“GAME OVER” per le biomasse di Toano: Provincia, IREN e Comunità M. smentite dalla Regione

La Regione ritira il finanziamento e smentisce la Provincia: quei fondi si possono utilizzare per compostaggio e tetti fotovoltaici , come da noi proposto lo scorso 15 novembre. Provincia e Comunità Montana smentite dalla Regione anche su dimensioni impianto, materiale legnoso e e sfalci proveniente da raccolta rifiuti. Il nostro progetto alternativo.

(nella foto: Mirko Tutino, Assessore Provinciale Ambiente e Pianificazione)

La Regione ritira il finanziamento e smentisce la Provincia: quei fondi si possono utilizzare per compostaggio e tetti fotovoltaici , come da noi proposto lo scorso 15 novembre. Provincia e Comunità Montana smentite dalla Regione anche su dimensioni impianto,  materiale legnoso e e sfalci proveniente da raccolta rifiuti. Il nostro progetto alternativo.

Rispondendo ad una interrogazione di Giovanni Favia (Movimento 5 Stelle) l’assessore regionale allo sviluppo Giancarlo Muzzarelli (Pd) conferma come il progetto di finanziamento per la centrale a biomasse di Fora di Cavola dopo il “no” del Comune di Toano è stato bloccato. La Regione, smentendo l’assessore provinciale Tutino, con l’assessore Muzzarelli dichiara che ” si dichiara favorevole a finanziare, mantenendo lo stesso importo di finanziamento altri interventi di carattere energetico,quali ad esempio alcuni impianti di compostaggio e tetti fotovoltaici” .

La nostra proposta era di spostare il finanziamento di 3.3 milioni di euro per un impianto di compostaggio e tetti fotovoltaici e fu avanzata dal consigliere Giovanni Favia a metà novembre. Allora l’assessore Tutino aveva risposto con sufficienza che questo progetto non era perseguibile, ed aveva invitato il consigliere Favia di “ad informarsi meglio”…

Confronto tra tutte le dichiarazioni del MoVimento 5 Stelle, le dichiarazioni di Tutino,IREN e Comunità Montana e la risposta della Regione,

Le alternative quindi esistono e dalla Regione arriva un invito a Provincia, Comune di Toano, Comunità Montana di sedersi intorno ad un tavolo per studiare la realizzabilità e mandare avanti i progetti di fatto proposti dal Movimento 5 Stelle: impianto di compostaggio per la Montagna e tetti fotovoltaici.

La risposta della Regione smentisce su altri temi la Provincia di Reggio e la Comunità Montana (vedi tabella allegata e interrogazione in copia).

La Provincia di Reggio dichiarò che si trattava di autorizzare un impianto da 15.000 tonnellate, la Regione invece ha smentito nero su bianco: il finanziamento di 3.3 milioni era richiesto per una centrale da 50.000 mila tonnellate annue. Inoltre la Regione ha spiegato come sia a Fora di Cavola, ma anche per altri progetti come per la centrale biogas-biomasse di Prato Gavassa, se si vogliono utilizzare i fondi europei PRO-FES per gli interventi, le biomasse legnose non devono provenire dal ciclo integrato dei rifiuti. Provincia e Comunità Montana in più dichiarazioni parlavano di utilizzare “sfalci e potature” (giro verde) e residui del legno da raccolta differenziata .

Viene poi confermato dalla Regione quanto denunciavamo. Che la legna da sottobosco (ciclo corretto) c’erano solo 2.600 tonnellate annue dalla nostra Montagna e infatti la Regione parla di come Iren Spa voleva approvvigionare la centrale con materiale nel raggio di 70 chilometri dalla stessa: da Bologna a Massa, a La Spezia, Parma, Modena tanto per intenderci. Alla faccia della filiera reggiana di cui parlavano Tutino e Sara Garofani.

PROGETTO ALTERNATIVO
L’alternativa esiste per utilizzare i fondi europei per l’ambiente, costa poco e ha un duplice vantaggio:
1 – da un lato rinunciare a biomasse legnose che non sono reperibili sul territori o provenienti dal ciclo dei rifiuti

2 – riconvertire l’attuale previsione di “biomasse legnose” in “biomasse” ampiamente disponibili, cioè la raccolta dell’umido da destinare a digestione anaerobica (biogas) e compostaggio. La stessa Regione ammette che i finanziamenti possono essere riconvertiti per finanziare impianti di compostaggio ed impianti fotovoltaici (come da noi proposto con il consigliere regionale Favia lo scorso novembre): l’obiettivo è avere vantaggi ambientali per l’area industriale (APEA) e per il territorio.

L’importo del finanziamento per la “vecchia” centrale a biomasse legnose è di 3 milioni 350 mila euro.
Inoltre l’attuale Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (PPGR) prevede 3 impianti di
compostaggio nella nostra Provincia, ad oggi ne sono in funzione zero.

Il progetto alternativo consiste in:
1 – un impianto fotovoltaico da 300 kw di potenza a tetto (costo 1 milione di euro)
2 – un impianto di digestione anaerobica per la frazione umida della raccolta differenziata dei
Comuni della montagna, con tecnologia biogas dry, con annesso impianto di compostaggio (su cui investire i rimanenti 2 milioni 350 mila euro).

Impianto fotovoltaico: è sufficiente una superficie a tetto di 3000 metri quadri, o più superfici di pari entità, per accedere al contributo massimo del Conto Energia in regime di scambio sul posto, che dà accesso ai massimi incentivi per le fonti rinnovabili fotovoltaiche.

Impianto biogas dry con cogenerazione e compostaggio finale: tecnologia di largo uso in Nord Europa, rappresenta la punta più avanzata del trattamento delle biomasse senza combustione né gassificazione preliminare. Consiste in alcune celle di digestione (stanzoni a chiusura ermetica facilmente collocabili all’interno di capannoni di modeste dimensioni) in cui avviene la digestione della biomassa, in questo caso l’umido proveniente dalla raccolta differenziata. Da questa rapida digestione anerobica si libera biogas che viene bruciato in un cogeneratore (semplice combustione di metano) producendo energia elettrica e calore. La produzione di energia elettrica è sottoposta al
regime di incentivi tramite i Certificati Verdi, il calore viene riutilizzato all’interno del ciclo stesso dell’impianto.
Vantaggi del progetto:
1 – accettabilità sociale notevolmente maggiore, con un ampio coinvolgimento della popolazione
per fare la raccolta differenziata dell’umido
2 – dotazione del territorio di un impianto indispensabile per la corretta gestione dei rifiuti
3 – impianti facilmente collocabili in spazi contenuti;
4 – integrazione tra diverse forme di energie rinnovabili, senza incidere negativamente sulle filiere del territorio.

Comments:4

  1. Pensare che a Napoli i rifiuti organici in assenza di questo tipo di impianti vengono inviati fino a Pavia.

    Altra alternativa che funziona: Porta a Porta, ma a Reggio è stata abbandonata.

    da Repubblica:

    Napoletani, campioni della differenziata. Un paradosso che il Wwf conferma, dati alla mano, attraverso gli esiti positivi della raccolta dei rifiuti “porta a porta” attivata in sette quartieri: Colli Aminei, Ponticelli, Chiaiano, Bagnoli, Rione Alto, San Giovanni a Teduccio e Centro Direzionale. Risultato? Centotrentamila abitanti virtuosi – il 13 per cento della popolazione partenopea – che hanno sottratto alle discariche il 66,09 per cento dell’immondizia prodotta.

  2. Si, poi Tutino già lo conosco, da quando faceva l’assessore a Cavriago…poverino, che brutti maestri che ha avuto.

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