IREN, la pessima compagnia di Torino e Genova diventa un macigno

Dopo i debiti di 250 milioni del Comune di Torino per bollette non pagate nei confronti di IREN, che non compaiono tra i debiti della società, ora traballa anche la stampella societaria FSU, con cui Torino e Genova sono entrati in società con noi emiliani. Senza i dividendi IREN la società non è in grado di restituire i debiti a Banca Intesa, se non per la quota interessi, ed ha in carico derivati Goldman Sachs in perdita come ciliegina sulla torta.

L’articolo di oggi del Sole 24 Ore conferma, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che la compagnia torinese e genovese scelta dal sindaco Delrio e dal PD per la nostra ENIA era da evitare.
Essere convolati a nozze con Genova e Torino si sta rivelando una scelta fallimentare, non solo per i risultati che la conglomerata IREN sta mancando nonostante le promesse, ma per tutta una serie di fardelli che sul lato ovest pesano e peseranno sempre più anche sul patrimonio dei cittadini emiliani.
Prima il debito del Comune di Torino con IRIDE Energia, trasferito in pancia a IREN per la cifra monstre di 300 milioni di euro, ed ancora inchiodato ben sopra i 200 milioni. Una nostra recente mozione, approvata dal Consiglio ha fatto luce sulla questione preoccupante, proponendo una via d’uscita basata su scelte industriali, e non finanziarie, visto che abbiamo a che fare con il Comune di Torino, cioè il più indebitato d’Italia.
Qualche giorno fa, in sede di Bilancio comunale, il sottoscritto anticipava al Sindaco Delrio un’altra grana pesante in arrivo.
E’ la partita FSU,  la Finanziaria Sviluppo Utilities, in poche parole la scatola societaria con cui Torino e Genova controllano i pacchetti azionari delle loro ex municipalizzate e che ora costituisce una delle due stampelle che sorregge IREN, assieme al patto ex ENIA dei comuni emiliani.
Ebbene, questa stampella traballa. Si nutre dei soli dividendi IREN, con cui deve ripagare un debito di 195 milioni di euro. Visto il crollo degli utili IREN per quest’anno, e di conseguenza dei dividendi, FSU potrà pagare a malapena gli interessi sul debito che ha nei confronti della sola Banca Intesa. I debiti rimarranno, cioè, immutati chissà per quanto tempo. Ma non finisce qui. Gli equilibri della società dipendono anche dal suo patrimonio, che secondo i criteri di Borsa vale 200 milioni di euro. Basterebbe una piccola svalutazione di questo patrimonio e FSU perderebbe i criteri di solidità finanziaria necessaria per essere considerata un debitore credibile, e lì si aprirebbe un baratro.
Come se non bastasse, per far fronte alle difficoltà, FSU è ricorsa ad un derivato che a fine 2010 aveva un valore negativo per 11,4 milioni di euro, costruito dalla nota banca d’affari Goldman Sachs.
Per farla breve i reggiani, nell’affare IREN sono in una barca dalle preoccupanti condizioni finanziarie e che rischia di subire una falla pesante sul fronte degli azionisti dell’Ovest.
Il sindaco Delrio ha perso in maniera imbarazzante le sue scommesse di Borsa, ma ciò che più preoccupa è che ogni giorno che passa i contorni del fallimento divengono più drammatici.

Comments:1

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *