Il Comune di Reggio chiude una strada: ne beneficia un importante industriale. Cosa c’è dietro?

C’era un volta via Della Rivaltella, che da via del Buracchione, laddove sbocca il percorso ciclabile del lungo Crostolo, porta al Comune di Albinea. Una strada semidistrutta non soggetta ad intenso traffico di auto, perchè non poteva certo essere considerata alternativa per raggiungere Albinea, visto che per percorrerla bisognava fare un lento slalom tra le profonde buche, immersi in una bellissima campagna, attraversata frequentemente da pesantissimi mezzi agricoli, grandi trattori che ne garantivano il disfacimento progressivo e inesorabile.
Ora questa strada non c’è più, è diventata un “percorso cicloturistico”. Con l’ordinanza dirigenziale 945/2010, firmata dal dirigente Alessandro Meggiato, è stata chiusa con tre sbarre, due sul lato nord attorno a villa Corbelli, una sul lato sud lato Albinea.
Il Comune la pensa diversamente su via della Rivaltella:
“costituisce un itinerario alternativo tra il Comune di Albinea (area industriale) e quello di Reggio Emilia”
“la suddetta strada viene percorsa ad velocità elevata”;
E così avviene la chiusura, in maniera molto curiosa: vengono installate tre sbarre e relativi sistemi di sicurezza, telecamere, rilevatore sonoro per passaggio mezzi di emergenza, e “l’installazione, la manutenzione e la gestione sarà a cura dei proprietari dell’area”.
Peraltro, quasi tutti i terreni e gli interessi sull’area sono di un importante industriale di Reggio.
In pratica, una gestione privata della strada di quella che è sempre stata una strada pubblica?
Ma questa è solo la più clamorosa di una lunga serie di stranezze:
Il cartello che segnala la nuova fantomatica pista cicloturistica contiene un clamoroso errore: il simbolo di strada chiusa. Ma la strada non è chiusa, ha ben due sbocchi dall’altra parte attorno a villa Corbelli, dove sono state poste sbarre e telecamere e dove i pedoni e ciclisti possono tranquillamente passare, ed anche i “residenti”, come indicato nell’ordinanza. Questa falsa indicazione, non significa per caso “state alla larga, perchè di fatto questa è proprietà privata?”
Se si tratta di un percorso cicloturistico, perchè una sbarra e non passaggi forzati tra pilomat o transenne, anche mobili? Come si vede da una delle foto scattate la strada dà libero accesso a moto da cross, altrochè percorso cicloturistico! E le bici sono costrette ad una chicane finale.
Che senso ha un segnale acustico che si apre non solo in presenza di sirene, ma anche col rumore di grandi trattori, camion e moto da cross? In pratica, solo un deterrente per le auto? E allora come può essere definito percorso cicloturistico?
La strada viene riasfaltata, dopo anni, solo dopo la chiusura con le sbarre: chi ha pagato questo costo? Il Comune o i privati? E se era così pericolosa, come dice l’ordinanza, specie nella stagione invernale, c’era bisogno di aspettare la chiusura definitiva?
Qual’è l’effetto dei pesanti mezzi agricoli, che quotidianamente la percorrono, sulla durata del manto stradale?
Se la strada “non è dotata di marciapiedi o banchine sufficientemente larghe ovvero percorsi sicuri per pedoni e ciclisti”, come dice l’ordinanza, perchè dopo la riasfaltatura tutto è rimasto come prima, senza neanche una linea demarcatoria di poche decine di centimetri capace di mettere in sicurezza pedoni e ciclisti? Siamo sicuri che tutto ciò si stia facendo per il bene dei cicloturisti, o per altri interessi, di natura privata?
Non si poteva risolvere tutto con una zona 30, che sarebbe costata molto meno, e una linea demarcatoria per mettere in sicurezza i ciclisti, che allo stato dei fatti manca?
Ben vengano i percorsi per bici e pedoni, ma le priorità sono altre. Il percorso ciclopedonale del lungo Crostolo è segato in due da via del Buracchione, senza alcuna segnalazione di attraversamento. I ciclisti che devono attraversare via del Buracchione, strada molto frequentata dalle auto al contrario di via Della Rivaltella e piena di buche, la attraversano a loro rischio e pericolo, come ci è stato più volte segnalato.
Qua invece si agisce su una falsa priorità con una cura da cavallo: sistemi di accesso e sicurezza gestiti da privati, cartelli ingannevoli che scoraggiano l’entrata, sistemi sonori che non fermano camion o pesanti mezzi agricoli, o moto da cross, come da noi verificato, insomma, un bel pastrocchio che lascia pensare che via Della Rivaltella sia stata chiusa per interessi altri da quelli pubblici.

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