Il M5S non gioca d'azzardo con Bersani PD e PDL: ricordate le sale Bingo, il decreto Bersani e i 98 miliardi di euro evasi dalle slot ?

C’è un altro buon motivo per non sostenere Pierluigi Bersani o un governo dei partiti Pd o Pdl che sia. Un motivo che porta alla piaga del gioco d’azzardo che produce danni sociali ed economici al Paese enormi.
Il Movimento 5 Stelle non gioca d’azzardo con Bersani, Pd e Pdl.

C’è un altro buon motivo per non sostenere Pierluigi Bersani o un governo dei partiti Pd o Pdl che sia.  Un motivo che porta alla piaga del gioco d’azzardo diffuso che produce danni sociali ed economici enormi al Paese.

Il Movimento 5 Stelle non gioca d’azzardo con Bersani, Pd e Pdl. 

Fu infatti il Decreto Bersani il 4 luglio 2006 con l’emanazione del decreto legge n. 223/2006 (noto come decreto Bersani), convertito con legge n. 248/2006, con cui all’art. 38: a fissare.

  • co. 1, lett. b), come modificato dalla legge n. 296/2006, Legge finanziaria 2007, si introduce la nozione di gioco di abilità (definito quale evento in cui il giocatore, oltre alla fortuna, deve possedere una certa abilità);

  • co. 2 si rinvia a provvedimenti da parte del Ministero dell’economia e delle finanze
- Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato per una regolamentazione di dettaglio nell’ambito della distribuzione del gioco su eventi diversi dalle corse dei cavalli.

     Citiamo dal sito del CONAGA che si occupa di questa piaga sociale ed economica.

    “Nel 1997 (governo di centrosinistra Prodi nda) vengono introdotte la doppia giocata di Lotto e Superenalotto e le Sale scommesse; nel 1999 (governo di centrosinistra D’Alema nda) investitura ufficiale per il Bingo; nel 2003 spazio in Finanziaria alle Slot machine (governo Berlusconi nda), nella Finanziaria 2005 (governo Berlusconi nda), ecco introdotte la terza giocata del Lotto, le scommesse Big Match, le scommesse on line, nel 2006 (governo Prodi – decreto Bersani nda) i nuovi corner e punti gioco per le scommesse.
    Si è passati dalle 3 occasioni di gioco autorizzato alla settimana degli inizi del ’90 (totocalcio, lotto e scommesse ippiche), alle 15 occasioni di gioco nel 2006: 10 settimanali, più lotterie istantanee, sale bingo (242), slot machine (con circa 200.000 apparecchi diffusi in tutto il territorio nazionale), sale scommesse (1.400), scommesse on line con carte prepagate.

    Con il Decreto Bersani, la proposta di giochi è aumentata ulteriormente. All’art.38 (“Misure di contrasto del gioco illegale”) vengono attuate alcune disposizioni che vanno a modificare la disciplina vigente del settore dei giochi da intrattenimento: viene costituita una rete strutturata di punti vendita ed è offerta la possibilità di poter installare nelle sale Bingo apparecchi di intrattenimento per i giochi su base ippica. In concreto vi è l’offerta di altri 16.300 nuovi punti in cui è possibile cialis online without prescription giocare d’azzardo, si allarga ulteriormente la possibilità di giocare e scommettere.”

    Ma quali sono i danni di tutto questo al Paese e la nostra società ? Eccoli calcolati.

    Prima di tutto la questione dell’evasione di 98 miliardi di europosta in campagna elettorale dal Movimento 5 Stelle e denunciati per la prima volta pubblicamente dal giornalista Ferruccio Sansa al V-Day dell’8 settembre 2007.

    Questi invece i danni sociali al Paese da studio del Conaga, sintetizzabili in : a fronte di 8 miliardi di entrate annue per lo Stato, un danno sociale di -6 miliardi di euro , altro danno all’erario di -3,8 miliardi di euro di mancata Iva versata, a questi aggiungere non esattamente quantificati i miliardi di euro alle mafie, i danni per divorzi causati da “ludopatie” (tra i 6

    e 8% divorzi sono causati dal gioco d’azzardo) e altri risvolti negativi. Guarda l’intervista

    Qui tutti i conflitti d’interessi tra partiti e gioco d’azzardo. Una questione che riguarda anche il Pd, oltre ai figli di Mastella, Dell’Utri e tanti altri esponenti di partito.

    Altro articolo del Fatto Quotidiano sui Bingo dei D’Alemiani e DS e tutti altri conflitti d’interesse

    Da un articolo del 2001 del Corriere della Sera: ” E’ un marchio depositato dalla Playservice di Cavriago (Reggio Emilia), controllata da tre società: la Immobiliare Beta, che gestisce tutto il patrimonio immobiliare del partito; la concessionaria di pubblicità ds (Pielleffe) e la finanziaria della Lega cooperative (Ccfr). Tanto che, appena un mese fa, l’ amministratore delegato di Playservice e Immobiliare Beta, Alfredo Medici, non aveva problemi a esporre le finalità della Ludotec: «L’ idea è creare un network di sale col medesimo marchio» dove giocare a Bingo. Locali presi «tra centinaia di vecchie sezioni, Case del Popolo, ex balere, ex discoteche, supermercati in disuso e centri commerciali della Lega Coop». Ognuna delle sale potrebbe fruttare 8-9 miliardi di utili. E la liquidità è molto importante per le casse dei Ds”.

    Come dare fiducia a chi ha giocato d’azzardo con l’Italia ?

 

 

Comments:12

  1. Signori,
    io ho votato 5stelle con tutto che la storia dei 98 miliardi non e’ stata approfondita bene.
    Non si tratta di evasione ma di penali (giudicate irragionevoli dalla corte dei conti).
    Se fosse stata evasione ero d’accordo nel recuperarla tutta fino alla morte.

  2. Luca non è cosi. Chi ha giudicato era uno degli interessati in totale conflitto d’interessi. Rimane poi tutto il resto, inqualificabile per chi ha un minimo di moralità.

  3. Fino a qualche tempo preferivo (di poco) che gli eletti dessero la fiducia, ma sapete una cosa? Forse visto quello che sta succedendo nel campo del pdl, potrebbe essere molto utile tornare alle urne.

  4. IN Italia sono 15 i miliardi spesi per il gioco d’azzardo dagli italiani in anno. Solo lo 0.6% rientra nelle casse del fisco. Come vogliamo chiamarla? Scudo fiscale 2?

  5. Per recuperare i 400 e passa milioni che costerebbero nuove ed anticipatissime elezioni occorreranno 3 legislature di mancati rimborsi elettorali… ma prima occorrerà fare una legge ad uopo.

    Purtroppo botte piena e moglie ubriaca non convivono, neppure nel Giardino del Re…

  6. prima volta : so chi è Berlusconi e la sua ciurma, ma non so più chi e cosa sono le sinistre, mi sento come se avessero venduto il lavoro dei miei nonni e genitori visto che ai tempi anno contribuito alla realizzare in paese della coperativa di consumo il cinema io o partecipato a lavori di ristrutturazione, o assistito alla loro vendita, e poi e finita che per farli funzionare sono ancora sotto il loro controllo, mi anno disgustato.
    devono andarsene tutti, anno rovinato il paese

  7. FA PIU’ DANNI L’ALCOL O IL GIOCO?????????????

    FATICA DARE CONTRO VINITALY?? EPPURE CHI BEVE CREA DANNI SOCIALI MOLTO MAGGIORI DI CHI GIOCA A SE STESSO (CIRROSI E ALTRE MALATTIE) AGLI ALTRI CON INCIDENTI E GUIDE PERICOLOSE.

    CON QUESTI DATI SAREBBERO DA CHIUDERE TUTTI I BAR E LOCALI DI MESCITA.

    R.I.

