Archivio per ‘Reggio ostile alle mafie’

L’incognita “Prostituzione”.

Scritto il 28 giugno 2011 da

Con il termine prostituzione si indica l’attività di chi offre prestazioni sessuali dietro pagamento di un corrispettivo in denaro.

Trovandosi di fronte ad un problema da sempre esistito, mai risolto e chissà se si risolverà, i governi corrono ai ripari. Si passa dalla pena di morte (sic) alla legalizzazione regolamentata. Germania, Svizzera o nel caso dell’Olanda si parla di “prestazione di servizi sessuali remunerata”. Prostituirsi è considerato un “lavoro”. Si può svolgere questo “mestiere” in proprio o da dipendenti, nei luoghi stabiliti dai comuni e solo se iscritti nel “registro delle imprese” , previdenza sociale, busta paga, libretto sanitario in regola, e rispetto tutte le norme vigenti. Lo sfruttamento è perseguito in ogni caso ed il controllo è capillare e semplificato.

L’Olanda non è diventata un Bordello, come qualcuno potrebbe pensare, L’italia si. Noi siamo il paese della via di mezzo. Siamo perbenisti e “quasi” proibizionisti. Non siamo ne carne, ne pesce. Prostituzione? Ni, grazie. La legge Merlin del 1958 ha chiuso le case, riempito le strade, gli appartamenti ed ha arricchito la malavita. Ma almeno in Italia siamo gente “assai più molto perbene”.

In Italia la prostituzione è legale, il cliente può essere multato e si possono “fermare” le prostitute riempendo la questura per due tre giorni al massimo. Il problema non si è risolto, anzi, il giro d’affari è stato “legalizzato” dalle cosche mafiose che, ringraziando, incassano miliardi di euro sfruttando vite umane mettendole in strada o negli appartamenti della città, per la felicità dell’intero condominio.

A Reggio Emilia i cittadini si mobilitano, si indignano e s’incazzano di fronte alla consapevolezza che il problema non sarà mai risolto. Si additano le forze dell’ordine, rese inermi e completamente incapaci dal buco legislativo lasciato da chi ci ha governato negli ultimi 50 anni. Nella nostra città la presenza di ragazze (anche minorenni) e trans si è spinta oltre le zone industriale e le periferie. C’è una forte presenza nelle zone urbane e negli appartamenti allestiti modello “case chiuse”.

Parliamoci chiaramente: lo stato dovrebbe Legalizzare la Prostituzione. Questo non eliminerà il problema dello sfruttamento, non educherà i nostri “utilizzatori finali” a tenere l’uccello in gabbia, non renderà giustizia alle donne, ma non possiamo lasciare il vuoto normativo e l’attuale caos che regna sovrano.
Investiremmo i proventi delle tasse per la prevenzione, la protezione e reinserimento nella società per le persone che denunciano gli sfruttatori. Impegneremmo le forze dell’ordine per distruggere i protettori e la criminalità organizzata e per svolgere controlli a 360 gradi.

Il movimento 5 stelle deve percorrere questa strada.

Vito Cerullo
Cons. Circ. Ovest
Reggio5Stelle BeppeGrillo.it

p.s. Segnalo l’importante iniziatica del comune di RE e di tanti volontari attivi sul territorio. Info e contatti sul progetto “ROSMERY”.

La Mafia “reggiana” ha il suo boss. Libero.

Scritto il 19 giugno 2011 da

Traffico e spaccio di droga, prostituzione, gioco d’azzardo, estorsioni. Sono alcuni dei campi di eccellenza delle mafia nostrana. La ‘ndrangheta.
Miliardi di euro sporchi di sangue, da ripulire, riciclare e spendere nel sistema dell’economia legale.

Obiettivo principale: infiltrarsi e guidare gli affari.

I prestanome della mafia vengono segnalati ed assunti dalle imprese locali. Una volta “infiltrati” controllano gli affari di Mafia spa per nome e per conto dei Boss, i quali sarebbero impossibilitati a svolgere queste attività in prima persona.

Questi insospettabili “yes men” pilotano gli affari dall’interno delle imprese “oneste” imponendo l’acquisto di beni e materiali dalle aziende collegate, decidono a chi affidare i subappalti.

