Archivio per ‘Welfare’

Farmacie: i dubbi aumentano dopo l’interpellanza

Scritto il 12 agosto 2010 da Matteo Olivieri

I dubbi sulle cariche del Direttore aumentano dopo l’interpellanza tenutsi il 26 luglio, clamorosa conferma giunge dall’Aquila.Egidio Campari, chiamato per una consulenza a l’Aquila, viene indicato dal Consigliere Comunale Bernardi come emessario di FINUBE (Cooperative 99%+FCR 1%), e si ipotizza il conflitto di interessi.La vicenda riguardava un’analisi fatta da Campari sull’opportunità di far lavorare il magazzino dell’Aquila oppure chiuderlo.

Alla nostra interpellanza sugli incarichi del Direttore di Farmacie Comunali Riunite, non risponde l’Assessore Spadoni come da deleghe, ma l’Assessore Matteo Sassi.

Il quale giustifica tutti gli incarichi con l’atto di costituzione societaria di Pharmacoop, in cui c’è scritto che il rappresentante sarà il Direttore delle Farmacie.

Tuttavia l’art. 19 dello Statuto di FCR parla chiaro:

“il Direttore non può esercitare alcun altro impiego, commercio, industria o professione, né può accettare incarichi anche temporanei di carattere professionale estranei all’azienda, senza speciale autorizzazione da darsi di volta in volta dal Consiglio di Amministrazione.”

Da darsi di volta in volta: ciò non è stato fatto. Infatti, a nostra richiesta degli estremi degli atti di autorizzazione del consiglio di Amministrazione di FCR, nessuna risposta!

Non solo: emerge che il Presidente di FCR è nel Cda di Pharmacoop, per cui potrebbe essere lui a rappresentare FCR nelle diverse società controllate, e non il  Direttore.

Ma la vicenda reggiana è solo una piccola parte del complesso risiko farmaceutico di cui il Direttore di FCR è protagonista. Ha del clamoroso quanto emerso a L’Aquila: le locali Farmacie avevano chiuso il magazzino (Deposito Farmaci), sostenendo che l’attività non era più remunerativa per l’azienda. Proteste dei dipendenti e dei sindacati che sostenevano il contrario, la questione giunge in Consiglio Comunale e si vota per far riaprire il servizio di magazzino, facendo lavorare i dipendenti.

Autore della clamorosa protesta il consigliere di Sinistra Democratica in quel dell’Aquila Giuseppe Bernardi, che sottolinea come ci sia stata una consulenza da parte di Egidio Campari, come Amministratore Delegato delle Farmacie Comunali di Modena, che esprimeva un suo parere, ovviamente a favore della chiusura del magazzino. Ecco cosa dice Bernardi:

“c’è da chiedersi quale rilevanza oggettiva può avere un parere espresso dall’Amministratore Delegato delle Farmacie Comunali di Modena (ndr: Egidio Campari), nominato dal partner industriale (Pharmacoop srl cui nel 2003 subentra FINUBE SpA) delle Farmacie stesse – e che detiene il 38,9% del suo capitale sociale – sulla opportunità di sottrarre al pubblico un servizio che può essere offerto da un privato che opera nel settore!

Ancora più escplicito dichiara Bernardi:

“Un parere certamente autorevole e privo di secondi fini che forse però pone un problema di conflitto di interessi dal momento che, eliminato il Deposito farmaci AFM, il mercato aquilano diventerebbe terreno di conquista per le aziende distributrici del settore”

http://www.ilcapoluogo.com/site/News2/Politica/Consiglio-comunale-approvata-mozione-Afm/G.-Bernardi-continua-l-attacco-ai-vertici-AFM

http://www.leditoriale.com/index.php?page=articoli&articolo=5766&numero=493

Da Direttore della Farmacie reggiane, ad Amministratore Delegato delle Farmacie di Modena, a consulente contestato all’Aquila per i suoi giudizi: ma l’art.19 dello Statuto di Farmacie recita ““Divieto di altri incarichi”.

Qua gli incarichi professionali si susseguono in una infinita treccia che, dopo vari passaggi, porta a L’Aquila via Modena. Quell’articolo dello Statuto, e l’esclusività del rapporto del Direttore delle Farmacie con la nostra azienda, viene letteralmente CALPESTATO.

O si prendono provedimenti correttivi, oppure così non va.

i dubbi sulle cariche del Direttore aumentano dopo l’interpellanza, clamorosa conferma giunge dall’Aquila

Egidio Campari, chiamato per una consulenza a l’Aquila, viene indicato dal Consigliere Comunale Bernardi

come emessario di FINUBE (Cooperative 99%+FCR 1%), e si ipotizza il conflitto di interessi

La vicenda riguardava un’analisi fatta da Campari sull’opportunità di far lavorare il magazzino dell’Aquila oppure chiuderlo

Problema casa: proposta in Consiglio l’esperienza “anti occupazione” olandese

Scritto il 11 agosto 2010 da Matteo Olivieri

Mozione per i senza tetto: proposta in Consiglio l’esperienza “anti occupazione” olandese

La proposta per far fronte al dramma dei senza tetto: edifici pubblici vuoti in utilizzo temporaneo

Da decenni permette di evitare le occupazioni degli immobili pubblici e privati vuoti attraverso una gestione partecipata di Associazioni, Comune,  e persone svantaggiate

Il problema dei senza tetto si è accentuato in seguito all’attuale crisi economica, all’accresciuta forbice tra potere d’acquisto delle famiglie e il costo della casa che si è determinata negli ultimi 2 decenni, nonché a causa della limitata capacità di risposta dell’edilizia pubblica. I Servizi Sociali fanno sempre più difficoltà a rispondere, direttamente o in convenzione con soggetti esterni, alle richieste.

Per questo motivo Reggio 5 Stelle-Beppegrillo.it ripropone a Reggio il modello olandese dell’anti kraak-anti occupazione.

Da circa 40 anni, in Olanda, si è assistito ad un meccanismo di utilizzi temporanei per l’utilizzo degli immobili a senza tetto, studenti, avventori che necessitavano per brevi periodi di una sistemazione a basso o bassissimo costo, regolate da Associazioni ed altre Organizzazioni che si sono fatte carico della corretta gestione comune degli immobili, coinvolgendo gli inquilini nella condivisione delle incombenze gestionali, dei costi, del quieto vivere, del rispetto dell’immobile concesso.

A Reggio stiamo vivendo lo stesso problema con le Case Cantoniere della Provincia, immobili che sono andati più volte all’asta, invano. Nessuno le vuole comprare, e intanto passano anni in cui potenziali tetti, sotto cui passare la notte e svolgere le minime attività vitali, rimangono inutilizzati.

Le occupazioni del Collettivo Sottotetto dimostrano, peraltro, la presenza di soggetti interessati a possibili gestioni temporanee.

Non solo: l’Ente pubblico, lasciando vuoti gli immobili, perde denaro, per il calo del valore in seguito alle ricorrenti aste, per l’abbandono, i fatti vandalici.

Nella nostra proposta, invece, anche con affitti bassissimi o simbolici, si impegnano i temporanei utilizzatori a dare redditività, principalmente sociale e culturale, ma a costo zero per l’Amministrazione, ad immobili che oggi rappresentano un costo.

Il tutto senza “pretese” finali, cioè quando l’immobile sarà destinato ad un diverso utilizzo, compresa la vendita: patti chiari e amicizia lunga, con la possibilità di instaurare un percorso virtuoso e continuo per sfruttare gli spazi vuoti in città, anche con i privati, se sono interessati.   Non è un caso che in Olanda il sistema abbia avuto molta fortuna per prevenire gli scassi e le occupazioni abusive.

Ecco i punti principali della proposta:

-          stipulare accordi o indire veri e propri bandi di gara, che privilegino le finalità sociali e culturali delle proposte, a favore di Associazioni ed altre Organizzazioni per l’utilizzo temporaneo di immobili pubblici, per offrire una soluzione al dramma dei senza tetto;

-          non prevedere alcun impegno economico a carico dell’Amministrazione nella stipula dei suddetti accordi, richiedendo canoni di affitto simbolici o comunque bassissimi;

-          coinvolgere le altre Amministrazioni, proprietarie di immobili da tempo inutilizzati nel Comune di Reggio Emilia, nello stesso iter;

-          impegnare i proventi della vendita di immobili comunali negli investimenti per l’edilizia residenziale pubblica, acquistando alloggi invenduti o ristrutturando il patrimonio pubblico soggetto a degrado e senescenza.

L’ultimo punto risulta essere fondamentale: vendere il patrimonio pubblico per finanziare una spesa diversa, senza le stesse finalità sociali di dare una casa a chi non se la può permettere, significa continuare ad impoverire l’offerta di alloggi pubblici e la capacità di risposta del Comune.

Ma senza costruire del nuovo: ci sono già 7000 alloggi invenduti, a Reggio! E tanto da ristrutturare.

Opg Reggio: un solo psichiatra per 50 detenuti

Scritto il 9 agosto 2010 da Movimento 5 Stelle

Foto da Flickr

Dopo la visita al carcere bolognese della Dozza,  il Capogruppo in Regione del Movimento 5 Stelle, Andrea Defranceschi, ha incontrato i detenuti e il personale dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia. “Una struttura con peculiarità e problemi che si sommano a quelli delle semplici carceri – dice il consigliere Defranceschi – e che per questo dev’essere seguita con politiche ad hoc”.

