Archivio per ‘Welfare’

PEEP di Rivalta, problemi ancora irrisolti

Scritto il 8 febbraio 2011 da

Come Consigliere di Reggio 5 Stelle nella Circoscrizione Sud, oggi ho inoltrato una Interrogazione a risposta scritta al Presidente Gianni Prati, relativa ai problemi da tempo noti del quartiere PEEP di Rivalta.

Abitato da circa 1500 persone, negli ultimi anni ha assistito ad un aumento del degrado dovuto alla sparizione di alcuni servizi essenziali, come il negozio di alimentari di prossimità (Despar) da tempo chiuso e al quale non è mai subentrato un altro gestore. Questo obbliga i residenti a recarsi al supermercato al centro della frazione di Rivalta, creando chiare difficoltà per gli anziani, dovute anche al fatto che l’unico autobus disponibile, il 5, passa dal PEEP solo ogni 20 minuti.

In una passata Commissione venne discussa la possibilità di avviare un mercato ambulante alimentare nel quartiere, per dare una parziale risposta ai problemi nati con la chiusura del Despar, ma da allora non se ne è più saputo nulla. Quali sono le intenzioni della circoscrizione su questo punto? é ancora nelle previsioni?

Numerosi residenti lamentano poi che da tempo è comparso nel quartiere un gruppo di giovani, apparentemente non residenti, che orbita nei pressi del bar e sarebbe responsabile di disturbo e atti vandalici. le forze dell’ordine nonostante diversi interventi non hanno risolto la questione. Il Presidente è informato della cosa e se si, quali interventi si propone di adottare in merito?

La mancanza di servizi e il conseguente degrado sono elementi pericolosi per ogni quartiere, perchè ne minacciano la vivibilità e la coesione sociale. é necessario difendere il senso di comunità che esiste in tante frazioni di Reggio, altrimenti corriamo il rischio che interi quartieri, una volta pieni di vita, si trasformino in tanti dormitori.

Rassegna stampa: (1) e (2)

Respinta la mozione a favore dei senza tetto. Partiti sordi!

Scritto il 30 gennaio 2011 da

Usare gli edifici pubblici non utilizzati per dare un tetto provvisorio a chi non ce l’ha, sul modello dell’anti-craak olandese. Respinta la mozione di Reggio 5 Stelle, coi Partiti sordi ad una proposta di buon senso e con potenziali vantaggi economici. Ora ci vadano loro a parlare coi senza tetto, ammesso che nel loro mondo dorato abbiano l’occasione di incontrarle queste persone.

La mozione, presentata alcuni mesi fa per far fronte all’emergenza di chi, per disagio sociale cronico e per la crisi economica, un tetto non ce l’ha, ha il pregio di correggere alcune distorsioni dell’attuale sistema. Edifici pubblici inutilizzati, come le Case Cantoniere della Provincia, vengono messe all’asta e le aste vengono regolarmente disertate. Questo è frutto di un mercato comletamente fermo, e siccome ad ogni asta il prezzo di base si abbassa, stiamo perdendo centinaia di migliaia di euro per la miopia dei nostri governanti locali.

Da circa 40 anni, in Olanda, si è assistito ad un meccanismo di utilizzi temporanei per l’utilizzo degli immobili a senza tetto, studenti, avventori che necessitavano per brevi periodi di una sistemazione a basso o bassissimo costo, regolate da Associazioni ed altre Organizzazioni che si sono fatte carico della corretta gestione comune degli immobili, coinvolgendo gli inquilini nella condivisione delle incombenze gestionali, dei costi, del quieto vivere, del rispetto dell’immobile concesso.

Niente da fare: il consigliere del PDL Eboli si è addirittura arrampicato su ciò che non era scritto in mozione, inventandosi di sana pianta che si chiedeva di ristrutturare gli immobili. Neanche avesse dovuto giustificare un appartamento per Ruby, ha dato sfoggio della falsità di una classe politica incompetente e miope.

Videopoker e slot machines: mettiamoci un freno!