E chi si oppone?
Intimidazioni, incendi, furti e danneggiamenti nei cantieri di chi è “ostile al sistema” reggente.

Nicolino Grande Aracri è il boss di Reggio Emilia. Condannato a 17 anni nel processo “Scacco Matto”, confermati dalla cassazione nel 2007. Nicolino è sospettato di essere il mandante di 7 omicidi commessi più di dieci anni fa. Oggi è un uomo libero.

Confidiamo nella giustizia.

Vito Cerullo

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foto – il boss Nicolino Grande Aracri

Sindaco PD e ‘ndrangheta, a Serramazzoni (MO)

Scritto il 26 maggio 2011 da

Diversi atti intimidatori hanno colpito Serramazzoni, un Comune dell’Appenino modenese. Prima l’incendio doloso che ha devastato la villa di campagna di Giordano Galli Gibertini, ex calciatore del Modena titolare di un’impresa edile. Poi a fuoco vanno gli spoglaitoi del campo sportivo.

Gli inquirenti avrebbero trovato forti legami tra il sindaco del PD e una cosca, cui alla fine sono stati assegnati appalti.

In questi giorni si terrà a Reggio una tre giorni sulla mafia con ospiti illustri. Le autorità, tutte targate PD, ricorderanno queste indagini che avvengono a pochi chilometri da Reggio?

‘Ndrangheta nelle squadre di calcio

Scritto il 20 maggio 2011 da

Parole bomba del sostituto procuratore della DNA, Francesco Mandoi: “Riciclaggio e immagine pubblica dietro l’interesse alle squadre di calcio”. Parole immediatamente riprese dal Presidente della Camera di Commercio Bini, che aggiunge le Proloco nella lunga lista di interessi sui quali creare consenso (ndr: anche elettorale ?) nel nostro territorio. Parole che fanno tremare.

Le rivelazioni sono riportate nell’edizione odierna de “Il Giornale di Reggio“. Francesco Mandoi spiega bene il meccanismo:

«Questo interesse alle squadre di calcio da parte di persone vicine all’ambiente della criminalità organizzata o addirittura appartenenti ad associazione di tipo mafiosa realizza una duplice finalità : da un lato quello di poter fare affidamento su un’attività economica che può rappresentare un agevole canale di riciclaggio e di investimento, e dall’altro quello di accreditare un’immagine pubblica che ottenga consenso popolare visto il diffuso interesse per il calcio»

Riprende l’allarme Enrico Bini della CCIAA:

<<Le cosche di ‘ndrangheta insediate qui da decenni hanno impresso una svolta alle loro attività e ora investono nelle squadre dilettantistiche creando consenso . La stessa cosa fanno nelle Proloco . Hanno capito che dove c’ è sport c’è aggregazione, e possibilità di infiltrarsi a tutti i livelli>>

La mafia si nutre del silenzio. A Reggio mai più tanto silenzio.

Scritto il 13 maggio 2011 da

Il procuratore capo di Reggio Emilia Giorgio Grandinetti ribadisce il suo pieno sostegno al lavoro svolto daAntonella De Miro (siciliana doc). Assistiamo alla svolta Antimafia tanto attesa dal Movimento 5 stelle di Reggio, ma soprattutto dai reggiani. Impegnati in questa lotta oltre alla Prefettura, ci sono la Camera di Commercio, le associazioni e le forze dell’ordine. A Reggio si sta cercando di portare avanti una forte azione Antimafia e noi la sosterremo.

La strada si presenta durissima. La criminalità organizzata nel reggiano si è ambientata benissimo, è riuscita a radicarsi nel territorio e nell’economia legale. La mafia si è nutrita del silenzio che ha avvolto l’Emilia per troppi anni. Lo stesso procuratore capo Grandinetti, in carica a Reggio da circa un anno, evidenzia una cruda realtà sulla questione:

A Reggio nessuno denuncia. Non c’è una mentalità omertosa …. come in altre parti d’Italia. Parlerei più di paura anche perché non c’è familiarità con questo tipo di fenomeni. In dieci mesi non c’è stata una sola denuncia

La mafia, prima ancora dell’omertà, si nutre del silenzio. Il nostro appello alla comunità Cutrese e a tutti i cittadini onesti, può diventare un’arma per contribuire a schiacciare il malaffare.

