In 114 Paesi le multinazionali dell’acqua fatturano importi superiori al Pil

L’acqua è un bene da cui dipende la vita di tutti gli esseri viventi e del pianeta, eppure è in atto un processo di mercificazione senza precedenti. Come era facile prevedere e temere, lo scenario descritto da Giuseppe Altamore quattro anni fa nel suo libro ‘Acqua SpA’ non solo si sta concretizzando, ma la fantasia creativa degli investitori è riuscita a configurare percorsi ancor più inquietanti e tempi di realizzazione rapidi, rapidissimi. Come in tutte le cose, volere è potere. O anche, nel caso dell’acqua pubblica ‘obiettivo strategico’ del governo italiano, potere è volere. La privatizzazione di fonti e servizi idrici è legata alla metafora della modernità, basata su una percezione riduzionista della natura, e incentivata dalla scarsità della risorsa; scarsità essenzialmente conseguente al sistema produttivo ed economico dominante. Margherita Ciervo, autrice di un recente, agile e documentato volumetto [1], ricorda che la creazione del mercato dei servizi idrici ha determinato una trasformazione dell’organizzazione del settore, orientandola – tanto per cambiare – al profitto. La privatizzazione dell’acqua sembra essere l’ultima frontiera di un processo che ha già riguardato altre risorse essenziali, e che ha generato ineguaglianza e ingiustizia, erosione della sovranità popolare, miseria e conflitti, alterazione dei cicli biogeologici e irreversibile distruzione ambientale.

Marco Bersani sull’inserto [2] di Carta.org ci informa: Da questo mese fino a luglio ci saranno banchetti in tutto il Paese per raccogliere 700 mila firme su tre quesiti referendari per la ripubblicizzazione dell’acqua [3]. È la naturale prosecuzione della campagna «Salva l’Acqua» che, nello scorso novembre, ha dimostrato, con mobilitazioni diffuse in tutto il territorio nazionale, l’indignazione popolare per l’ultimo provvedimento dell’attuale governo: l’accelerazione della privatizzazione del servizio idrico, per consegnarlo nelle mani delle multinazionali e dei grandi capitali finanziari.

Di fronte a una crisi, che è insieme economica ed ecologica, il governo, anziché promuovere misure che sfocino in un diverso modello di produzione e consumo, ha preferito ascoltare le sirene di Confindustria, che chiedono rendimenti sicuri e liquidità (monetaria). Che cosa può garantire meglio gli uni e l’altra se non la definitiva privatizzazione del servizio idrico? Dunque avanti con i privati, nonostante la storia di questo Paese ne abbiamostrato tutte le inefficienze.

Da quando le aziende municipalizzate sono state trasformate in società per azioni e i privati hanno avuto libero accesso a questo inalienabile bene, gli investimenti sono crollati a un terzo [da 2 miliardi a 700 milioni di euro l’anno], l’occupazione è caduta verticalmente [- 30%], le tariffe sono salite vertiginosamente [+ 62% dal 2000] e gli sprechi continuano [+ 20%]. Centinaia di comitati popolari sono sorti in tutta Italia per contrastare la privatizzazione dell’acqua, brutalmente imposta dai governi di molti enti locali. In ogni angolo del Paese uomini e donne stanno dicendo NO e organizzano mobilitazioni e proteste, iniziative di sensibilizzazione e proposte concrete per difendere il più essenziale tra i beni comuni.

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[1] M. Ciervo, Geopolitica dell’acqua, Carocci ed., luglio 2009, 143 pp.
[2] ‘istruzioni per l’acqua’ a cura di Carta.org n. 8, marzo 2010 (17 pagine) : www.carta.org/pdf/insertoacqua.pdf
M. Bersani può essere contattato su www.italia.attac.org
Video-intervista: www.youtube.com/watch?v=dGBqc2xcbFg&fmt=18
[3] www.acquabenecomune.org/spip.php?rubrique267

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