La mafia si nutre del silenzio. A Reggio mai più tanto silenzio.

Il procuratore capo di Reggio Emilia Giorgio Grandinetti ribadisce il suo pieno sostegno al lavoro svolto daAntonella De Miro (siciliana doc). Assistiamo alla svolta Antimafia tanto attesa dal Movimento 5 stelle di Reggio, ma soprattutto dai reggiani. Impegnati in questa lotta oltre alla Prefettura, ci sono la Camera di Commercio, le associazioni e le forze dell’ordine. A Reggio si sta cercando di portare avanti una forte azione Antimafia e noi la sosterremo.

La strada si presenta durissima. La criminalità organizzata nel reggiano si è ambientata benissimo, è riuscita a radicarsi nel territorio e nell’economia legale. La mafia si è nutrita del silenzio che ha avvolto l’Emilia per troppi anni. Lo stesso procuratore capo Grandinetti, in carica a Reggio da circa un anno, evidenzia una cruda realtà sulla questione:

A Reggio nessuno denuncia. Non c’è una mentalità omertosa …. come in altre parti d’Italia. Parlerei più di paura anche perché non c’è familiarità con questo tipo di fenomeni. In dieci mesi non c’è stata una sola denuncia

La mafia, prima ancora dell’omertà, si nutre del silenzio. Il nostro appello alla comunità Cutrese e a tutti i cittadini onesti, può diventare un’arma per contribuire a schiacciare il malaffare.

Riporto alcuni fatti di questa settimana. Il ferro va battuto quando è caldo. Battiamo più forte.

Si riapre il processo EdilPiovra che ha portato all’arresto di 12 esponenti legati al clan di Reggio Emilia (non Cutro) Grande Aracri. Fra gli arrestati oltre ai fratelli del boss c’è Nicolino Sarcone, in seguoto scarcerato dalla cassazione per un cavillo. Sarcone è di nuovo alla sbarra e i suoi legali portano avanti una dura opposizione legale. Vogliono riascoltare i 20 agenti di polizia giudiziaria, già testimoni in passato.

Si parla ancora di Giuliano Floro Vito, nome legato alla ditta Consorzio Primavera alla quale Bacchi spa ha concesso subappalti per la costruzione della tangenziale di Novellara, lavori bloccati dal prefetto De Miro per “odor di mafia“. Florio Vito si è presentato in tribunale, alcuni giorni fa, con i fratelli Giuseppe e Salvatore Silipo e la mamma dei Silipo, condannati per usura ai danni di alcuni imprenditori (1 reggiano e altri calabresi). In tribunale restituiscono agli imprenditori strozzati 30.000 fra assegni e contanti.

E’ una specie di notiziario il mio. Riporto tutto sul nostro sito per un semplice fatto: a Reggio mai più silenzio. La nostra politica, il nostro programma è contro ogni Mafia.

