Scorporo acqua da IREN, sagge le parole di Tutino sullo studio di fattibilità

Accogliamo le parole dell’Assessore Tutino come la naturale conseguenza dell’esito referendario. Promesso anche dal Sindaco Delrio in seguito a nostra interpellanza, lo studio di fattibilità sullo scorporo da IREN del settore acqua è una parte del più ampio studio per ripubblicizzare l’acqua reggiana, ora quotata in Borsa. Saggia la decisione di togliere ogni dubbio sulla collaborazione dei cittadini: il Comitato Acqua Bene Comune, parte del Forum Nazionale che ha depositato una solida proposta di legge mai discussa dai Partiti in Parlamento, ha le spalle larghe per partecipare alla pari al Tavolo provinciale.

All’indomani dei referendum sull’acqua pubblica, ci è sembrato naturale chiedere al Sindaco di Reggio Emilia se avesse intenzione di scorporare la gestione del ciclo idrico da IREN, società quotata in Borsa. Infatti il primo referendum eliminava il divieto di gestire con una società totalmente pubblica il servizio idrico integrato, il secondo eliminava gli utili del 7% che sono caricati dai gestori sulle nostre bollette.
Il Sindaco Delrio rispose favorevolmente all’avvio di uno studio di fattibilità, con la collaborazione dei cittadini, che sono stati i veri protagonisti della “ribellione dell’acqua”. Nel comunicato stampa del Comune si legge “con esperti nominati dalla città”, ma durante l’interpellanza Delrio si è lasciato “sfuggire” che si concentrerà sul coinvolgimento dei movimenti referendari, e non potrebbe essere altrimenti (vedi video al minuto 10.20)
A chiarire la situazione la saggia decisione dell’Assessore provinciale Tutino, che ha deciso di prendere il toro per le corna ed affrontare lo studio di fattibilità con il coinvolgimento del Comitato Acqua Bene Comune, che è non solo l’interlocutore più naturale, ma perfettamente in grado di sedersi al tavolo da pari grado, con esperti di calibro nazionale ed internazionale nella gestione dei cicli idrici.
Troviamo anche azzeccata la scelta di Tutino di guardare a tutta la partita del servizio idrico integrato. Infatti la privatizzazione più palese dell’acqua non è tanto e solo in IREN, ma in AGAC Infrastrutture, dove i soldi delle bollette dei cittadini non sono stati investiti in infrastrutture, ma all’abbassamento dei tassi sui mutui sono finiti nella casse dei comuni come utili, per pagare un pò di tutto, come ad esempio asili, consulenze, manutenzione del verde e viaggi all’estero.

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