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IREN, l’ultimo schiaffo ai cittadini

Il Movimento 5 Stelle non ci sta e si schiera contro.

Le spiegazioni fornite dal Sindaco ieri in commissione non ci convincono.

Con l’introduzione del voto maggiorato si accetta, in sostanza, che l’azionariato pubblico di IREN scenda sotto il 51%.
Rivediamo i passaggi che ci hanno portato fino a qui: avevamo una municipalizzata che funzionava benissimo, che si è aggregata con altre aziende, che è diventata una società per azioni, che è stata quotata in borsa e che adesso può essere messa in vendita per fare cassa. Nel frattempo il servizio non è migliorato e i costi per i cittadini sono lievitati.
La connessione logica con una dismissione è sin troppo semplice. Oggi si introduce il voto maggiorato, quindi il pubblico anche se ha meno del 50% delle azioni riesce a governare l’azienda, domani, se si dovesse eliminare il voto maggiorato la gestione dei nostri beni comuni oltre a essere diventata di fatto una  proprietà privata, verrebbe effettuata da chi non ha alcun legame con il territorio e non ha alcun interesse per le città e i cittadini essendo vincolato solo a logiche economiche e finanziarie.
Già adesso abbiano la sensazione che l’unico obiettivo di IREN sia quello di fare dividendi e gestire poltrone.
Con l’introduzione del voto maggiorato questa sensazione potrebbe diventare una certezza,

E pensare, tra l’altro, che il 13 luglio dell’anno scorso tutti si erano scandalizzati quando avevamo chiesto di mettere le azioni IREN a garanzia per ottenere un prestito per finanziare l’acqua pubblica. Adesso però nessuno si scandalizza se le azioni verranno vendute per coprire i buchi di bilancio dei Comuni.
E nel frattempo l’acqua diventa sempre più privata.

Con il nostro voto in Consiglio Comunale, dovremmo anche consentire al Consiglio di Amministrazione di IREN (che verrà rinnovato a breve e in maniera incomprensibile ed inaccettabile prima delle elezioni amministrative di Torino – forse si ha paura di una vittoria del Movimento 5 Stelle sotto la Mole ? ) la delega per aumentare il capitale sociale per i prossimi 3 anni fino a un massimo del 3% con esclusione del diritto di opzione.

Tale aumento di capitale potrebbe essere offerto in sottoscrizione solo a soggetti pubblici o a fronte di conferimento di aziende pubbliche o rami di aziende pubbliche connessi all’oggetto sociale di IREN.

Insomma, si spiana la strada per nuove aggregazioni dai contorni ignoti e inconoscibili per i cittadini, però forse già chiare nella mente di chi propone una simile delega.

E’ evidente che, come Movimento 5 Stelle, in Consiglio Comunale voteremo in maniera decisamente negativa a queste delibere. che riteniamo siano l’atto conclusivo di una storia aziendale, nata sotto una buona stella e svenduta da un ex Sindaco in nome di una logica di potere, soldi e poltrone. Il tutto con il beneplacito del Governo romano.

Un’ultima considerazione, ritornando sul pensiero che un’azienda o si comporta da azienda pubblica o si comporta da azienda privata: prima o poi una decisione deve essere presa.
Questa introduzione del voto maggiorato potrebbe non essere gradita agli investitori istituzionali e privati e forse anche l’aumento di capitale delegato non riscuoterà molto successo.

Il termometro su come il mercato possa reagire di fronte all’introduzione del voto maggiorato lo si può avere prendendo a riferimento il punto di vista dei principali fondi d’investimento tra cui BalckRock, la più grande società d’investimento al mondo che gestisce un patrimonio di oltre 4.000 miliardi di dollari. Questi investitori ritengono che differenziare i diritti di voto possa influenzare negativamente il valore delle azioni, introducendo un fattore di sconto che può raggiungere il 30% generando un impatto negativo sul valore della società; Non è un caso che l’analisi del mercato internazionale riveli che le azioni a voto maggiorato sono utilizzate di fatto in pochissimi paesi. Negli USA, per esempio solo 9 società quotate su 4.400 hanno di fatto introdotto il voto maggiorato. In Francia, che è il paese europeo che più ha fatto ricorso al voto maggiorato, nella maggior parte dei  casi in cui un’assemblea è stata chiamata ad esprimersi in merito all’ipotesi di esercitare l’opzione per l’abbandono del voto maggiorato, si è registrato un voto compatto degli investitori istituzionali a favore dell’abbandono dell’istituto.
 
Alessandra Guatteri
Gruppo Consiliare Movimento 5 Stelle

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