Archivio per ‘Reggio ostile alle mafie’

Vogliono riaprire il cantiere chiuso per mafia

Scritto il 19 settembre 2011 da

Ricordate la tangenziale di Novellara? Sospeso il cantiere per interdittiva antimafia del Prefetto ai danni della Bacchi spa, che ricorre al TAR, e vince. Fino ad agosto, quando il Prefetto emana una nuova interdittiva, in seguito ad ulteriori indagini. Ora chi dà l’appalto, Iniziative Ambientali, col parere legale dell’avvocato Coffrini in mano, ha deciso di riaprire il cantiere in barba all’interdittiva, e chiede il via libera a Comune di Novellara e Provincia. Per questo presentiamo un’interpellanza in Consiglio Comunale a Reggio: il Comune, come socio di IREN è anche socio di Iniziative.  Si potrebbe creare un pericoloso precedente, che toglierebbe efficacia all’azione del Prefetto. L’avvocato cui è stato chiesto il parere era indicato da Legambiente, nel 2005, come professionista legato alla Bacchi spa. Leggetevi il testo dell’interpellanza.

 

 Reggio Emilia, 16 settembre 2011

Al Signor Sindaco

All’Assessore Competente

 Premesso che

-         La ditta Iniziative Ambientali s.r.l., con sede a Novellara, è una società attiva nella gestione del ciclo dei rifiuti e dei lavori edili e stradali, partecipata al 40% da IREN AMBIENTE spa, al 40% da SABAR spa, e al 20% da UNIECO società cooperativa;

-         Iniziative Ambientali è stazione appaltante del terzo stralcio della tangenziale, opera di ristoro ambientale nella gestione della discarica di Novellara;

-         Nell’aprile 2011, con interdittiva antimafia del Prefetto di Reggio Emilia a carico della Bacchi spa, vincitrice dell’appalto per la realizzazione dell’opera, è stato una prima volta sospeso il cantiere della tangenziale di Novellara;

-         il TAR di Parma, in seguito a ricorso della Bacchi spa, ha emesso in data 13 luglio 2011 una sentenza che annullava l’interdittiva antimafia (N. 00271/2011 REG.PROV.COLL., N. 00276/2011 REG.RIC.;

-         nell’agosto del 2011 il Prefetto di Reggio Emilia ha emesso una nuova interdittiva antimafia, alla luce di  nuove risultanze investigative che supererebbero i rilievi mossi dal Tribunale Amministrativo;

-         in un articolo apparso stamane su “Il Resto del Carlino”, il Presidente di Iniziative Ambientali Michele Crotti, facendo leva su un parere del legale Ermes Coffrini, ha dichiarato che in base ad una decisione del Cda di Iniziative Ambientali la stazione appaltante è disponibile a far riprendere i lavori, previo assenso del Comune di Novellara e della Provincia di Reggio Emilia;

-         il 29 settembre 2005 l’associazione Legambiente, in merito alle nomine per l’ Azienda Regionale per la Navigazione Interna (ARNI), espresse sconcerto circa la nomina dell’ex Sindaco di Brescello Ermes Coffrini, sia per pendenze con Legambiente stessa, che per la posizione di Coffrini come professionista con rapporti con il Gruppo Bacchi, in relazione alle vicende giudiziarie sulle escavazioni di sabbia delle quali si sta occupando la Procura della Repubblica di Reggio Emilia (dichiarazioni ancora reperibili su Bologna 2000 all’indirizzo http://www.bologna2000.com/2005/09/29/legambiente-su-nomine-consiglio-amministrazione-arni/

Tutto ciò premesso, l’interpellante

 Visto che:

- il Comune di Reggio Emilia è uno dei più importanti soci in IREN AMBIENTE spa, che compartecipa Iniziative Ambientali srl;

 Rilevato che:

-         nella sentenza di annullamento, lo stesso TAR ha richiamato la giurisprudenza affermando che, nel segnalare l’infiltrazione mafiosa, il Prefetto può esprimere “un giudizio prognostico latamente discrezionale ancorché ragionevole e circostanziato”;

