La cultura del porta a porta

Un comitato che si riunisce nella cabina del telefono (marito e moglie) si presenta oggi in Consiglio con una mozione contro il porta a porta. Ecco il discorso che leggerò, con tutta la sintesi degli eventi, dei come e dei perchè. Consigliato ai reggiani e ai parmigiani.

Un comitato che si riunisce nella cabina del telefono (marito e moglie) si presenta oggi in Consiglio con una mozione contro il porta a porta. Ecco il discorso che leggerò, con tutta la sintesi degli eventi, dei come e dei perchè. Consigliato ai reggiani e ai parmigiani.

La cultura del porta a porta

Più di 2000 anni fa le nostre terre beneficiavano di una cultura, quella greco romana, per cui l’igiene del corpo era il centro delle attività quotidiane. La purificazione del corpo, e il benessere che con essa si propagava all’anima, era insieme il soddisfacimento del piacere più sincero che l’umanità aveva scoperto, col progredire della civiltà, e con esso il retaggio di ancestrali ed acquisite sapienze: la pulizia del corpo portava con se la salute, massima espressione del progresso nella condizione di un individuo e della società intera.

Fino al Medioevo trionfarono le terme e i bagni, luoghi pubblici in cui l’igiene personale era anche un momento di scambio, di incontro. Pochi ricchi disponevano dell’acqua nella propria dimora, il luogo pubblico era il dispensatore del bene essenziale, e con esso il posto in cui ci si lavava, si lavavano gli indumenti, in cui l’acqua fresca e corrente, bene di tutti, dava gioia e ristoro a lavandaie ed avventori, vecchi e bambini. A Parigi, su 250.000 abitanti, c’erano 25 bagni e terme pubblici. Anche la nostra città non era da meno, le canalizzazioni romane convogliavano acqua di ottima qualità, e l’accesso era favorito dalla vicinanza dei canali alle abitazioni, sia in città che nelle campagne.

Ma proprio nel Medioevo cominciamo ad assistere ad una pericolosa regressione nel mondo occidentale, e non solo. Se l’igiene personale è ancora un carattere distintivo di molte culture locali, gli spazi pubblici, in primis le strade, diventano un ricettacolo di rifiuti, escrementi liquami, che rendevano un lontano ricordo le grandi cloache che gli imperatori romani fecero costruire nelle città di mezzo mondo. Lo spazio pubblico non era degno, per questa nuova cultura imperante, di un rispetto pari al proprio corpo: l’igiene pubblica regredirà nei suoi tempi più bui.

Quando in Italia scoppia il periodo artistico forse più fulgido della nostra storia, il Rinascimento, oramai anche l’igiene personale è un tratto culturale perduto. La patina di sporco che ricopriva il corpo, gli stessi panni sporchi, erano considerati una protezione nei confronti dell’ambiente esterno: le epidemie di peste furono una delle tante conseguenze che in Europa portarono alla decimazione ripetuta della popolazione.

Alla fine del Settecento, allorchè la scienza come oggi la conosciamo comincia a prendere piede, ritornano in auge i gabinetti, il divieto di gettare escrementi nelle strade, compaiono i primi cassonetti nelle città: si parla di 250 anni fa!

Da quel momento l’igiene diviene il contenuto principale delle campagne di educazione della popolazione: le amministrazioni pubbliche si impegnano in massicce campagne di igienizzazione, sia materiali che culturali, tutte le armi della burocrazia vengono adottate a tal fine, dai divieti e relative ammende per le infrazioni, fino ai primi accorgimenti urbanistici.

Un popolo pulito è un popolo sano, un popolo che vive in un ambiente pulito è un popolo sano.

Per capire quanto diventerà stretto questo legame, nel 1907 nasce un organismo internazionale per l’igiene pubblica con sede a Parigi, che sarebbe divenuto l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità).

Pochi anni dopo a Reggio Emilia l’acqua, con un colossale sforzo dell’Amministrazione, arriverà in tutte le case. Per festeggiare si costruirà una fontana, che ora è stata sostituita, davanti al Teatro Municipale. L’acqua entrava nelle case, l’igiene era alla portata di tutti, era un bene disponibile porta a porta.

Ma i ricorsi della storia sono purtroppo frequenti. Il consumo di beni di ogni genere, e la conseguente produzione di rifiuti, subiranno un aumento esponenziale le cui conseguenze paghiamo ancora oggi. Il territorio verrà disseminato di discariche nei greti dei torrenti, discariche “ufficiali” ed abusive, che provocheranno fenomeni diffusi di inquinamento. L’illusione di una infinita produzione di rifiuti e uno smaltimento infinito porteranno fin dagli anni Sessanta alla realizzazione di decine di inceneritori sul territorio nazionale, e non esistevano limiti per monossido di carbonio.

I mali portati dai rifiuti, quelli che si respirano dall’aria inquinata, quelli che si bevono dall’acqua contaminata, quelli che si mangiano dal suolo deturpato, sono come i batteri nel lontano Seicento: non si vedono, per cui non rappresentano un problema agli occhi dell’opinione pubblica.

