Archivio per ‘Rifiuti Zero’

Negozi del riciclo, avanti!

Scritto il 3 gennaio 2012 da

Vedi il video di Davide Valeriani

Accanto alla scelta giusta, obbligata ed inevitabile di dichiarare il servizio dei rifiuti urbani non concorrenziale e sotto il controllo pubblico, in vista della nuova gara di affidamento, lanciamo l’appello e la mobilitazione per introdurre a Reggio i negozi del riciclo. Vere e proprie attività commerciali legate al pagamento di imballaggi di valore, in particolare alluminio, metallo e plastiche. Si può trovare la giusta via tra un affidamento esclusivo e una possibilità in più per il cittadino di conferire il proprio materiale, con guadagno economico e con ricadute lavorative locali.

Con la Delibera 16 dell’Ex ATO i Comuni hanno valutato che il prossimo affidamento del servizio rifiuti, che sarà messo a gara, non potrà essere consegnato al libero mercato. Immaginarsi che ogni cittadino si rivolga ad un proprio gestore, e che la raccolta dei rifiuti venga frazionata all’infinito, è già di per se infattibile allo stato attuale dell’arte e della tecnica. Si aggiunga che certi modelli di raccolta diverrebbero ingestibili, poiché ogni gestore avrebbe diritto ad uno spazio per il conferimento dei rifiuti stessi. Ciò non toglie che l’affidamento esclusivo possa non essere unico, prevedendo cioè diverse aree della provincia o dello stesso capoluogo gestite da differenti attori economici, ma in numero limitato e programmato. E ciò non toglie, soprattutto, che possano essere separate la raccolta dalla gestione post-raccolta (conferimenti a riciclo, smaltimento, ecc), che rappresenta la vera azione virtuosa che può contenere l’aumento delle bollette, oltre a favorire la filiera del riciclo.

Ma un discorso altrettanto virtuoso può essere fatto, secondo noi, già con l’orientamento attuale. Parliamo dei negozi del riciclo. Sono degli ecopunti in cui il singolo cittadino può conferire il proprio imballaggio e riceverne in cambio un riscontro economico. Molto diffusi in Nord Europa, dove addirittura sono sotto forma di distributori automatici che accettano la lattina o la plastica ed erogano denaro o buoni spesa, i negozi del riciclo consentono di intercettare i materiali di valore per conferire un immediato valore economico. Queste iniziative hanno anche un altissimo significato culturale ed educativo, perché proiettano l’immagine del valore su ciò che normalmente viene considerato rifiuto, cioè da buttare, scardinando un meccanismo mentale perverso nel consumatore.

Alcuni tentativi in Italia si sono però scontrati proprio con l’esclusiva data ad un solo gestore per la raccolta dei rifiuti urbani.

Il problema potrebbe essere facilmente superato prevedendo nel bando di affidamento una quota destinata ad operatori professionali, iscritti all’Albo Gestori Rifiuti, collegati ad una filiera dichiarata e certificata. Ogni gestore deve infatti dichiarare preliminarmente la capacità di trattamento e/o deposito temporaneo dei propri rifiuti. Il negozio di riciclo sarebbe autorizzato a poter ricevere e consegnare alla filiera del riciclo un tot di tonnellate all’anno, specificando quali sono le industrie a cui conferiranno il materiale. Sarebbe sufficiente mettere a gara un determinato quantitativo di materiali nel servizio di raccolta dei rifiuti urbani della provincia di Reggio da destinarsi a queste forme di conferimento dietro compenso.
Ciò consentirebbe al singolo cittadino di poter vendere il proprio imballo di valore (una lattina di alluminio può valere anche 8 centesimi), e aprirebbe la strada a soggetti economici specializzati, come le coop sociali. Questi operatori sono già impegnati in subappalto nella pulizia di marciapiedi, piste ciclabili, piazze e strade. Consentir loro un canale preferenziale per comprare e rivendere, o raccogliere e rivendere materiali, come già succede per i rifiuti speciali delle attività produttive,  darebbe occasioni ancor maggiori di impiego lavorativo.