Scritto il 30 gennaio 2011 da

Già discussa la mozione di Reggio 5 Stelle che propone un freno ai videopoker e slot machines, macchinette mangiasoldi che stanno rovinando intere famiglie. Lo stimolo alla dipendenza da gioco di questi sistemi è altissimo, portando a comportamenti compulsivi ripetuti. La nostra proposta ha destato l’interesse dell’aula, l’argomento verrà trattato in Commissione mercoledì 2 febbraio alle ore 18, alla presenza di chi, nella nostra città, combatte contro le dipendenze da gioco. La seduta è pubblica.

Nata da un’iniziativa di Guastalla  5 Stelle, la proposta ha interessato anche il Comune di Reggio e Rubiera attraverso i rappresentanti delle liste Grillo.

Notevole interesse sta destando la presa di posizione del sindaco di Gromo (BG), che sta valutando di escludere completamente le macchinette mangiasoldi dal territorio comunale (No GAME ZONE).

Per partecipare alla III Commissione di mercoledì 2 febbraio:

- ore 18, entrata da Piazza Prampolini, sede Municipale. Salire le 2 rampe di scale, girare a sinistra e salire al quinto piano (Sala Gruppi Consiliari).

Raccolte le firme per mozione ItalEdil

Scritto il 21 gennaio 2011 da

  • Reperimento manodopera da sfruttare sia in territorio moldavo che in territorio nazionale
  • Reperimento soggetti extracomunitari da impiegare come manodopera ai quali fornire falsa documentazione volta al rilascio di permessi di soggiorno regolari o falsi permessi di soggiorno di cui dotare ciascun lavoratore clandestino
  • Reclutamento lavoratori clandestini presenti in Italia
  • Monitoraggio costante dei singoli lavoratori nei cantieri di volta in volta utilizzati e intimorimento dei clandestini mediante minacce, qualora gli stessi si fossero ribellati alle condizioni di vita e lavorative a cui erano sottoposti, anche palesando la disponibilità di armi da utilizzare ai danni degli stessi onde dissuaderli da eventuali azioni legali
  • Dotazione di ciascun lavoratore clandestino al fine di farlo lavorare di documenti contraffatti
  • Gestione delle pratiche relative alle false regolarizzazioni
  • Falsificazione di permessi di soggiorno di cui dotare ciascun lavoratore clandestino
  • Pagamento mensile dei lavoratori clandestini, applicando trattenute ingiustificate sulle somme dovute quale corrispettivo del lavoro svolto e sanzioni in caso di trasgressioni arbitrariamente riscontrate

Sono solo alcuni dei reati di cui sono imputati 4 italiani, 2 moldavi e 4 marocchini coinvolti nel processo ItalEdil srl. Un processo che coinvolge i peggiori reati del nostro Paese: sfruttamento di lavoratori (pagati 1,75 euro all’ora!), falsificazione di documenti, associazione a delinquere, ecc.

Per questo, la lista Reggio 5 Stelle ha deciso di appoggiare la mozione di iniziativa popolare che richiede che il Comune di Reggio si costituisca parte civile al processo che si terrà nei prossimi mesi.

Sabato 22 gennaio in piazza Del Monte a Reggio raccoglieremo firme per la presentazione di questa mozione. Vi chiediamo pertanto di fare un salto a firmare. La questione è molto importante, specie in periodi come questo (vedi caso Mirafiori).

Per chi volesse dare una letta alla mozione, la trovate qui.

il SI/NO di Torino visto da Torino

Scritto il 15 gennaio 2011 da

Il referendum-ricatto di Marchionne visto da chi vive Torino, e non Roma (vedi Fassino in cerca di nuova poltrona). I SUV, che sarebbero il futuro, i miliardi regalati agli Agnelli,  un confronto con la Germania che non tiene, e che non giustifica le clausole capestro del papocchio di Mirafiori. Il risultato è del tutto insignificante, peraltro gli operai hanno votato NO. La lettera del moVimento 5 Stelle di Torino

13 gennaio 2011

In questi giorni tutta Italia parla di Mirafiori e del referendum sul nuovo accordo di lavoro; e anche noi del Movimento 5 Stelle di Torino vorremmo dire con chiarezza la nostra posizione.

Non siamo di sinistra (né di destra o di centro) e non vogliamo certo difendere le sacche di inefficienza, i privilegi, le rigidità, le pastoie legali cervellotiche e l’assenteismo che ancora regnano in grandi parti del mondo del lavoro italiano, né giustificare sindacati che, al di là della loro posizione di questi giorni, tutti insieme per trent’anni non hanno saputo fare molto altro che difendere lo status quo e la propria partecipazione al potere, di cui molti sindacalisti hanno beneficiato personalmente ben oltre il lecito.

Tuttavia, troviamo questo accordo scandaloso; è un ricatto con cui Marchionne dice “o lavorate a condizioni sempre peggiori o io chiudo le fabbriche italiane”. Scandaloso, più ancora il fatto che Marchionne “ci provi”, è il fatto che il Paese si disponga a novanta gradi; che non ci sia una controparte seria in grado di giocare non in difesa, ma in attacco.

Il famoso progetto Fabbrica Italia, almeno per quanto riguarda Mirafiori, non convince proprio: che futuro può avere uno stabilimento che dovrebbe produrre SUV americani su licenza? E’ questo, secondo Marchionne, il veicolo del futuro, o è un modo per trascinare Mirafiori ancora per qualche anno in condizioni sempre peggiori, stile ThyssenKrupp, in attesa di poter chiudere la fabbrica per sfinimento?

La Fiat chiede agli operai più produttività, ma poi in molti reparti di Mirafiori i macchinari più recenti hanno almeno vent’anni e molti ne hanno quaranta; per cui, se in Volkswagen cambiano stampo in dieci minuti, in Fiat ci mettono tre ore, periodo in cui la produzione resta ferma. Questo è un piccolo esempio di come l’eventuale improduttività della produzione italiana non derivi dalle “pause pipì” dei lavoratori, ma dalla mancanza di investimenti da parte dell’azienda. Altrimenti, come è possibile che in Germania gli operai guadagnino il 30% in più, lavorino 35 ore invece di 40, e le fabbriche siano competitive?

Inoltre, la crisi commerciale di Fiat deriva dall’incapacità dei manager e dei sindacati di concepire un piano industriale adeguato alla mobilità del “post petrolio”, basata su veicoli energeticamente efficienti e non inquinanti, su una diversificazione verso settori attigui (come la cogenerazione di energia già abbracciata da Volkswagen) e su uno spostamento verso il trasporto pubblico e collettivo. La Fiat è gestita come un conglomerato finanziario e borsistico, non come una grande industria; è incredibile come così poca attenzione sia stata prestata a questo tema.

Troviamo assurde le argomentazioni di chi auspica la firma del nuovo contratto. Il sindaco Chiamparino, come un piazzista televisivo, invita a firmare ora promettendo che poi si aggiusterà il contratto in futuro, prendendo per scemi gli operai. La storia insegna che chi cede ai ricatti una volta poi potrà soltanto cedere ancora, e ancora. Sarà anche vero che la competizione globale è feroce e che il futuro di un paese sviluppato non è nell’industria pesante, ma qual è la risposta disegnata dalla classe politica e industriale italiana: la trasformazione degli operai in schiavi? La loro eliminazione fisica?

A tutto questo si aggiunge però un altro scandalo, quello dell’ingiustizia sociale. Se l’Italia deve accettare sacrifici per recuperare competitività, li devono fare tutti, compresi i dirigenti e gli azionisti. Non è accettabile che si peggiorino le condizioni di vita e di salute degli operai mentre Marchionne guadagna 120 milioni di euro con le sue stock option, tassate perdipiù al 12,5%. I manager miliardari che impongono sacrifici solo agli altri sono figure moralmente indegne.

Ci piacerebbe fare il conto di quanti soldi ha dato alla Fiat la collettività con la cassa integrazione, con gli incentivi alla rottamazione, con le regalie degli enti locali come l’acquisto delle aree TNE (60 milioni di euro) o la svendita dello Stadio delle Alpi a scopo di centro commerciale. Facendo i conti, potremmo scoprire che Mirafiori in realtà dovrebbe già essere nostra.

