Deposito autobus dichiarato inagibile rimane aperto per 10 mesi

Il deposito di autobus di Reggiolo, utilizzato da autisti SETA, TIL e SOGEA, era stato dichiarato inagibile da un’ordinanza del Comune in seguito al terremoto del 22 maggio, ma la struttura è rimasta aperta. Un grave rischio per tutti gli autisti che hanno continuato ad utilizzare la struttura per mesi e mesi. Solo dopo la denuncia della rappresentanza sindacale di SOGEA il deposito è stato dismesso. Pubblichiamo il comunicato stampa del sindacato.

Il deposito di autobus di Reggiolo, utilizzato da autisti SETA, TIL e SOGEA, era stato dichiarato inagibile da un’ordinanza del Comune in seguito al terremoto del 22 maggio, ma la struttura è rimasta aperta. Un grave rischio per tutti gli autisti che hanno continuato ad utilizzare la struttura per mesi e mesi. Solo dopo la denuncia della rappresentanza sindacale di SOGEA il deposito è stato dismesso. Pubblichiamo il comunicato stampa del sindacato.

COMUNICATO STAMPA

FINALMENTE RISTABILITA la SICUREZZA dei LAVORATORI del TRASPORTO

Il terremoto che lo scorso 22 maggio scorso ha devastato il territorio di Reggiolo ha evidentemente causato danni anche al deposito degli autobus di Consorzio ACT, oggi ceduto al gestore SETA spa, tanto che, al pari di molti altri edifici, il Sindaco l’ ha dichiarato inagibile.

Ciò nonostante dal 22 maggio l’ edificio è sempre rimasto aperto per tutti gli Autisti dipendenti di SETA spa, di TIL srl e di SOGEA srl, i quali, regolarmente dotati di chiavi, ogni mattina entravano nella struttura per ritirare i documenti del servizio giornaliero, e la sera per riporli.  Bacheche per le istruzioni giornaliere, servizi igienici e saletta riposo ovviamente all’ interno.

Unica precauzione, gli autobus parcheggiati all’ esterno, affiancati in modo talmente stretto che per uscire era obbligatorio occupare tutta la carreggiata di via Bandini, strada provinciale ad alta frequenza veicolare, specialmente di mezzi pesanti. La sera, in qualsiasi condizione di visibilità (luce, pioggia neve o nebbia), altra invasione della carreggiata completa, e, lentamente, parcheggio in retromarcia.

Alle nostre perplessità è sempre stato risposto che tutto era regolare, che non si vedevano crepe o altri segnali di pericolo, che il capannone era “sano”, e di continuare a lavorare come sempre, in tutta tranquillità (in alcuni non isolati casi vi era l’ aggiunta di “non rompere i coglioni”, ma forse questo non si può scrivere sui giornali, o dire in televisione)

E tuttavia, anche in considerazione delle manovre e delle ripetute scosse, noi non si era troppo tranquilli…….sino a quando, di fronte alle nostre insistenze, sui portoni del deposito non sono apparsi i cartelli “locale inagibile- divieto di entrare”. In pratica gli autisti, di fatto obbligati ad entrare nel deposito per motivi di servizio, potevano apparire come entrati “illegalmente”, magari subendo le sanzioni amministrative del caso, ma soprattutto potenzialmente non assicurati in caso di sinistro o crollo se trovati all’ interno del capannone.

Abbiamo così incaricato il nostro Responsabile per la Sicurezza dei Lavoratori, Sig. Alberto Brescia, il quale pienamente e correttamente adempiendo al mandato ricevuto ha fatto verificare la situazione dai tecnici dell’ Ente competente ASL – Ufficio SPSAL (Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro) e dai tecnici delle tre aziende. L’ ultima verifica il 27 marzo, che ancora una volta ha verificato l’ esistenza della ordinanza comunale (inagibilità), ma ancora una volta promesse, faremo, vedremo, abbiamo incaricato, non sono chiari i metri di distanza prudenziale, insomma pannicelli caldi, et similia

Il 28 mattina Il Resto del Carlino ha pubblicato una mio intervento e, potenza della stampa, nell’ immediato pomeriggio il deposito è stato interamente sgombrato delle attrezzature. Il 29 sera il deposito e l’ intera area adiacente risultano efficacemente chiusi, transennati a dovere, TIL srl parcheggia gli scuolabus nel cortile delle scuole, i dipendenti del gestore SETA spa dal prossimo 3 aprile iniziano il servizio da Reggio Emilia, ed ugualmente i dipendenti di SOGEA dal deposito di Carpi.

Non ci si venga a raccontare che stiamo ingigantendo una cosa da nulla.
Se in soli due giorni l’ area è stata sgombrata e chiusa, significa che il pericolo era reale.
O forse chi comanda in ACT prima, e oggi in SETA, pretende che, come gli sfortunati operai della Thissen, per non

rivelare la loro neghittosità diventiamo eroi, però solo dopo morti, accidentalmente ?

Resta l’ amarezza.
L’ amarezza di chi per 10 mesi si è visto ogni giorno esposto al pericolo.
L’ amarezza di chi non riesce a farsi ascoltare dai Dirigenti, siano essi Consorzio ACT o SETA spa, intenti a preservare le proprie poltrone, a massimizzare i loro stipendi minimizzando tutti i costi (compresi quelli per la sicurezza), e per questo disposti sino a illegalmente giocare con la vita dei loro sottoposti.

Resta l’ amarezza di chi non riesce neppure a farsi ascoltare da Sindacati burocratizzati, che spesso paiono persino conniventi con questi Dirigenti, tanto che i Rappresentanti per la Sicurezza direttamente nominati dalle OOSS si sono tenuti ben lontani dalla questione, così come in massima parte si tengono lontani da ogni questione riguardante la sicurezza dei Lavoratori, e del servizio.

Resta l’ amarezza di vedere un pubblico servizio, di intera proprietà degli Enti Locali reggiani (ma potremmo tranquillamente discutere delle molte responsabilità dell’ Oligarca Partito Dominante), in pochi anni ridotto sul lastrico, anzi pieno di debiti (e considerato quanti sono i viaggiatori paganti non potrebbe essere diversamente), diviso tra decine e decine di inutili “aziende di scopo” ma colpevolmente reso inefficiente proprio dalla rigidità di questo sistema, un servizio talmente ridotto da risultare inefficace (e paggio ancora è previsto per il prossimo autunno), al momento teso soltanto a maggiormente comprimere i diritti e i pochi compensi dei Lavoratori.

Mauro Berni, RSU SOGEA

 

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