Rifiuti: dove c’è l’inceneritore tariffe più alte

Scritto il 19 dicembre 2011 da

Qualche buon’anima ci prova ancora, facendo capire che pagheremo di più la bolletta rifiuti perchè non abbiamo fatto il forno. I dati dicono il contrario.

A Parma il modello basato sugli inceneritori e sulle discariche-cloache ha fatto disastri nei decenni, ed ora costa il 130% in più di Reggio, con costi che aumenteranno per la costruzione dell’inceneritore, cioè il quadruplo degli impianti reggiani. A Modena stessi costi di Reggio, ma pagheranno in futuro: le discariche vanno esaurendosi per gli errori dei Partiti, e i costi di smaltimento delle ceneri degli inceneritori diverrà insostenibile. Unica strada per starci dentro è puntare sulla raccolta porta a porta, unica strada per risparmiare separare chi si occupa di raccolta da chi si occupa di smaltimento.

L’affermazione “Inceneritore addio, ma le bollette saliranno”, è tendenziosa. Si vuol solleticare la parte più primitiva del reggiano, che vuole buttare il rusco indifferenziato tutto assieme, dalle bucce di banana alle bottiglie di plastica. Tentativi sfortunati che stanno cominciando a perdere, anche se i ritardi nell’applicare una nuova politica dei rifiuti comportano spese maggiori. Se si fosse puntato su Rifiuti Zero dieci anni fa saremmo già molto più avanti, anche con le tariffe.
Parma è una provincia dove il ciclo dei rifiuti viene gestito da IREN, come a Reggio, e dove per decenni si è puntato su una politica becera che esauriva le discariche e si continua a puntare sugli inceneritori. Ebbene, a Parma la tariffa è più alta del 130% rispetto a Reggio (dati 2009 Regione Emilia Romagna)


I costi per Parma sono ancora ignoti come ricaduta del forno sulle tariffe, come ci rispose in un’apposita interpellanza l’Assessore Grasselli. Verranno determinati a fine opera, il cui costo intanto lievita e si avvia ad sforare abbondantemente i 400 milioni di euro con la rete del calore.
Modena, anch’essa provincia super inceneritorista, ha costi del tutto simili a Reggio: 125 euro per una famiglia di 6 persone nella componente tariffa, contro i 133 di Reggio. E una tariffa a metro quadro molto più alta: 1,48 euro contro 1,04 euro di Reggio.
Forse sarebbe ora di finirla di nascondere la testa sotto la sabbia, e fare il proprio mestiere di politici, e non di politicanti, dicendo che un inceneritore non fa “sparire” il rifiuto, ma lo trasforma in enormi quantità di ceneri con un costo altissimo per lo smaltimento. Senza considerare i costi sanitari e i posti di lavoro che vengono inceneriti rispetto all’alta occupazione garantita dalla filiera del riciclo.
Spenderemo 100 milioni di euro, e di tutta fretta, per adeguare l’impiantistica provinciale, anche perché siamo in ritardo di parecchi anni. Tutto questo grazie alla componente inceneritorista del PD e del PDL, che hanno tenuto sotto scacco per troppo tempo il ciclo dei rifiuti, mentre le discariche si esaurivano e i costi di smaltimento si alzavano paurosamente. Se adesso dobbiamo fare di botto gli investimenti e ci troviamo bollette in crescita, ringraziamo il Partito del forno,che ritardando il porta a porta ci ha impresso un aumento dei costi di smaltimento in discarica in aumento del 60% in area IREN e del 100% in area Sabar.
Ringraziamo l’Assessore Tutino per aver messo freno a questo scempio, e tutti quegli amministratori che finalmente hanno capito. Si spenderà qualcosa in più anche perché gli impianti verranno realizzati in aree produttive o già compromesse, risparmiando terreno agricolo coltivato, cioè il futuro dei nostri figli.
Unica possibilità per migliorare è separare chi raccoglie i rifiuti e chi li smaltisce/recupera/ricicla. In pratica non deve essere lo stesso soggetto a fare entrambe i mestieri. Se io smaltisco rifiuti ho interesse a guadagnarci con la mia unica discarica, e farò di tutto affinché non si saturi dopo pochi anni per una politica sbagliata di scarsa differenziata e di ceneri dei forni, perché a quel punto il mio business finisce. Se io riciclo plastica ho interesse ad avere le maggiori quantità possibili di buon materiale, fatto cioè con un’ottima differenziata porta a porta. Dall’altra parte chi raccoglie avrà interesse a corrispondere conferendo meno rifiuti indifferenziati possibili e materiali di valore. Solo così potrà pagare meno. Quando invece chi raccoglie ha tutta la libertà di gestire a proprio piacimento il destino finale del rifiuto, come ora, c’è poco interesse a gestire la filiera in maniera saggia. Più scarti mando in discarica, più guadagno, e poi si vedrà. Per avere una scarsa differenziata spendo meno di raccolta, e ci guadagno ancora. Ma quando poi si esauriscono le discariche, tutti a piangere. E’ quello che è successo in questi anni.

