Archivio per ‘Economia: Investimenti Sicuri’

Circoscrizioni. Bonificare amianto installando fotovoltaico.

Scritto il 8 marzo 2011 da

Nel nostro territorio sono numerosi gli edifici, pubblici e privati, contenenti amianto, soprattutto nei tetti, come dimostra la mappatura degli edifici pubblici diffusa dalla regione Emilia Romagna. Tra questi, ci sono edifici molto frequentati, come ospedali, scuole, palestre, asili, ed alcuni sono gestiti dalle circoscrizioni.

In tutta Italia si stanno moltiplicando le iniziative di pubblico e privato per agevolare e incentivare la bonifica dell’amianto e, tra queste, c’è quella di installare impianti fotovoltaici oltre bonificando il tetto. Questo garantisce un incremento del 10% dei benefit del conto energia2011.

Queste politiche non solo tutelano la salute dei cittadini, ma creano posti di lavoro e permettono di rendere più efficienti gli immobili pubblici e privati abbattendo i costi energetici ed ambientali, liberando ulteriori risorse da investire per i cittadini e per le aziende. Il tutto è possibile anche a costo zero per l’amministrazione (e non ci stancheremo mai di ripeterlo), grazie alle ESCO (Energy Service Companies), che effettuano i lavori a loro spese in cambio del diritto di superficie (tetto) finché non si ripagano i lavori: l’amministrazione comunale continua a pagare la propria bolletta elettrica (avendo però bonificato il tetto) e, dopo alcuni anni, torna proprietaria (e destinataria degli utili) del proprio tetto.

Chiediamo pertanto alle circoscrizioni che si attivino per promuovere iniziative di questo tipo sui propri edifici, al fine di garantire una maggior sicurezza per le persone e per l’ambiente.

Di seguito il testo dell’interpellanza:

INTERPELLANZA. Bonificare l’amianto ed installare pannelli solari

Premesso che:
l’utilizzo dell’amianto è fuorilegge in Italia dal 1992.
Questo minerale rappresenta un pericolo per la salute e per la vita stessa dei cittadini.
Le fibre di cui è costituito possono essere presenti in ambienti di lavoro come scuole, asili ed ospedali, e se inalate anche in dosi bassissime, possono provocare malattie mortali anche dopo pochi anni, come per il carcinoma polmonare.

Considerato che:
la mappatura degli edifici pubblici diffusa dalla regione Emilia Romagna mostra i siti da bonificare. Tra questi ci sono edifici molto frequentati della nostra circoscrizione, come scuole e palestre.

Il regolamento delle circoscrizioni prevede la gestione di impianti sportivi (art. 13.1 lettera c) e la manutenzione ordinaria di edifici pubblici e arredo urbano (art 13.1 lettera e).

Ad oggi si moltiplicano le iniziative ed aumentano gli incentivi per chi bonifica amianto ed installa impianti fotovoltaici, sia per il pubblico che per i privati:
- il conto energia 2011 prevede un aumento del 10% degli incentivi per chi installa pannelli solari bonificando i tetti in amianto;
- la regione Emilia Romagna ha pubblicato un bando da 9 milioni di euro per agevolare le PMI a sostituire l’amianto;
- il Comune di Reggio Emilia ha previsto 5 milioni di euro nel bilancio per il fotovoltaico;
- Legambiente ha promosso l’iniziativa Provincia Eternit Free, alla quale hanno aderito molti comuni e provincie d’Italia (Torino, Roma, Regione Marche), che prevede la possibilità di bonificare ed installare i pannelli fotovoltaici a costo zero per l’ente (cessione del diritto di superficie alla ditta che esegue i lavori fino al recupero dei costi).

Queste politiche non solo tutelano la salute dei cittadini, ma creano posti di lavoro e permettono di rendere più efficienti gli immobili pubblici e privati abbattendo i costi energetici ed ambientali, liberando ulteriori risorse da investire per i cittadini e per le aziende.

L’interrogante chiede alla Presidente della Circoscrizione:
- se è disponibile un elenco di edifici pubblici della circoscrizione contenenti amianto e, se si, di metterlo a disposizione del consiglio;
- se non ritiene opportuno richiedere un intervento del Comune per gli edifici del territorio circoscrizionale contenenti amianto;
- se non ritiene opportuno sollecitare l’amministrazione provinciale e comunale ad aderire alla campagna Ethernit Free.

