La porcata di via Della Rivaltella

L’Assessore Gandolfi risponde e conferma tutto: cartelli comunque errati, una pista ciclopedonale con ostacoli alle bici, un Comune latitante su diritti e doveri di manutenzione, privacy calpestata con telecamere su strada pubblica senza rispetto della normativa: nemmeno la propaganda dei Ceasescu della Giunta può coprire tanto. Il Comune di Albinea pienamente complice.

Via della Rivaltella è una strada privata ad uso pubblico, chiusa senza consultare i residenti, tranne il proprietario, l’industriale Ferrarini, che ha preso un controllo indiscriminato su un bene fino a ieri ad ampio uso della collettività.

Il Comune se ne lava le mani delle telecamere in prossimità degli accessi, controllate da Ferrarini. Telecamere private puntate su una strada ad uso pubblico, non segnalate come previsto da normativa con apposito cartello “AREA VIDEOSORVEGLIATA” , ai sensi dell’Art. 13 del Codice in materia di protezione dei dati personali (d. lg. N. 196/2003), come specificato dalla Nota del Garante privacy 20.5.2004 .

A tal proposito la stessa nota specifica come “Gli impianti di videosorveglianza devono essere attivati solo quando altre misure siano insufficienti o inattuabili”. Non è il caso del bunker a cielo aperto di Via della Rivaltella, dove altre misure sono state adottate eccome, con sbarre e cartelli che scoraggerebbero anche Mission Impossible.

I cartelli di strada chiusa, dice Gandolfi, sono rivolti al traffico di auto. Ma se è una pista ciclopedonale l’effetto è quello di comunicare a tutte le utenze che di lì si torna indietro e non si passa. Quindi il cartello, visto che la Giunta non riconosce il palese errore, è volutamente errato, da cui,a nostro avviso, un’enormità amministrativa.

Le bici, in una pista ciclabile (in questo caso assente), devono essere confinate, protette, o cumunque non ostacolate. Ma non è così: oltre ai cartelli anche la chicane attorno alla sbarra. Gandolfi dice che tutto ciò non rappresenta un ostacolo, del resto siamo abituati a piste ciclabili segnate sulla carta, che alla prova dei fatti risultano scoraggianti per il ciclista.

La manutenzione della strada, con relativa riasfaltatura dopo anni di manto disastrato, è stata realizzata dai proprietari ed interamente a loro carico. Una conferma della latitanza del Comune di Reggio, e ciò è chiaramente confermato dalla giurisprudenza. Infatti, per le strade vicinali soggette ad uso pubblico (ossia pubbliche), *il Comune è obbligato a concorrere alla spesa per la loro “manutenzione, sistemazione e ricostruzione”, ai sensi dell’art. 3 del Decreto Luogotenenziale del 1 settembre 1918, una misura che varia a seconda dell’importanza della strada: da un minimo di un quinto della spesa, sino ad arrivare alla metà.*

Infine una nota di rigore al Comune di Albinea, supino di fronte alle decisioni del fratello maggiore sempre targato PD: in un sopralluogo effettuato stamane abbiamo verificato che gli stessi cartelli fallaci sono collocati anche in via Romesino, che prosegue poi in via della Rivaltella, ma è strada albinetana. A distanza di ben 2 km già si scoraggiano i cittadini, ciclisti compresi: cartello di strada chiusa, ma la strada non è chiusa, è addirittura ad uso pubblico!

La propaganda del Comune, che tenta di difendersi con un ecologismo falso, è degna del miglior Ceasescu, non a caso 35 anni fa un punto di riferimento per cultura politica di chi oggi amministra Reggio. Il fatto che i residenti non siano stati consultati, abbiano protestato vibratamente e non abbiano ricevuto risposta, conferma che la vicenda è più degna della Romania dei signorotti di regime che dell’Europa dell’Alta Velocità (che infatti non fermerà a Reggio).

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