-         La Procura di Reggio Emilia ha aperto un’inchiesta riguardo alla tangenziale di Novellara;

-         Iniziative Ambientali srl è parte resistente nella procedura in sede TAR;

Ritenuto che:

-         contro i mille mezzi a disposizione della mafia per condizionare a proprio vantaggio interi pezzi dell’economia, la Prefettura può avvalersi di strumenti immediati e rapidi, la cui efficacia è una condizione indispensabile nella lotta alla malavita organizzata;

Chiede al Sindaco e all’Assessore Competente:

-         se non ritiene inopportune iniziative volte a depotenziare gli strumenti prefettizi di interdittiva antimafia in territorio reggiano, capaci di costituire pericolosi precedenti anche per il nostro Comune;

-         se non ritiene di dover intervenire, come socio di IREN AMBIENTE spa, nella rappresentanza garantita dalla partecipazione societaria in Iniziative Ambientali srl, al fine di scoraggiare la riapertura del cantiere della Tangenziale di Novellara fino a nuova espressione da parte del Tribunale Amministrativo;

-         se non ritiene di intraprendere un’analoga persuasione nei confronti della Provincia di Reggio Emilia e del Comune di Novellara, chiamate ad esprimersi sulla richiesta di riapertura del cantiere di Iniziative Ambientali srl;

e richiede contestualmente

- copia del verbale del Consiglio di Amministrazione di Iniziative Ambientali srl inerente le decisioni di cui sopra, e copia del parere legale dell’avvocato Coffrini.

Casalesi, arresti a Reggio: ci siamo

Scritto il 19 settembre 2011 da

L’allarme lanciato dal Generale della Guardia di Finanza, Domenico Minervini, in occasione del Report annuale 2010, si manifesta nell’operazione Apogeo. Reggio 5 Stelle ha presentato un’interpellanza a febbraio in Consiglio Comunale, cui l’Assessore Corradini ha puntualmente risposto sulla totale assenza di elementi documentali circa la presenza del pericoloso clan campano. Ora è tutto più chiaro: Reggio crocevia di tutte le mafie.

Soddisfazione per l’operazione Apogeo condotta dai Ros e dalla Guardia di Finanza, in cui sono finalmente emerse le evidenze della presenza e delle attività del pericoloso clan dei Casalesi.

Era stato proprio il Generale della Guardia di Finanza Domenico Minervini, in occasione del Report annuale 2010, a lanciare l’allarme circa lo sbarco in forze dei Casalesi in provincia: “i Casalesi privilegiano Reggio”. Sull’argomento abbiamo presentato un’interpellanza in Consiglio Comunale a febbraio, cui l’Assessore Corradini ha prontamente risposto. Si chiedeva quali evidenze documentali esistevano nell’Osservatorio Antimafia del Comune, strumento dell’Amministrazione nella lotta alle mafie. La risposta è che non risultava alcuna evidenza della presenza dei Casalesi.

La nuova operazione, che ha portato a due arresti tra Rubiera e Castellarano, rafforza ora l’allarme sulla presenza della nuova mafia a Reggio, dopo che una recente inchiesta ha portato al sequestro di beni per milioni di euro nel comune di Fabbrico, intestati ad una prestanome del clan che fa capo ad Antonio Amato, boss della cosca di Santa Maria Capua Vetere, nel Casertano, e l’arresto, sempre in Emilia, di uno dei pesi massimi della camorra, Vincenzo Schiavone detto “‘O Copertone”.

L’aspetto rassicurante dell’inchiesta è che non si registrano nell’operazione Apogeo evidenze dell’attività dei Casalesi nel settore dei rifiuti, confermando quanto contenuto nella risposta dell’Assessore Corradini.

La finanza, le truffe, la gestione del denaro è quindi l’attività principale delle cosche nel reggiano, al momento. Non stupisce che ad essere colpite siano le zone, come Rubiera e Castellarano, confinanti con la provincia di Modena, dove l’attività dei Casalesi è conclamata da molti anni.