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La profezia si è avverata, l’oracolo di Delmi aveva ragione

Scritto il 3 ottobre 2011 da

Perchè le azioni Delmi-Edison non sono state vendute nel 2009? La profezia si è avverata. Rimanere dentro l’affare Delmi per il controllo di Edison si è rivelato un pessimo affare, con una perdita enorme di valore in Borsa dovuta al calo delle azioni Edison, e con problemi seri per concludere ora la partita, vista che IREN non siede al momento al tavolo con EDF. Lo dicevamo e denunciavamo un anno e mezzo fa: bisognava vendere subito in cambio di centrali idroelettriche.

Siamo quasi a fine 2011 e si favoleggia di trattative dirette con EDF, di sedersi al tavolo da cui IREN è stata esclusa, ma la storia dice ben altro: la partecipazione di ENIA poi IREN in Delmi, scatola societaria che serve al controllo di EDISON, ha perso mostruosamente valore in Borsa per calo delle azioni EDISON, e doveva essere venduta già nella primavera del 2009. Ma il nuovo management di ENIA, Viero in prima fila, optò per altre soluzioni, cioè tirare avanti. Fu un errore, in quanto già allora la fuoriuscita da Delmi avrebbe portato in cassa ad ENIA le preziosissime centrali idroelettriche alpine, veri gioielli nazionali, che avrebbero reso la società allora emiliana un colosso dell’energia pulita.
Poi venne la fusione con IREN, e già la torta andava spartita con torinesi e genovesi, legati a doppio filo tramite una delle bande del PD che ha voluto la fusione, e naturalmente con gli altri soci di Delmi, cioè i lombardi di A2A. Questi ultimi sono ed erano indebitati fino al collo, ed alle condizioni del 2009 ENIA aveva un vantaggio strategico per avere la contropartita giusta e più valida dal punto di vista industriale.
Questo denunciavamo già il 16 febbraio 2010, e le conseguenze nefaste di aver tirato avanti la carretta si intravedevano già un anno fa, il 9 settembre 2010.

La perdita netta e colossale di valore che potrebbe scatutire dall’affaire Delmi saranno responsabilità diretta del Sindaco Graziano Delrio e del manager Viero da lui voluto tramite nomina politica. Quanto alle favole di un’azienda italiana vocata alle rinnovabili, a cui starebbe lavorando Tremonti, se il fiuto non ci inganna è un’altra scatola per dare poltrone. Poteva essere ENIA quella grande società vocata alle rinnovabili.

