Diga di Vetto, inutile e pericolosa

Tutte le volte che la siccità tormenta le province di Parma e di Reggio, mettendo a repentaglio i prodotti agricoli di alto prestigio della nostra zona, ritorna alla luce l’antico progetto relativo alla costruzione di una diga di ritenuta da eseguire nel Torrente Enza in corrispondenza della strettoia situata sotto il paese di Vetto, in provincia di Reggio Emilia.
E proprio oggi, nell’anniversario del disastro del Vajont, la Lega di Salvini porta il tema in Consiglio Comunale.
Il Movimento 5 Stelle conferma la contrarietà al progetto con un voto fermamente contrario.
SINTESI ANALISI TECNICA – LE RAGIONI DEL ‘NO’ – Ecco una sintesi di un’analisi tecnica che mette in evidenza gli enormi problemi che si potrebbero verificare con la costruzione della Diga di Vetto
    – generazione di  squilibri epocali nel trasporto solido della val d’Enza, con conseguenze inimmaginabili dal punto di vista dell’erosione e dei problemi idrogeologici (alluvioni, frane, smottamenti, perdita di territorio coltivabile, costi incalcolabili per la manutenzione)
    – possibile prosciugamento delle falde che alimentano I nostri acquedotti: potremmo trovarci di fronte all’assurdo di tenere acqua in alto per alimentare l’agricoltura della Val d’Enza e non averla più nei rubinetti di Reggio Emilia: trovandoci nel Consiglio comunale di Reggio Emilia, consigliere Vinci, qualche considerazione di lungo termine andrà pur svolta;
– la fattibilità tecnica e statica è molto probabile, a fronte, e questo è certo, di approfondimenti tecnici, costi di progettazione, costi di realizzazione davvero ingenti e tempi di realizzazione lunghissimi.
IN CASO SICCITA’ LA DIGA ACCUMULA…FANGO (DOCUMENTI ALLA MANO) – Inoltre, altro aspetto non secondario, se non piove e, soprattutto, se non nevica, quella diga sarebbe destinata ad accumulare fango.
La recentissima elaborazione delle precipitazioni regionali apparse nel primo numero della rivista Ecoscienza, contenente tutta la serie storica finora disponibile e le proiezioni al 2050, indica che  in 3 stagioni su 4 si ha una marcata diminuzione delle precipitazioni (estate, primavera e inverno) dove il calo dell’inverno è particolarmente importante perché vuol dire che nevicherà di meno (quindi ciao ciao diga di vetto). Solo in autunno si ha un marcato aumento delle precipitazioni, in prospettiva, ma qui ci viene in soccorso l’Atlante climatico della Regione Emilia Romagna del 2017, con dati fino al 2015.
Basterà l’acqua dell’autunno per alimentare un invaso? La risposta è no, ed è alle pagine 24 e 25 dove aumenta  l’evapotraspirazione annua e dove diminuisce il bilancio idrico. L’acqua cioè non riuscirebbe ad essere stoccata dall’autunno all’estate, in gran parte evaporerebbe o saremmo costretti ad usarla prima delle emergenze.
COSTI ENORMI PER OPERA INUTILE – DOVE INVESTIRE CONTRO LA SICCITA’
Inoltre, prevedendo un costo di svariate decine di milioni di euro per l’opera in esame, che forse potrebbe sforare in centinaia di milioni di euro, e tempi decennali, ci chiediamo con questo esempio che senso abbia, nel 2017, intraprendere quest’avventura.
Se risparmiando un centesimo al giorno potremmo un giorno evitare di spendere tutto il nostro stipendio per pagare I nostri debiti, cosa faremmo? E se non avessimo nemmeno la certezza di poter pagare tutti I debiti, ma anzi la probabilità che essi comunque aumentino nel tempo, cosa faremmo?
Questo è il paragone con un’alternativa banale quanto efficace: un immediato ed esteso investimento, con interventi obbligatori, per il risparmio idrico nelle attività agricole della Val d’Enza, che come quella di tutta l’Emilia Romagna è una delle più idroesigenti al mondo in climi temperati. Puntare sugli invasi pedecollinari in cui sono già previsti interventi di ripristino di attività estrattive in dismissione a fini irrigui.
Cos’è che non funziona in questo Piano? E’ troppo semplice, costa troppo poco, si spendono troppi pochi soldi pubblici? Si movimentano poche migliaia di metri cubi di materiale inerte? Si cola poco cemento invece delle cattedrali di cui avrebbe bisogno la diga di Vetto? Perché, se è così, allora questi per noi non sono problemi. Il vero problema è il cambiamento climatico, e va affrontato subito.
Gianni Bertucci, consigliere comunale Movimento 5 Stelle a nome del gruppo consiliare Movimento 5 Stelle Reggio Emilia

MoVimento 5 Stelle – Reggio Emilia

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