IREN, la resa dei conti dei mancati utili era ampiamente prevedibil​e

Come da noi annunciato in conferenza stampa il 18 febbraio, IREN è in condizioni finanziarie a dir poco preoccupanti, senza alcuna capacità di staccare dividendi. Aver inserito nei bilanci dei Comuni quella voce di entrata si è rivelato un clamoroso errore. In tale situazione, dove la società si rivolge al mercato per vendere financo gli immobili destinati ad uffici, pretendere un dividendo significa incidere profondamente sulla carne viva del più importante patrimonio della città.

Riteniamo che sia concreta la possibilità che già dal 2012, o al massimo dal 2013, non siano distribuiti utili”. Così la Lista Civica Reggio 5 Stelle beppegrillo.it annunciava in conferenza stampa, il 18 febbraio scorso, una delle possibili conseguenze delle precarie condizioni finanziarie in cui versa la società IREN. Detto e fatto, le voci di utili zero divengono certezza ora dopo ora.
La fretta di chiudere il Bilancio del Comune, quando la normativa dà tempo ai Comuni di farlo fino al 30 di giugno, mette a rischio l’impianto stesso del documento comunale. Sotto l’ottimismo infondato del primo cittadino, quel Delrio ostinatamente sordo, vi sono una ridda di previsioni di entrata ampiamente al rialzo (IMU, passi carrai, altri balzelli) o ingiuste (IRPEF non progressiva) che sembrano a questo punto mascherare il buco ampiamente prevedibile dei mancati dividendi IREN. Vien da chiedersi che valore abbia, a distanza di pochi giorni dalla sua approvazione, quel Bilancio comunale appena approvato.
La politica del limone si è rivelata miope e di corto respiro, con IREN trasformata in un bancomat dei comuni, rivalendosi sulle bollette dei cittadini. La partita delle azioni DELMI, con il pugno di mosche e di debiti  che ha portato al controllo virtuale di EDIPOWER, non ha messo in luce manager  particolarmente brillanti, se consideriamo che i precedenti avevano considerato, già nel 2008, di dismettere le azioni DELMI in cambio di grandi centrali idroelettriche.
In questo quadro, con più di 3 miliardi tra debiti consolidati e in via di consolidamento, ipotizzare dividendi anche simbolici significa intaccare nel profondo il più importante patrimonio della città. Siamo in attesa dell’interpellanza presentata in Consiglio sulla vendita di tutti gli immobili destinati ad uffici sparsi in Italia, che IREN ha deciso di affidare ad una SGR tramite apposito bando. E già questo non è un bel segnale.
La scelta di forzare i dividendi andrebbe ad acuire la crisi, con l’obiettivo dichiarato del socio scomodo di procedere ad una fusione con altre multi utility. Non è infatti un mistero che il sindaco di Torino Piero Fassino vorrebbe un altro matrimonio con A2A dove diluire il debito di IREN e della società lombarda, passando ad una nuova fase di Borsa che, come già avvenuto nelle precedenti fusioni, sfrutterebbe il parco buoi per un rilancio immediato quanto effimero.

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