Negozi del riciclo, avanti!

Accanto alla scelta giusta, obbligata ed inevitabile di dichiarare il servizio dei rifiuti urbani non concorrenziale e sotto il controllo pubblico, in vista della nuova gara di affidamento, lanciamo l’appello e la mobilitazione per introdurre a Reggio i negozi del riciclo. Vere e proprie attività commerciali legate al pagamento di imballaggi di valore, in particolare alluminio, metallo e plastiche. Si può trovare la giusta via tra un affidamento esclusivo e una possibilità in più per il cittadino di conferire il proprio materiale, con guadagno economico e con ricadute lavorative locali.

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Accanto alla scelta giusta, obbligata ed inevitabile di dichiarare il servizio dei rifiuti urbani non concorrenziale e sotto il controllo pubblico, in vista della nuova gara di affidamento, lanciamo l’appello e la mobilitazione per introdurre a Reggio i negozi del riciclo. Vere e proprie attività commerciali legate al pagamento di imballaggi di valore, in particolare alluminio, metallo e plastiche. Si può trovare la giusta via tra un affidamento esclusivo e una possibilità in più per il cittadino di conferire il proprio materiale, con guadagno economico e con ricadute lavorative locali.

Con la Delibera 16 dell’Ex ATO i Comuni hanno valutato che il prossimo affidamento del servizio rifiuti, che sarà messo a gara, non potrà essere consegnato al libero mercato. Immaginarsi che ogni cittadino si rivolga ad un proprio gestore, e che la raccolta dei rifiuti venga frazionata all’infinito, è già di per se infattibile allo stato attuale dell’arte e della tecnica. Si aggiunga che certi modelli di raccolta diverrebbero ingestibili, poiché ogni gestore avrebbe diritto ad uno spazio per il conferimento dei rifiuti stessi. Ciò non toglie che l’affidamento esclusivo possa non essere unico, prevedendo cioè diverse aree della provincia o dello stesso capoluogo gestite da differenti attori economici, ma in numero limitato e programmato. E ciò non toglie, soprattutto, che possano essere separate la raccolta dalla gestione post-raccolta (conferimenti a riciclo, smaltimento, ecc), che rappresenta la vera azione virtuosa che può contenere l’aumento delle bollette, oltre a favorire la filiera del riciclo.

Ma un discorso altrettanto virtuoso può essere fatto, secondo noi, già con l’orientamento attuale. Parliamo dei negozi del riciclo. Sono degli ecopunti in cui il singolo cittadino può conferire il proprio imballaggio e riceverne in cambio un riscontro economico. Molto diffusi in Nord Europa, dove addirittura sono sotto forma di distributori automatici che accettano la lattina o la plastica ed erogano denaro o buoni spesa, i negozi del riciclo consentono di intercettare i materiali di valore per conferire un immediato valore economico. Queste iniziative hanno anche un altissimo significato culturale ed educativo, perché proiettano l’immagine del valore su ciò che normalmente viene considerato rifiuto, cioè da buttare, scardinando un meccanismo mentale perverso nel consumatore.

Alcuni tentativi in Italia si sono però scontrati proprio con l’esclusiva data ad un solo gestore per la raccolta dei rifiuti urbani.

Il problema potrebbe essere facilmente superato prevedendo nel bando di affidamento una quota destinata ad operatori professionali, iscritti all’Albo Gestori Rifiuti, collegati ad una filiera dichiarata e certificata. Ogni gestore deve infatti dichiarare preliminarmente la capacità di trattamento e/o deposito temporaneo dei propri rifiuti. Il negozio di riciclo sarebbe autorizzato a poter ricevere e consegnare alla filiera del riciclo un tot di tonnellate all’anno, specificando quali sono le industrie a cui conferiranno il materiale. Sarebbe sufficiente mettere a gara un determinato quantitativo di materiali nel servizio di raccolta dei rifiuti urbani della provincia di Reggio da destinarsi a queste forme di conferimento dietro compenso.
Ciò consentirebbe al singolo cittadino di poter vendere il proprio imballo di valore (una lattina di alluminio può valere anche 8 centesimi), e aprirebbe la strada a soggetti economici specializzati, come le coop sociali. Questi operatori sono già impegnati in subappalto nella pulizia di marciapiedi, piste ciclabili, piazze e strade. Consentir loro un canale preferenziale per comprare e rivendere, o raccogliere e rivendere materiali, come già succede per i rifiuti speciali delle attività produttive,  darebbe occasioni ancor maggiori di impiego lavorativo.

Comments:2

  1. Sarebbe un’iniziativa interessante, soprattutto in regioni, come la mia (calabria), dove l’ “emergenza” rifiuti è diventata ormai la normalità.

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