Proprio perché gli operai sono sotto il ricatto della perdita del posto di lavoro, sta al resto del Paese difenderli. Una classe politica degna di questo nome avrebbe negoziato con la Fiat un piano industriale ben diverso, e avrebbe preteso il rispetto dei diritti dei lavoratori. Di fronte alla minaccia di chiudere gli stabilimenti, una classe politica degna di questo nome avrebbe chiesto la restituzione degli aiuti di Stato percepiti in questi anni, come peraltro hanno fatto molti governi stranieri; verificato la possibilità di introdurre dazi sulle produzioni effettuate in Serbia, che piacciano a Bruxelles o no; imposto una tassazione non del 12,5%, ma dell’80% sulle plusvalenze da stock option oltre il milione di euro. Avrebbe, insomma, fatto il possibile e l’impossibile per arrivare a un accordo equilibrato e dignitoso per tutti, esercitando il potere che i lavoratori oggi non hanno.

Quello che è in ballo oggi è molto più che qualche pausa in meno; è il diritto dei lavoratori a venire rispettati, a scegliersi i propri rappresentanti, a sperare in un futuro migliore e non progressivamente peggiore. Per questo motivo, invitiamo a votare NO al referendum per l’approvazione del contratto; inoltre, capendo che molti lavoratori, lasciati soli dall’Italia, non potranno che cedere al ricatto di Marchionne, promettiamo loro solidarietà e sostegno per le future battaglie, qualsiasi sia l’esito del referendum.

MoVimento 5 Stelle Torino

Reggiani per esempio, ci saranno solo decisioni politiche sui progetti presentati dai cittadini

Scritto il 22 novembre 2010 da

Reggiani per esempio, ci saranno solo decisioni politiche sui progetti presentati dai cittadini. Nel bandone per la Cultura e il volontariato il Comune si rimangia la promessa di coinvolgere esperti di chiara fama nel valutare le proposte del “Bandone”. Con una delibera di Giunta viene nominata la Commissione: Sindaco , Assessori e Presidenti di Circoscrizione, gli esperti avrebbero tutti declinato l’invito.

Era l’8 marzo 2010 quando il sindaco Delrio, in pompa magna , annunciava le centinaia di proposte pervenute al bandone “I Reggiani per esempio”, il grande contenitore e inghiottitore di tutte le iniziative culturali e di volontariato della città.
In quell’occasione venne annunciata una Commissione giudicante composta, oltre che da membri della Giunta, anche da “Soggetti esterni di chiara fama e competenza”.

E spuntavano i primi altisonanti nomi: Gregorio Arena, professore ordinario di Diritto amministrativo all’Università di Trento, già presidente di Cittadinanzattiva dal 2004 al 2007, e Nadia Urbinati, docente di Scienze politiche alla Columbia University di New York.

Dopo un lunghissimo iter di pre istruttoria, che ci ha portato quasi a fine anno, la Giunta si rimangia tutto: la Commissione sarà composta da soli membri politici, Sindaco Assessori e Presidenti di Circoscrizione.
Ufficialmente la versione è questa: ” gli esperti esterni inizialmente contattati per far parte della Commissione si sono dichiarati non più disponibili per sopraggiunti impegni professionali”

Ovviamente la geniale impostazione di Delrio, Bonaretti e compagnia bella non aveva previsto dei sostituti, anche scelti tra studiosi di chiara fama che a Reggio certo non mancano, e che meglio di altri conoscono le esigenze locali.
Tutto questo è stato sancito dalla Delibera 247 del 10 novembre 2010.

Crediamo che l’esito sia del tutto inopportuno. La scelta dei progetti risentirà inevitabilmente degli orientamenti politici dei membri della Giunta, alimentando un malcontento che già serpeggia nel mondo della cultura e del volontariato reggiano.
Poca delicatezza da parte di Delrio, che parla sempre troppo presto, lancia le “eccellenze” come fossero granate, e poi si deve sempre rimangiare tutto.

Farmacie: i dubbi aumentano dopo l’interpellanza

Scritto il 12 agosto 2010 da

I dubbi sulle cariche del Direttore aumentano dopo l’interpellanza tenutsi il 26 luglio, clamorosa conferma giunge dall’Aquila.Egidio Campari, chiamato per una consulenza a l’Aquila, viene indicato dal Consigliere Comunale Bernardi come emessario di FINUBE (Cooperative 99%+FCR 1%), e si ipotizza il conflitto di interessi.La vicenda riguardava un’analisi fatta da Campari sull’opportunità di far lavorare il magazzino dell’Aquila oppure chiuderlo.

