Nessuno tocchi Saviano e Borsellino

Un editoriale del 31 dicembre 2009, quando l’attenzione è altrove, un articolo del Giornale di Reggio, a firma del direttore Umberto Bonafini.

Ecco cosa scrive di Roberto Saviano, cittadino onorario di Reggio che non ha ancora ricevuto ufficialmente l’onoreficenza:
“un cittadino, benemerito fin che si vuole e fatto addirittura cittadino onorario di Reggio, ma che mi dà l’impressione di ”marciarci sull’antimafia””.

Un editoriale del 31 dicembre 2009, quando l’attenzione è altrove, un articolo del Giornale di Reggio, a firma del direttore Umberto Bonafini.

Ecco cosa scrive di Roberto Saviano, cittadino onorario di Reggio che non ha ancora ricevuto ufficialmente l’onoreficenza:
“un cittadino, benemerito fin che si vuole e fatto addirittura cittadino onorario di Reggio, ma che mi dà l’impressione di ”marciarci sull’antimafia”“.

Non finisce qui, Bonafini porta a modello anche lo scellerato articolo di Sciascia del 1989 dove parlava dei professionisti dell’antimafia, che portò alla deleggittimazione del pool di Palermo, di Falcone e Borsellino.

Ecco la risposta.

Gentile Direttore,

in merito al suo editoriale del 31 dicembre 2009 mi sento, prima come cittadino con una coscienza civile, infine come rappresentante di molti cittadini, di dissociarmi dal pensiero da lei espresso.

Su Roberto Saviano lei dice che sembra “marciarci sull’antimafia”. Roberto Saviano è un ragazzo che ha fatto nomi e cognomi di camorristi, stragisti, delinquenti tra i peggiori che abbiamo in Italia, portando all’attenzione del grande pubblico uno dei più grandi processi alla malavita organizzata che si siano mai visti al mondo, taciuti completamente dai grandi mezzi di informazione. Dopo le minacce ripetute e comprovate vive scortato, braccato, insultato e minacciato dalla vox populi camorrista.  Se questo per lei è marciare allora non capisco quale sia la sua idea di libertà personale e collettiva.

Ancor più grave la citazione di quello scellerato articolo di Sciascia sui professionisti del’antimafia, riconosciuto da più parti come uno dei principi da cui scaturì la delegittimazione del pool di Palermo, di Falcone, di Borsellino che, le ricordo, sono morti per la nostra libertà. Leggendolo non c’è bisogno neanche dello sforzo per capire cosa c’è scritto, perché la storia recente del nostro Paese dimostra quali danni mortali abbia arrecato quell’articolo alla lotta contro la mafia.

Gentile Direttore, se neanche la storia recente delle stragi di mafia può essere condivisa, allora non stupiamoci se la DIA ci definisce, in Emilia, come la Gomorra del Nord. Senza quella memoria condivisa non ci sono gli anticorpi per resistere alle infiltrazioni mafiose, infatti sono sempre più presenti ed aggressive.

Auguri per un 2010 più saggio

Matteo Olivieri

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