Sempre a Rubiera, pochi mesi fa, la maxi operazione che ha portato all’arresto di un sodalizio tra Cosa Nostra e ‘ndrangheta, che tentavano di scambiare un titolo in deposito in oro del valore stratosferico di 27 miliardi di euro.

Reggio crocevia di tutte le mafie, quindi. Mentre l’onesto chiude, la mafia prospera

La ‘ndrangheta reggiana: da anni si conoscono nomi e cognomi. Inchiesta di skytg24.

Scritto il 8 settembre 2011 da

Dal nulla “sono diventati padroni di un Impero”. Alcune aziende diventano dei veri e propri Bancomat, altre sono utilizzate come basi operative. In questo modo le cosche reggiane finanziano ed organizzano le loro attività criminali.

Parole che trovano riscontro anche nella testimonianza di Salvatore Angelo Cortese, il primo pentito di ‘ndrangheta. Cortese è un uomo di spicco delle cosche e le sue dichiarazioni si rivelano fondamentali per molte indagini, alcune delle quali puntano dritto su Reggio Emilia. Solo nel 2009 la DDA di Catanzaro cancella uno dei tanti business mafiosi. Da nord a sud vengono sequestrati beni e quote societarie dal modesto valore di 40.000.000 di euro. Una dose di soldi sporchi che la ‘ndrangheta ha iniettato nell’economia legale. Il PIL cresce con il cospicuo contributo delle mafie. Quei quattrini sono frutto di svariate attività mafiose, ricatti, minacce ed omicidi. Gli imprenditori onesti, reggiani o meridionali che siano, vengono strangolati da un sistema capace di fare impresa.

Spezzone dell’inchiesta di Sky sulla mafia a Reggio:

Nella relazione sulla mafia del Prefetto di Reggio del 20 settembre 2010, e soprattutto nell’ordinanza del tribunale di Catanzaro emergono molti dettagli sugli affari illeciti della ‘ndrangheta, ormai ben radicata nel nord. Dei 37 arresti, nel reggiano vengono fermati Salvatore Capicchiano (34), Salvatore Procopio (35), e Pugliese Michele (33), quest’ultimo sarebbe il titolare di un’azienda di trasporti a Santa Vittoria di Gualtieri, la Nuova Inerti srl, e figlio del boss Franco Pugliese che da Viadana “procurava” voti per il sen PDL Di Girolamo. I tre offrivano appoggio ed operavano a nome e per conto delle cosche. Secondo gli inquirenti fra le attività principali delle cosche c’è l’estorsione, e gli obiettivi  “sono i titolari e/o gestori di importanti attività imprenditoriali”, come la Autotrasporti Giglio, di Giglio Giuseppe, sita in Gualtieri di Reggio Emilia, e la Millefiori Service s.a.s. di Vertinelli Giuseppe & c., ristorante, pizzeria, ubicato in Montecchio di Reggio Emilia.

Il pentito Cortese nella sua testimonianza fa nomi e cognomi. Parla dell’impero creato dai Muto di Gualtieri e dei soldi che questi avrebbero versato alle cosche. Le ditte pagano anche senza minacce, “non c’è bisogno di fargli la minaccia o di fargli attentato .. vogliono tranquillità sia a Reggio Emilia, a Gualtieri, e sia in Calabria perché sanno che se loro sbagliano vengono toccati” dice il Cortese. Più le ditte ingrandiscono il loro “Impero”, più le cosche riescono a ricavare profitti. Basta una telefonata ed arrivano mazzette da 2.000 a 50.000 euro, contanti o assegni.

A poche settimane dall’inchiesta di Sky finisce in galera Antonio Muto, 40enne, accusato di bancarotta fraudolenta per il fallimento della società Marmirolo Porfidi, con sede legale a Trento. Secondo le accuse, Muto, attraverso la ditta Cms di Reggio, avrebbe svuotato l’azienda, appropriandosi sia dei mezzi, sia del materiale ghiaioso. La Marmirolo Porfidi è stata dichiarata fallita nell’agosto 2010 dal Tribunale di Trento, lasciando un buco di 8 milioni di euro.

