Acqua: fermiamo IREN e avanti con la società pubblica

Una scelta seria quella dell’Assessore Tutino, passare attraverso il rispetto del referendum e puntare ad una gestione pubblica. La proposta che fu del MoVimento 5 Stelle all’indomani del SI più fragoroso d’Italia prende corpo, ma si scontra con lo smantellamento di presidi fondamentali per la gestione efficiente del ciclo idrico da parte IREN, che va fermato. A rischio la sala di telecontrollo degli acquedotti, nodo fondamentale dell’infrastruttura reggiana, senza adeguate alternative tecnologiche, ancora al palo. Intanto chiusi altri presidi fondamentali.

IREN ostaggio di Torino, vincere a Parma e rompere il fronte del PD

IREN ostaggio del Comune di Torino, il cui debito nei confronti della società aumenta di nuovo a 259 milioni. Facile capire come mai Torino si oppone alla riduzione dei superstipendi dei manager: chi ha debiti ha sempre un occhio di riguardo nei confronti del creditore, specie se pagano anche altri. Il fronte dei sindaci PD capeggiato da Fassino e Delrio è deleterio per il futuro della società IREN. La vittoria di Pizzarotti a Parma aprirebbe uno spiraglio fondamentale per noi emiliani.

IREN, la pessima compagnia di Torino e Genova diventa un macigno

Dopo i debiti di 250 milioni del Comune di Torino per bollette non pagate nei confronti di IREN, che non compaiono tra i debiti della società, ora traballa anche la stampella societaria FSU, con cui Torino e Genova sono entrati in società con noi emiliani. Senza i dividendi IREN la società non è in grado di restituire i debiti a Banca Intesa, se non per la quota interessi, ed ha in carico derivati Goldman Sachs in perdita come ciliegina sulla torta.

IREN, la resa dei conti dei mancati utili era ampiamente prevedibil​e

Come da noi annunciato in conferenza stampa il 18 febbraio, IREN è in condizioni finanziarie a dir poco preoccupanti, senza alcuna capacità di staccare dividendi. Aver inserito nei bilanci dei Comuni quella voce di entrata si è rivelato un clamoroso errore. In tale situazione, dove la società si rivolge al mercato per vendere financo gli immobili destinati ad uffici, pretendere un dividendo significa incidere profondamente sulla carne viva del più importante patrimonio della città.