Retrofront Gavassa: costruire su terreno agricolo era una buffonata. Figura pessima del Sindaco e di Ferrari

Scritto il 1 ottobre 2011 da

A distanza di un anno abbiamo avuto ragione in pieno: le aree industriali di Gavassa sono fatte apposta per prevedere TMB ed altri impianti votati al riciclo. Figura pessima del sindaco che presentò un mostro abbellito da alberelli e costosi progetti architettonici, e venne contestato dalla popolazione di Gavassa. Rimane agli atti il delirio di un mega parco in mezzo alla campagna, che per fortuna ora sparisce.Dopo un anno appaiono ridicole le dichiarazioni di Ferrari,è’ tutto agli atti in comunicati del Comune stesso.Ottime prospettive per l’impianto di compostaggio che vogliono realizzare a Castelnovo di Sotto, sempre mangiando un’immensa area agricola.

A distanza di un anno cadono le foglie di fico sulle aree destinate all’impianto di Trattamento Meccanico Biologico di Gavassa. Collocato in un’area a agricola, a forte discapito della locale agricoltura ancora svolta da giovani, era stato presentato dal Sindaco come una specie di mega parco in mezza alla campagna, a sud dell’autostrada. Ci ricordiamo ancora tutti le forti contestazioni che Gavassa riservò al primo cittadino: in una città in cui si monetizza il verde pubblico nei quartieri e si eliminano parchi in città, Delrio realizzava alberelli e camminate laddove oggi si fa foraggio per le vacche.
Questo a fronte di evidenze macroscopiche su ciò che sta a nord dell’autostrada, cioè la futura Area Ecologicamente attrezzata di Prato Gavassa, un’area industriale fortemente vocata a questi insediamenti. Lo dicevamo un anno fa.
La furia dei cittadini di Gavassa trovava infatti una clamorosa conferma in quanto previsto dalla Legge Regionale 20/2000, la legge urbanistica che ha introdotto le Aree Produttive Ecologicamente  attrezzate. Sono aree industriali, anche esistenti ma soprattutto nuove, come quella di Gavassa,  che devono avere alti standard ambientali: energia, acque, ed anche rifiuti. La legge prevede che  la progettazione di queste aree tenga conto della massima dotazione ecologica, il TMB e il Centro  Riciclo modello Vedelago, da noi proposto, sarebbero stati perfettamente inseriti nella nuova area di  Gavassa.
Eppure, quando chiedevamo che nel nuovo Polo venisse realizzato anche un Centro Riciclo Modello Vedelago, l’Assessore Ferrari insisteva con le “ambientazioni” alle “aree verdi attrezzate” ai “servizi”, ammetteva che solo un terzo delle aree previste era destinata all’impianto, il resto a un parco campagna che cancellava la campagna!
Ecco perché Ferrari ha scelto una tribuna diversa dal Consiglio Comunale per dare il suo annuncio: in Sala del Tricolore si coprirebbe di ridicolo.
Ora si aprono ottime prospettive anche per il mega impianto che produrrebbe ammendante previsto a Castelnovo di Sotto, che mangerebbe un’enorme quantità di terreno agricolo oggi destinato alla filiera del Parmigiano Reggiano. Esistono ottime collocazioni in aree industriali e vicine ad altri impianti di smaltimento rifiuti, e quelle devono essere sfruttate.

Piano Rifiuti: lo smaltimento costa una follia, il porta a porta conviene

Scritto il 19 agosto 2011 da

Pubblicato il Piano d’Ambito provinciale. Era facile prevedere l’aumento vertiginoso dei costi di smaltimento, che dal Piano ATO saliranno dal 60% dell’Area IREN al 100% dell’area SABAR. Motivo: le discariche vanno esaurendosi, l’unica strada è la raccolta differenziata porta a porta spinta. I primi dati di questa tendenza emergevano mesi fa dall’analisi dei costi nel Comune di Rubiera. Fallimento del “Modello Reggio” basato sui cassonetti interrati: è quello che costa di più.

Da quanto emerge dal Piano d’Ambito per la Gestione Rifiuti, pubblicato sul sito della Provincia

la scomoda verità che diciamo da anni si verifica puntualmente: il costo dello smaltimento in discarica è destinato ad aumentare vertiginosamente, perché le discariche stesse vanno esaurendosi.