Mafia spa possiede miliardi di euro da ripulire ogni anno. L’assenza di regole nella finanza, e lo sterminato potere delle banche, offrono un prezioso aiuto per gestire i capitali mafiosi. Claudio Meneghetti nel suo libro scrive:  “Operatori del sistema bancario, avvocati e commercialisti più composti e precisi aprono le braccia come se si trattasse di una situazione inevitabile. Insomma pare che tutti sappiano qualcosa ma nessuno è disposto a sobbarcarsi l’onere di entrare nel dettaglio del territorio in cui risiede. Il problema è sempre di altri. L’omertà al nord ha queste caratteristiche.”

Ovunque si presenti, il Movimento 5 Stelle deve studiare e ricercare continuamente idee e proposte per prevenire e sconfiggere la mafia. A Reggio Emilia l’ottimo lavoro delle forze dell’ordine, della Camera di Commercio con Enrico Bini, e del  Prefetto di Reggio Emilia Antonella De Miro (Siciliana doc) ci rende fiduciosi ed attivi. Reggio 5 Stelle darà il suo piccolo contributo. Con il consigliere Matteo Olivieri siamo da sempre impegnati su qualsiasi proposta (destra, sinistra, centro) utile ed efficace nella prevenzione e nella lotta alla mafia. Nel nostro programma molti punti riguardano proprio l’Antimafia, ne cito alcuni:
1) per i grandi appalti imporre alla ditta vincitrice l’apertura di un conto corrente dedicato dove saranno tracciati tutti i movimenti di denaro
2) Centro Comunale Unico di Controllo per raggruppare le forze già  operative ed ottimizzare i dati e le segnalazioni sui cantieri per poi attivare tutte le forze preposte proprio sui  cantieri a rischio (uniti si vince);
3) osservatorio online degli appalti e subappalti, nostra proposta approvata dal comune.

Vi invitiamo a visionare il nostro programma e a lasciare il vostro contributo per rendere efficace il nostro piccolissimo sforzo nella lotta alla Mafia. Riteniamo di primaria importanza la continua collaborazione con le associazioni e i singoli cittadini impegnati nella lotta alla mafia.

Ai meridionali oppressi dal sistema mafioso, minacciati e sfruttati, riprendo l’appello di Olivieri lanciato tempo fa: Ribellatevi.

Vito Cerullo
Consigliere Movimento 5 Stelle

p.s. Un ringraziamento alla Casa della Legalità – onlus ed a Christian Abbondanza da sempre contro le Mafie.

Tangenziale Novellara Bacchi, aperta inchiesta in Procura

Scritto il 13 agosto 2011 da

La Procura di Reggio Emilia ha aperto un’inchiesta riguardo alla tangenziale di Novellara, legata all’interdittiva alla Bacchi spa. Si chiude il cerchio di una vicenda su cui è necessario fare chiarezza. Negli ultimi anni la totalità delle azioni antimafia nel nostro territorio sono giunte dall’esterno, in particolare dalle Direzioni Antimafia di mezza Italia: Firenze, Bologna, Reggio Calabria, Catanzaro. Siamo convinti che l’azione del Prefetto sia propulsiva per una efficace ribellione della nostra comunità alle angherie del sistema mafioso.

