SETA, se questo è l’inizio si va dalla padella alla brace

Mesi di passione per gli utenti reggiani del trasporto pubblico, a causa di una vertenza sindacale che è in fase di tregua. ma è bene ricordare cosa è successo, e raccontarcela tutta. Modificati i turni dei lavoratori con un impegno orario di 14 ore al giorno. Gli autisti di Reggio guadagnano 200 euro in meno dei colleghi modenesi e 480 in meno dei colleghi piacentini. Hanno scelto di non fare servizio perché non erano rispettate le regole di sicurezza, ed hanno fatto bene. Invece di minacciare multe per le corse saltate, per caso Malagoli non deve anche controllare che siano rispettate le condizioni di sicurezza?

Mesi di passione per gli utenti reggiani del trasporto pubblico, a causa di una vertenza sindacale che è in fase di tregua. ma è bene ricordare cosa è successo, e raccontarcela tutta sulal neo fusione delle aziende dei trasporti di Modena Reggio e Piacenza (SETA è la nuova società). Modificati i turni dei lavoratori con un impegno orario di 14 ore al giorno. Gli autisti di Reggio guadagnano 200 euro in meno dei colleghi modenesi e 480 in meno dei colleghi piacentini. Hanno scelto di non fare servizio perché non erano rispettate le regole di sicurezza, ed hanno fatto bene. 

La situazione che si è creata nei giorni scorsi nel trasporto pubblico reggiano è stata di grave disagio per gli utenti. La politica deve però capire fino in fondo i problemi, e niente è più ingiusto che un’analisi approssimativa, perché gli elementi ci sono tutti per dire che l’inizio della nuova società SETA è stato semplicemente disastroso.

L’esordio del nuovo management della società che riunisce Modena Reggio e Piacenza, capeggiata dal correggese Claudio Ferrari, ha visto subito la gamba tesa nei confronti degli autisti.

Il nastro, cioè l’impegno orario effettivo che gli autisti devono sostenere quotidianamente, è stato alzato a 14 ore. Questo vuol dire che un autista è impegnato, per fare 7 ore effettive di guida, ben 14 ore al giorno. Ci si sveglia alle 4.30 del mattino e, se va bene, si torna a casa alle 20 della sera. Queste le nuove condizioni dettate dall’azienda, che peggiorano nettamente quanto era in vigore prima.

Gli autisti hanno deciso di non starci a questo gioco al massacro, e hanno semplicemente rispettato le regole. Un autobus dev’essere dotato di sistemi di sicurezza, come quello che impedisce di partire se le porte sono aperte. Se sfugge un comando all’autista c’è il rischio della vita per i passeggeri, che possono essere travolti sotto la ruota dietro gli ingressi e le uscite. Se il sistema non funziona si sta fermi.

Quegli stessi autisti che guadagnano di meno nella emiliana SETA. Un autista reggiano, da contratto, guadagna 200 euro in meno al mese di un collega modenese e 480 euro in meno rispetto al piacentino. Si sta fuori di casa 15-16 ore al giorno per portare a casa 1200 euro al mese, con gli straordinari 1300, e con la responsabilità di vite umane sulle spalle.

Tutto questo per poter sfruttare personale e mezzi allo stremo, con scelte a nostro modo discutibili anche dal punto di vista economico. Un autista parte da Boretto con autobus fuori servizio, arriva in montagna, fa una corsa, e poi di nuovo lunghissimi trasferimenti con il mezzo fuori servizio. Percentuali di quasi la metà del percorso senza passeggeri, con il il consumo di carburante che incide in maniera rilevante sui costi. Ma chi sta facendo i conti in SETA?

Nei giorni di maltempo ho viaggiato personalmente sugli autobus molto spesso. Pneumatici lisci, senza più battistrada, e nemmeno termici. Gli autobus non avevano aderenza nell’affrontare le rotatorie.

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