Perché bisogna abolire le province

In un’intervista al Giornale di Reggio la Presidente della provincia Sonia Masini dice la sua: non bisogna abolire le Province, accorpiamole. E propone una fusione tra Reggio e Modena, qualcosa come la Provincia di Modena Emilia, o la Provincia di Modeneggio. E’ come se la vita amministrativa di un intero Paese debba essere subordinata alle carriere di una classe politica famelica. Il MoVimento 5 Stelle, unica forza politica coerente che è sempre stata per l’abolizione e non si è mai candidata alle elezioni provinciali, ha motivazioni riguardanti i servizi ai cittadini ed il buon funzionamento degli Enti Locali, altroché fantasie!

(da “Il Giornale di Reggio“)

Quando la Presidente della Provincia Sonia Masini prospetta una fusione con Modena per fare una provincia più grossa e non abolire alcunché, fa calcoli che sono propri di una classe politica grassa che pensa prima di tutto al proprio futuro di potere e stipendi. Come si chiamerà, Provincia di Modena Emilia, o la Provincia di Modeneggio?
Il gran parlare di abolizione delle Province non tiene conto che l’unica forza politica dichiaratamente per l’abolizione da anni, e l’unica coerente che non si è mai presentata alle elezioni provinciali per questo motivo, è il MoVimento 5 Stelle.
L’inutilità dell’Ente provincia sta nell’ulteriore livello decisionale che spezza l’architettura degli Enti Locali, tra la Regione che presiede alle regole del gioco ed eroga importanti servizi come la Sanità, e i Comuni che sono il vero presidio e la necessaria interfaccia con i cittadini per tutti i problemi quotidiani.
E’ sempre più evidente come l’Ente Provincia rappresenti un’interposta persona tra la necessità di normare e coordinare le esigenze locali e quelle di erogare i servizi ai cittadini. Delle molte ed importanti funzioni che vengono svolte dagli uffici provinciali, ve ne sono alcune che dimostrano bene il balzello politico, ormai anacronistico. Pensiamo alle deleghe in materia ambientale: quando esce una legge in materia è ormai consuetudine che questa specifichi quando una stessa funzione è competenza della Provincia, quando è competenza della Regione e quando è competenza dei Comuni. Tutto ciò è artificioso, perché in un assetto istituzionale chiaro non ci sarebbe nemmeno bisogno di specificare ogni volta chi e quando deve fare cosa.
Non parliamo poi delle tipiche questioni di area vasta, come la mobilità. Le scelte politiche delle Province sono spesso soggette ad interessi elettorali che non guardano al di là del confine, quando invece i cittadini che si muovono per studio o per lavoro non hanno alcuna barriera nella loro quotidianità.
L’inutilità sta appunto nel livello politico, e non serve accorpare più Province, ingrassando al contempo la nuova Istituzione.
Eliminando un livello decisionale si avrebbe il beneficio di delegare non solo la pianificazione, ma anche la programmazione di scala vasta alla Regione in accordo coi Comuni. Trasporto pubblico, scuole, uffici del lavoro, davvero rispondenti alle necessità del territorio. Pensiamo solo alla Zona Ceramiche, quanto bisogno di coordinamento e quanto poco bisogno di gelosie politiche di basso livello.

Come fare?

Il personale della Provincia andrebbe a rimpolpare le Amministrazioni Locali laddove ce ne è più bisogno.

1 – In parte si creerebbero costole funzionali e locali della Regione che renderebbero questa istituzione più vicina ai cittadini ed unico referente per una miriade di procedure, senza dover indovinare se sono di competenza regionale, provinciale o comunale, con una effettiva semplificazione per cittadini ed imprese.
2 – Un’altra parte andrebbero a rimpolpare il personale a disposizione dei Comuni, che in forma associata disporrebbero di professionalità già pagate dallo Stato, potendo così rinunciare al mare di consulenze che ogni anno vengono affidate esternamente.

Il futuro degli Enti locali va discusso su queste cose, non su fantasie che hanno come unico risultato il perpetuarsi delle poltrone.

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