A Febbraio la Regione, prosegue Defranceschi, “ha siglato un accordo con il ministero della Giustizia, in cui si affermava che la struttura di via Settembrini dovesse essere superata perché inadeguata ad accogliere persone che, oltre ad aver commesso il più delle volte gravissimi reati, sono innanzitutto dei pazienti psichiatrici”. Al momento, però, “non risulta che nessuna iniziativa concreta sia stata messa in campo in merito da viale Aldo Moro”. Anche se una nuova sede è già stata individuata, a Castelfranco Emilia (Mo).

Durante la mattinata, sono state visitate la sezione chiusa “Centauro” – rimasta l’unica con agenti penitenziari a sorvegliare costantemente i detenuti e con celle sempre serrate -, e le altre le cui porte restano invece aperte di giorno. “Anche qui – dice Defranceschi – il problema che più salta agli occhi è il sovraffollamento”: il numero dei detenuti in cura ammonta a 279 persone, presenti fisicamente. Che sale a 320 se si calcolano anche i detenuti in permesso di durata più o meno lunga. Contro una capienza massima di 132 persone. “E questo è ancora più intollerabile che in un carcere “normale” – riflette Defranceschi -: perché le persone costrette a convivenza hanno anche disagi psichici gravi”. C’è poi la questione di “servizi igienici e docce in condizioni a dir poco precarie”. E il tema del personale carente, sanitario come di polizia penitenziaria. “In particolare – rileva il consigliere regionale – nel reparto più problematico, il “Centauro”, un solo psichiatra si trova a seguire quasi cinquanta persone”. Infine, “i tagli della Finanziaria stanno mettendo a rischio tutta una serie di servizi fondamentali per la riabilitazione dei pazienti, a partire dalla pet therapy con i cani”. Per questo, chiosa il Capogruppo dei grillini, “al rientro dalla pausa estiva chiederemo alla Regione un impegno concreto e specifico, in termini politici come economici”.

Andrea Defranceschi
Capogruppo Movimento 5 Stelle-Beppegrillo.it

Regione Emilia Romagna
Categorie: Reggio sicura, Welfare
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Trasporto di persone con disabilità: TRANSCOOP BUS condannata dall’Antitrust

Scritto il 3 luglio 2010 da Matteo Olivieri

TRANSCOOP BUS è stata condannata per restrizione alla concorrenza nel trasporto di persone con disabilità di Reggio Emilia. A ciò si aggiungono le numerose lamentele dei cittadini per il servizio. La denuncia pubblica della Lista Civica Reggio 5 Stelle.

La vicenda del trasporto di persone con disabilità a Reggio Emilia è un grattacapo in cui a far le spese, come sempre, sembrano essere gli utenti, persone con noti e gravi problemi motori.

A fare chiarezza in questo quadro è stata l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che nel Bollettino Settimanale del 21 giugno 2010, ha pubblicato la decisione di condanna a ristabilire le condizioni di concorrenza del mercato.

I fatti

Tre società specializzate nel trasporto di persone con disabilità, aderenti a TRANSCOOP BUS, segnalano all’Antitrust che la TRANSCOOP BUS stessa non consente loro di uscire dal consorzio di imprese per svolgere autonomamente l’attività di trasporto.

Ad impedirlo un articolo del Regolamento interno di TRANSCOOP BUS , punto 4, art. 2,:

“è fatto divieto assoluto ai soci di porsi in concorrenza con la cooperativa, servendo o comunque prendendo contatti diretti con i clienti serviti da TRANSCOOP BUS”.

“l’impresa socia si impegna, dalla data di perdita della qualità di socio (a seguito di recesso o di esclusione) a rispettare il seguente patto di non concorrenza: l’impresa associata, dopo l’uscita dal consorzio TRANSCOOP BUS, si impegna a non effettuare concorrenza al consorzio stesso proponendosi ai clienti serviti negli ultimi 5 anni tramite TRANSCOOP BUS”

In sostanza, se esci da TRANSCOOP BUS non puoi più fornire servizi ai clienti con cui hai abitualmente lavorato negli ultimi 5 anni.

Il 6 settembre 2007 Transcoop Bus estende ancor di più questo divieto:

“L’impresa associata, dopo l’uscita dal consorzio TranscoopBus, si impegna a non effettuare, direttamente, indirettamente e/o anche tramite imprese individuali, società o consorzi in cui il titolare dell’impresa individuale o il legale rappresentante della società uscita dal consorzio divenga titolare o socio e/o venga a ricoprire la carica di amministratore o di dirigente, attività in concorrenza al consorzio stesso, per un periodo di 2 (due) anni successivi alla cessazione del rapporto consortile e limitatamente ai clienti serviti negli ultimi 5 (cinque) anni tramite TranscoopBus. Il presente patto è limitato al territorio dell’Emilia Romagna”.

Imponendo nella sostanza che chi esce da TRANSCOOP BUS non può fare nessun tipo di trasporto non solo con la sua impresa, ma anche con una società eventualmente ricostituita, per i successivi 2 anni in tutta l’Emilia Romagna.

Le tre imprese chiedono di poter uscire dal Consorzio, ma TRANSCOOP BUS si oppone ai sensi dello Statuto, perché sostiene che non ci siano le condizioni. Le tre imprese invece sostengono che, siccome viene violata la possibilità di agire in regime di concorrenza, si sentono legittimate ad uscire dal Consorzio Transcoop Bus. Su questo è attualmente in corso un arbitrato, avviato con  atto del 21 maggio 2009, presso la Camera di Commercio di Reggio Emilia.

Risultato: secondo TRANSCOOP o si rimane dentro o non si lavora per 2 anni. Cioè non si lavora, perché il regolamento del Comune di Reggio Emilia prevede che le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività di trasporto con noleggio con conducente decadano nel caso di sospensione dell’attività per un periodo superiore a sei mesi.

Ma sulla concorrenza non la pensa così l’Antitrust, la quale delibera “che il Consorzio TRANSCOOP BUS s.c. ponga immediatamente fine all’infrazione accertata e adotti le misure necessarie per ristabilire le condizioni di concorrenza nel mercato, comunicando all’Autorità, entro trenta giorni dalla notifica del presente provvedimento, le iniziative assunte a tal fine”.

Questo conferma gli esiti dell’istruttoria inviati ai soggetti interessati in data 19 febbraio 2010, un cui l’Anitrust contestava a TRANSCOOP alcune disposizioni consortili contenute nel regolamento interno e una serie di condotte basate su tali disposizioni volte ad ostacolare l’uscita dalla compagine sociale dei segnalanti, al fine di impedire che essi svolgessero autonomamente il servizio di trasporto di persone con disabilità tramite noleggio con conducente, in concorrenza con lo stesso TRANSCOOP BUS, così limitando artificialmente la concorrenza nel mercato.

Le lamentele dei cittadini, la filiera dei controlli non funziona

Negli ultimi mesi diversi cittadini ci hanno segnalato:

-         che i mezzi di trasporto di persone con disabilità sono spesso sporchi;

-         che la copertura del servizio è parziale, per cui se devo chiamare un mezzo per andare in centro devo pagare, come persona con disabilità, 7 euro all’andata e 7 euro al ritorno. Un signore mi dice testualmente: “14 per un caffè a Piazza Prampolini mi sembra davvero troppo!”

-         che quindi la copertura del servizio è garantita solo per scuole, sport ed altri sevizi sociali di questo tipo, mentre la vita di una persona con disabilità, come quella di tutte le persone, non è chiusa in sfere determinate all’Amministrazione Comunale.

-         Che molte linee di autobus dovrebbero essere attrezzate di pedane, per rendere autonomi i disabili, ma molte pedane installate non funzionano per mancanza di manutenzione.

Chi deve controllare?

Dal 1998 l’Amministrazione Comunale ha affidato alle Farmacie Comunali Riunite il servizio disabili. A partire dal 2004 l’ACT, l’azienda dei trasporti, è divenuta un’Agenzia, ed ha gestito la gara per conto di Farmacie Comunali Riunite in base ad una apposita convenzione. La gara è stata vinta da TIL, società di trasporti controllata al 94.51 % da ACT, che ha poi affidato il 65% dei trasporti a TRANSCOOP BUS, il 15 % ad altri consorzi e il 20% l’ha gestito in casa.

L’Amministrazione Comunale pensa che quello delle persone con disabilità sia un problema di altri, in tutte queste scatole cinesi fatte di affidamenti, convenzioni, gare e subappalti?

Le Farmacie Comunali Riunite credono di essere esentate da ogni tipo di controllo solo perché la gara è gestita da ACT in base ad apposita convenzione?

ACT come Agenzia avrebbe proprio il compito di controllare che il trasporto pubblico, tra cui quello delle persone con disabilità, avvenga correttamente: TIL è una sua creatura, perché non controlla?

Infine TIL, ecco cosa dice riguardo a TRANSCOOP BUS rispondendo all’Antitrust: “ per TIL non risultava conveniente la presenza di TRANSCOOP BUS quale unico fornitore del servizio di trasporto disabili, in quanto lo stesso non era in grado di garantire un’adeguata efficienza e qualità del servizio”. La qualità del servizio, in osservanza ai fattori indicati nel contratto, e il rispetto degli obblighi in capo al subaffidatario, sono controllati da TIL, come ricordato dall’Antitrust.

Porteremo la questione in Consiglio Comunale lunedì con un ordine del giorno d’urgenza, per fare chiarezza sul sistema e sulla filiera dei controlli.

La piscina esterna di via Melato fa acqua per colpa della Giunta: il video

Scritto il 29 giugno 2010 da Davide Valeriani

Le perdite della Piscina di via Melato, ascoltando la Giunta e il PD, sembrano fatalità irrisolvibili che solo la discesa di angeli dal cielo possono risolvere.

Quello che abbiamo verificato noi, di persona, è invece che persino un bambino capisce e potrebbe risolvere alcuni sprechi clamorosi.
Parliamo della vasca esterna che viene aperta solo nel periodo estivo, la cui situazione abbiamo descritto in un video, che vedete qui sotto.

In questa piscina esterna, per legge basterebbe rinnovare il 5% del volume di liquido ogni giorno,cioè 6 metri cubi, per garantire la sufficiente igienizzazione e la sicurezza per i clienti. Invece la piscina scarica direttamente in fogna 40 metri cubi di acqua riscaldata, clorata e trattata, ogni giorno in cui è attiva, senza alcun recupero.
Lo spreco di gas, cloro e, naturalmente, di acqua è enorme.

Pensare che basterebbe una piccola vasca di recupero per ricondizionare l’acqua riscaldata e riutilizzarla, invece no. Si tratta di una vasca esterna su cui è facilissimo intervenire, non si tratta di problemi storici come quelli delle vasche interne da 25 e 50 metri.

Di fronte a tali nefandezze gestionali, frutto evidente del lassismo e del disinteresse della Giunta e dei Dirigenti, ci fa ridere la versione secondo cui solo angeli che si chiamano Fondazione o eventuali privati potrebbero abbassare i costi di gestione. Anche un bambino riuscirebbe a capire ed intervenire su sprechi macroscopici.
Invece crediamo che l’unica cosa su cui la Giunta vuole risparmiare liberandosi della Piscina sia il costo del personale.

Meglio risparmiare gas, acqua e cloro per rilanciare il servizio, che incidere sul personale. E si può fare subito.

Ci chiediamo inoltre: e chi paga per gli sprechi di questi ultimi 20 anni? Dare tutto alla Fondazione non sarà un modo per tombare ogni responsabilità in un remoto passato della mala-gestione pubblica?

Allora guardiamo in faccia alla realtà: ben vengano la Fondazione dello Sport e le società sportive per incrementare i servizi, ma il Comune si prenda le sue responsabilità e si occupi di gestire correttamente la Piscina di via Melato, visto che dovrà pagare le cifre grosse per ristrutturare ed mettere in efficienza le strutture. Se non ha persone capaci di fare questo, vadano a casa!

Matteo Olivieri – Consigliere Comunale

Davide Valeriani – Consigliere Circoscrizione Nordest

Sulla Piscina ancora tutte balle di Del Bue e del PD

Scritto il 26 giugno 2010 da Davide Valeriani

Il 6 febbraio la Lista Civica Reggio 5 Stelle interveniva per sfatare un mito: ben venga la Fondazione dello Sport per incentivare la partecipazione di società sportive e cittadini, per favorire un’integrazione con il vicino campo di atletica, per dotare il comparto sportivo di palestre comuni ben attrezzate e di qualità, per prevedere un servizio di ristorazione comune e un polo del benessere. Ma la Fondazione dello Sport non risolve i problemi economici della Piscina di Via Melato, che sono responsabilità del lassismo di questa e delle precedenti Giunte.

Ma abbiamo fatto i più: il 19 aprile chiedevamo i dati di dettaglio dei costi della piscina, visto che Del Bue e il PD continuano a sparare cifre complessive senza permettere alle altre forze politiche di controllare come si spendono i soldi.

Questo in seguito ad una Commissione Consiliare tenuta proprio in quei giorni in cui il Direttore della Fondazione dello Sport segnalava che stavano arrivando dal Comune i primi dati provvisori (aprile 2010).

Nulla perveniva, neanche dei dati provvisori. A quel punto affondiamo facendo 7 domande all’Assessore Del Bue,
per sottolineare come a noi risultino sprechi che possono essere evitati da subito con una gestione corretta, di cui la Giunta non è capace.

Nessuna risposta. Giungiamo ai giorni d’oggi e proprio venerdì 25 giugno viene convocata la Commissione Consiliare per la Piscina. Ancora nessun dato viene diffuso preliminarmente ai Gruppi Consiliari, il che fa pensare che la Giunta non abbia la più pallida idea di ciò di cui parla.

A ciò rispondiamo secchi, ecco il testo della risposta a tutti i Gruppi Consiliari:

viste le ripetute richieste di atti contabili e di altro genere, riguardanti la piscina, e le scelte presentate alla cittadinanza come definitive dal singolo gruppo del Pd, che evidentemente o ne è già in possesso o parla a vanvera, chiediamo che la documentazione relativa alla commissione in oggetto venga al più presto inoltrata via mail ai componenti di questa commissione. Salvo che sia implicita la seconda ipotesi.

Tutte balle quelle di Del Bue sulla piscina di via Melato: la Fondazione dello Sport non risolve i problemi economici, in quanto sarebbe sempre l’Amministrazione a contribuire per eventuali lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria.

L’unica cosa che vuole fare la Giunta è precarizzare il lavoro, spendere meno su ciò che garantisce anche la sicurezza dei nuotatori (personale di piscina) e non affrontare sprechi macroscopici che potrebbero essere evitati con semplici accorgimenti tecnici.

In attesa delle grazie dell’Assessore allo Sport.

Matteo Olivieri
Consigliere Comunale

Davide Valeriani
Consigliere di Circoscrizione Nord Est

Il 6 febbraio la Lista Civica Reggio 5 Stelle interveniva per sfatare un mito: ben venga la Fondazione dello Sport per incentivare la partecipazione di società sportive e cittadini, per favorire un’integrazione con il vicino campo di atletica, per dotare il comparto sportivo di palestre comuni ben attrezzate e di qualità, per prevedere un servizio di ristorazione comune e un polo del benessere. Ma la Fondazione dello Sport non risolve i problemi economici della Piscina di Via Melato, che sono responsabilità del lassismo di questa e delle precedenti Giunte.

Ma abbiamo fatto i più: il 19 aprile chiedevamo i dati di dettaglio dei costi della piscina, visto che Del Bue e il PD continuano a sparare cifre complessive senza permettere alle altre forze politiche di controllare come si spendono i soldi.
Questo in seguito ad una Commissione Consiliare tenuta proprio in quei giorni in cui il Direttore della Fondazione dello Sport segnalava che stavano arrivando dal Comune i primi dati provvisori (aprile 2010).
Nulla perveniva, neanche dei dati provvisori. A quel punto affondiamo facendo 7 domande all’Assessore Del Bue,
per sottolineare come a noi risultino sprechi che possono essere evitati da subito con una gestione corretta, di cui la Giunta non è capace.
Nessuna risposta. Giungiamo ai giorni d’oggi e proprio venerdì 25 giugno viene convocata la Commissione Consiliare per la Piscina. Ancora nessun dato viene diffuso preliminarmente ai Gruppi Consiliari, il che fa pensare che la Giunta non abbia la più pallida idea di ciò di cui parla.
A ciò rispondiamo secchi, ecco il testo della risposta a tutti i Gruppi Consiliari:
viste le ripetute richieste di atti contabili e di altro genere, riguardanti la piscina, e le scelte presentate alla cittadinanza come definitive dal singolo gruppo del Pd, che evidentemente o ne è già in possesso o parla a vanvera, chiediamo che la documentazione relativa alla commissione in oggetto venga al più presto inoltrata via mail ai componenti di questa commissione. Salvo che sia implicita la seconda ipotesi.
Tutte balle quelle di Del Bue sulla piscina di via Melato: la Fondazione dello Sport non risolve i problemi economici, in quanto sarebbe sempre l’Amministrazione a contribuire per eventuali lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria.
L’unica cosa che vuole fare la Giunta è precarizzare il lavoro, spendere meno su ciò che garantisce anche la sicurezza dei nuotatori (personale di piscina) e non affrontare sprechi macroscopici che potrebbero essere evitati con semplici accorgimenti tecnici.
In attesa delle grazie dell’Assessore allo Sport.
Matteo Olivieri
Consigliere Comunale
Davide Valeriani
Consigliere di Circoscrizione Nord Est

“I Reggiani per esempio”, i buchi del bandone

Scritto il 20 giugno 2010 da Matteo Olivieri

Un megabando ha fagocitato la Cultura reggiana. Nato da un’ottima idea, metterà sullo stesso piano chi eccelle a livello nazionale con chi vuol provare per la prima volta. E nel bando mancano informazioni molto utili per chi intende compilare la domanda, che servono a fare calcoli al risparmio dei soldi necessari . Leggi i dettagli.

Buona idea quella alla base del bandone, “I Reggiani per esempio”, far emergere le potenzialità di volontariato ancora inespresse e premiare le idee dei cittadini, e al cui interno è finito di tutto: cultura, sport, nuove idee per servizi sociali, chi più ne ha più ne metta.

