appalti imporre alla ditta vincitrice l’apertura di un conto corrente dedicato dove saranno tracciati tutti i movimenti di denaro
2) Centro Comunale Unico di Controllo per raggruppare le forze già  operative ed ottimizzare i dati e le segnalazioni sui cantieri per poi attivare tutte le forze preposte proprio sui  cantieri a rischio (uniti si vince);
3) osservatorio online degli appalti e subappalti, nostra proposta approvata dal comune.

Vi invitiamo a visionare il nostro programma e a lasciare il vostro contributo per rendere efficace il nostro piccolissimo sforzo nella lotta alla Mafia. Riteniamo di primaria importanza la continua collaborazione con le associazioni e i singoli cittadini impegnati nella lotta alla mafia.

Ai meridionali oppressi dal sistema mafioso, minacciati e sfruttati, riprendo l’appello di Olivieri lanciato tempo fa: Ribellatevi.

Vito Cerullo
Consigliere Movimento 5 Stelle

p.s. Un ringraziamento alla Casa della Legalità – onlus ed a Christian Abbondanza da sempre contro le Mafie.

O la Mafia o la vita.

Scritto il 1 ottobre 2010 da

“Dobbiamo creare un ambiente ostile alle infiltrazioni Mafiose” Matteo Olivieri.

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Era l’anno 2008 quando iniziammo a scrivere, da buoni cittadini con l’elmetto , il nostro programma fatto di proposte (non proteste) per rendere la vita impossibile a Mafia spa. Un anno dopo il sindaco, durante la sua relazione agli Stati Generali, si guardò bene di tirar fuori la parola “mafia, ‘ndrangheta e camorra”. Il sindaco o non si era accorto che sul suo territorio operavano (operano) da anni clan legati al malaffare oppure non voleva alterare lo “status quo” della Reggio Felix. Mister B. insegna. “Va tutto bene”.

Forse ci siamo(?). Da pochi giorni è stato approvato dal comune la nostra proposta che prevede la pubblicazione dei subappalti on line. Delrio partecipa all’audizione delle istituzioni reggiane presso la “Commissione Parlamentare d’ inchiesta Antimafia”. L’audizione fortemente voluta dal presidente della Camera di Commercio Enrico Bini, ha reso noto ai parlamentari la situazione reggiana e li ha informati sulle strategie attuate e da mettere in atto sul nostro territorio.

Mancano ancora molte pedine sullo scacchiere. Dobbiamo fermare la lista degli eroi Italiani morti ammazzati per aver intrapeso una lotta impari. Mancano dei pezzi importanti per completare il puzzle. Costruire un sistema che contrasti e sconfigga le mafie e che porti questi loschi personaggi e i loro sporchi “affari” al cospetto dei cittadini. L’opinione pubblica se informata dai mass media, può rivelarsi un’arma vincente contro la mafia che trova forza e dinamismo svolgendo le proprie attività in completa oscurità.

La Masini, presente all’incontro con l’antimafia, ha inaugurato per la terza volta l’Osservatorio provinciale antimafia. Presidente Masini non se la prenda e non ci aggredisca se pretendiamo e sollecitiamo ancora e ancora. Lei ricopre un ruolo importante per la tutela del nostro territorio. “Vogliamo l’Osservatorio. Subito”.

Vito Cerullo
Cons. Circ. Ovest Reggio 5 Stelle

p.s. Gli esperti internazionali di Mafia Ciconte e Nicaso: “Reggio dorme sul problema Mafia”. (vedi articolo [ 2 ])

La mafia apre l’onesto chiude. L’appello di Enrico Bini: boicottiamo la mafia.

Scritto il 27 agosto 2010 da

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“Nel reggiano alcune ditte continuano a lavorare liberamente nonostante i titolari siano stati arrestati per mafia e i loro beni siano stati sequestrati sulla carta. Dobbiamo renderci conto che Reggio non è più un isola felice”. Sono le parole di Enrico Bini presidente della Camera di Commercio di Reggio intervenuto a Festareggio in un dibattito sulla mafia al nord.

Maledetta Mafia spa. Aziende, bar, ristoranti e negozi vengono utilizzati per il riciclaggio del denaro proveniente dalle attività illeciti quali usura, prostituzione, spaccio di droga ed estorsioni, un danno sociale ed economico enorme per l’intera società. Miliardi e miliardi di euro in mano alle mafie vengono riciclati ogni anno con questo tipo di attività. Reggio non è immune. Nicola Gratteri, procuratore aggiunto del tribunale di Reggio Calabria, ha rivelato che a Reggio Emilia c’è una crescita di depositi bancari (la mafia non è mai in crisi) e addirittura acquisti di aziende direttamente in contanti.

Reggio è piena di bar, ristoranti e centri commerciali e questi loschi signori sono avvantaggiati rispetto ai commercianti onesti. Prendiamo un normale bar, bella ragazza al banco, comode sedie e tavolini, giornali e riviste, ma dentro non c’è mai nessuno, o pochi. I soldi vengono riciclati dichiarando vendite mai fatte, battendo decine e decine di scontrini ma senza il cliente. Adesso al bar sommate altri cinque bar, due pizzeria, un ristorante e qualche altra attività specie se nel settore edile o nei trasporti movimento terra. Si arriva a somme tali da poter risanare il nostro debito pubblico in pochi anni. La mafia sopravvive, l’onesto chiude.

Voglio essere critico, disfattista e stronzo ma devo dirlo. Quanto incamera lo stato con l’iva pagata da questi illeciti? Sono miliardi di euro signori miei. Per ogni euro che si ricicla in un bar c’è da pagare la quota allo stato. Lo vogliamo dire o no? Che la mafia sia la più grande azienda del paese allo stato fa anche comodo.Il patrimonio mafioso cresce per ogni euro ripulito. Investimenti leciti, acquisto di beni mobili e immobili, la mafia incassa con facilità e consuma con altrettanta spudoratezza. E per un sistema che si regge sul consumismo sfrenato, sulla crescita illimitata del P I L , questo sistema fa prevalere la legge del più forte …… qui la MAFIA vince facile.

Una buona soluzione al problema?. Migliorare le leggi per il sequetro dei beni ai mafiosi.

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Si è vero, ogni anno ne arrestiamo tanti di mafiosi ma il mafioso mette sempre in conto di poter finire in carcere o di morire ammazzato. Come dice il magistrato Guido Salvini “quello che non mette mai in conto il mafioso è di perdere i suoi beni”, casa, attività e terreni. Si tutelano e salvano il loro bottino lasciandolo a figli, mogli e a qualche prestanome. Che li arrestiamo a fare se le loro famiglie rimarranno miliardarie?
Lo stato deve sequestrare tutti i beni dei mafiosi e destinarli per attività sociali. Le leggi devono essere migliorate in tal senso. Altro che le riforme sulla giustizia, le intercettazioni costano?. Tutte stronzate. Il vero costo è la Mafia. Lo voglio vedere un mafioso senza beni. Come li compra i politici? Come paga i banchieri? Come farà affari?. Usiamo i loro palazzi per le case popolari, diamo una casa ai senza tetto, i loro negozi per le associazioni del nostro territorio, i loro terreni per i ragazzi di Libera.

Mandiamoli sul lastrico come loro stanno facendo con noi.

Vito Cerullo
Consigliere Circ. Ovest
Reggio 5 Stelle

P.s. Spero di avere presto un elenco delle attività reggiane legate alla ‘ndragheta.

*W i ragazzi di Ammazzateci Tutti

** Fuori i mafiosi dal Parlamento.