Alla nostra interpellanza sugli incarichi del Direttore di Farmacie Comunali Riunite, non risponde l’Assessore Spadoni come da deleghe, ma l’Assessore Matteo Sassi.

Il quale giustifica tutti gli incarichi con l’atto di costituzione societaria di Pharmacoop, in cui c’è scritto che il rappresentante sarà il Direttore delle Farmacie.

Tuttavia l’art. 19 dello Statuto di FCR parla chiaro:

“il Direttore non può esercitare alcun altro impiego, commercio, industria o professione, né può accettare incarichi anche temporanei di carattere professionale estranei all’azienda, senza speciale autorizzazione da darsi di volta in volta dal Consiglio di Amministrazione.”

Da darsi di volta in volta: ciò non è stato fatto. Infatti, a nostra richiesta degli estremi degli atti di autorizzazione del consiglio di Amministrazione di FCR, nessuna risposta!

Non solo: emerge che il Presidente di FCR è nel Cda di Pharmacoop, per cui potrebbe essere lui a rappresentare FCR nelle diverse società controllate, e non il  Direttore.

Ma la vicenda reggiana è solo una piccola parte del complesso risiko farmaceutico di cui il Direttore di FCR è protagonista. Ha del clamoroso quanto emerso a L’Aquila: le locali Farmacie avevano chiuso il magazzino (Deposito Farmaci), sostenendo che l’attività non era più remunerativa per l’azienda. Proteste dei dipendenti e dei sindacati che sostenevano il contrario, la questione giunge in Consiglio Comunale e si vota per far riaprire il servizio di magazzino, facendo lavorare i dipendenti.

Autore della clamorosa protesta il consigliere di Sinistra Democratica in quel dell’Aquila Giuseppe Bernardi, che sottolinea come ci sia stata una consulenza da parte di Egidio Campari, come Amministratore Delegato delle Farmacie Comunali di Modena, che esprimeva un suo parere, ovviamente a favore della chiusura del magazzino. Ecco cosa dice Bernardi:

“c’è da chiedersi quale rilevanza oggettiva può avere un parere espresso dall’Amministratore Delegato delle Farmacie Comunali di Modena (ndr: Egidio Campari), nominato dal partner industriale (Pharmacoop srl cui nel 2003 subentra FINUBE SpA) delle Farmacie stesse – e che detiene il 38,9% del suo capitale sociale – sulla opportunità di sottrarre al pubblico un servizio che può essere offerto da un privato che opera nel settore!

Ancora più escplicito dichiara Bernardi:

“Un parere certamente autorevole e privo di secondi fini che forse però pone un problema di conflitto di interessi dal momento che, eliminato il Deposito farmaci AFM, il mercato aquilano diventerebbe terreno di conquista per le aziende distributrici del settore”

http://www.ilcapoluogo.com/site/News2/Politica/Consiglio-comunale-approvata-mozione-Afm/G.-Bernardi-continua-l-attacco-ai-vertici-AFM

http://www.leditoriale.com/index.php?page=articoli&articolo=5766&numero=493

Da Direttore della Farmacie reggiane, ad Amministratore Delegato delle Farmacie di Modena, a consulente contestato all’Aquila per i suoi giudizi: ma l’art.19 dello Statuto di Farmacie recita ““Divieto di altri incarichi”.

Qua gli incarichi professionali si susseguono in una infinita treccia che, dopo vari passaggi, porta a L’Aquila via Modena. Quell’articolo dello Statuto, e l’esclusività del rapporto del Direttore delle Farmacie con la nostra azienda, viene letteralmente CALPESTATO.