In queste settimane abbiamo partecipato a tutte le riunioni, siamo stati persino costretti a convocare un’apposita Commissione Consiliare dopo un mese dalla pubblicazione del bando, e sono emerse perplessità sia dalla maggioranza che dalle opposizioni, che sono solo la punta dell’iceberg di ciò che è emerso nel mondo della cultura reggiano.

1 – Importante informazione mancante nel bando: chi presenta la domanda attraverso apposito modulo, è tenuto a compilare un piccolo prospetto economico-finanziario, ma da nessuna parte del bando si specifica che le iniziative patrocinate dal Comune hanno accesso all’affitto gratuito dei beni mobili del Comune stesso (Palchi, tavoli, sedie, pedane, transenne). Quindi, nel presentare la domanda, i cittadini e le associazioni possono scalare queste importanti voci. Così è specificato nel Regolamento dei beni mobili comunali, art. 6

Lo stesso vale per le sale delle circoscrizioni, in base al Regolamento dei Consigli di Circoscrizione Art 13 punto g, in cui si dice che la Circoscrizione può concedere a titolo gratuito le sale.

2 – La cultura è messa tutta sullo stesso piano senza considerare l’esperienza. Non c’è un criterio che premia l’esperienza maturata negli anni con iniziative culturali di respiro anche nazionale e internazionale. La domanda è stata rivolta in Commissione all’Assessore Maramotti che ha risposto “c’è il criterio Qualità del Progetto”. Ma tale criterio viene valutato per tutti da una breve descrizione di 300 parole.

Se da un lato si vogliono fare emergere nuove proposte e dar loro una possibilità, dall’altro esiste chi ha dimostrato di saper lavorare molto bene. Sarebbe stato quindi più idonea una separazione su due binari, da una parte la cultura in cui si premiano le eccellenze consolidate e dall’altra il bandone, per le energie inespresse. Invece da ormai 12 mesi viene detto a tutti gli attori culturali della città che per avere i soldi devono partecipare al bandone, segno evidente che tutti sono stati messi sullo stesso piano senza alcun riconoscimento del lavoro svolto. E questo, in città, è risaputo!!

3 – Altro buco, il Teatro dell’Orologio. Nel bandone, al punto 2.b, è inserita la voce relativa ai Progetti presso il Teatro Piccolo Orologio. Da nessuna parte è specificato però che cosa intendeva l’Amministrazione per Progetti legati al Teatro, e le Associazioni lo hanno scoperto solo a 20 giorni dalla scadenza del bando. Si intendeva la gestione del Teatro, e questo non è scritto da nessuno parte. Così l’Amministrazione ha prodotto in extremis, questa settimana, un “mini-bandino” per il Teatro Piccolo Orologio in cui vengono date le informazioni necessarie, con un grave ritardo per i presentatori le domande. E che peraltro non è pubblicato ma viene consegnato a mano agli interessati.

4 – Gli spazi che servono a favorire le attività. La maniera più semplice per favorire la partecipazione dei cittadini e delle associazioni, per consentire a chi non ha avuto possibilità in passato e deve essere messo in condizione di operare, è garantire spazi gratuiti o basso costo dove svolgere le attività. Nessun accenno nel bando, pertanto i soldi che verranno dati ai vincitori vanno decurtati del costo di affitto degli spazi, mentre agendo sulla disponibilità degli spazi il Comune avrebbe speso meno e reso un servizio ancor più efficace. E soprattutto si inserisce una forte discriminazione: chi ha già a disposizione degli spazi a cui appoggiarsi sarà nettamente favorito sia nella presentazione della domanda e dell’allegato prospetto economico, che nella riuscita stessa dell’iniziativa, potendo destinare tutti i fondi al progetto in se stesso (esempio:parrocchie).

Il Comune avrebbe potuto riservare ampia disponibilità di immobili a questo bando, anche queli di grande valore architettonico, allargando la base dei locali a disposizione che attualmente sono previsti, e che in genere sono solo le sale delle circoscrizioni, come detto in precedenza.

I Reggiani avrebbero bisogno di più chiarezza, per esempio.

La mappa del potere delle Farmacie Comunali Riunite

Scritto il 19 giugno 2010 da Matteo Olivieri

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La terza puntata è la conclusione dell’inchiesta sulle cariche detenute dal Direttore delle Farmacie Comunali Riunite Egidio Campari. Abbiamo scoperto che i suoi 5 incarichi extra sono tutti opera di privati, in particolare Coop o società ad esse riconducibili. A ciò si aggiunge la posizione strana del vicensindaco dell’IDV De Sciscio, che è stata nel cda delle Farmacie ma non si è accorta di nulla, nonostante il suo partito si dica contro i doppi incarichi. Ma qua sono 6….

