/ dicembre 19, 2011/ Rifiuti Zero/ 2 comments

Qualche buon’anima ci prova ancora, facendo capire che pagheremo di più la bolletta rifiuti perchè non abbiamo fatto il forno. I dati dicono il contrario.

A Parma il modello basato sugli inceneritori e sulle discariche-cloache ha fatto disastri nei decenni, ed ora costa il 130% in più di Reggio, con costi che aumenteranno per la costruzione dell’inceneritore, cioè il quadruplo degli impianti reggiani. A Modena stessi costi di Reggio, ma pagheranno in futuro: le discariche vanno esaurendosi per gli errori dei Partiti, e i costi di smaltimento delle ceneri degli inceneritori diverrà insostenibile. Unica strada per starci dentro è puntare sulla raccolta porta a porta, unica strada per risparmiare separare chi si occupa di raccolta da chi si occupa di smaltimento.

L’affermazione “Inceneritore addio, ma le bollette saliranno”, è tendenziosa. Si vuol solleticare la parte più primitiva del reggiano, che vuole buttare il rusco indifferenziato tutto assieme, dalle bucce di banana alle bottiglie di plastica. Tentativi sfortunati che stanno cominciando a perdere, anche se i ritardi nell’applicare una nuova politica dei rifiuti comportano spese maggiori. Se si fosse puntato su Rifiuti Zero dieci anni fa saremmo già molto più avanti, anche con le tariffe.
Parma è una provincia dove il ciclo dei rifiuti viene gestito da IREN, come a Reggio, e dove per decenni si è puntato su una politica becera che esauriva le discariche e si continua a puntare sugli inceneritori. Ebbene, a Parma la tariffa è più alta del 130% rispetto a Reggio (dati 2009 Regione Emilia Romagna)


I costi per Parma sono ancora ignoti come ricaduta del forno sulle tariffe, come ci rispose in un’apposita interpellanza l’Assessore Grasselli. Verranno determinati a fine opera, il cui costo intanto lievita e si avvia ad sforare abbondantemente i 400 milioni di euro con la rete del calore.
Modena, anch’essa provincia super inceneritorista, ha costi del tutto simili a Reggio: 125 euro per una famiglia di 6 persone nella componente tariffa, contro i 133 di Reggio. E una tariffa a metro quadro molto più alta: 1,48 euro contro 1,04 euro di Reggio.
Forse sarebbe ora di finirla di nascondere la testa sotto la sabbia, e fare il proprio mestiere di politici, e non di politicanti, dicendo che un inceneritore non fa “sparire” il rifiuto, ma lo trasforma in enormi quantità di ceneri con un costo altissimo per lo smaltimento. Senza considerare i costi sanitari e i posti di lavoro che vengono inceneriti rispetto all’alta occupazione garantita dalla filiera del riciclo.
Spenderemo 100 milioni di euro, e di tutta fretta, per adeguare l’impiantistica provinciale, anche perché siamo in ritardo di parecchi anni. Tutto questo grazie alla componente inceneritorista del PD e del PDL, che hanno tenuto sotto scacco per troppo tempo il ciclo dei rifiuti, mentre le discariche si esaurivano e i costi di smaltimento si alzavano paurosamente. Se adesso dobbiamo fare di botto gli investimenti e ci troviamo bollette in crescita, ringraziamo il Partito del forno,che ritardando il porta a porta ci ha impresso un aumento dei costi di smaltimento in discarica in aumento del 60% in area IREN e del 100% in area Sabar.
Ringraziamo l’Assessore Tutino per aver messo freno a questo scempio, e tutti quegli amministratori che finalmente hanno capito. Si spenderà qualcosa in più anche perché gli impianti verranno realizzati in aree produttive o già compromesse, risparmiando terreno agricolo coltivato, cioè il futuro dei nostri figli.
Unica possibilità per migliorare è separare chi raccoglie i rifiuti e chi li smaltisce/recupera/ricicla. In pratica non deve essere lo stesso soggetto a fare entrambe i mestieri. Se io smaltisco rifiuti ho interesse a guadagnarci con la mia unica discarica, e farò di tutto affinché non si saturi dopo pochi anni per una politica sbagliata di scarsa differenziata e di ceneri dei forni, perché a quel punto il mio business finisce. Se io riciclo plastica ho interesse ad avere le maggiori quantità possibili di buon materiale, fatto cioè con un’ottima differenziata porta a porta. Dall’altra parte chi raccoglie avrà interesse a corrispondere conferendo meno rifiuti indifferenziati possibili e materiali di valore. Solo così potrà pagare meno. Quando invece chi raccoglie ha tutta la libertà di gestire a proprio piacimento il destino finale del rifiuto, come ora, c’è poco interesse a gestire la filiera in maniera saggia. Più scarti mando in discarica, più guadagno, e poi si vedrà. Per avere una scarsa differenziata spendo meno di raccolta, e ci guadagno ancora. Ma quando poi si esauriscono le discariche, tutti a piangere. E’ quello che è successo in questi anni.

2 Comments

  1. E’ quello che succederà anche a Reggio Emilia con il nuovo piano del TMB. Questa infatti non tende ad ottimiuzzare la raccolta differenziata, che nel piano si deve fermare al 67% compresa la quota degli assimilati. Se ne deduce che per gli RSU casalinghi si fermerà all’incirca af 35%. Tende ad ottimizzare invece il recupero energetico tramite calore dai rifiuti, nella stessa ottica dell’incenerimento, producendo CDR. Questi se verranno bruciati nell’inceneritore di Parma o in un altro forno non ha importanza nè per il gestore nè per i politicanti come giustamente vengono chiamati sopra.,

  2. Mi risulta proprio il contrario: per finirla con gli inceneritori il duo raccolta differenziata spinta e TMB diventa la loro tomba. Poi il tmb diventa un impianto da modulare e gestire: farlo funzionare sempre meno significa aumentare la differenziata costantemente ed avere sempre meno roba da portare in discarica e bruciare . Il rapporto diventa alla fine 1:20 con i forni. Quindi piano piano serve a spegnere tutti i forni e non solo quelli di Reggio

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