Riporto alcuni fatti di questa settimana. Il ferro va battuto quando è caldo. Battiamo più forte.

Si riapre il processo EdilPiovra che ha portato all’arresto di 12 esponenti legati al clan di Reggio Emilia (non Cutro) Grande Aracri. Fra gli arrestati oltre ai fratelli del boss c’è Nicolino Sarcone, in seguoto scarcerato dalla cassazione per un cavillo. Sarcone è di nuovo alla sbarra e i suoi legali portano avanti una dura opposizione legale. Vogliono riascoltare i 20 agenti di polizia giudiziaria, già testimoni in passato.

Si parla ancora di Giuliano Floro Vito, nome legato alla ditta Consorzio Primavera alla quale Bacchi spa ha concesso subappalti per la costruzione della tangenziale di Novellara, lavori bloccati dal prefetto De Miro per “odor di mafia“. Florio Vito si è presentato in tribunale, alcuni giorni fa, con i fratelli Giuseppe e Salvatore Silipo e la mamma dei Silipo, condannati per usura ai danni di alcuni imprenditori (1 reggiano e altri calabresi). In tribunale restituiscono agli imprenditori strozzati 30.000 fra assegni e contanti.

E’ una specie di notiziario il mio. Riporto tutto sul nostro sito per un semplice fatto: a Reggio mai più silenzio. La nostra politica, il nostro programma è contro ogni Mafia.

Vito Cerullo

Mentre i “politici”… il mafioso è diventato imprenditore.

Scritto il 9 maggio 2011 da

Mentre la Mafia e i loro amici, da nord a sud, si candidano per le comunali nelle liste del PDL e del PDmenoelle (il nuovo che avanza), tutti noi abbiamo il diritto ed il dovere di informarci per non soccombere.

Potrei risultare prolisso e noioso, ma lascio a voi decidere se continuare la lettura per cercare di approfondire o limitarsi a pensare che la mafia è Provenzano, arrestato mentre stava svolgendo un delicatissimo lavoro. Filava la pasta per creare un caciocavallo e una caciotta. Ma davvero pensi che Bernardo detto “Binnu u Tratturi” e quelli come lui, gestiscono i miliardi della mafia?

A Reggio Emilia i politici hanno rassicurato i loro concittadini “elettori” abituando il “tessuto sano” a parlare di mafia in presenza di uno sparo, un arresto, insomma, hanno ridotto il fenomeno mafia a “coppola e lupara”. E se in tempi non sospetti, a Reggio Emilia qualcuno si domandava: “ma la Mafia c’è?”, loro, i politici, rispondevano con una non-risposta, magari con aria “seccata” e dito puntanto contro. Figuriamoci se un politico accetta di parlare di un vero e proprio radicamento della Mafia sul nostro territorio. Potrebbero aggredirti.

Sputtaniamoli!!

In parlamento esistono ricerche, dati, fonti, fatti e misfatti che analizzano il quadro della situazione e la gravità del problema Mafia in Emilia Romagna. Migliaia di pagine redatte dalla DDA, DIA, SOS IMPRESE, Prefetture e Procure.
Ho trovato i dati più interessanti leggendo le Relazioni del 1994 o del 2006, svolte proprio dalla Commissione Parlamentare Antimafia. Anche Maino Marchi è membro di questa commissione.

Da diciasette anni i nostri politici stanno ignorando un problema che dal 1994 era stato ben inquadrato anche dal parlamento. Mentre i politici …. per mantenere inalterato lo “status quo”, parlavano di quanto è sano il tessuto sociale reggiano (e chi lo mette in dubbio?), i soli Casalesi nella nostra emilia dal 2003 al 2004 avevano sul libro paga dozzine di uomini, stipendi pari a 300.000 euro al mese. Del resto, il contabile dei Casalesi, Vincenzo Schiavone, da vero professionista, riportava entrate e uscite sui suoi libri contabili.