In passato alcuni rappresentanti istituzionali, ricordiamo il presidente della Camera di Commercio, sottolineavano come le inchieste sulle mafie nel nostro territorio fossero nate dalle Direzioni Antimafia di mezza Italia: Firenze, Bologna, Reggio Calabria, Catanzaro. Ora la vicenda della tangenziale di Novellara è investita dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, e questo può solo destare soddisfazione per il completamento del cerchio istituzionale.
L’azione caparbia del Prefetto ha infatti aperto un ciclo virtuoso che porterà chiarezza non solo sulla vicenda della Tangenziale di Novellara, ma anche sui legami che la malavita organizzata riesce a stringere negli appalti pubblici.
Il settore è da sempre stato al centro della proposta del MoVimento 5 Stelle e degli Amici di Beppe Grillo di Reggio Emilia, fin da quando nel 2008 l’allora consigliere Mario Monducci presentò una mozione condivisa in Consiglio Comunale per mettere tutti gli appalti e subappalti online.
Il Comune di Reggio si è mosso in questi anni, pubblicando appalti e subappalti.
In Provincia si è cominciato a vedere qualcosa, ma ancora il sistema è incompleto, seppur promesso da tanto tempo.
Siamo convinti che l’azione del Prefetto sia stata propulsiva per una efficace presa di coscienza di tutte le istituzioni e dei privati di quello che non esitiamo a definire un allarme sociale. Ricordiamo i numerosi Patti per la legalità di recente stipulati con Amministrazioni Pubbliche e parti sociali.
Avanti così.

Nuova interdittiva antimafia per la Bacchi spa

Scritto il 12 agosto 2011 da

Nuova interdittiva antimafia per la Bacchi spa. Dopo la sentenza del TAR che annullava il provvedimento di sospensione del cantiere di Novellara, il Prefetto ha riproposto il provvedimento. Nella sentenza del TAR emergevano particolari inquietanti. Un gesto di coerenza e fermezza della Prefettura, anche di fronte alle inquietanti risultanze della sentenza del TAR che bocciava la precedente interdittiva. Non solo ‘ndrangheta nell’orbita degli appalti reggiani, ma anche Cosa Nostra. Agghiacciante la presenza nel cantiere di un soggetto detenuto per il delitto di usura e ritenuto organico a famiglia di ‘ndrangheta operativa in Cutro. Ma gli Amministratori continuano a guardare solo al cantiere: e la mafia?

La nuova interdittiva per la ditta Bacchi emessa dalla Prefettura risponde ad una coerenza istituzionale a cui ispirarsi nella difficile battaglia contro le mafie. La fermezza del prefetto nel ribadire le proprie funzioni, che prevedono anche la discrezionalità nell’ interdire temporaneamente una ditta dagli appalti pubblici, è ossigeno per la lotta alle mafie a Reggio. Questo, infatti, non è stato negato dalla sentenza del TAR, che anzi ha richiamato la giurisprudenza affermando che, nel segnalare l’infiltrazione mafiosa, il Prefetto può esprimere “un giudizio prognostico latamente discrezionale ancorché ragionevole e circostanziato”. Una dicitura difficile per il Comune cittadino che ha però un significato semplice ed efficace: contro i mille mezzi a disposizione della mafia per condizionare a proprio vantaggio interi pezzi dell’economia, la Prefettura può avvalersi di strumenti immediati e rapidi per bloccare i giochino mafiosi.

La novità consiste proprio nelle nuove risultanze delle indagini che rafforzano l’azione della Prefettura, e che sarebbero sufficienti a superare le carenze segnalate dalla sentenza del TAR.

Non si può che tirare un sospiro di sollievo, visto ciò che emergeva proprio da quella sentenza: un allarme sociale da far tremare i polsi.

In un altro importante cantiere della Provincia, quello per la Cispadana, è attiva nei subappalti la ditta C.G.A. Costruzioni S.r.l., ritenuta rientrante a pieno titolo nell’orbita di Cosa nostra.

Non solo ‘ndrangheta, ma anche Cosa Nostra e, non dimentichiamolo, i Casalesi, come da allarme lanciato dalla Guardia di Finanza.

Reggio crocevia di tutte le mafie attive nel nostro Paese, è questo l’allarme sociale. Solo una settimana fa gli arresti a Rubiera per il colossale giro finanziario che voleva cambiare un titolo in oro dal valore potenziale di 39 miliardi di dollari.

Ma è sempre dalla sentenza del TAR che bloccava la prima interdittiva a Bacchi che emerge un particolare agghiacciante. Parliamo della presenza nel cantiere di un soggetto (Floro Vito Giuliano) detenuto per il delitto di usura e ritenuto organico a famiglia di ‘ndrangheta operativa in Cutro.

