Archivio per ‘Economia: Investimenti Sicuri’

Fondi sociali, ancora balle. Delrio e Sassi(Vendola) dicano la verità

Scritto il 13 maggio 2011 da

Il bilancio preventivo presenta un taglio di ben 1.527.388,10 euro, pari al 22% rispetto all’anno precedente. Dopo aver respinto un emendamento di Reggio 5 Stelle, il Sindaco gioca coi numeri.

Se a Bologna un taglio di un milione e mezzo di euro ai servizi sociali ha fatto scendere in piazza le persone, a Reggio abbiamo un Sindaco che, a fronte di un medesimo taglio tra il bilancio preventivo 2010 e quello 2011, canta addittura vittoria.
E’ quindi il caso di ricordare che la riduzione della spesa per la Prestazione di Servizi di ben 1.527.388,10 euro, pari al 22% rispetto all’anno precedente, e specificatamente alla voce dei Servizi sociali (ASSISTENZA, BENEFICENZA E SERVIZI DIVERSI ALLA PERSONA) , ossia quelli rivolti ad  affrontare il disagio, non solo economico, di singoli e famiglie.
Ricordiamo che la Giunta ha dato fumose promesse di reintegro dei fondi, indicando anche in FCR la vacca da mungere, che però è già stata strizzata con la vicenda dei 10 milioni di azioni IREN.
Al momento l’unico aumento credibile pare essere quello dei buoni pasto, e naturalmente speriamo che in corso d’anno possano tornare fondi da qualche altra parte.
E’ però grottesco leggere annunci di trionfi che non esistono.
Approfitteremo lunedì, in occasione della revisione al bilancio preventivo, per riproporre l’emendamento che ci fu bocciato in occasione  dell’approvazione del Bilancio Preventivo 2011.

Stazione TAV, un fallimento annunciato

Scritto il 1 maggio 2011 da

Delrio, di fronte ad un fallimento annunciato, mente sapendo di mentire. Il bacino è la metà di quello da lui descritto, lo sanno tutti tranne lui. Le prove.

Il sindaco di Reggio Emilia, che fa della TAV e della stazione griffata un chewing gum con cui riempirsi la bocca quando si parla del futuro di Reggio, mente sapendo di mentire. E purtroppo l’AD delle Ferrovie Moretti ha ragione, e questo è difficile da ammettere per chi, come me, è pendolare.

Quando Delrio cita un bacino di 2 milioni di persone inserisce anche Parma e Modena. Ma da fine 2008 a Modena, e da fine 2009 a Parma, è già noto che i treni ad Alta Velocità fermeranno anche nelle città ducali.

Parma è già stata sede di un collegamento a raccordo che convoglierà in entrata e in uscita i treni TAV verso la linea che corre lungo l’autostrada Milano Bologna. Il raccordo a est, in particolare, era diretto originariamente verso la stazione TAV di Reggio: progetto abbandonato da quasi 10 anni.

Nella nuova stazione TAV si spendono 79 milioni di euro per pochi passeggeri al giorno, quando le migliaia che frequentano quotidianamente la stazione centrale di Piazzale Marconi devono elemosinare una sala d’aspetto.

Che un amministratore pubblico non conosca fatti così importanti, o continui a mentire per prendere in giro i cittadini, è segno di un degrado della coscienza politica al governo della nostra città. Più bella figura farebbe Delrio a starsene zitto ed ammettere errori macroscopici che in parte lo precedono, con spese di centinaia di milioni di euro per tre ponti ed una stazione ferroviaria.

Le evidenze portate da Moretti sono note da 15 anni: un treno ad Alta Velocità ha bisogno di decine di chilometri per raggiungere la velocità massima. Anche la distanza tra Bologna, scalo obbligato, e Reggio, non è sufficiente a far raggiungere la massima velocità ai treni, che devono già cominciare a rallentare.

Parco Ottavi. Il piacere di abitare?

Scritto il 20 aprile 2011 da

Un pezzo di territorio di 53 ettari che da uso agricolo viene “immolato” per la “Crescita Zero” propagandata da Delrio.

Parco Ottavi “Il piacere di abitare”. Questo è uno dei tanti slogan usati per pubblicizzare il progetto. Privati e comune hanno investito milioni di euro “vendendo” auree prospettive per l’intera città ma soprattutto agli abitanti del parco.

Sono previsti 1.500 nuovi appartamenti. Migliaia di nuovi residenti ai quali occorrono servizi per la mobilità, attività commerciali di prossimità, scuole, tempo libero e tutto quello che serve per garantire il “benessere” ad una comunità.

La situazione ad oggi è descritta in un video che ho girato insieme ai ragazzi dell’associazione Grillireggiani. Il laghetto è in pessime condizioni, piste ciclabili sfaldate dopo poco tempo, il ponte pedonale non è stato ultimato, l’erba cresce alta e rigogliosa e gli appartamenti restano invenduti. Il parco è gestito dai privati ma a breve passerà sotto la gestione delle “casse” comunali. Pagheremo noi gli interventi che ad oggi risultano fatti male o incompleti?

La città si è ingrandita troppo e le spese per renderla vivibile sono diventate insostenibili. Spesso le opere pubbliche sono state finanziate dagli oneri di urbanizzazione, ad oggi in calo per ovvie ragioni, con i soldi dei privati per compensare il consumo del nostro territorio. Queste politiche presentano il conto ai cittadini.

Le politiche del consenso, trainate dall’eccesso dei consumi e sugli sprechi di ogni genere, hanno fallito. Bisogna puntare su politiche economiche mirate sulla riduzione degli sprechi e sul risparmio..

Delrio parla di una Crescita Zero, mi permetto di suggerire al sindaco e alla giunta di prendere esempio dal comune di Cassinetta di Lugagnano. Il primo comune in Italia ad aver adottato, nel suo psc, le politiche della “Crescita Zero”.

Vito Cerullo
Consigliere Circ. Ovest
Reggio5Stelle BeppeGrillo.it

High-Tech e rinnovabili non sono priorità nel futuro di Reggio

Scritto il 19 aprile 2011 da

Il documento di indirizzo del POC oggi al voto dell’aula sembrava affetto da un lapsus: il Sindaco che parla di un futuro verde e ad alta tecnologia, ma nulla che favorisca l’insediarsi di aziende ad alto contenuto tecnologico.
Su questo ha fatto campagna elettorale Delrio, ma al dunque non risulta nulla tra le priorità che favorisca l’insediarsi di aziende ad alto contenuto tecnologico, specializzate nelle energie rinnovabili, nel rispamio idrico ed energetico, nella produzione di materiali eco compatibili. Vedere per credere: leggete il documento a pagina 31.

Tra le priorità risultano esigenze di imprese già esistenti, progetti di riqualificazione di tessuti esistenti e un generico riferimento alle nuove espansioni di Mancasale e Gavassa.

Per questo motivo abbiamo presentato un emendamento, convinti che si trattasse di una svista, chiedendo che le aziende del futuro fossero favorite, e questo è fondamentale nel realizzare i loro impianti o nell’occupare aree soggette e riqualificazione, così come nei compiti del POC.

Il PD si è opposto svelando il giochino. Il Consigliere Roberto Salsi ha dato una complicata spiegazione di come “dobbiamo prendere tempo per fare queste cose”. Alla fine il messaggio è chiaro: a Reggio tante parole di Sindaco e Giunta che valgono nulla, con loro il futuro è peggio del passato.

Testo dell’emendamento respinto.

Allegato documento di indirizzi al POC  Delibera 4  – PG 5168 – “Indirizzi POC”*

EMENDAMENTO (progr. LCR5S 11)

A pag. 31, dopo il quarto capoverso,

aggiungere il presente:

“Interventi che interessano l’insediamento di attività produttive ad alto contenuto tecnologico o attive nei più avanzati settori ambientali come la produzione di sistemi per energie  rinnovabili, riciclo dei rifiuti, risparmio idrico, risparmio energetico e produzione di materiali a basso impatto ambientale”

Circoscrizioni. Bonificare amianto installando fotovoltaico.

Scritto il 8 marzo 2011 da

Nel nostro territorio sono numerosi gli edifici, pubblici e privati, contenenti amianto, soprattutto nei tetti, come dimostra la mappatura degli edifici pubblici diffusa dalla regione Emilia Romagna. Tra questi, ci sono edifici molto frequentati, come ospedali, scuole, palestre, asili, ed alcuni sono gestiti dalle circoscrizioni.

In tutta Italia si stanno moltiplicando le iniziative di pubblico e privato per agevolare e incentivare la bonifica dell’amianto e, tra queste, c’è quella di installare impianti fotovoltaici oltre bonificando il tetto. Questo garantisce un incremento del 10% dei benefit del conto energia2011.

Queste politiche non solo tutelano la salute dei cittadini, ma creano posti di lavoro e permettono di rendere più efficienti gli immobili pubblici e privati abbattendo i costi energetici ed ambientali, liberando ulteriori risorse da investire per i cittadini e per le aziende. Il tutto è possibile anche a costo zero per l’amministrazione (e non ci stancheremo mai di ripeterlo), grazie alle ESCO (Energy Service Companies), che effettuano i lavori a loro spese in cambio del diritto di superficie (tetto) finché non si ripagano i lavori: l’amministrazione comunale continua a pagare la propria bolletta elettrica (avendo però bonificato il tetto) e, dopo alcuni anni, torna proprietaria (e destinataria degli utili) del proprio tetto.

Chiediamo pertanto alle circoscrizioni che si attivino per promuovere iniziative di questo tipo sui propri edifici, al fine di garantire una maggior sicurezza per le persone e per l’ambiente.

Di seguito il testo dell’interpellanza:

INTERPELLANZA. Bonificare l’amianto ed installare pannelli solari

Premesso che:
l’utilizzo dell’amianto è fuorilegge in Italia dal 1992.
Questo minerale rappresenta un pericolo per la salute e per la vita stessa dei cittadini.
Le fibre di cui è costituito possono essere presenti in ambienti di lavoro come scuole, asili ed ospedali, e se inalate anche in dosi bassissime, possono provocare malattie mortali anche dopo pochi anni, come per il carcinoma polmonare.

Considerato che:
la mappatura degli edifici pubblici diffusa dalla regione Emilia Romagna mostra i siti da bonificare. Tra questi ci sono edifici molto frequentati della nostra circoscrizione, come scuole e palestre.

Il regolamento delle circoscrizioni prevede la gestione di impianti sportivi (art. 13.1 lettera c) e la manutenzione ordinaria di edifici pubblici e arredo urbano (art 13.1 lettera e).

Ad oggi si moltiplicano le iniziative ed aumentano gli incentivi per chi bonifica amianto ed installa impianti fotovoltaici, sia per il pubblico che per i privati:
- il conto energia 2011 prevede un aumento del 10% degli incentivi per chi installa pannelli solari bonificando i tetti in amianto;
- la regione Emilia Romagna ha pubblicato un bando da 9 milioni di euro per agevolare le PMI a sostituire l’amianto;
- il Comune di Reggio Emilia ha previsto 5 milioni di euro nel bilancio per il fotovoltaico;
- Legambiente ha promosso l’iniziativa Provincia Eternit Free, alla quale hanno aderito molti comuni e provincie d’Italia (Torino, Roma, Regione Marche), che prevede la possibilità di bonificare ed installare i pannelli fotovoltaici a costo zero per l’ente (cessione del diritto di superficie alla ditta che esegue i lavori fino al recupero dei costi).

Queste politiche non solo tutelano la salute dei cittadini, ma creano posti di lavoro e permettono di rendere più efficienti gli immobili pubblici e privati abbattendo i costi energetici ed ambientali, liberando ulteriori risorse da investire per i cittadini e per le aziende.

L’interrogante chiede alla Presidente della Circoscrizione:
- se è disponibile un elenco di edifici pubblici della circoscrizione contenenti amianto e, se si, di metterlo a disposizione del consiglio;
- se non ritiene opportuno richiedere un intervento del Comune per gli edifici del territorio circoscrizionale contenenti amianto;
- se non ritiene opportuno sollecitare l’amministrazione provinciale e comunale ad aderire alla campagna Ethernit Free.

Vito Cerullo
Consigliere Circoscrizione Ovest

Alessandro Marmiroli
Consigliere Circoscrizione Sud

Davide Valeriani
Consigliere Circoscrizione Nordest

il SI/NO di Torino visto da Torino

Scritto il 15 gennaio 2011 da

Il referendum-ricatto di Marchionne visto da chi vive Torino, e non Roma (vedi Fassino in cerca di nuova poltrona). I SUV, che sarebbero il futuro, i miliardi regalati agli Agnelli,  un confronto con la Germania che non tiene, e che non giustifica le clausole capestro del papocchio di Mirafiori. Il risultato è del tutto insignificante, peraltro gli operai hanno votato NO. La lettera del moVimento 5 Stelle di Torino

13 gennaio 2011

In questi giorni tutta Italia parla di Mirafiori e del referendum sul nuovo accordo di lavoro; e anche noi del Movimento 5 Stelle di Torino vorremmo dire con chiarezza la nostra posizione.

Non siamo di sinistra (né di destra o di centro) e non vogliamo certo difendere le sacche di inefficienza, i privilegi, le rigidità, le pastoie legali cervellotiche e l’assenteismo che ancora regnano in grandi parti del mondo del lavoro italiano, né giustificare sindacati che, al di là della loro posizione di questi giorni, tutti insieme per trent’anni non hanno saputo fare molto altro che difendere lo status quo e la propria partecipazione al potere, di cui molti sindacalisti hanno beneficiato personalmente ben oltre il lecito.

Tuttavia, troviamo questo accordo scandaloso; è un ricatto con cui Marchionne dice “o lavorate a condizioni sempre peggiori o io chiudo le fabbriche italiane”. Scandaloso, più ancora il fatto che Marchionne “ci provi”, è il fatto che il Paese si disponga a novanta gradi; che non ci sia una controparte seria in grado di giocare non in difesa, ma in attacco.

Il famoso progetto Fabbrica Italia, almeno per quanto riguarda Mirafiori, non convince proprio: che futuro può avere uno stabilimento che dovrebbe produrre SUV americani su licenza? E’ questo, secondo Marchionne, il veicolo del futuro, o è un modo per trascinare Mirafiori ancora per qualche anno in condizioni sempre peggiori, stile ThyssenKrupp, in attesa di poter chiudere la fabbrica per sfinimento?

La Fiat chiede agli operai più produttività, ma poi in molti reparti di Mirafiori i macchinari più recenti hanno almeno vent’anni e molti ne hanno quaranta; per cui, se in Volkswagen cambiano stampo in dieci minuti, in Fiat ci mettono tre ore, periodo in cui la produzione resta ferma. Questo è un piccolo esempio di come l’eventuale improduttività della produzione italiana non derivi dalle “pause pipì” dei lavoratori, ma dalla mancanza di investimenti da parte dell’azienda. Altrimenti, come è possibile che in Germania gli operai guadagnino il 30% in più, lavorino 35 ore invece di 40, e le fabbriche siano competitive?

Inoltre, la crisi commerciale di Fiat deriva dall’incapacità dei manager e dei sindacati di concepire un piano industriale adeguato alla mobilità del “post petrolio”, basata su veicoli energeticamente efficienti e non inquinanti, su una diversificazione verso settori attigui (come la cogenerazione di energia già abbracciata da Volkswagen) e su uno spostamento verso il trasporto pubblico e collettivo. La Fiat è gestita come un conglomerato finanziario e borsistico, non come una grande industria; è incredibile come così poca attenzione sia stata prestata a questo tema.

Troviamo assurde le argomentazioni di chi auspica la firma del nuovo contratto. Il sindaco Chiamparino, come un piazzista televisivo, invita a firmare ora promettendo che poi si aggiusterà il contratto in futuro, prendendo per scemi gli operai. La storia insegna che chi cede ai ricatti una volta poi potrà soltanto cedere ancora, e ancora. Sarà anche vero che la competizione globale è feroce e che il futuro di un paese sviluppato non è nell’industria pesante, ma qual è la risposta disegnata dalla classe politica e industriale italiana: la trasformazione degli operai in schiavi? La loro eliminazione fisica?

A tutto questo si aggiunge però un altro scandalo, quello dell’ingiustizia sociale. Se l’Italia deve accettare sacrifici per recuperare competitività, li devono fare tutti, compresi i dirigenti e gli azionisti. Non è accettabile che si peggiorino le condizioni di vita e di salute degli operai mentre Marchionne guadagna 120 milioni di euro con le sue stock option, tassate perdipiù al 12,5%. I manager miliardari che impongono sacrifici solo agli altri sono figure moralmente indegne.

Ci piacerebbe fare il conto di quanti soldi ha dato alla Fiat la collettività con la cassa integrazione, con gli incentivi alla rottamazione, con le regalie degli enti locali come l’acquisto delle aree TNE (60 milioni di euro) o la svendita dello Stadio delle Alpi a scopo di centro commerciale. Facendo i conti, potremmo scoprire che Mirafiori in realtà dovrebbe già essere nostra.

Proprio perché gli operai sono sotto il ricatto della perdita del posto di lavoro, sta al resto del Paese difenderli. Una classe politica degna di questo nome avrebbe negoziato con la Fiat un piano industriale ben diverso, e avrebbe preteso il rispetto dei diritti dei lavoratori. Di fronte alla minaccia di chiudere gli stabilimenti, una classe politica degna di questo nome avrebbe chiesto la restituzione degli aiuti di Stato percepiti in questi anni, come peraltro hanno fatto molti governi stranieri; verificato la possibilità di introdurre dazi sulle produzioni effettuate in Serbia, che piacciano a Bruxelles o no; imposto una tassazione non del 12,5%, ma dell’80% sulle plusvalenze da stock option oltre il milione di euro. Avrebbe, insomma, fatto il possibile e l’impossibile per arrivare a un accordo equilibrato e dignitoso per tutti, esercitando il potere che i lavoratori oggi non hanno.

Quello che è in ballo oggi è molto più che qualche pausa in meno; è il diritto dei lavoratori a venire rispettati, a scegliersi i propri rappresentanti, a sperare in un futuro migliore e non progressivamente peggiore. Per questo motivo, invitiamo a votare NO al referendum per l’approvazione del contratto; inoltre, capendo che molti lavoratori, lasciati soli dall’Italia, non potranno che cedere al ricatto di Marchionne, promettiamo loro solidarietà e sostegno per le future battaglie, qualsiasi sia l’esito del referendum.

MoVimento 5 Stelle Torino

Quando la politica crea posti di lavoro.

Scritto il 13 gennaio 2011 da


L’umanità ha da sempre rincorso la speranza di un “mondo migliore” anche a costo di compiere sacrifici enormi. Il lavoro degli uomini in questi ultimi decenni, ha prodotto costi altissimi per l’intera comunità e maggiore disoccupazione (questo è il progresso?). Siamo costretti a pagare spese insostenibili per riparare i danni di politiche assurde. Per “cambiare” ancora oggi ci propongono lo stesso metodo che ci ha mandato in crisi con l’aggiunta di qualche parolina salvacondotta. Sostenibilità, stabilità, crescita etc..etc.

Ma le idee per un mondo migliore esistono, bisogna copiarle non ignorarle.

L’energia prodotta dalle rinnovabili, la bioedilizia, il riciclo dei rifiuti, insomma, tutti i lavori verdi creano più posti di lavoro e sicuri rispetto al duopolio petrolio/cemento. In Francia il fotovoltaico crea un posto di lavoro ogni 90 minuti e le associazioni di categoria stimano altri 50.000 posti di lavoro entro il 2020. La Germania nell’anno 2005 ha creato impianti fotovoltaici per 300 MWp e si colloca ai primi posti per numero di occupati nel settore. In italia “u’ paese dò sole” nello stesso anno siamo arrivati addirittura a 24 MWp. Siamo straordinari, ce la possiamo fare.
Sempre in Germania, in due anni il settore dell’edilizia è stato in parte riconvertito e reso più “verde” e con i sui 200.000 Bio interventi su altrettanti appartamenti ha creato 25.000 nuovi posti di lavoro e ne ha salvati 116.000, nonostante il settore edilizio fosse in recessione.

La produzione di celle al silicio per fotovoltaico è ancora in mano a poche aziende sparse in tutto il mondo e la domanda è in fortissima crescita. Il lavoro c’è e la politica non può dormire o per meglio dire, la politica non può difendere gli interessi di pochissimi notabili. Sempre gli stessi. Basta.
Ecco perché vogliamo riconvertire le aziende a rischio e non prolungare la cassa integrazione perché le persone vogliono lavorare non essere “assistite”. (Vedi nostra proposta per le ceramiche reggiane). Questa è la strada giusta.

Mentre il tg5 mostra all’italia intera come a Napoli i cittadini non fanno la raccolta differenziata, dove la politica ha saputo dare una risposta concreta (porta a porta) i napoletani ecco come rispondono:
Napoli: quartiere Chiaiano (si, il quartiere delle proteste) 24.000 abitanti ha raggiunto il 73% di raccolta differenziata. Quartiere Bagnoli in soli due anni 91.000 Napoletani sono arrivati a differenziare fino al 91% dei rifiuti. Stessi dati per altri 5 quartieri. Dove vige la regola del cassonetto stradale i risultati li conosce il mondo intero. Ma di Bagnoli in TV, nessuna traccia. Ecco il video. E Reggio abbandona il porta a porta. Ce la possiamo fare.

Secondo il CONAI (consorzio nazionale imballaggi) la filiera del riciclo crea 15 (quindici) posti di lavoro per ogni posto creato dall’inceneritore. Quindici a uno per la nostra politica.

Il Movimento 5 stelle vuole “spostare” gli investimenti per creare lavoro sicuro che duri nel tempo. Più di 3 milioni di euro destinati a mega bruciatori saranno investiti per creare impianti fotovoltaici e impianti di compostaggio sulle montagne reggiane. Abbiamo creato un vero e proprio piano energetico per quella zona DeTutinizzata (Filippi meglio non si faccia vedere, sarebbe travolto da una valanga di risate).

Vito Cerullo
Consigliere Circoscrizione Ovest
Reggio 5 Stelle BeppeGrillo.it

Una centrale a biomasse a Prato – Gavassa, ma i cittadini non ne sanno nulla

Scritto il 14 dicembre 2010 da

Prevista la realizzazione di una centrale a biomasse nell’area industriale di Prato Gavassa, ma cittadini,comitati e consiglieri comunali non ne sanno nulla. E’ quanto risulta da un progetto finanziato dalla Regione, pubblicizzato sul sito della Provincia: interrogazione in Consiglio Comunale per conoscere i dettagli del progetto.

Una centrale a biomasse, finanziata dalla Regione Emilia Romagna, è in progetto nel’area industriale di Prato Gavassa, ma i cittadini, comitati e consiglieri comunali non ne sanno nulla.
E’ quanto emerge dalla documentazione presente sul sito della Provincia di Reggio Emilia, laddove si illustrano le previsioni di finanziamento legate all’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata che sorgerà tra il Comune di Reggio e quello di Correggio.
Su questo è stata presentata un’ interrogazione in Consiglio Comunale per sapere i dettagli di questa operazione, quali tecnologie verranno adottate, quali biomasse verranno utilizzate e di quale provenienza, quale sarà il percorso partecipativo per coinvolgere la popolazione e chi si occuperà della progettazione

Ecco il testo dell’interrogazione.

All’Assessore competente

Reggio Emilia, 13 dicembre 2010

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA IN MERITO ALLA CENTRALE A BIOMASSE IN PROGETTO PRESSO L’APEA DI PRATO GAVASSA

Premesso che:

*      tra le aree produttive ecologicamente attrezzate (APEA) della Provincia di Reggio, finanziate dalla Regione Emilia Romagna, rientra quella di Prato Gavassa;
*      come risulta dai documenti disponibili sul sito web dell’Amministrazione Provinciale, è in progetto una centrale a biomasse;
*      nel finanziamento regionale rientrano circa € 2.437.303 per progetti innovativi in campo energetico;
*      di questo progetto non sono stati informati né i consiglieri comunali, né la popolazione locale;

Ritenuto che:

*      un approfondimento in merito possa condurre alla necessaria trasparenza e ad ua corretta partecipazione nelle scelte da parte dei cittadini e dei rappresentanti instituzionali;

L’interrogante chiede all’Assessore Competente:

*      gli estremi del progetto di biomasse soggetto a finanziamento regionale: quali tecnologie verranno adottate, quale iter verrà seguito per il coinvolgimento della popolazione locale e per la progettazione della centrale;
*      quali biomasse saranno utilizzate nell’impianto, in quali quantitativi e la provenienza degli stessi;
*      sono le ricadute economiche ed ambientali previste dal progetto.

Una centrale a biomasse, finanziata dalla Regione Emilia Romagna, è in progetto nel’area industriale di Prato Gavassa, ma i cittadini, comitati e consiglieri comunali non ne sanno nulla.

E’ quanto emerge dalla documentazione presente sul sito della Provincia di Reggio Emilia
http://www.provincia.re.it/page.asp?IDCategoria=701&IDSezione=20467&ID=384216

laddove si illustrano le previsioni di finanziamento legate all’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata che sorgerà tra il Comune di Reggio e quello di Correggio.
Presenteremo interrogazione in Consiglio Comunale per sapere i dettagli di questa operazione, quali tecnologie verranno adottate, quali biomasse verranno utilizzate e di quale provenienza, quale sarà il percorso partecipativo per coinvolgere la popolazione e chi si occuperà della progettazione

Segue testo dell’interrogazione.

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