Mafia in cravatta.

Miliardi di euro da riciclare. Per ripulire questa valanga di soldi bisognava evolversi. La Mafia lo ha capito da decenni. Infiltrarsi nella finanza e nell’economia legale per immettere quei “soldi sporchi” nel circuito “sano”.

I soldi non hanno odore , nemmeno quando il “tessuto è sano”. E mentre i politici …. il mafioso diventa imprenditore: “il mercato libero e privo di barriere come quello emiliano romagnolo, costituisce il fenomeno che maggiormente attrae la criminalità organizzata più pericolosa ed evoluta protesa al riciclaggio anche a livello internazionale”. E ancora “…rispetto al passato … coinvolgendo i settori della finanza e dell’economia, la criminalità organizzata non desta allarme con i soliti atti violenti, ma si infiltra utilizzando spesso insospettabili (professionisti, commercialisti, avvocati e imprenditori)”. Lo scrive la commissione parlamentare antimafia nelle innumerevoli pagine che giacciono nel parlamento.

La commissione dava addirittura delle indicazioni al legislatore su come operare affinchè venisse arginato questo nuovo pericolo, che non era più circoscritto ai soliti processi mafiosi ai quali tutti siamo abituati. Più controlli sul Falso in bilancio, fallimenti, frodi fiscali di ogni genere. Ma come tutti sapete, questi reati sono stati addirittura depenalizzati.

Una scomoda realtà.

Se vogliamo puntare sul fattore “geografico”, mentre il Cutrese infastidisce i reggiani, i soldi continuano a non avere odore qualunque sia la collocazione geografica dei grandi “affari”.

Oggi, tutti sanno ma nessuno sapeva. Freghiamocene delle solite giravolte della politica. Quel che conta è che a Reggio qualcuno si sta muovendo per impedire alla Mafia di “distruggere l’onesto per farsi impresa”.

Vito Cerullo

Arrestato ‘O Copertone’, i tentacoli anche in Emilia

Scritto il 26 aprile 2011 da

E’ stato arrestato Vincenzo Schiavone, il contabile dei Casalesi, camorrista così chiamato per l’abitudine di bruciare i corpi delle vittime con l’ausilio di copertoni delle auto. Dal suo libro paga emergono profonde relazioni nella stessa Emilia.

Come al solito è il libro “Tra la via Emilia e il Clan” di Cristian Abbondanza e Antonio Amorosi a raccogliere diligentemente tutte le informazioni (testo obbligatorio per l’ordinata raccolta delle informazioni sulle mafie in Emilia)

Le informazioni emergono nella relazione della Procura Nazionale Antimafia (2008) sull’organizzazione mafiosa. Ancor più occorre però guardare al capitolo specifico sulla mafia campana ed al Distretto della DDA di Napoli.
Per capire la forza del gruppo dei CASALESI radicati in Emilia Romagna dovrebbe bastare questo
passaggio: “l’analisi della documentazione contabile… offre significativi elementi di giudizio sulla
consistenza e pericolosità della organizzazione, ove solo si consideri che dalla lettura dei conteggi
mensilmente effettuati da SCHIAVONE Vincenzo, di Luigi, risulta che la sola famiglia SCHIAVONE (che è all’incirca un terzo dell’intero clan dei casalesi che per la restante parte fa capo alla famiglia
BIDOGNETTI e ai latitanti Michele ZAGARIA e IOVINE Antonio) mensilmente erogava già negli anni 2003-2004 stipendi per circa 300.000 euro, ripartiti fra le numerosi componenti territoriali, fra le quali, segnatamente, si annoveravano i gruppi capeggiati da SCHIAVONE Francesco, di Nicola, da RUSSO Giuseppe, storico componente del vertice dei Casalesi, da DEL VECCHIO Antonio, cugino di Francesco SCHIAVONE, di Luigi, da DEL VECCHIO Carlo, nipote di Del Vecchio Antonio e di Francesco SCHIAVONE, di Luigi, da MEZZEROAntonio, dal Carusiello, CANTIELLO Salvatore, da PAPA Giuseppe, da CETERINO Giuseppe (al quale fa capo anche la gestione degli interessi della famiglia SCHIAVONE in Emilia- Romagna), da Raffaele DELLA VOLPE e da MERANO Giorgio, oltre al gruppo di CASAPESENNA… Nel periodo in riferimento, le investigazioni hanno consentito di documentare, nello specifico, anche le attività camorristiche della fazione facente capo a IOVINE Antonio nonché sostanziosi riferimenti alla figura criminale di ZAGARIA Michele, entrambe assolutamente fondamentali al fine dell’analisi dei processi di garanzia della coesione interna e dell’espansione affaristica (anche nell’Italia centro-settentrionale) della consorteria in parola, anche in ragione dell’effetto di rafforzamento della condizione di leadership connesso alla loro perdurante latitanza…”.
Reggio 5 Stelle ha di recente sollevato il problema dell’invasione del Casalesi nella nostra provincia, rilevando come le Istituzioni hanno ancora bisogno di capire il fenomeno, che intanto cresce.