Avevamo segnalato come, in palese e ripetuta deroga allo Statuto delle Farmacie Comunali Riunite, il Direttore Egidio Campari detenesse ben 5 incarichi in giro per l’Italia, addirittura è Amministratore Delegato delle Farmacie Comunali di Modena. Ci chiedevamo da chi era stato nominato.

La risposta arriva impietosa dai complessi incroci di scatole societarie che stanno dietro alla catena di controllo nella quale le Farmacie Comunali Riunite fanno la parte del topolino, le Cooperative quella del leone.

In tutti i casi i numeri dimostrano come Egidio Campari sia stato nominato da soci privati, che nella catena detengono di gran lunga la stragrande maggioranza delle azioni di controllo.

Vediamo i numeri:

1 – Amministratore Delegato e Consigliere di Amministrazione delle FARMACIE COMUNALI DI MODENA S.P.A: oltre al Comune di Modena, che ha nominato i suoi consiglieri, c’è FINUBE SPA che controlla il 46%. FINUBE è una società partecipata all’80% da Pharmacoop SPA, dove FCR controlla appena l’1%, mentre il resto è controllato quasi per intero da Cooperative, ad esempio Coop Consumatori Nordest controlla il 17%, il resto da altre scatole societarie riconducibili alle Coop. Alla fine FCR controlla indirettamente lo 0,36%, ma viene nominato Egidio Campari.

2 –AZIENDA FARMACEUTICA MUNICIPALE DI BERGAMO S.P.A.: Pharmacoop spa controlla l’86% della società PharmaCoop Lombardia, che a sua volta controlla l’80% delle Farmacie di Bergamo. Risultato, a conti fatti indirettamente FCR controllerebbe il 0,68% di Farmacie Bergamo, ma la controllante Pharmacoop Lombardia chi designa come proprio rappresentante? Egidio Campari, Direttore di FCR.

3 – CIVICHE FARMACIE DESIO S.P.A.: stesso identico discorso di Bergamo, Pharmacoop Lombardia all’80%, Pharmacoop ed FCR: nominato Egidio Campari

4 – FARMACIE DI SASSUOLO SPA: le Farmacie di Sassuolo sono partecipate all’80% ancora da FINUBE SPA, di cui sappiamo che l’1% è di FCR. Risultato: FCR detiene lo 0,8% di Farmacie Sassuolo, ma chi viene nominato da FINUBE socio di maggioranza come Consigliere di Amministrazione? Egidio Campari

5 – FARMACIE COMUNALI DI PADOVA S.P.A.: subentra qua la controllante Pharmacoop Adriatica col 75%, controllata al 30% da Pharmacoop, quindi FCR finisce per controllare solo il 0,22%, ma il consigliere di Amministrazione è sempre lui, Egidio Campari!

Come si concilino tutti questi incarichi determinati da nomine private con l’art. 19 dello Statuto di FCR è un vero mistero, visto che l’articolo parla chiaro per il direttore delle nostre Farmacie: “Divieto di altri incarichi”, il Direttore non può esercitare alcun altro impiego, commercio, industria o professione, né può accettare incarichi anche temporanei di carattere professionale estranei all’azienda, senza speciale autorizzazione da darsi di volta in volta dal Consiglio di Amministrazione. Esprimiamo la nostra massima contrarietà a tutto ciò con un’interpellanza che presenteremo in Consiglio .

Ma è la posizione del vicesindaco De Sciscio nella vicenda a colpire. In un partito che fa della moralità e della lotta al conflitto d’interessi e ai doppi incarichi la sua bandierina.

La De Sciscio che ha ricoperto il ruolo di consigliere di Amministrazione di FCR dal novembre del 2009 al marzo del 2010. Con le sue dimissioni l’IDV ha piazzato un’altra pedina nel consiglio FCR. Non risultano alle cronache battaglie pubbliche dei consiglieri FCR sulla questione. Forse la De Sciscio non si è accorta di nulla? Allora comincia proprio male: in un momento di crisi come questo abbiamo bisogno di amministratori svegli, pronti a scovare nelle pieghe delle Società e dell’Amministrazione ogni sacca di inefficienza per recuperare risorse.

La De Sciscio infatti non si è neppure accorta che FCR non pubblica i propri bandi su internet, impedendo di dare ampia pubblicità e favorire la concorrenza, che porta più partecipanti, più offerte e più risparmi.

Da ulteriori informazioni abbiamo verificato che al momento l’unico luogo dove appaiono i bandi di FCR è la bacheca presso la sede di via Doberdò 9. Per un’azienda che ha un giro d’affari di 180 milioni di euro l’anno ci sono troppi lati oscuri, e sulla questione della trasparenza presentiamo un’interrogazione apposita, in cui chiederemo la lista dei fornitori di servizi dal 2003 al 2010.