Parco Ottavi, da salvare c’è solo il verde biodinamico e la dignità di chi ci abita

Persi ormai decine di ettari di campagna, rimane solo l’esempio di un parco gestito con soldi privati da operatori specializzati. Su questo il Comune offre zero garanzie. Limitare altri interventi ai soli servizi indispensabili a chi ci abita, senza risolvere con massacri stile Acque Chiare.

Quando l’Assessore Ferrari pronuncia le parole “Quanto costruire, come costruire, sia sul piano residenziale, sia su quello commerciale,sia su quello dei servizi”, riferito al Parco Ottavi, un brivido freddo corre lungo la schiena dei reggiani.
Ormai persi decine di ettari di campagna, il vero “Parco” che da 2 mila anni arricchisce le nostre terre, rimane un immensa area verde che sola può avere dignità urbanistica nella città del cemento vuoto e fine a se stesso. Quello che pochi sanno è che il privato ha sempre sostenuto di tasca propria la cura del verde, affidando ad una coop sociale altamente specializzata la manutenzione di alberi, aiuole, con un esperimento unico in città, quello della gestione ecocompatibile. Con metodi biodinamici e rispettosi di ogni aspetto naturale, si sono ridotti a zero i consumi di sostanze chimiche, il diserbo nei vialetti si fa con il calore, i prati sono lasciati ad un ciclo naturale che li rende un unicum di biodiversità.
E pochi sanno che il Comune, che ora dovrebbe subentrare alla gestione di quel parco, non ha i soldi per curarlo. Questo è più volte emerso in Circoscrizione Ovest, dove 5 Stelle ha ripetutamente interrogato in merito al futuro di Parco Ottavi, ricevendo risposte chiare: al momento del passaggio di consegne il Comune non avrà un euro per mantenere questa importante area verde.
Stiamo parlando di decine di ettari in un equilibrio delicato, e la gestione attraverso il volontariato può solo dare un supporto minimo: ci vogliono professionisti per curare ecosistemi delicati come il prato a crescita libera in alcune stagioni, ambienti acquatici, essenze arboree che se mal gestite diventerebbero un costo eccessivo in futuro.
Per questo è solo la dignità di chi oggi ci abita che deve guidare l’Amministrazione verso scelte rapide, moderate e che garantiscano agli abitanti i servizi minimi. Per il momento ci sono solo dei costosissimi cassonetti interrati a “servire” l’area, e ci si chiede a cosa servano dei cassonetti interrati con tutto quello spazio: non erano adatti a zone densamente abitate?
Immaginare, in questa congiuntura, un nuovo disegno di calcestruzzo per Parco Ottavi, significa inevitabilmente cadere nella logica dei piccoli lotti che ha massacrato le Acque Chiare. Infatti l’esperimento del grande lotto è già fallito, Ferrari dovrebbe saperlo.

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