Cutresi, ribellatevi! Coop tornino ad essere Coop

Scritto il 25 aprile 2011 da

Il TAR conferma la sospensione di subappalti a imprese in odore di mafia concessi dalla Cooperativa Orion al Consorzio Primavera. Numerosi personaggi legati alla ‘ndrangheta cutrese coinnvolti. Alcuni protagonisti si dicono stupiti e cadono dal pero. Ecco perchè è giunta l’ora di lanciare un messaggio chiaro, anzi due: Cutresi, ribellatevi! e le Coop tornino a fare le Coop.

La comunità cutrese deve reagire per non rimanere impantanata in una situazione che sta diventando imbarazzante. Le coop tornino ad essere produttrici di lavoro e a gestire esse stesse i mezzi di produzione: che coop sono quelle si concentrano sulla vittoria dell’appalto e poi danno il lavoro fuori?

Le relazioni emerse attorno al Consorzio Primavera, in cui parentele e relazioni lavorative sembrano far cadere dal pero i protagonisti, richiedono una ribellione della locale comunità di origine cutrese.

Continuare a stupirsi delle conseguenze nefaste che si hanno nello stringere legami economici con personaggi discussi e inquisiti, come Giuliano Floro Vito, presente in due grossi subappalti bloccati nel giro di pochi mesi, non serve a nulla.

Bisogna reagire, altrimenti la comunità cutrese continuerà a subire le conseguenze di un sistema mafioso che fin dalla prima emigrazione ha sfruttato, taglieggiato, costretto in una subalternità anacronistica nel terzo Millennio.

L’unico risultato è un continuo discredito delle imprese e dei lavoratori onesti che finiscono inevitabilmente irretiti nella rete mafiosa.

Il preciso lavoro della Prefettura è un metodo che può solo proseguire ed essere rafforzato. Pertanto i casi di appalti e subappalti sospesi per mafia non potranno che aumentare in futuro nel nostro territorio, facendo emergere un problema che troppo a lungo è rimasto sotterraneo.

Per agevolare tutto ciò, e per evitare conseguenze negative per tutta la comunità reggiana, invitiamo tutti gli onesti ad alzare la testa una volta per tutte, mettendo a nudo e denunciando le relazioni sospette, le condizioni di sfruttamento, l’usura e il racket. Questo è il momento per farlo.

La vicenda delle opere di scavo di IREN, appaltate alla grande Coop Orion, subito subappaltata ad altri soggetti, è da manuale di come alcuni rapporti economici siano scaduti in una banalizzazione che non premia il tessuto sano dell’economia.

Crediamo che se le Coop torneranno a fare le Coop, cioè produttrici di lavoro, agevolate fiscalmente per reinvestire gli utili d’impresa nei mezzi di produzione, molti problemi come quelli recenti potranno essere evitati.

Che Coop sono quelle si concentrano sulla vittoria dell’appalto e poi danno il lavoro fuori?

L’attenzione che dichiara il presidente della coop Orion è alta? Allora gli suggeriamo di reinternalizzare il lavoro, e l’efficacia dei controlli aumenterà sensibilmente.

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