Dear Giorgio…

Caro Giorgio,in questi giorni in cui tutti ti criticano, tranne i tuoi nuovi amiconi della P2, noi vogliamo invece ringraziarti. Ti ringraziamo perché ci hai fatto capire i nostri errori, come un buon padre di famiglia ci hai mostrato dove sbagliavamo facendoci anche un esempio di come avremmo dovuto comportarci.

Come dei cretini abbiamo passato le nostre giornate nelle piazze al freddo di febbraio, con i passanti che ci guardavano con commiserazione – chi glielo fa fare a questi? – con le dita che congelavano alla centesima carta d’identità trascritta. Tutto questo perché da fessi avevamo capito che c’era una cosa chiamata legge elettorale, e che questa legge era da rispettare.
Raccoglier il numero legale di firme, trovare un pubblico incaricato per vidimarle, sbrigare la montagna di burocrazia del caso e correre in tribunale per presentare puntualmente la documentazione per far ammettere la nostra lista alle elezioni. Quelle cose che in Italia servono a tutto fuorché scegliere gli uomini migliori per governare.

Ma tu ci hai mostrato invece che la prossima volta faremo molto meglio a darci alla vasca in via Emilia e alla tv in salotto, metter giusto qualche nome sui moduli tanto per far vedere che ci abbiamo provato. Se poi avanzerà qualche spazio che sarà mai, vuoi che non si chiuda un occhio se manca il numero legale? Se proprio non saremo capaci di organizzarci daremo la colpa agli altri con un bello sciopero della fame di protesta, e se i documenti continueranno a non essere regolari li taroccheremo quel tanto che basta. Sarà mica una tragedia se pure tu chiudi un occhio.
Poi ce la prenderemo comoda mentre andiamo in tribunale, magari ci fermiamo anche per un panino, che mica si può viver schiavi dell’orologio cribbio!
Insomma, molto meglio fregarcene e passare poi a trovarti per superare insieme quella scocciatura di legge che, arrogante, non ammette ignoranza, mentre tu la permetti eccome, perché da uomo moderno qual sei, sai che viviamo nell’era della flessibilità e quindi tutto deve essere flessibile, anzi, interpretabile.

Quindi grazie Giorgio, per l’utile lezione e anche per esserci, perché un presidente della Repubblica così spiega bene perché il rispetto delle regole, nel nostro Paese, è spesso un optional.
La differenza sta nel fatto che un cittadino a cui scade il disco orario paga una multa salata, la casta a cui appartieni giammai che si assuma la responsabilità di questo sfacelo morale.



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