La presenza è, dice il TAR, legittimata dall’autorizzazione del G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Emilia. Fatto sta che il detenuto, come si legge dalla sentenza, era in carcere per  “condotte estorsive a danno della ricorrente”, che è appunto la Bacchi spa. Cosa ci faceva un detenuto per usura in un cantiere edile, al lavoro presso chi era stato, secondo il Tribunale, la sua vittima?

A fronte di tali emergenze sociali, risulta grottesca l’insistenza degli amministratori reggiani, in primis il sindaco di Novellara Raul Daoli,  quando di fronte ad un’emergenza  hanno come unico pensiero e preoccupazione il procedere del cantiere della tangenziale di Novellara. Questo quando emergono da parte della Prefettura fatti così gravi legati alla mafia. A quella non si pensa ?

Un buono da 39 miliardi di $ in mano alle mafie: sequestrato! Arresti anche a Rubiera

Scritto il 3 agosto 2011 da

Quasi quanto la manovra del Governo, ma col cambio da dollaro a euro: questo il valore potenziale sul mercato del titolo sequestrato in una maxi operazione della Guardia di finanza, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria. Un titolo emesso dal Credito Svizzero nel 1961 e intestato a Kusno Sosrodihardjo, detto Sukarno , primo presidente dell’Indonesia, in mano ad un sodalizio mafia siciliana – ‘ndrangheta. Per la precisione, un certificato di deposito in oro dal valore nominale di 870 milioni di dollari, che scambiato oggi avrebbe un valore di 39 miliardi di dollari, 27 miliardi di euro.

L’operazione, che ha portato ad emettere provvedimenti restrittivi per 20 persone su tutto il territorio nazionale, ha nuovamente interessato la Provincia di Reggio, crocevia della mafie di mezzo mondo. L’organizzazione, che contava tra le sue file esponenti di ‘ndrangheta e mafia siciliana felicemente e amorevolmente insieme (quando si tratta di “bisnìss”), era impegnata a trovare i canali bancari giusti per portare a compimento il cambio del titolo. Sull’argomento si è anche espresso il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, riscontrando nell’occasione “il rischio di collusione delle banche”, che avrebbero assecondato con primi contatti la banda impegnata nel clamoroso affare.

Tra gli arrestati anche Antonino Napoli, 57 anni, e Vincenzo Andronaco, 38 anni, entrambi domiciliati a Rubiera, nel filone reggiano che ha quindi coinvolto la ridente cittadina lungo la via Emilia.

Curiose le prime schermaglie tra il Gip Silvano Grasso e l’istituto di credito svizzero Credit Suisse, che ha emesso il certificato di deposito in oro.

Il primo sostiene che ci siano gli elementi per considerarlo vero, mentre Credit Suisse afferma che si tratta di un falso. Il Gip Silvano Grasso fa notare come Credit Suisse abbia in realtà tutto l’interesse a negare la validità del titolo, in quanto si terrebbe in cassa il deposito in oro, che altrimenti dovrebbe essere elargito.

La nostra speranza è che il titolo venga presto a far parte del patrimonio dello Stato. Ci si ripianerebbe il Bilancio  almeno per il prossimo anno!

L’incognita “Prostituzione”.

Scritto il 28 giugno 2011 da

Con il termine prostituzione si indica l’attività di chi offre prestazioni sessuali dietro pagamento di un corrispettivo in denaro.

Trovandosi di fronte ad un problema da sempre esistito, mai risolto e chissà se si risolverà, i governi corrono ai ripari. Si passa dalla pena di morte (sic) alla legalizzazione regolamentata. Germania, Svizzera o nel caso dell’Olanda si parla di “prestazione di servizi sessuali remunerata”. Prostituirsi è considerato un “lavoro”. Si può svolgere questo “mestiere” in proprio o da dipendenti, nei luoghi stabiliti dai comuni e solo se iscritti nel “registro delle imprese” , previdenza sociale, busta paga, libretto sanitario in regola, e rispetto tutte le norme vigenti. Lo sfruttamento è perseguito in ogni caso ed il controllo è capillare e semplificato.

