‘Ndrangheta nei rifiuti urbani di Reggio, colpevole ritardo della politica

Non c’è da meravigliarsi di trovare la ‘ndrangheta nel trasporto dei rifiuti urbani, con interdittiva del Prefetto. Da due anni e mezzo rilanciamo gli allarmi dei sindacati sulla legalità nel ciclo dei rifiuti, non si contano le richieste di convocazione delle Commissioni comunale e provinciale sull’argomento, tutte ignorate. Denunciamo l’omertà istituzionale, e ci chiediamo quali sono i tappi del sistema.

Non c’è da meravigliarsi di trovare la ‘ndrangheta nel trasporto dei rifiuti urbani, con interdittiva del Prefetto. Da due anni e mezzo rilanciamo gli allarmi dei sindacati sulla legalità nel ciclo dei rifiuti, non si contano le richieste di convocazione delle Commissioni comunale e provinciale sull’argomento, tutte ignorate. Denunciamo l’omertà istituzionale, e ci chiediamo quali sono i tappi del sistema.

Come facilmente prevedibile, la ‘ndrangheta è entrata nel ciclo dei rifiuti reggiano attraverso lo strapotere nel settore dei trasporti.

Il 10 novembre 2009, quasi due anni e mezzo fa, veniva richiesta dal sottoscritto in Comune e dal consigliere Ferrigno in Provincia una Commissione d’urgenza sulle illegalità nel ciclo dei rifiuti reggiano. Il 25 ottobre, infatti, nell’ambito di una conferenza stampa relativa alla fusione ENIA IRIDE, il sindacato CGIL aveva espresso palesi preoccupazioni sul ciclo dei rifiuti e sulla tracciabilità degli stessi nei nuovi assetti che la società stava scegliendo.

In tal modo si raccoglieva l’appello dei sindacati, in relazione alla possibile entrata dei rifiuti in circuiti di smaltimento illegale.

Dopo 6 mesi, il 17 maggio 2010, la nostra richiesta era ancora stata ignorata, e così Reggio 5 Stelle ripropose di indagare sulle dichiarazioni dei sindacati.

A fine 2011 i presidenti della Commissione comunale Salvatore Scarpino (PD) e di quella provinciale Paolo Roggero (Lega Nord) non erano ancora riusciti a  soddisfare le numerose richieste.

Giungiamo così al nuovo allarme dei sindacati, a novembre 2011, in cui viene riaffermato che “con le esternalizzazioni i servizi di raccolta rifiuti sono sempre piu’ carenti e poco tracciabili i flussi dei rifiuti”.

Viene così presentato un ordine del giorno d’urgenza in Consiglio Comunale il 7 novembre 2011, che viene respinto dal PD, con il capogruppo Vecchi che dice di non ravvisare i motivi d’urgenza.

Il sottoscritto trasforma seduta stante l’ordine del giorno non ammesso in una richiesta di Commissione e la consegna al presidente della Commissione Salvatore Scarpino (PD).

Un mese dopo, il 7 dicembre scorso, viene convocata una Commissione sui Rifiuti, che ovviamente non ha ad oggetto le richieste che da 2 anni sto rivolgendo alle istituzioni di cui faccio parte, ma con cui poco ho da spartire in termini di attenzione e rapidità di intervento sui fenomeni di illegalità.

Il 13 dicembre si tiene così la Commissione dove si parla del nuovo Piano Rifiuti, ma non della legalità della situazione attuale.

Giungiamo ad oggi, dove apprendiamo ciò che sembra ovvio a chi non vuol chiudere gli occhi, e dove abbiamo reinoltrato richiesta di accesso agli atti per avere le richieste scritte, da parte di dirigenti IREN, del rispetto del contratto di servizio rivolta a subappaltatori e subaffidatari di servizi della raccolta rifiuti.
Il caso dei ritardi delle commissioni è entrato addirittura a far parte di un libro “Mafia: le mani sul Nord”, di Sara Di Antonio.

C’è solo un modo di definire questi comportamenti, citando anche l’analisi che di recente il Ministro Cancellieri ha presentato circa il fenomeno della mafia al Nord: si chiama omertà istituzionale. Quali sono i tappi di questo sistema?

Comments:0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *