Assemblea soci Greenvision: i “piccoli” si fanno sentire

Scritto il 26 aprile 2010 da Matteo Olivieri

Venerdì 30 aprile si terrà l‘Assemblea dei soci di Greenvision Ambiente, società del gruppo Mariella Burani Fashion Group, nel bel mezzo del crack generalizzato della holding. Ma i piccoli si stanno organizzando. I contatti per gli azionisti, leggi di seguito.

Il 30 aprile ci saranno due cordate per il controllo di Greenvision Ambiente, molto vicine nei numeri. Una di queste è controllata dalla famiglia Burani, con indagati per aggiotaggio, bancarotta fraudolenta, falso in bilancio ed altro.

I piccoli si stanno organizzando per far valere le proprie ragioni. Chi detiene azioni Greenvision  può contattare i piccoli risparmiatori autoorganizzati scrivendo a questa mail: onlyxu@walla.com.

Abiti in affitto:una misura contro la crisi del tessile

Scritto il 20 aprile 2010 da Matteo Olivieri

Le aziende della moda reggiane sono messe in ginocchio dalla crisi dell’intera economia, dalle difficoltà strutturali del settore, dal crack Burani MBFG. 
Moltissimi tecnici specializzati, che hanno lavorato per anni come stilisti anche all’estero, con una bagaglio di esperienze senza pari, si trovano senza lavoro, ed alcuni di questi ci hanno contattato per illustrarci i loro problemi.
Una delle soluzioni potrebbe essere il lancio di iniziative che innovano l’offerta di capi di abbigliamento.
SI parte dalla considerazione che i magazzini delle aziende della moda sono pieni di invenduto, anche non recentissimo, e che tali magazzini pieni hanno un costo gestionale che aggrava la già difficile situazione economica.
Inoltre è sensazione comune, in molti citadini, di come spesso si comprino abiti alla moda dell’ultimo grido per poi usarli pochissimo, occupando molto spazio anche al’interno delle abitazioni, con continue necessità di ampliare i guardaroba.
Un nuovo modo di offrire capi di abbigliamento in affitto si sta affermando, non solo per rispondere ad esigenze e ritmi frenetici della vita lavorativa, ma anche per una maggiore responsabilità nei confronti del pianeta che viviamo. Questa è la filosofia di alcune iniziative imprenditoriali che offrono capi in affitto lavati, stirati e cuciti con abbonamenti a diversa durata, dalla settimana estemporanea fino all’intera annualità a prezzi contenuti.Un esempio di queste iniziative può essere visionato all’indirizzo web http://www.suiteatwork.it/
I prezzi possono essere anche molto competitivi, specie per quei lavoratori che hano bisogno di cambi frequenti e hanno poco tempo.SI parla ad esempio di abbonamenti settimanali a 40 euro per 5 cambi completi e addirittura 200 euro all’anno per lo stesso servizio.

Vogliamo, con la nostra interrogazione, verificare se il Comune di Reggio può in qualche modo favorire l’incontro tra le diverse domande e offerte coinvolte in questa idea:aziende di moda con i magazzini pieni, professionalità che intendono intraprendere, commercianti interessati ad un nuovo modo di proporre i servizi.

La risposta di Legacoop: Reggio come Milano

Scritto il 8 dicembre 2009 da Matteo Olivieri

legacoop

Farsi sentire e portare avanti le convinzioni di chi ti ha votato. Più volte dichiarato in campagna elettorale, è il mio dovere.

Così ho criticato l’atteggiamento di Legacoop che contro tutti decide di procedere col mega centro commerciale in Zona Fiera, nonostante il più importante imprenditore di Reggio abbia lanciato un appello per mettere al bando nuovi mostri tipo outlet e cose simili. Legacoop rifiuta e va avanti.

Inoltre ho sottolineato come nuove colate di cemento rischiano davvero di mettere in crisi il sistema delle acque, peraltro non me lo sono inventato, è un appello accorato delle Bonifiche della nostra Regione.

Nulla, dentro la betoniera tutto come prima. In questa risposta Carlo Possa dell’ufficio stampa di Legacoop dice che:

- Reggio deve diventare come Milano;

- io odio le coop;

- io lancio allarmi catastrofistiche contro le coop e non contro altri;

- a me piacciono i tailleur.