L’Olanda non è diventata un Bordello, come qualcuno potrebbe pensare, L’italia si. Noi siamo il paese della via di mezzo. Siamo perbenisti e “quasi” proibizionisti. Non siamo ne carne, ne pesce. Prostituzione? Ni, grazie. La legge Merlin del 1958 ha chiuso le case, riempito le strade, gli appartamenti ed ha arricchito la malavita. Ma almeno in Italia siamo gente “assai più molto perbene”.

In Italia la prostituzione è legale, il cliente può essere multato e si possono “fermare” le prostitute riempendo la questura per due tre giorni al massimo. Il problema non si è risolto, anzi, il giro d’affari è stato “legalizzato” dalle cosche mafiose che, ringraziando, incassano miliardi di euro sfruttando vite umane mettendole in strada o negli appartamenti della città, per la felicità dell’intero condominio.

A Reggio Emilia i cittadini si mobilitano, si indignano e s’incazzano di fronte alla consapevolezza che il problema non sarà mai risolto. Si additano le forze dell’ordine, rese inermi e completamente incapaci dal buco legislativo lasciato da chi ci ha governato negli ultimi 50 anni. Nella nostra città la presenza di ragazze (anche minorenni) e trans si è spinta oltre le zone industriale e le periferie. C’è una forte presenza nelle zone urbane e negli appartamenti allestiti modello “case chiuse”.

Parliamoci chiaramente: lo stato dovrebbe Legalizzare la Prostituzione. Questo non eliminerà il problema dello sfruttamento, non educherà i nostri “utilizzatori finali” a tenere l’uccello in gabbia, non renderà giustizia alle donne, ma non possiamo lasciare il vuoto normativo e l’attuale caos che regna sovrano.
Investiremmo i proventi delle tasse per la prevenzione, la protezione e reinserimento nella società per le persone che denunciano gli sfruttatori. Impegneremmo le forze dell’ordine per distruggere i protettori e la criminalità organizzata e per svolgere controlli a 360 gradi.

Il movimento 5 stelle deve percorrere questa strada.

Vito Cerullo
Cons. Circ. Ovest
Reggio5Stelle BeppeGrillo.it

p.s. Segnalo l’importante iniziatica del comune di RE e di tanti volontari attivi sul territorio. Info e contatti sul progetto “ROSMERY”.

La Mafia “reggiana” ha il suo boss. Libero.

Scritto il 19 giugno 2011 da

Traffico e spaccio di droga, prostituzione, gioco d’azzardo, estorsioni. Sono alcuni dei campi di eccellenza delle mafia nostrana. La ‘ndrangheta.
Miliardi di euro sporchi di sangue, da ripulire, riciclare e spendere nel sistema dell’economia legale.

Obiettivo principale: infiltrarsi e guidare gli affari.

I prestanome della mafia vengono segnalati ed assunti dalle imprese locali. Una volta “infiltrati” controllano gli affari di Mafia spa per nome e per conto dei Boss, i quali sarebbero impossibilitati a svolgere queste attività in prima persona.

Questi insospettabili “yes men” pilotano gli affari dall’interno delle imprese “oneste” imponendo l’acquisto di beni e materiali dalle aziende collegate, decidono a chi affidare i subappalti.

E chi si oppone?
Intimidazioni, incendi, furti e danneggiamenti nei cantieri di chi è “ostile al sistema” reggente.

Nicolino Grande Aracri è il boss di Reggio Emilia. Condannato a 17 anni nel processo “Scacco Matto”, confermati dalla cassazione nel 2007. Nicolino è sospettato di essere il mandante di 7 omicidi commessi più di dieci anni fa. Oggi è un uomo libero.

Confidiamo nella giustizia.

Vito Cerullo

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foto – il boss Nicolino Grande Aracri