La comodità del conferimento al cassonetto diventa una chimera con cui tutte le amministrazioni comunali devono lottare fin dagli anni Ottanta quando, sulla scorta di massicce iniziative in Germania ed altri Paesi del nord Europa, solo nel differenziare alla fonte i rifiuti prodotti in casa si intravede la via d’uscita ad un problema drammatico. Nasce la raccolta porta a porta, unico modo per indirizzare tutti i cittadini verso una maggiore responsabilità.

Il Piano che, tra il 2010 e il 2012, voleva estendere la raccolta porta a porta in tutta la città, è stato bloccato in un blitz estivo dal sindaco. Un’azione pianificata a tavolino, tenendo conto di tutti i fattori mediatici, sbattendosene altamente delle promesse elettorali. Anche il viaggio in America, per diluire l’impatto mediatico della questione, ha confezionato lo sgarro del Signor Sindaco. A cui ci rivolgiamo: per quanto ci riguarda, poteva rimanere a Forth Worth.

L’uccellino è arrivato dall’alto, da quelle schegge impazzite che navigano nella zona grigia tra Partiti ed ex municipalizzate: se Reggio fa il porta a porta, non avremo abbastanza schifezze da bruciare nel nuovo forno inceneritore di Parma.

Il socialista del PD Pierfederici, dimenticandosi della battaglia che il suo partito ha condotto sul furto del 10% di IVA indebitamente pagato ai cittadini, per anni, sulla bolletta dei rifiuti, plaude alla scelta del Sindaco. Bene, dice lui, altrimenti i costi sarebbero ancora lievitati.

La verità delle cifre smentisce brutalmente questa versione, da qualsiasi parte la si prenda: Reggio aveva scelto di estendere il porta a porta gradualmente, 5,6,o più anni, per dilazionare i costi dell’avvio del sistema, nonostante questo le bollette sono aumentate del 22% in un anno,tra il 2008 e il 2009, con un’estensione parziale e senza alcun tipo di controllo serio. Il porta a porta copre 50.000 abitanti, meno di un terzo della popolazione. A Parma, negli ultimi due anni, il porta a porta è stato esteso di colpo a 180.000 persone, tra il 2008 e il 2009 la tariffa è aumentata del 7%.

Un terzo cioè, un dato clamoroso, che smentisce clamorosamente Messer il Socialista:gli aumenti non sono giustificabili dall’applicazione del porta a porta.

L’obiezione per cui a Parma la bolletta era già più alta, e quindi non poteva crescere oltre, è uno scadere nel ridicolo degno di assoluti incompetenti che non meritano di sedere nella Giunta della nostra città: a Parma la bolletta è più alta perchè hanno costi folli di conferimento in discarica, visto che si sono esaurite, e differenziare i rifiuti all’origine è la strada per non arrivare ad avere le bollette di Parma.

Il dietrofront del Sindaco super apprezzato,nei sondaggi, forse perchè l’età media del campione era superiore ai 70 anni, è stato a sua volta apprezzato dal nuovo Assessore all’Ambiente della Provincia di Reggio Emilia, il primo Assessore onomatopeico della storia di Reggio: Mirko Tutino.

Era Assessore a Cavriago, laddove si racconta la grande bufala del 65% di raccolta differenziata, un dato gonfiato spaventosamente dagli assimilati della zona artigianale di Corte Tegge.

Ben si guarda, lui come tutti i politici emiliano romagnoli, dal citare i primi dati che vengono diffusi dai Comuni del Parmense, in cui il porta porta è stato esteso a tutto il territorio provinciale: quell’80% che viene sfiorato, è uno skyscraper da far invidia ai ponti di Calatrava. Con un ritardo colpevole, dopo aver riempito anche le nostre discariche, i politici parmensi si sono mossi, e la cultura dei cittadini, che vogliono un ambiente più sano per i propri figli, può finalmente esprimersi senza i lacci degli interessi dei Partiti.

La cultura del porta a porta è un tramite, attraverso cui la responsabilità nei confronti della nostra società, e dei posteri, viene stimolata, favorita attraverso la tariffa puntuale, dove chi più ricicla e meno produce, meno paga, ed accertata, attraverso appositi controlli.

Controlli e serietà nel servizio che a Reggio non si sono visti, con ripetute reintroduzioni a macchia dei cassonetti, nessun premio ai migliori, niente. Ho scorso centinaia di determine dirigenziali dell’ultimo anno, non ho trovato una sola che avesse ad oggetto finanziamenti diretti del Comune per l’educazione ambientale.

Il futuro corre, chi si ferma, Signor Sindaco, è finito. La speranza è che questa decisione, se definitiva, possa portare il più presto possibile alla fine Sua, e non delle meritate aspirazioni dei nostri concittadini.

Se la città degli asili rinuncia ad educare, e a farlo seriamente, fa un torto alla propria storia.

Comments:2

  1. Bravo Matteo, inziamo a identificare i nuovi Barbari: il comitato nella cabina del telefono, il Sindaco Medico, l’ex Socialista Pierfederici e hai voglia a proseguire…
    Un tempo i Barbari scendevano dalla Germania, ora è a quelle latitudini dove dobbiamo guardare per avere degli esempi da seguire.

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