Scorrendo i dati forniti, emerge la prima importante ipotesi: a fronte di un costo attuale che oscilla dagli 80 ai 100 euro per tonnellata per lo smaltimento in discarica, il futuro ci porta ben 160 euro a tonnellata. Aver buttato rifiuti indifferenziati in discarica anche quando si poteva evitare, per non aver esteso in tempo il porta a porta, fa sì che le discariche si avviano ad un rapido esaurimento, e che è necessario correre ai ripari. Quello che diciamo da anni. E per fortuna che si è abbandonata la fallimentare strada dell’inceneritore, che nella vicina Parma si sta dimostrando un fallimento annunciato dal punto di vista economico e gestionale.

L’unica strada che, anche leggendo i dati del Piano, appare sostenibile dal punto di vista economico, è quello della raccolta differenziata spinta, e l’unica garanzia viene offerta dalla raccolta domiciliare porta a porta.

Guardando i costi a tonnellata dei diversi tipi di raccolta che si attueranno nelle aree in cui è stata suddivisa la Provincia, è fallimentare il “Modello Reggio” del sindaco Delrio, basato sui costosissimi cassonetti interrati, che arriverà a ben 215 euro a tonnellata, seguito dall’area in cui si continuerà con la raccolta stradale, con 188 euro a tonnellata, per giungere infine ai 178 euro a tonnellata del porta a porta. Sul costo indicato per la raccolta capilarizzata, di 161 euro a tonnellata, che verrà applicata alla fascia pedemontana, nutriamo invece molti dubbi. Infatti è lo stesso documento a sottolineare che sarà il meccanismo della gara a portare notevoli benefici economici. Essendo per porta a porta e capillarizzata quello del conferimento del rifiuto differenziato un costo determinante, se si segue il modello Vedelago, dove un miglior prodotto (cioè un rifiuto differenziato con più cura) viene addirittura pagato, rappresentando un’entrata e non un costo, è facile capire come si potrebbe tranquillamente considerare anche a Reggio il porta a porta il sistema più economico per la gestione rifiuti. Infatti il porta a porta garantisce una qualità del prodotto molto maggiore rispetto agli altri sistemi.

Si conferma infine quanto avevamo dedotto alcuni mesi fa dai dati di Rubiera.

Analizzando i costi riportati, risultava chiaro come per il 54,4% di raccolta differenziata si spendono 169.206,20 euro, contro i 636.306,84 euro spesi per lo smaltimento del rimanente 45,6 %;

Questo indicava come la gestione finale del rifiuto indifferenziato costi già quasi 4 volte quella della raccolta differenziata, che peraltro risente della scarsa qualità del differenziato dovuta al sistema dei cassonetti stradali.

Convenienza a fare una raccolta differenziata porta a porta spinta, convenienza ad affidarsi alla filiera del riciclo modello Vedelago, fallimento economico del Modello Reggio basato sui cassonetti interrati: questi i dati evidenti che emergono dal nuovo Piano d’Ambito.

 

 

Sul TMB nessun riferimento al Centro Riciclo

Scritto il 15 agosto 2011 da

La delibera della Provincia che avvia l’iter per la realizzazione del TMB è un primo atto coerente con il nuovo Piano Rifiuti. Non si fa cenno all’associazione TMB Centro Riciclo modello Vedelago. Come mai lo fa a Napoli De Magistris e a Reggio non ci riusciamo? Cos’ha da dire a proposito l’IDV che siede in Provincia?

L’accordo tra Provincia e Comune di Reggio Emilia dà il via all’iter per la realizzazione del TMB, necessario e coerente per un Piano che saluti definitivamente l’inceneritore.