    Alcol. Rapporto Istat. A rischio 7 milioni e mezzo di italiani. Soprattutto “vecchi” e “giovani”
    Secondo l’indagine Istat, il 66,6% della popolazione di 14 anni e più ha consumato alcol nel 2012. Tra gli over 65, e in particolare tra le donne, aumentano i consumatori di alcol fuori pasto. E’ allarme per i giovani che si mettono alla guida dopo aver bevuto.
    18 APR – In Italia cresce il consumo di alcol occasionale e fuori dai pasti, mentre diminuisce il numero di bevitori giornalieri. I comportamenti a rischio nel consumo di alcol (consumo giornaliero non moderato, binge drinking, consumo di alcol da parte dei ragazzi di 11-15 anni) riguardano 7 milioni e 464 mila persone. Le fasce d’età più a rischio sono gli over 65 e i giovani nella fascia di età che intercorre tra i 18 e i 24 anni. E’ quanto emerge dal rapporto Istat “L’uso e l’abuso di alcol in Italia”. In particolare tra gli over 65, nel confronto tra 2002 e 2012, aumenta dal 12,7% al 13,5% la quantità di persone che bevono fuori dai pasti. In questa fascia d’età la crescita è ancor più consistente se si considerano soltanto le donne: dal 4,3% al 5,7%. Ancora più marcato l’avanzamento della diffusione di alcol fuori pasto tra le donne di ogni età: nel 2002 erano il 35%, nel 2012 sono diventate il 38,5%.

    A livello di abitudini, da segnalare un cambiamento nel tipo di bevande consumate. Diminuisce infatti la quota di chi consuma solo vino e birra e aumenta quella di chi beve anche aperitivi alcolici, amari e superalcolici. Nel 2012, il 64,6% della popolazione di 11 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica nell’anno. Di questi, il 51,9% beve vino, il 45,8% birra e il 40,5% aperitivi alcolici, amari, superalcolici o liquori; consuma vino tutti i giorni il 21,5% e birra il 4,1%.

    Nel complesso, il 66,6% della popolazione di 14 anni e più ha consumato almeno una bevanda alcolica nel corso del 2012. Tale quota è stabile rispetto all’anno precedente e in diminuzione rispetto a 10 anni prima (70,2%). Dal 2002 al 2012 il numero di consumatori giornalieri di bevande alcoliche decresce del 24,6%, specialmente tra le donne (-32,6%). Aumenta, invece, la quota di quanti dichiarano di bere alcolici fuori dai pasti (dal 23,1% del 2002 al 26,9% del 2012) e di chi ne consuma occasionalmente (dal 35,8% nel 2002 al 42,2% nel 2012).

    Rispetto al 2011, diminuisce sia la quota dei consumatori giornalieri non moderati di alcol (dall’8,4% al 7,5%) sia quella degli abitué del binge drinking (dal 7,5% al 6,9%). La riduzione si osserva tra gli uomini, che passano dal 13,6% al 12,2% per il consumo giornaliero non moderato e dal 12,2% all’11,1% per il binge drinking.

    Un peso importante è poi esercitato dalle abitudini in famiglia e dai contesti sociali. Il consumo non moderato da parte dei genitori influenza il comportamento dei figli. Il 17,4% dei ragazzi di 11-17 anni che vivono in famiglie dove almeno un genitore adotta comportamenti a rischio nel consumo di alcol ha anch’esso abitudini alcoliche non moderate, mentre tale quota scende al 9,2% tra i giovani che vivono con genitori che non bevono o che bevono in maniera moderata. Chi eccede nel consumo di alcol spesso è un fumatore o un ex fumatore. Il 20,9% dei fumatori e il 19,3% degli ex fumatori ha almeno un comportamento di consumo a rischio contro il 9,1% dei non fumatori. Tra i giovani di 18-24 anni che frequentano assiduamente le discoteche i comportamenti di consumo di alcol a rischio sono più diffusi (30,5%) rispetto ai coetanei che non vanno in discoteca (8,0%). Stesse differenze si riscontrano tra frequentatori e non di spettacoli sportivi e concerti.
    Allegati:

    Il rapporto Istat sull’alcol
    18 aprile 2013
    © Riproduzione riservata

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