Vito Cerullo

Comments:8

  1. Desidererei aggiungere una breve considerazione sull’argomento mafia. Quel che leggo fa rabbrividire ma è mia opinione, da qualche mese a questa parte, che la città di Reggio Emilia è costruita su un “modello sociale” che è espressone vincente dell’atteggiamento mafioso. Chi cerca spazio in mezzo a tante lobby naturali non può che contrapporre un modello sociale che va contro lo status quo della città. Uno stato dentro lo stato. Non si offendano i miei concittadini ma Reggio Emilia ha una formalizzazione amministrativa che riproduce perfettamente lo stato mafioso. Vive una chiusura intrinseca, fatta di ostilità, sospetto, intolleranza verso il prossimo fondata sull’omertà. Non mi sarei mai aspettato questo nella terra dei partigiani, dei martiri del 7 Luglio, dei fratelli Cervi. Questi personaggi sono una accezione e non certo la regola. L’omertà è la causa e non l’effetto. I Reggiani (non tutti grazie al cielo) sono associati in piccoli gruppi chiusi, famiglie, amicizie di casato, rigidamente selezionate e fortemente ostili ad aprirsi anche solo per curiosità. Pensando di aver scoperto una grossa verità ho prontamente informato, qualche mese fa, il Sindaco. Ho pensato di dare l’allarme. La mancanza di una sua risposta è la prova che non ho scoperto nulla di nuovo; che questo è lo stato naturale, di vita sociale, della Città. Devi solo accettarlo. Bene, io non ci sto.
    Infine un’ultima parola. Qualsiasi Movimento o partito desideri un cambiamento questo non sarà possibile fintanto che si penserà che la Mafia è qualcosa di esterno, che viene da fuori, di individuabile in personaggi malavitosi. Come diceva il grande Libero Grassi: la mafia è da rintracciare nella mafiosità (atteggiamento) della gente comune. Il delinquente è la punta visibile del processo, giusto per allontanare l’attenzione delle forze dell’ordine.
    Reggio non può essere ostile alle mafie; lo deve diventare. Anche Totò Cuffaro sui manifesti gridava “la mafia fa schifo”.
    Nulla di nuovo per quanto mi riguarda. Buon lavoro.

  2. Certo è che la scelta tra Schifani e Grasso è stata difficile e piena di tranelli… perbacco, anche Salomone si sarebbe trovato in difficoltà tra l’imputato per mafia ed il procuratore antimafia.
    Poi una dozzina di teste pensanti hanno partorito il topolino, rischiando tra l’altro l’espulsione dal M5S per violazione della disciplina di partito. Cioè, di violazione del non-statuto (NS) del non-partito.

    Come prevedeva Murphy nelle sue Leggi, “La generalizzazione dell’incompetenza è direttamente proporzionale all’altezza nella gerarchia” (Legge di Godin).

  3. Mi pare che neanche questa volta ci sia stata trasparenza, mettiamo in streaming le riunioni dei gruppi, io voglio sapere chi avrebbe fatto eleggere Schifani alla seconda carica dello stato. Giusto non fare accordi, io penso che il PD avrebbe potuto e dovuto sostenere Orellana.
    La vittoria di Schifani con il sostegno dei non schierati non avrebbe aiutatato la democrazia.
    Meno male che gli elettori e gli eletti hanno un’etica diversa dal sig. Megafono e dal sig. Consulente per la Comunicazione. Spero che anche gli altri 42 facciano presto ad affrancarsi, li abbiamo votati perchè mettessero la loro onestà intellettuale al servizio del paese, non per fare giochini.
    No ad un governo Bersani. Si ad un governo di ricostruzione.

  4. Grasso era un magistrato impegnato nella lotta alla mafia.
    Queto era il suo lavoro. La sua esperienza l’avrebbe potuto portare in Parlamento.
    Adesso è Presidente del Senato.
    Non capisco. Com’è che un esperto di mafia invece di impegnarsi 24 ore su 24 nella lotta alla mafia anche nel suo ruolo parlamentare, deve, invece, impegnarsi a tempo pieno come Presidente del Senato.
    Non c’era un politico doc del PD che potesse ricoprire questo ruolo politico istituzionale ?

  5. C’era (la senatrice Finocchiaro), ma considerata “vecchia” e quindi “impresentabile” per troppa esperienza accumulata.

  6. La Finocchiaro ? Ma se ricordo bene, non ha dovuto cheidere una deroga al PD per potersi ricandidare questa volta, in quanto ha già fatto 25 legislature.
    Una un po piu fresca ? No ?

  7. Infatti la Finocchiaro non è stata nemmeno votata (e non sarà neppure capogruppo), mentre Grasso siede su quegli scranni esattamente dallo stesso tempo di un qualsiasi senatore pentastellato… con qualche esperienza in più sulla gestione del personale e sul come si “domano” le riunioni. Lo vedremo comunque alla prova dei fatti, se la legislatura non si tradurrà, come temo, in 450 milioni buttati via (il costo di nuove ed anticipate elezioni).

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