Mafia Novellara: subappalti?

Si infittisce il giallo della mafia a Novellara: in un’intervista odierna Claudio Bacchi, della Bacchi spa che ha vinto l’appalto, dice: “«Non sappiamo ancora – ha detto – ci pare di aver capito che abbiamo subappaltatori che avevano problemi di quel genere>>. Torna la piaga dei subappalti, e tornano lontane battaglie di Reggio 5 Stelle per imporre il certificato antimafia anche nelle estensioni della filiera, che oggi consentono di fermare i lavori (per fortuna).

Le parole del titolare della ditta Bacchi spa, nell’intervista rilasciata a “Il Resto del Carlino” di oggi, riaprono uno squarcio sulla onnipresenza delle ditte in odore di mafia nella cantieristica, fertile terreno dove il riciclo dei danari sporchi riemerge di continuo.

Fin dal 2008 Reggio 5 Stelle cominciava ad elaborare un programma per dare la massima trasparenza ad appalti e subappalti. Di cose ne sono successe, compresi “misteriosi” attentati e incendi dolosi appena un anno fa a Reggio, sequestri e segnalazioni ovunque di ditte presunte mafiose. L’attenzione, noi, non l’abbiamo mai abbassata:

Pungolando di continuo sulla nostra proposta di un Osservatorio su appalti e subappalti;

– non sottraendoci da denunce pubbliche, lasciando cioè quell’odiosa abitudine di alcuni reggiani a girarsi dall’altra parte;

– rilanciando sui controlli preventivi dei certificati (che peraltro, nel caso di Novellara, avrebbe aiutato a non sospendere i lavori, visto che questa pare essere la principale preoccupazione degli amministratori locali del PD)

Aspettiamo i risvolti di questo giallo con ansia, intanto ci potete seguire sul Gruppo Facebook “Fuori la Mafia da Reggio”

Comments:3

  1. Andatevi a rileggere – La convergenza – di Nando Dalla Chiesa. Vi riporto :

    “uno dei miei colleghi romani” racconta Falcone, “nel 1980 va a trovare Frank Coppola , appena arrestato, e lo provoca: Signor Coppola, che cosa è la mafia?” Il vecchio, che non è nato ieri, ribatte: ” Signor giudice, tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell’appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia.”
    Il bisogno e la disponibilità di cretini. Qui sta la chiave di tutto, prima ancora che nelle complicità intenzionali o afifità morali. (….) Frank Coppola e Giovanni Falcone dicono a chi voglia ascoltarli una cosa di una straordinaria semplicità didascalica: che dove comanda la mafia i posti nelle istituzioni vengono tendezialmente affidati a dei cretini. E che dunque una società che abbia, anche nei suoi ceti colti e professionali, delle buone riserve di cretini è assolutamente funzionale ai disegni e alle ambizioni delle organizzazioni mafiose.(…) Perchè la mafia preferisce, fra le tre ipotesi prospetate da Coppla, quella del giudice cretino? La prima ipotesi, quella del giudice “intelligentissimo, ha alcuni seri inconvenienti. Se è onesto egli sarà per la mafia un nemico pericoloso, che richiederà comunque un impiego considerevole di energie per contrastarlo. O per farlo trasferire, o per delegittimarlo, o per eliminarlo fisicamente. (…) Se il giudice è intelligentissimo ma non è onesto, egli metterà le proprie qualità intellettuali al servizio di sue strategie personali. La mafia dovrà esporsi, contrattare, fare commettere comunque dai propri esponenti reati corruttivi, con in più rischi che derivano dall’atto stesso di manifestarsi con persone, volti profferte.
    La seconda ipotesi , quella del magistrato che gode dell’appoggio dei partiti di governo, presenta altri inconvenienti: Se è onesto i partiti dovranno intervenire su di lui con un’opera di persuasione che non potrà superare certi lilmiti. Non solo, proprio i partiti di governo ( come accadde con Falcone) potrebbero essere convinti da un tal magistrato ad adottare comportamenti più rigorosi nei confronti della mafia. Il suo rapporto di fiducia con la classe di governo, potrebbe rivolgersi contro gli interessi mafiosi.
    Terza ipotesi non è solo quella più desiderabile. E’ quella perfetta. Il cretino farà spontaneamente, spesso in buona fede ciò di cui la mafia ha bisogno. Di più: lo farà gratis. E se ci sarà da omettere ometterà, se bisognerà non capire, non capirà. Anzi porterà a sostegno delle azioni od omissioni desiderati dai clan nuove e insospettabili argomentazioni, talora con entusiasmo da neofita. Userà parole che i clan non avrebbero saputo inventare o rendere credibili. La mafia dunque, una volta ottenuto che il cretino ricopra l’incarico giusto, non dovrà fare nulla, se non guidarlo ogni tanto da lontano.
    A questo punto occorre però proceder ad alcune specificaini, che riguardano proprio il concetto di “cretino”. Che non necessariamente implica un basso livello intellettuale o professionale della persona considerata.Se infatti attribuiamo al termine il significato su visto di idiota, ossia di inetto a parrtecipare alla vita pubblica, dobbiamo precisare che questa inettitudine va riferita alla vita pubblica in un contesto determinato: quello dominato o aggredito da una presenza mafiosa. (…) L’inettitudine di queste persone è dunque relativa, nel senso che esse non vedono, o non sanno misurare, sulla base delle loro priorità culturali, il pericoloso mafioso. E pensano e agiscono di conseguenza. Il fatto è che tale campo di inettitudine, è veramente vasto. Qui ha radici l’Eden mafiso: la società ideale, quella che vbede la mafia solo nei suoi scopi criminali più ecaltanti, e ne circoscrive comunque la presenza ad alcune regioni ?tipiche’. Si produce un meccanismo cumulativo a tenaglia. Da una parte c’è la mafia con i suoi alleati, che insieme cercheranno di avere nei posti decisivi i loro cretini: personagig moralmente inattaccabili, che nessuno potrebbe dire inodore di mafia, quelli che mai potrebbero provocare uno scioglimento dei consigli comunali di appartenenza. La giusta combinazione, insomma, di modestia intellettuale e di vanità del potere. E faranno fare loro i sindaci, gli assessori, i parlamentari, i giornalisti, i presidenti di circoli e associazioni, i capi di uffici giudiziari, i tecnici negli enti pubblici, i direttori sanitari o amministrativi nelle Asl.. ecc
    (…) Poi dall’altra parte c’è anche la società non mafiosa, la quale dà in piena autonomia la sua robusta mano a infarcire di cretini, assoluti o relativi, l’area delle responsabilità pubbliche o private. Certo, lo fa obbedendo a propri criteri: il sacro timore per gli eccessi di intelligenza di di protagonismo, l’amore smodato per le fedeltà personali, nelle aziende come nelle pubbliche amministrazioni, l’allergia dei leader a circondarsi di personalità di rilievo e di prestigio, il culto della mediocrità. Insomma l’insieme dei vizi pubblici e delle meschinità umane lavora in alacre convergenza con la mafia per costruire una società che selezini tendenzialmente al contrario la propria classe dirigente, specie in politica.
    Il grande capitolo che si staglia davanti a noi, quai rievocando la “zona grigia” d Primo Levi, è quindi quello delle complicità penalmente innocenti. Se bastasse aprirlo, leggerlo, rileggerlo, più e più volte pubblicamente fino a generare la vergogna mitologica della “colpa” la partita contro la mafia sarebbe vinta in un breve arco di tempo. (..) La prima condizione non è data facilmente perché l’alleanza tra complicità non innocenti e prevalenza del cretino è in certi luoghi sociali quasi insuperabile.
    L’apologo di Frank Coppola, l’apologo di Teofrasto.” Due prospettive differenti, ma in grado di integrarsi per fornire la descrizione della Convergenza.

  2. La ditta Bacchi di Boretto, che avrebbe scavato abusivamente un milione e 200 mila metri cubi di sabbia dall’alveo del Po; il comune di Gualtieri, in quanto committente dell’intervento, e il suo responsabile dell’ufficio tecnico: sono i destinatari della sanzione amministrativa, salatissima, inflitta dal Corpo forestale dello Stato. Una multa il cui importo potrà variare fra i 9 milioni e mezzo e i 48 milioni di euro. La decisione sull’esatto ammontare della somma da pagare spetta alla Regione.

    Le indagini sono iniziate più di due anni fa e si sono concentrate sull’Isola degli Internati, un’area di proprietà demaniale in cui il Comune di Gualtieri sta realizzando un parco. Il progetto risale a più di 10 anni fa e prevedeva anche un intervento di escavazione di sabbia appaltato dal Comune alla ditta Bacchi. Il direttore dei lavori è il responsabile dell’ufficio tecnico comunale. Secondo il Corpo forestale, Bacchi avrebbe prelevato un milione e 200 mila metri cubi di sabbia senza l’autorizzazione dell’Autorità di bacino e senza la concessione della Regione. Oltretutto il canone versato da Bacchi al Comune di Gualtieri per la sabbia sarebbe inferiore a quello dovuto. Per il Corpo forestale si configura un danno all’erario.

    ‘Abbiamo agito nel rispetto delle leggi – commenta il sindaco di Gualtieri Massimiliano Maestri, che ha presentato ricorso in Regione -. Abbiamo in mano tutte le autorizzazioni necessarie e lo dimostreremo davanti alla giunta dell’Emilia Romagna’. E si rivolge alla giunta regionale anche il legale della ditta Bacchi, l’avvocato Antonio Soda, che nella memoria difensiva definisce infondate le accuse del Corpo forestale. Su questa vicenda c’è anche un’inchiesta della Procura di Reggio, aperta ormai due anni fa. Cinque gli indagati: Claudio Bacchi, socio dell’impresa di Boretto, l’amministratore delegato dell’azienda Aladino Bacchi, il capocantiere della ditta e poi un dipendente di un’azienda mantovana, la Geogrà, che si occupa di rilevazione dati e infine lo stesso responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Gualtieri.

    di MANUELA CATELLANI

    Fonte: Viaemilianet

  3. BORETTO. E’ dall’estate 2002 che s’indaga sugli scavi illeciti di sabbia nel Po, con tre tronconi d’inchiesta che hanno suscitato non poche polemiche e una lunga battaglia legale. Ma su quest’annosa vicenda è ora arrivata la chiusura delle indagini da parte del sostituto procuratore Luciano Padula che ha emesso 19 decreti penali di condanna: coinvolgono vertici e personale di 4 ditte rivierasche, cioè la «Bacchi», la «Terracqua», la «Flumar» e «Ateco». Il gip Cristina Beretti ha accolto le richieste della procura e per le 19 persone sono scattate multe da 7.065 euro. Ma i multati possono opporsi.
    L’opposizione potrà essere presentata entro 15 giorni dalla notifica del decreto penale di condanna (che è comunque «coperto» dall’indulto), il che porterebbe ad un processo vero e proprio, con la possibilita per l’imputato di chiedere un rito alternativo. In caso contrario, il decreto diventa esecutivo. Come detto queste multe – ammontanti a 134.235 euro – riguardano escavazioni abusive nel Po avvenute in tempi diversi e – secondo gli inquirenti – effettuate da quattro diverse ditte.
    BACCHI. Per quanto concerne l’azienda borettese «Bacchi», il pm Padula ha accertato sottrazioni illecite di sabbia in più punti del Po e in un lasso di tempo che va dal 31 agosto 2000 sino ai primi di novembre del 2002. Secondo gli investigatori i furti avvenivano sempre nello stesso modo: venivano posizionate di notte sul Grande Fiume due imbarcazioni (la «Bacchi Express II» dotata di escavatore e la «Patrizia» munita di disgregatore) che estraevano e caricavano la «sabbia di proprietà demaniale» – fino a carichi massimi di 400 metri cubi – per poi trasportarla e scaricarla nei cantieri della ditta stessa, sull’argine del Po. Sono state ritenute responsabili di questo saccheggio 13 persone: i tre amministratori della ditta di Boretto – Aladino e Claudio Bacchi, Franca Soncini – e gli equipaggi delle due imbarcazioni (i comandanti Pasquale Guasco, Doriano Crepaldi, Mauro Amadasi e Filippo Bonafè, nonché i marinai Francesco Scerbo, Stefano Toffanello, Massimo Trevisi, Nello Gianfranco Bernardi e Domenico Stella), ma anche Gianfranco Zoni quale legale rappresentante della ditta «Terracqua» – di Viadana (Mantova) – proprietaria delle motonavi.
    FLUMAR. Stesse accuse, ma più contenute nei tempi – si fa riferimento a fatti avvenuti in un anno, dall’ottobre 2001 all’ottobre 2002 – per quanto concerne la ditta «Flumar» sempre di Boretto.
    Ad agire stavolta nelle ore notturne la motobarca Anna, mentre le responsabilità degli scavi abusivi vengono divisi fra Rita Bacchi (legale rappresentante), Dino Bacchi (capitano della motobarca), Marco Bobbioni (motorista), Mauro Bacchi e Fausto Gardini (marinai).
    ATECO. Infine è stato multato Marco Monti – legale rappresentante della «Ateco» – per le sottrazioni di sabbia effettuate dalla motodraga Crei fra il luglio e l’ottobre di sei anni fa.

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