Archivio per ‘Acqua pubblica’

Perdite acquedotti,contano balle anche lì

Scritto il 29 giugno 2011 da

Contar balle è la loro professione, ma quando smentiscono la Regione e se stessi, quando vanno contro i dati ufficiali, significa che han perso il bandolo della matassa. Il Comune cita dati non ufficiali per quanficare le perdite di rete dagli acquedotti reggiani, sottostimati rispetto a quanto scritto nel Piano di Tutela delle Acque della Regione Emilia Romagna.

Il Sindaco Delrio aveva recentemente dichiarato che le perdite di rete dagli acquedotti reggiani sono simili a quelle tedesche (7%) e lontane dalle perdite italiane (30-40%). Una balla colossale.

Abbiamo a quel punto segnalato i dati ufficiali, contenuti nel Piano di Tutela delle Acque (PTA) della Regione Emilia Romagna.

(Clicca per ingrandire)

Eppure il Comune di Reggio, la cui rete risulta essere una delle peggiori in Regione ed ampiamente allineata al peggio, come definito da Delrio, cita altri dati.Ecco il comunicato che hanno diffuso in risposta a quanto da noi segnalato Rete idrica (18.6.11) .

Vorrebbero un 19% di perdite, ma non è così. Le balle hanno le gambe corte, i contaballe idem.

I cittadini vogliono l’acqua pubblica. I sindaci a chi rispondono?

Scritto il 29 giugno 2011 da

I cittadini hanno votato. E la loro chiara intenzione è che l’acqua e la sua catena di gestione e fruizione torni in mani pubbliche, per non permettere ai privati di lucrare su un bene Essenziale e Insostituibile.
Quindi la gestione dell’acqua deve tornare nelle mani dei cittadini, ed il servizio idrico deve essere rimesso nelle mani di società pubbliche.E’ ora che i sindaci si sveglino.

Questo è il pensiero anche della Lega nord di Reggio Emilia, poichè Giovannini (Capogruppo Lega Nord RE) s’è espresso in tal senso, e così gran parte della Lega reggiana.

E’ ora che i sindaci si sveglino. A partire da Giorgio Benaglia, proprio perchè a Guastalla, la Lega è in maggioranza, e, per coerenza, dovrebbe anch’egli esprimersi per lo scorporo del servizio idrico in favore di società pubbliche.

Non chiediamo la luna. Solo coerenza con quanto detto a riguardo da esponenti della loro stessa parte.

E allora Benaglia trovi il coraggio di smarcarsi, e si dichiari, come ha voluto il 65% dei Guastallesi FAVOREVOLE alla ripubblicizzazione del servizio idrico.
Così facendo potrebbe dare il via a un effetto domino tra i sindaci ed esprimere la volontà dei cittadini stessi di tornare ad una gestione pubblica dell’acqua. E togliere così ai privati i guadagni facili sul servizio d’erogazione di un bene prezioso ed insostituibile

Davide Zanichelli
Capogruppo Guastalla 5 Stelle – Vicepresidente commissione ambiente

Il Comune fa cassa con le bollette dell’acqua. E poi parla di welfare!

Scritto il 27 giugno 2011 da

Il Comune di Reggio continua imperterrito per la sua strada, continuando a far gestire il servizio idrico ad Iren spa, società quotata in borsa con fini di lucro, andando contro a quanto deciso il 12 e 13 giugno dalle migliaia di reggiani che sono andati a votare per i referendum per tenere fuori l’acqua dalle logiche di mercato.A ciò si aggiunga la società Agac Infrastrutture spa, proprietaria delle reti, i cui utili non vengono reinvestiti nelle reti idriche.

I dividendi che il Comune prende ogni anno da Iren spa e da Agac non vengono spesi solamente per investimenti nelle reti idriche, ma per finanziare le attività correnti, dagli asili alle consulenze. Il punto è che questi soldi vanno spesi per le reti idriche, e non per ipotetiche sagre del pipistrello!

Il secondo quesito del referendum impone che non ci possa essere marginalità, cioè utili, sulle bollette dell’acqua. Si cominci da AGAC infrastrutture spa, tutti gli utili vengano reinvestiti nel ciclo idrico integrato, visto che sono soldi che provengono indirettamente dalle bollette dell’acqua. Un semplice cambio dello Statuto sarebbe sufficiente.

Questo è indicativo di come i sindaci reggiani abbiano perso il senso del loro mandato, e non stupisce che il capofila Delrio difenda a spada tratta il sistema per come è, sperando in qualche innocuo ritocchino. Fare cassa subdolamente con le bollette è come imporre una tassa sul macinato: a rimetterci sono tutti, ma in particolare i più poveri, con effetto anti sociale.

Lo scorporo del ciclo integrato dell’acqua da IREN è l’unica soluzione coerente per rispettare la volontà referendaria del secondo quesito che nega gli utili agli azionisti.

I dati relativi a questo scorporo dovranno essere contenuti nello studio di fattibilità già previsto e votato dal Consiglio Comunale di Reggio Emilia nel 2007 e ribadito da un nostro ordine del giorno votato all’unanimità nel consiglio del 20 giugno scorso: se lo studio di fattibilità non verrà realizzato sarà chiara l’intento anti democratico, dilatorio e falsificatore del Sindaco Delrio che ha già detto no allo scorporo, e quindi all’esito referendario.