Sconfortante. Se ci sono lavoratori, fissi precari o in pensione delle coop in ascolto vi chiedo di portar pazienza, rileggete il mio comunicato. Se vi sentite offesi dalle parole di Legacoop vi prego di portar pazienza ancora, la cambieremo questa città. Se può aiutare posso dirvi che il mio tailleur ideale è di color viola.

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Parmigiano in cassaforte : ritorna il buonsenso

Scritto il 15 agosto 2009 da Matteo Olivieri

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Parmigiano in cassaforte: ritorna il buonsenso. Le banche garantiscono i prestiti stagionando il formaggio reggiano.
Da una crisi finanziaria con valori fondati sul nulla alla riscoperta della vera economia.
I problemi del Parmigiano Reggiano sono tutti lì,
ma si riscopre il vero valore economico.

Rassegna Stampa Reggionelweb

I magazzini del Credito Emiliano che stagionano forme di Parmigiano Reggiano indicano un ritorno al buonsenso. Dai complessi prodotti finanziari al re dei formaggi c’è di mezzo una crisi strutturale, non passeggera, in cui il valore del denaro è ben lontano dalla vita dei comuni cittadini e dalla giustizia sociale, che premia lavoro, innovazione e saggezza imprenditoriale.
I problemi del Re dei formaggi sono ancora tutti lì, con merce venduta sottocosto, allevamenti e latterie alla canna del gas.
Cosa succede, però, se il vertice della catena economica, la banca, prova in prima persona cosa significa uno scollamento tra valore reale di quella merce e logiche commerciali che non premiano il lavoro e la qualità?
Succede che emerge il valore della nostra terra.

I campi reggiani possono essere una fonte di reddito anche meno assistita, come dimostra il successo del mercatino agricolo di Piazza Fontanesi del sabato, in cui i produttori vendono direttamente ai cittadini, senza intermediari, prodotti a kilometri zero.
Inotre altri denari sono nascosti nelle pieghe del protocollo di Kyoto. Il mancato rispetto dei parametri ci costerà 840 milioni di euro in 4 anni, 15 euro per ogni reggiano.

Per abbattere i gas serra ci sono 2 modi corrisposti con denaro, cioè risparmio energetico ed energie rinnovabili. Consumare prodotti locali, come il nostro formaggio e le nostre verdure, abbatte drasticamente i consumi di carburanti che servono a far viaggiare camion mezzi vuoti, perché o all’andata o al ritorno sono vuoti!
Dotare i nostri allevamenti di impianti a biogas per i liquami significa abbattere drasticamente quelle emissioni producendo energia rinnovabile e dando un’importante fonte di reddito agli allevatori.
Ma ricordiamoci che senza terra non si realizzano quei prodotti. E continuando così saranno sempre più le forme che Made in Polonia in entrata dal Brennero. Coprendo quel verde che mangia anidride carbonica con asfalto e cemento saranno sempre più alti anche i costi fisici del riscaldamento: città sempre più calde d’estate con i condizionatori a tutto gas.

Quale crisi a Reggio?

Scritto il 20 luglio 2009 da Alessandro Marmiroli

Il Governo tramite il ministro Tremonti afferma che il PIL 2009 calerà del 5,2%, ma pare che il papi-nano sia troppo impegnato nelle sue orgette perché possano dirglielo, infatti non lo sa ancora.

Nonostante le sue rassicurazione secondo le quali la crisi è un’invenzione degli organismi economici e della stampa di sinistra, alla quale i cittadini dovrebbero rispondere aumentando gli acquisti, meglio se nelle sue aziende, noi crediamo che la situazione sia un po’ più complicata, e ne abbiamo la conferma osservando l’andamento dell’economia reggiana attraverso alcuni dati significativi della Camera di Commercio e di una recente indagine di Industriali Reggio.

La produzione e il fatturato manifatturieri, che hanno iniziato a calare intorno al 2° trimestre 2008, segnano oggi rispettivamente un -18,1% e -16% rispetto ad un anno esatto fa, precipitati anche gli ordinativi a -17,7% nonostante negli ultimi mesi la fiducia degli imprenditori reggiani nella ripresa degli ordini, soprattutto esteri, si sia alzata un po’. A godere di maggior fiducia sono infatti le commesse estere che gli imprenditori si aspettano addirittura in positivo, molta meno fiducia riscuote il mercato italiano dal quale si aspettano ancora numeri negativi. Indicativo infatti come dal quarto trimestre 2008, in cui toccò il fondo, la quota dell’export sul fatturato sia aumentata di 10 punti arrivando oggi al 48,5% e che il 36,6% delle imprese tenti di uscire dalle difficoltà cercando nuovi mercati, la strategia più seguita.

Meno drammatica di quanto alcuni possano credere la situazione delle imprese dal versante delle chiusure nei primi 6 mesi dell’anno, il saldo tra nate e cessate è infatti solo debolmente negativo (-1,14%) per 668 aziende in meno, valori comunque doppi rispetto alla media regionale (-0,57) e quasi quadrupli rispetto a quella nazionale (-0,29) a testimonianza del periodo di grande tensione che attraversa l’economia reggiana fondata in gran parte su un tessuto di imprese di costruzioni e manifatturiere, settori dove ne chiudono i battenti 353 e 155 e che, sembrando le più colpite dalla crisi, possono spiegare in parte i peggiori valori reggiani.

L’assenza di chiusure di massa può parzialmente essere spiegata dal massiccio ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni ordinaria (CIG), le cui ore autorizzate sono letteralmente esplose dalle nostre parti in molti settori.

Per tutti valga il comparto meccanico; 45.272 ore autorizzate nel 2007, 131.806 l’anno scorso, 839.897 da gennaio a maggio 2009.

Pare curiosa la situazione dell’edilizia, quando tutti pensano che sia uno dei settori più colpiti, e come visto sopra in termini di chiusura di imprese (anche coi dati proporzionali alla quantità di aziende per settore) lo è, scopriamo come le ore di CIG del settore edile dall’inizio dell’anno sino a maggio sono state solo 1.219, tra i valori più bassi in assoluto, da cui parrebbe che il settore edile goda di ottima salute. Tuttavia l’indagine di Industriali Reggio afferma che ben il 55% delle imprese edili risenta in modo grave/molto grave della crisi.

La domanda è d’obbligo: come mai il settore edile va male ma non pare far ricorso alla CIG? Che fine fanno i muratori delle aziende in difficoltà e che non lavorano?

Concludiamo con un ultimo dato, secondo i sindacati, i cassintegrati in provincia di Reggio si aggirano oggi intorno ai 30.000. .

Microcredito:poche risorse, grande risultato

Scritto il 26 giugno 2009 da Matteo Olivieri

microcredito

Antefatto: il 23 giugno la Cgil lancia l’allarme sui ritardi che si registrano nell’applicazione di strumenti quali il microcredito e la microfinanza da parte degli Enti locali reggiani.

Comunicato Stampa 24 giugno

MICROCREDITO: occorrono poche risorse per un grande risultato

Il richiamo della Cgil sulla scarsa attenzione degli enti pubblici e delle Fondazioni al tema microcredito è quantomai urgente nell’attuale congiuntura economica. Nel redigere il nostro Bilancio a 5 Stelle, prima delle elezioni, avevamo inserito una cifra contenuta a carico del COmune, 200.000 euro, che può avere un impatto già apprezzabile, e che costruisce basi durature per aiutare i cittadini anche in futuro.
Il Comune di Reggio, ricordiamo, è socio in Banca Popolare Etica, ed ha quindi già uno strumento per agire. Legando questa forma di credito alla macchina dell’Assessorato politiche Sociali anche le procedure burocratiche sarebbero semplificate. Ricordiamo inoltre che, come dimostra la Grameen Bank in Bangladesh, i cittadini musulmani accettano questa forma di credito e non altre forme tradizionali con alti interessi, perché contrarie ai principi dell’ISLAM. Poiché uno dei problemi dell’attuale immigrazione è l’uscita di capitali dal circuito locale (rimesse all’estero degli immigrati ad esempio), il microcredito potrebbe essere una forma solida di integrazione e di beneficio per tutta la comunità reggiana.
La componente solidaristica è infatti fortissima: in tutto il mondo il microcredito funziona per un patto sociale in cui i beneficiari sono essi stessi responsabili verso altri cittadini nel futuro, e restituiscono il capitale dato in prestito in una percentuale superiore a quella del credito tradizionale.

Rassegna stampa: (1)

Alcune risorse:
Volantino distribuito in campagna elettorale, sotto “Economia”

Programma presentato in febbraio

Microcredito da Wikipedia