Tuttavia nessun accenno ad una possibile associazione tra Centro Riciclo modello Vedelago e il TMB. Questo chiarisce l’orientamento dell’impianto, che sarebbe di produrre combustibile da rifiuto per altri forni inceneritori presenti in Regione, senza però aver provato l’alternativa che costituisce ormai un fatto acquisito nelle più moderne gestioni del ciclo dei rifiuti. E’ stato lo stesso sindaco di Napoli Luigi De Magistris ad invitare nella città campana Carla Poli, l’imprenditrice veneta che si era offerta anche a Reggio, tramite l’allora Assessore Pinuccia Montanari, per realizzare a spese del privato un Centro Riciclo sul modello veneto, fiore all’occhiello della strategia Rifiuti Zero. Su questo punto ci interessa l’opinione dell’ IDV che siede in Provincia: vogliamo dare per assodato che il TMB sarà concepito per produrre solo CDR o vogliamo impostare tutto su un’alternativa, già realizzata in Veneto, come vuol fare anche De Magistris nella difficile realtà di Napoli?

Peraltro si parla di localizzare nell’area del TMB di Gavassa parte degli impianti di trattamento dei rifiuti speciali di via Gonzaga: ci sembra strano che in tutto questo balletto non compaia mai una localizzazione per una filiera seria del riciclo, a basso impatto ambientale.

Ci ricordiamo , del resto, le esilaranti scuse del Sindaco Delrio su Vedelago, quando arrivò a dire che IREN è pubblica mentre Vedelago è un impianto privato. Come se non fosse possibile fare delle joint ventures tra IREN e dei privati! Quando si tratta di farlo assieme ad UNIECO, però, per il Sindaco Delrio va bene. E’ il caso della società Monte delle Querce scrl, costituita nel luglio 2010 dai soci IREN ed UNIECO, con l’obiettivo di gestire rifiuti speciali sul mercato. Abbiamo svolto ben 2 interrogazioni a proposito per sapere quale fosse la finalità nel concreto, e la salomonica risposta della dirigenza IREN è stata sempre “gestire rifiuti speciali sul mercato”. Alla faccia di Delrio e delle sue finalità “pubbliche”.

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Mentre a Reggio… Addio all’inceneritore!!!

Scritto il 29 luglio 2011 da

La Provincia di Reggio cancella ufficialmente la costruzione di un nuovo inceneritore e prevede l’estensione della raccolta porta a porta ad un totale di oltre 250.000 abitanti (la metà della popolazione) per raggiungere entro tre anni il 67% di raccolta differenziata su tutto il territorio. Unico impianto di smaltimento finale previsto: il trattamento meccanico biologico.

Tutto come proposto nel 2006 dall’allora Meetup degli Amici di Beppe Grillo, insieme ai Comitati Salute Ambiente, Beppe Grillo e l’allora assessore Pinuccia Montanari e sigillato da oltre 15.000 firme raccolte tra marzo 2007 e settembre 2008.

Il risultato raggiunto pero’ non è un traguardo finale. Infatti il porta a porta verrà esteso solo nei Comuni della Bassa, per Reggio rispetto al piano “Montanari” del 2007 sarà per 65.000 persone anziché per le 100.000 previste ed in collina e montagna (a parte il centro di Castelnuovo Monti e Carpineti) e nel resto di Reggio rimane il sistema a cassonetti stradali.

Siamo a metà del guado, ma sulla buona strada riconosciamo il lavoro svolto da Mirko Tutino, che si è dimostrato sul tema di pasta diversa rispetto al predecessore Alfredo Gennari, che nel 2007 di fronte alle prime 5.000 firme pro raccolta porta a porta e trattamento meccanico biologico, consegnategli da Beppe Grillo disse:
“Ma noi facciamo tanto abbiamo anche la raccolta dei tappi per l’Africa” (sic!).

