IREN . CARROZZONE AL QUADRATO?

Come previsto pochi giorni fa, in scia agli indirizzi del Governo relativamente alle società multiservizi, i 3 Sindaci che possono determinare le sorti di IREN si sono espressi : la multiutility del nord si farà.
Con quali vantaggi per i cittadini che pagano le bollette ancora non si sa.
Vogliamo azzardare qualche previsione? Perdita di controllo da parte dei territori, trasparenza impossibile, tariffe che non diminuiranno, investimenti di cui non capiremo la necessità.
Quest’operazione, che alla fine avrà solo una valenza politica in termini di potere, non porterà nulla agli utenti dei servizi.
In compenso consentirà di far perdere le tracce delle conseguenze di tutte le scelte strategiche discutibili, ma mai discusse con il territorio, che ci stanno danneggiando e che sicuramente ci danneggeranno in futuro.
Da un altro punto di vista, però, la fusione avrebbe il vantaggio di creare un “carrozzone” (per dirla alla Del Rio) troppo grande per fallire.
Sorprende, infatti, che proprio nei giorni in cui si parla di sostituzioni al vertice dell’azienda, i 3 Sindaci si sentano rinforzati nella loro idea di multiutility del nord dai “positivi risultati di bilancio ottenuti nel primo semestre 2014”.
Questo ci deve fare ulteriormente riflettere: una società che dovrebbe gestire il bene comune si presenta con un indebitamento finanziario netto a quota 2.242 milioni di euro in aumento del 2,3% e noi dobbiamo pensare che abbia ottenuto dei risultati positivi?
E’ positivo che IREN abbia un grado di indebitamento (mezzi terzi su mezzi propri )di 2,36, e un rapporto tra patrimonio netto e immobilizzazioni dello 0,42, sono valori desiderabili per un’azienda solida del settore?
Non ci dobbiamo preoccupare se le disponibilità liquide passano dai 55 milioni di euro di fine 2013 ai 26 del primo semestre di quest’anno?
Possiamo sapere come sono state valutate a bilancio le centrali di Tusciano e Turbigo, entrate nel perimetro IREN nel 2013, attive per il servizio di generazione di energia elettrica, che tra l’altro nel primo semestre del 2014 ha fatto segnare un calo del risultato operativo del 40% a fronte di una diminuzione dei ricavi del 14%?
E cosa succede con OLT, il rigassificatore di Livorno costato quasi 900 milioni di euro di cui 450 a carico di IREN, che a gennaio ancora non era funzionante per mancanza di contratti di fornitura e di domanda di gas?
Abbiamo il diritto di chiederci quali investimenti siano stati fatti per il nostro bene comune e con quali risultati, visto che IREN ha pagato in 6 mesi 65 milioni di interessi passivi e visto che l’anno scorso ne ha pagati 111 milioni?
Possiamo domandarci come mai il comparto idrico della “nostra” multiutility a fronte di un calo dei metri cubi di acqua venduti segna un miglioramento del risultato operativo del 76%? Forse per lo spropositato aumento delle tariffe?
No, non potremo più farci domande.
Con la fusione tra IREN e qualche altra azienda multiservizi, tutti i risultati delle scelte gestionali e strategiche si perderanno dentro un contenitore troppo grande per noi che cerchiamo di capire, che già oggi fatichiamo a ottenere risposte e che ne riusciremo a ottenere sempre meno.
I servizi che noi riteniamo fondamentali nella vita di una città (gas, acqua, rifiuti, energia), che hanno un notevole impatto sull’ambiente e sulla nostra vita quotidiana, verranno gestiti in un ottica di poltrone, dividendi e come al solito, di utilità per pochi e danno per molti.
La storia recente della gestione dei servizi a Reggio Emilia, da AGAC a ENIA a IREN, ha già dimostrato che il miraggio dell’accorpamento per ottenere economie di scala è proprio solo un miraggio.
La chimera della quotazione in borsa delle ex municipalizzate, che probabilmente verrà incentivata dal decreto Sblocca Italia, ha prodotto solo società con bilanci sempre peggiori, che effettuano meno investimenti e che producono meno ricadute positive per i territori da cui provengono.
E’ logico, a questo punto, chiedersi (ma forse è una domanda retorica) se a Palazzo Chigi sono consci della reale situazione in cui versano le società partecipate per le quali si stanno progettando incentivi e soprattutto se questi incentivi alla fine non potrebbero configurarsi come aiuti di Stato: cioè la classe politica non è in grado di gestire i beni comuni e come al solito dobbiamo essere noi cittadini a pagare per ripianare la situazione.
Come Movimento 5 Stelle vigileremo attentamente su tutta questa fase che si sta aprendo e che presenta scenari preoccupanti e saremo i primi a denunciare eventuali irregolarità alla Commissione Europea.
Sarebbe ora di rimettere i cittadini al centro delle scelte dell’Amministrazione e non solo quando si tratta di fare campagna elettorale.

Alessandra Guatteri
Consigliere Comunale

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