O si prendono provedimenti correttivi, oppure così non va.

i dubbi sulle cariche del Direttore aumentano dopo l’interpellanza, clamorosa conferma giunge dall’Aquila

Egidio Campari, chiamato per una consulenza a l’Aquila, viene indicato dal Consigliere Comunale Bernardi

come emessario di FINUBE (Cooperative 99%+FCR 1%), e si ipotizza il conflitto di interessi

La vicenda riguardava un’analisi fatta da Campari sull’opportunità di far lavorare il magazzino dell’Aquila oppure chiuderlo

Problema casa: proposta in Consiglio l’esperienza “anti occupazione” olandese

Scritto il 11 agosto 2010 da

Mozione per i senza tetto: proposta in Consiglio l’esperienza “anti occupazione” olandese

La proposta per far fronte al dramma dei senza tetto: edifici pubblici vuoti in utilizzo temporaneo

Da decenni permette di evitare le occupazioni degli immobili pubblici e privati vuoti attraverso una gestione partecipata di Associazioni, Comune,  e persone svantaggiate

Il problema dei senza tetto si è accentuato in seguito all’attuale crisi economica, all’accresciuta forbice tra potere d’acquisto delle famiglie e il costo della casa che si è determinata negli ultimi 2 decenni, nonché a causa della limitata capacità di risposta dell’edilizia pubblica. I Servizi Sociali fanno sempre più difficoltà a rispondere, direttamente o in convenzione con soggetti esterni, alle richieste.

Per questo motivo Reggio 5 Stelle-Beppegrillo.it ripropone a Reggio il modello olandese dell’anti kraak-anti occupazione.

Da circa 40 anni, in Olanda, si è assistito ad un meccanismo di utilizzi temporanei per l’utilizzo degli immobili a senza tetto, studenti, avventori che necessitavano per brevi periodi di una sistemazione a basso o bassissimo costo, regolate da Associazioni ed altre Organizzazioni che si sono fatte carico della corretta gestione comune degli immobili, coinvolgendo gli inquilini nella condivisione delle incombenze gestionali, dei costi, del quieto vivere, del rispetto dell’immobile concesso.

A Reggio stiamo vivendo lo stesso problema con le Case Cantoniere della Provincia, immobili che sono andati più volte all’asta, invano. Nessuno le vuole comprare, e intanto passano anni in cui potenziali tetti, sotto cui passare la notte e svolgere le minime attività vitali, rimangono inutilizzati.

Le occupazioni del Collettivo Sottotetto dimostrano, peraltro, la presenza di soggetti interessati a possibili gestioni temporanee.

Non solo: l’Ente pubblico, lasciando vuoti gli immobili, perde denaro, per il calo del valore in seguito alle ricorrenti aste, per l’abbandono, i fatti vandalici.

Nella nostra proposta, invece, anche con affitti bassissimi o simbolici, si impegnano i temporanei utilizzatori a dare redditività, principalmente sociale e culturale, ma a costo zero per l’Amministrazione, ad immobili che oggi rappresentano un costo.

Il tutto senza “pretese” finali, cioè quando l’immobile sarà destinato ad un diverso utilizzo, compresa la vendita: patti chiari e amicizia lunga, con la possibilità di instaurare un percorso virtuoso e continuo per sfruttare gli spazi vuoti in città, anche con i privati, se sono interessati.   Non è un caso che in Olanda il sistema abbia avuto molta fortuna per prevenire gli scassi e le occupazioni abusive.

Ecco i punti principali della proposta:

-          stipulare accordi o indire veri e propri bandi di gara, che privilegino le finalità sociali e culturali delle proposte, a favore di Associazioni ed altre Organizzazioni per l’utilizzo temporaneo di immobili pubblici, per offrire una soluzione al dramma dei senza tetto;

-          non prevedere alcun impegno economico a carico dell’Amministrazione nella stipula dei suddetti accordi, richiedendo canoni di affitto simbolici o comunque bassissimi;

-          coinvolgere le altre Amministrazioni, proprietarie di immobili da tempo inutilizzati nel Comune di Reggio Emilia, nello stesso iter;

-          impegnare i proventi della vendita di immobili comunali negli investimenti per l’edilizia residenziale pubblica, acquistando alloggi invenduti o ristrutturando il patrimonio pubblico soggetto a degrado e senescenza.

L’ultimo punto risulta essere fondamentale: vendere il patrimonio pubblico per finanziare una spesa diversa, senza le stesse finalità sociali di dare una casa a chi non se la può permettere, significa continuare ad impoverire l’offerta di alloggi pubblici e la capacità di risposta del Comune.

Ma senza costruire del nuovo: ci sono già 7000 alloggi invenduti, a Reggio! E tanto da ristrutturare.