Visto che il mondo non si ferma nel 2014 (quota 67% di differenziata) ma va avanti, anche noi andremo avanti

PROPOSTE FUTURE PER MIGLIORARE IL PIANO 

a) per potenziare le politiche di riduzione rifiuti;
b) per estendere gradualmente negli anni a venire il porta a porta nei Comuni dove è previsto anche per le frazioni di plastica, vetro-lattine,carta e per estenderlo anche in Collina e poi in seguito Montagna, partendo dai Comuni collinari confinanti con Reggio Emilia (pensiamo alle frazioni di Albinea, Quattro Castella, Scandiano confinanti con il Comune di Reggio che già fanno il porta a porta integrale. Lì non è collina.
c) studiare e promuovere la costruzione di Centri Riciclo modello “Vedelago” per sostituire la produzione di “combustibile da rifiuti” con le sabbie sintetiche per edilizia e industria plastica.
d) implementare le già previste politiche di tariffa puntuale.
e) iniziare un percorso con piccole e medie aziende ed università per introdurre il concetto di “ecodesign” e politiche “dalla culla alla culla” per i prodotti. Su questo inviteremo a Reggio Emilia i migliori esperti europei e mondiali. Per un futuro dove nuovi posti di lavoro verranno creati dall’industria del riciclo e del riutilizzo nel vero pieno rispetto dell’ambiente.
f) non vediamo citato il compostaggio nel piano della Provincia e Ato. E’ una mancanza? Comunque il progetto di compostaggio su Castelnovo Sotto è vecchio e va previsto da Iren Spa un impianto di ultima generazione. Inoltre sull’impiantistica si investe forse troppo poco sulle nuove tecnologie di tmb e compostaggio utilizzando troppo terreno agricolo. Su questo bisogna migliorare.

Quanta acqua sotto i ponti è passata da quel 2006 quando con Beppe Grillo e grazie all’unico politico che allora ci ascoltava, l’allora assessore Pinuccia Montanari, invadevamo pacificamente a più riprese i consigli comunali e provinciali di Reggio con le nostre proposte: porta a porta, trattamento meccanico biologico, riciclo, rifiuti zero…Per qualcuno erano utopie…oggi sono in buona parte realtà!

Andrea Defranceschi, capogruppo in Regione Emilia Romagna Movimento 5 Stelle-Beppegrillo.it

Matteo Olivieri, consigliere comunale Reggio 5 Stelle-Beppegrillo.it

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Inceneritore di Parma: a favore Pagani, Barbieri, Mori, Moriconi – Assenti: Barbati, Riva, Filippi

Scritto il 28 luglio 2011 da

Mercoledì sera il consiglio regionale dell’Emilia Romagna ha “discusso” una proposta del Movimento 5 Stelle su un piano di raccolta differenziata per Parma che facesse a meno del nuovo inceneritore che si vorrebbe costruire ad Uguzzolo (quello famoso per essere stato bloccato dal TAR per abuso edilizio!) e puntasse all’obiettivo del 65% di raccolta differenziata imposto dall’Europa.

Già, “discusso”, perché in realtà di 50 consiglieri regionali, 20 erano assenti, mentre i presenti hanno preferito giocare al gioco del silenzio, senza intervenire sulla questione. Poi, si è passati al voto. Cosa hanno votato i consiglieri reggiani?

Barbieri (PD), Mori (PD), Moriconi (PSI) e Pagani (PD) hanno votato CONTRO alla risoluzione e, quindi, a favore dell’inceneritore, come tutto il PD del resto. Assenti dalla seduta i consiglieri Barbati (IDV), Filippi (PDL) e Riva (IDV). Già, proprio quell’IDV che ultimamente passa per essere contrario agli inceneritori (a parole), ma nei fatti dimostra la sua vera indole inceneritorista. L’unico consigliere IDV presente (Grillini) si è infatti astenuto. Ennesima prova di come IDV parli bene ma razzoli molto male!

Lo sappiano pertanto i cittadini reggiani di cosa fanno i loro consiglieri in regione: Favia e Defranceschi sono stati gli unici, assieme a Gabriella Meo (Verdi), a votare a favore alla risoluzione per un piano serio e pulito di gestione rifiuti. Gli altri fanno solo chiacchiere…