Vito Cerullo
Consigliere Circoscrizione Ovest

Alessandro Marmiroli
Consigliere Circoscrizione Sud

Davide Valeriani
Consigliere Circoscrizione Nordest

il SI/NO di Torino visto da Torino

Scritto il 15 gennaio 2011 da

Il referendum-ricatto di Marchionne visto da chi vive Torino, e non Roma (vedi Fassino in cerca di nuova poltrona). I SUV, che sarebbero il futuro, i miliardi regalati agli Agnelli,  un confronto con la Germania che non tiene, e che non giustifica le clausole capestro del papocchio di Mirafiori. Il risultato è del tutto insignificante, peraltro gli operai hanno votato NO. La lettera del moVimento 5 Stelle di Torino

13 gennaio 2011

In questi giorni tutta Italia parla di Mirafiori e del referendum sul nuovo accordo di lavoro; e anche noi del Movimento 5 Stelle di Torino vorremmo dire con chiarezza la nostra posizione.

Non siamo di sinistra (né di destra o di centro) e non vogliamo certo difendere le sacche di inefficienza, i privilegi, le rigidità, le pastoie legali cervellotiche e l’assenteismo che ancora regnano in grandi parti del mondo del lavoro italiano, né giustificare sindacati che, al di là della loro posizione di questi giorni, tutti insieme per trent’anni non hanno saputo fare molto altro che difendere lo status quo e la propria partecipazione al potere, di cui molti sindacalisti hanno beneficiato personalmente ben oltre il lecito.

Tuttavia, troviamo questo accordo scandaloso; è un ricatto con cui Marchionne dice “o lavorate a condizioni sempre peggiori o io chiudo le fabbriche italiane”. Scandaloso, più ancora il fatto che Marchionne “ci provi”, è il fatto che il Paese si disponga a novanta gradi; che non ci sia una controparte seria in grado di giocare non in difesa, ma in attacco.

Il famoso progetto Fabbrica Italia, almeno per quanto riguarda Mirafiori, non convince proprio: che futuro può avere uno stabilimento che dovrebbe produrre SUV americani su licenza? E’ questo, secondo Marchionne, il veicolo del futuro, o è un modo per trascinare Mirafiori ancora per qualche anno in condizioni sempre peggiori, stile ThyssenKrupp, in attesa di poter chiudere la fabbrica per sfinimento?

La Fiat chiede agli operai più produttività, ma poi in molti reparti di Mirafiori i macchinari più recenti hanno almeno vent’anni e molti ne hanno quaranta; per cui, se in Volkswagen cambiano stampo in dieci minuti, in Fiat ci mettono tre ore, periodo in cui la produzione resta ferma. Questo è un piccolo esempio di come l’eventuale improduttività della produzione italiana non derivi dalle “pause pipì” dei lavoratori, ma dalla mancanza di investimenti da parte dell’azienda. Altrimenti, come è possibile che in Germania gli operai guadagnino il 30% in più, lavorino 35 ore invece di 40, e le fabbriche siano competitive?

Inoltre, la crisi commerciale di Fiat deriva dall’incapacità dei manager e dei sindacati di concepire un piano industriale adeguato alla mobilità del “post petrolio”, basata su veicoli energeticamente efficienti e non inquinanti, su una diversificazione verso settori attigui (come la cogenerazione di energia già abbracciata da Volkswagen) e su uno spostamento verso il trasporto pubblico e collettivo. La Fiat è gestita come un conglomerato finanziario e borsistico, non come una grande industria; è incredibile come così poca attenzione sia stata prestata a questo tema.

Troviamo assurde le argomentazioni di chi auspica la firma del nuovo contratto. Il sindaco Chiamparino, come un piazzista televisivo, invita a firmare ora promettendo che poi si aggiusterà il contratto in futuro, prendendo per scemi gli operai. La storia insegna che chi cede ai ricatti una volta poi potrà soltanto cedere ancora, e ancora. Sarà anche vero che la competizione globale è feroce e che il futuro di un paese sviluppato non è nell’industria pesante, ma qual è la risposta disegnata dalla classe politica e industriale italiana: la trasformazione degli operai in schiavi? La loro eliminazione fisica?

A tutto questo si aggiunge però un altro scandalo, quello dell’ingiustizia sociale. Se l’Italia deve accettare sacrifici per recuperare competitività, li devono fare tutti, compresi i dirigenti e gli azionisti. Non è accettabile che si peggiorino le condizioni di vita e di salute degli operai mentre Marchionne guadagna 120 milioni di euro con le sue stock option, tassate perdipiù al 12,5%. I manager miliardari che impongono sacrifici solo agli altri sono figure moralmente indegne.

Ci piacerebbe fare il conto di quanti soldi ha dato alla Fiat la collettività con la cassa integrazione, con gli incentivi alla rottamazione, con le regalie degli enti locali come l’acquisto delle aree TNE (60 milioni di euro) o la svendita dello Stadio delle Alpi a scopo di centro commerciale. Facendo i conti, potremmo scoprire che Mirafiori in realtà dovrebbe già essere nostra.

Proprio perché gli operai sono sotto il ricatto della perdita del posto di lavoro, sta al resto del Paese difenderli. Una classe politica degna di questo nome avrebbe negoziato con la Fiat un piano industriale ben diverso, e avrebbe preteso il rispetto dei diritti dei lavoratori. Di fronte alla minaccia di chiudere gli stabilimenti, una classe politica degna di questo nome avrebbe chiesto la restituzione degli aiuti di Stato percepiti in questi anni, come peraltro hanno fatto molti governi stranieri; verificato la possibilità di introdurre dazi sulle produzioni effettuate in Serbia, che piacciano a Bruxelles o no; imposto una tassazione non del 12,5%, ma dell’80% sulle plusvalenze da stock option oltre il milione di euro. Avrebbe, insomma, fatto il possibile e l’impossibile per arrivare a un accordo equilibrato e dignitoso per tutti, esercitando il potere che i lavoratori oggi non hanno.

Quello che è in ballo oggi è molto più che qualche pausa in meno; è il diritto dei lavoratori a venire rispettati, a scegliersi i propri rappresentanti, a sperare in un futuro migliore e non progressivamente peggiore. Per questo motivo, invitiamo a votare NO al referendum per l’approvazione del contratto; inoltre, capendo che molti lavoratori, lasciati soli dall’Italia, non potranno che cedere al ricatto di Marchionne, promettiamo loro solidarietà e sostegno per le future battaglie, qualsiasi sia l’esito del referendum.

MoVimento 5 Stelle Torino

Quando la politica crea posti di lavoro.

Scritto il 13 gennaio 2011 da


L’umanità ha da sempre rincorso la speranza di un “mondo migliore” anche a costo di compiere sacrifici enormi. Il lavoro degli uomini in questi ultimi decenni, ha prodotto costi altissimi per l’intera comunità e maggiore disoccupazione (questo è il progresso?). Siamo costretti a pagare spese insostenibili per riparare i danni di politiche assurde. Per “cambiare” ancora oggi ci propongono lo stesso metodo che ci ha mandato in crisi con l’aggiunta di qualche parolina salvacondotta. Sostenibilità, stabilità, crescita etc..etc.

Ma le idee per un mondo migliore esistono, bisogna copiarle non ignorarle.

L’energia prodotta dalle rinnovabili, la bioedilizia, il riciclo dei rifiuti, insomma, tutti i lavori verdi creano più posti di lavoro e sicuri rispetto al duopolio petrolio/cemento. In Francia il fotovoltaico crea un posto di lavoro ogni 90 minuti e le associazioni di categoria stimano altri 50.000 posti di lavoro entro il 2020. La Germania nell’anno 2005 ha creato impianti fotovoltaici per 300 MWp e si colloca ai primi posti per numero di occupati nel settore. In italia “u’ paese dò sole” nello stesso anno siamo arrivati addirittura a 24 MWp. Siamo straordinari, ce la possiamo fare.
Sempre in Germania, in due anni il settore dell’edilizia è stato in parte riconvertito e reso più “verde” e con i sui 200.000 Bio interventi su altrettanti appartamenti ha creato 25.000 nuovi posti di lavoro e ne ha salvati 116.000, nonostante il settore edilizio fosse in recessione.

La produzione di celle al silicio per fotovoltaico è ancora in mano a poche aziende sparse in tutto il mondo e la domanda è in fortissima crescita. Il lavoro c’è e la politica non può dormire o per meglio dire, la politica non può difendere gli interessi di pochissimi notabili. Sempre gli stessi. Basta.
Ecco perché vogliamo riconvertire le aziende a rischio e non prolungare la cassa integrazione perché le persone vogliono lavorare non essere “assistite”. (Vedi nostra proposta per le ceramiche reggiane). Questa è la strada giusta.

Mentre il tg5 mostra all’italia intera come a Napoli i cittadini non fanno la raccolta differenziata, dove la politica ha saputo dare una risposta concreta (porta a porta) i napoletani ecco come rispondono:
Napoli: quartiere Chiaiano (si, il quartiere delle proteste) 24.000 abitanti ha raggiunto il 73% di raccolta differenziata. Quartiere Bagnoli in soli due anni 91.000 Napoletani sono arrivati a differenziare fino al 91% dei rifiuti. Stessi dati per altri 5 quartieri. Dove vige la regola del cassonetto stradale i risultati li conosce il mondo intero. Ma di Bagnoli in TV, nessuna traccia. Ecco il video. E Reggio abbandona il porta a porta. Ce la possiamo fare.

Secondo il CONAI (consorzio nazionale imballaggi) la filiera del riciclo crea 15 (quindici) posti di lavoro per ogni posto creato dall’inceneritore. Quindici a uno per la nostra politica.

Il Movimento 5 stelle vuole “spostare” gli investimenti per creare lavoro sicuro che duri nel tempo. Più di 3 milioni di euro destinati a mega bruciatori saranno investiti per creare impianti fotovoltaici e impianti di compostaggio sulle montagne reggiane. Abbiamo creato un vero e proprio piano energetico per quella zona DeTutinizzata (Filippi meglio non si faccia vedere, sarebbe travolto da una valanga di risate).

Vito Cerullo
Consigliere Circoscrizione Ovest
Reggio 5 Stelle BeppeGrillo.it

Una centrale a biomasse a Prato – Gavassa, ma i cittadini non ne sanno nulla

Scritto il 14 dicembre 2010 da

Prevista la realizzazione di una centrale a biomasse nell’area industriale di Prato Gavassa, ma cittadini,comitati e consiglieri comunali non ne sanno nulla. E’ quanto risulta da un progetto finanziato dalla Regione, pubblicizzato sul sito della Provincia: interrogazione in Consiglio Comunale per conoscere i dettagli del progetto.

Una centrale a biomasse, finanziata dalla Regione Emilia Romagna, è in progetto nel’area industriale di Prato Gavassa, ma i cittadini, comitati e consiglieri comunali non ne sanno nulla.
E’ quanto emerge dalla documentazione presente sul sito della Provincia di Reggio Emilia, laddove si illustrano le previsioni di finanziamento legate all’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata che sorgerà tra il Comune di Reggio e quello di Correggio.
Su questo è stata presentata un’ interrogazione in Consiglio Comunale per sapere i dettagli di questa operazione, quali tecnologie verranno adottate, quali biomasse verranno utilizzate e di quale provenienza, quale sarà il percorso partecipativo per coinvolgere la popolazione e chi si occuperà della progettazione

Ecco il testo dell’interrogazione.

All’Assessore competente

Reggio Emilia, 13 dicembre 2010

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA IN MERITO ALLA CENTRALE A BIOMASSE IN PROGETTO PRESSO L’APEA DI PRATO GAVASSA

Premesso che:

*      tra le aree produttive ecologicamente attrezzate (APEA) della Provincia di Reggio, finanziate dalla Regione Emilia Romagna, rientra quella di Prato Gavassa;
*      come risulta dai documenti disponibili sul sito web dell’Amministrazione Provinciale, è in progetto una centrale a biomasse;
*      nel finanziamento regionale rientrano circa € 2.437.303 per progetti innovativi in campo energetico;
*      di questo progetto non sono stati informati né i consiglieri comunali, né la popolazione locale;

Ritenuto che:

*      un approfondimento in merito possa condurre alla necessaria trasparenza e ad ua corretta partecipazione nelle scelte da parte dei cittadini e dei rappresentanti instituzionali;

L’interrogante chiede all’Assessore Competente:

*      gli estremi del progetto di biomasse soggetto a finanziamento regionale: quali tecnologie verranno adottate, quale iter verrà seguito per il coinvolgimento della popolazione locale e per la progettazione della centrale;
*      quali biomasse saranno utilizzate nell’impianto, in quali quantitativi e la provenienza degli stessi;
*      sono le ricadute economiche ed ambientali previste dal progetto.

Una centrale a biomasse, finanziata dalla Regione Emilia Romagna, è in progetto nel’area industriale di Prato Gavassa, ma i cittadini, comitati e consiglieri comunali non ne sanno nulla.

E’ quanto emerge dalla documentazione presente sul sito della Provincia di Reggio Emilia
http://www.provincia.re.it/page.asp?IDCategoria=701&IDSezione=20467&ID=384216

laddove si illustrano le previsioni di finanziamento legate all’Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata che sorgerà tra il Comune di Reggio e quello di Correggio.
Presenteremo interrogazione in Consiglio Comunale per sapere i dettagli di questa operazione, quali tecnologie verranno adottate, quali biomasse verranno utilizzate e di quale provenienza, quale sarà il percorso partecipativo per coinvolgere la popolazione e chi si occuperà della progettazione

Segue testo dell’interrogazione.

Emendamento anticasta: nessuna poltrona per i politici degli ultimi 10 anni

Scritto il 30 novembre 2010 da

Il Comune di Reggio ha creato una nuova società, la Campus Reggio srl, per gestire l’operazione Villa Marchi, primo tassello del Campus del San Lazzaro. Con un nostro emendamento abbiamo modificato la delibera di creazione della società, impedendo a chi è stato politico negli ultimi 10 anni (sindaco, assessore o consigliere) di ricoprire la carica di Amministratore Unico. Inoltre abbiamo introdotto una norma contro il conflitto di interessi: non può assumere la carica di amministratore chi ha altri incarichi in società che possono avere appalti dalla società Campus Reggio.

Il testo dell’emedamento può essere scaricato qui.

Ecco la spiegazione che precede il testo: per preservare nel tempo la scelta di un amministratore unico direttamente espresso dall’apparato tecnico del Comune, scelta riguardosa dei criteri di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa, si escludono dalla carica i decisori politici che hanno ricoperto la carica nei 10 anni precedenti la data di nomina, così da escludere processi degenerativi di casta. Si escludono inoltre amministratori esterni in potenziale conflitto di interesse. Infatti la Delibera prevede l’attribuzione del ruolo ad un dirigente (così si parte), per il futuro prevede che non possano essere sindaco, assessori o consiglieri a ricoprire l’incarico.

Ecco in testo dell’emendamento: “soggetti che ricoprono altre cariche sociali in società potenzialmente interessate a partecipare a gare d’appalto indette da Reggio Campus srl, o che hanno ricoperto tali cariche nei due anni precedenti, o che hanno ricoperto la carica di Sindaco , di componente della Giunta Comunale o di consigliere del Comune di Reggio nei 10 anni precedenti alla data di nomina”

Reggio 5 Stelle si è astenuta sulla votazione alla delibera. Questo perchè siamo sempre stati favorevoli alla ristrutturazione del San Lazzaro, un buco nella zona ovest che richiederà decenni per portare il risultato di un vero e proprio campus universitario e con tante altre funzioni all’interno. Villa Marchi, primo tassello di questa operazione, sarà uno studentato con gli alloggi per gli universitari, e visti i tempi che corrono….

Purtroppo si annunciano già sorprese dalla Giunta. Infatti, i timori che questa società venisse creata per poi occuparsi di tutt’altro si sono materializzati quando è stato respinto un ordine del giorno della Lega, che imponeva di specificare meglio l’oggetto sociale, e di limitarlo al Campus del San Lazzaro. La maggioranza ha fatto capire, votand contro, che le sorprese arriveranno.

Ogni variazione dovrà tuttavia essere sottoposta al Consiglio Comunale. In quel caso, se la società Reggio Campus srl diverrà una tuttofare, voteremo contro, ricordando che le priorità di Reggio sono quelle per cui ci siamo sempre battuti, San Lazzaro e Università in primis.

Banda larghissima: Reggio in pole position

Scritto il 8 novembre 2010 da

Si chiama Next Generation Network, e consentirà la trasmissione di dati, voce, video ed ogni tipo di segnale alla valocità di 100 megabit al secondo. Un ordine del giorno di Reggio 5 Stelle, approvato e già negli impegni dell’Assessore Grasselli, candida Reggio Emilia per diventare una delle prime città ad avere l’infrastruttura, leggera, del futuro. Che porta lavoro buono, meno spostamenti e inquinamento e comodi servizi ai cittadini.

Un tavolo, presso il Ministero delle Attività Produttive, è già in fase avanzata di concertazione, dopo aver messo assieme i diversi attori del settore delle telecomunicazioni.

Sarà davvero possibile puntare sul telelavoro avanzato, sul rapporto digitale totale tra cittadini e Amministrazione pubblica ed altri servizi, potranno nascere aziende innovative, con un vantaggio competitivo notevole rispetto ad altre realtà territoriali.
In sintesi, un nuovo modo di vivere e lavorare viene stimolato dalla sola disponibilità di questa infrastruttura.

In Finlandia la banda larghissima è ormai un diritto costituzionale garantito ai cittadini: nel 2015, 100 megabit per tutti!

Due gli strumenti che la Giunta si impegna ad adottare:
1 – riprendere i tavoli di concertazione che hanno portato ottimi risultati per la copertura intera a DSL del territorio, che è già in parte realizzata, in parte si sta completando ed in parte è già pianificata.
2 – preparare le semplificazioni burocratiche per favorire le aziende che investiranno sulle NGN

La risposta dell’Assessore Grasselli è stata totalmente positiva, segnalando come i tavoli sono già stati avviati e si procederà a studiare ogni strumento di semplificazione nelle facoltà dell’Amministrazione comunale.

Tra le semplificazioni ricordiamo l’ordine del giorno sulla condivisione degli scavi tra IREN ed operatori telefonici, approvato il 31 marzo 2010 su proposta di Reggio 5 Stelle. Lo scavo rappresenta il 90% dei costi di cablatura, ma se già si scava per una fogna o un’altra infrastruttura, basta farsi una telefonata e il risparmio reciproco è garantito.

ORDINE DEL GIORNO IN MERITO ALLA CANDIDATURA DI REGGIO EMILIA PER  LE PRIME INSTALLAZIONI DELLA BANDA LARGHISSIMA (NEXT GENERATION NETWORK)

Premesso che:

  • lo sviluppo della banda di trasmissione e smistamento dei dati è direttamente proporzionale allo sviluppo sociale e scientifico di una comunità, come risulta da numerosi studi e raccomandazioni internazionali (risoluzione OCSE del 12/02/2004)
  • presso il Ministero per le Attività Produttive è in fase avanzata un tavolo per lo sviluppo della Next Generation Network (NGN), un sistema in grado di innalzare drasticamente la capacità di trasporto, e quindi di servizio, di voce e dati in varia forma;
  • il principio base della NGN è quello di incapsulare le informazioni sul principio delle reti internet, consentendo massicce economie nella capacità di trasporto;

Visto che:

  • le azioni di indirizzo di questo Consiglio e il lavoro della Giunta hanno portato, attraverso accordi tra soggetti pubblici e privati, a pianificare la copertura completa del territorio comunale in banda larga (DSL), che verrà finalizzata in tempi brevi;
  • il Consiglio Comunale ha approvato, nella seduta del 31 marzo 2010, un ordine del giorno che impegna la società IREN a coordinarsi con il gestore della rete telefonica in corrispondenza degli scavi per opere civili di vario genere, favorendo economicamente la cablatura del territorio, sfruttando la posa dei cavi laddove sono programmati altri interventi;

Ritenuto che:

  • lo sviluppo dell’economia avanzata, del telelavoro, delle applicazioni avanzate per cittadini ed aziende dipenda strettamente dalla quantità di banda a disposizione;

Considerato che:

  • l’efficace azione fin qui svolta per la copertura DSL del territorio possa essere ripetuta con successo impostando appositi contatti istituzionali per candidare Reggio come una delle primissime realtà italiane nell’installazione delle strutture NGN

Il Consiglio Comunale impegna la Giunta a:

  • reimpostare i contatti istituzionali con soggetti pubblici e privati per un nuovo obiettivo: candidare Reggio come uno dei primissimi territori che ospiteranno le installazioni di banda larghissima NGN;
  • studiare ogni misura, in primis di semplificazione burocratica, per favorire lo sviluppo della NGN.

Riconvertiamo le ex ceramiche al riciclo e ai pannelli solari.

Scritto il 14 ottobre 2010 da


Questo è il succo della “proposta” avanzata in Regione da Favia Movimento 5 Stelle Emilia Romagna:

Non si può solo ragionare in termini di ammortizzatori sociali perché se si fa solo assistenzialismo senza cambiare il tessuto produttivo un giorno ci troveremo senza nulla, il futuro del distretto ceramico di Scandiano, Casalgrande, Sassuolo e anche altre zone in regione, non sarà più come prima e quindi è necessario riconvertire parte della nostra economia per creare e salvare posti di lavoro.

Pensiamo ai centri riciclo dei rifiuti come quelli più avanzati, ma anche per una riconversione più adatta nel settore delle rinnovabili, della ricerca e del fotovoltaico. Un progetto sostenuto anche da diversi tecnici della Regione e dallo stesso assessore in regione alle attività produttive Muzzarelli è quello di creare una raffineria di silicio che serva l’industria del fotovoltaico.

Attendiamo fiduciosi gli sviluppi.

Vito Cerullo
Consigliere Circoscrizione Ovest
Reggio 5 Stelle BeppeGrillo.it

20.000 euro per curare l’immagine del Comune: stanziati nel mese di maggio, in piena crisi

Scritto il 21 settembre 2010 da

Due determine dirigenziali hanno sancito la vanagloria della Giunta: studiare l’immagine del Comune in eventi, rapporti con la stampa, grafica.
L’ufficio del sindaco si è spostato a Versailles?

Alcune singole campagne informative del Comune colpiscono per l’efficacia, come quella recente per la Settimana europea della Mobilità Sostenibile (bambino con scudo per educare ad andar piano nelle zone 30), perseguendo importanti strategie di comunicazione e di educazione dei cittadini.  Non sto facendo ironia, la campagna in questo caso è veramente azzeccata.

Ognuna di queste campagne è pagata ad hoc con apposita determina del dirigente, nell’ambito di ciascuna iniziativa.

Sapere che, oltre a queste spese, pero’ se ne aggiungono due per «strategia di comunicazione, definizione modelli e stili di linguaggio, tipologie di azioni e strumenti efficaci ed efficienti per il raggiungimento adeguato di
tutti i targe
t» e per un relativo manuale, ci sembra davvero troppo.

E’ il contenuto di due determine dirigenziali, entrambe del 10 maggio 2010, che affidano ad uno studio di Bologna, JACK BLUTHARSKY Group srl, una consulenza che, in tempi di crisi, è davvero da evitare.

L’Ufficio interessato alla consulenza, «COMUNICAZIONE, RELAZIONI ESTERNE E MARKETING», si occupa di comunicazione dell’Ente, Comune Informa e centralino, rapporto con organi di stampa, laboratorio di grafica ed eventi istituzionali.

Crediamo che i soldi già spesi per le singole iniziative possano essere sufficienti, e che in un momento di crisi ci si debba arrangiare a sfruttare le risorse interne, comprando due libri o qualche rivista di aggiornamento che , certo, costano meno di una consulenza per curare l’immagine del Comune.

A sedere sul massimo scranno del Comune, e nelle poltrone di Giunta, non ci sono Bono, George Clooney, Brad Pitt o Angelina Jolie. Ci si può accontentare di spendere qualcosa in meno.

Sul caso presenteremo apposita interpellanza.