Acqua, il bancomat dei Comuni reggiani

Scritto il 27 giugno 2011 da

I dati nudi e crudi. Vi hanno detto che eliminare i privati dalla gestione dell’acqua avrebbe provocato un crollo degli investimenti nelle reti, ma nessuno vi ha detto, dati alla mano, che è proprio l’attuale gestione ad aver sviato montagne di soldi dagli investimenti. Comuni ingordi che con le nostre bollette ci ripianano i bilanci.

Il meccanismo è semplice, i privati mettono capitale ma chiedono indietro un utile, milioni di euro dalle bollette che paghiamo a Iren che invece di rimanere nell’azienda finiscono nelle tasche degli azionisti. La gestione lucrativa dell’acqua pubblica porta ai dividendi che Iren distribuisce ai soci, pubblici o privati che siano. Milioni di euro provenienti dalle nostre bollette che finiscono tra gli utili degli azionisti invece che essere destinati al miglioramento e mantenimento degli standard del servizio.

Ogni euro di utile che viene distribuito agli azionisti è un euro in meno per gli investimenti!

Lo stesso dicasi per Agac Infrastrutture SPA, proprietaria delle reti e società interamente pubblica a cui Iren paga 6 milioni e 900 mila euro per l’affitto delle reti (anch’essi provenienti dalle bollette), che piuttosto di occuparsi del miglioramento delle strutture preferisce sponsorizzare iniziative culturali per 598.000 euro e ripartire ben 5 milioni ai comuni della Provincia reggiana (bilancio AGAC 2009).

Con tutti gli enti ad hoc sulla piazza, perché proprio Agac deve mettersi a sponsorizzare iniziative culturali che non le competono affatto, essendo una società che si occupa di acquedotti? E perché i soldi che incassa dall’affitto delle reti vengono dati ai comuni finendo nei mille rivoli dei bilanci, invece che essere reinvestiti nelle reti stesse?

Perché la bolletta dell’acqua è un bancomat a cui i comuni reggiani attingono per finanziare le loro varie spese, nobili e anche un po’ meno: dagli asili alle consulenze, dalle auto blu ai servizi sociali. Non neghiamo certo che ci sono importanti servizi erogati dai comuni, ma troviamo del tutto inopportuno sussidiarli con soldi  sviati dal bene essenziale per definizione, l’acqua. Quello che paghiamo per l’acqua deve essere reimpiegato per l’acqua pubblica stessa.

Alcuni dati: Reggio Emilia nel 2009 ha incassato dividendi straordinari per 2 milioni 765 mila euro, Quattro Castella dal 2010 al 2012 ne incasserà 115.000 euro e Scandiano nel 2011 prevede entrate per 43.000 euro. Tutte somme che vengono tolte agli investimenti per finire chissà dove.

Acqua, anche Lega e Riva (IDV) a sostegno dello scorporo, Delrio solo con 4 gatti

Scritto il 16 giugno 2011 da

Anche la Lega Nord reggiana trae le logiche conclusioni: l’acqua va scoporata da IREN. Intanto il consigliere comunale e regionale dell’IDV, Matteo Riva, dà il suo sostegno allo scorporo e ad un eventuale referendum comunale. Si defila in tal modo dal suo Partito che ha dato il sostegno a Delrio. Il sindaco è rimasto quasi solo, assordante il silenzio del Partito vendoliano di SEL.

L’esito del referendum non lascia dubbi: l’acqua va scorporata da IREN. Questo il pensiero che anche la Lega Nord, per bocca del suo capogruppo in Consiglio Comunale, Giovannini, esprime oggi.

Fa scalpore il defilarsi di Matteo Riva, IDV, dal suo Partito. Riva ha dichiarato di essere favorevole allo scorporo e ad un eventuale referendum comunale, la cui ipotesi è già stata ventilata per opporsi alla sconfessione della volontà popolare perpetrata da Graziano Delrio.

Infatti era stata la plenipotenziaria reggiana del Partito dei Valori, tale Liana Barbati, a dichiarare il pieno sostegno a Delrio e il no allo scorporo dell’acqua da IREN.

Si fa invece assordante il silenzio del Partito Vendoliano di SEL, in Giunta con Delrio, che sull’argomento non si è ancora espresso. Montano nel frattempo le polemiche anche in Puglia, dove Vendola governa.

Rispetto del referendum, la palla passa a cittadini e Comitati

Scritto il 16 giugno 2011 da

I Comitati studiano l’ipotesi di un Referendum Comunale per scorporare l’acqua da IREN, dopo il niet del sindaco Delrio. Pieno appoggio ad iniziative che nascono dai cittadini e dai Comitati, senza bandiere politiche di alcun genere. Facciamo rispettare la volontà dei cittadini, così prematuramente tradita.

L’idea di un referendum comunale consultivo per far rimangiare a Delrio le sue avventate scelte è del consigliere provinciale Alberto Ferrigno (Prc), che sull’ acqua  è sempre stato coerente e corretto.

Per questo motivo anche lui condividerà con noi che, ad indire il referendum consultivo sul tema acqua, non devono essere forze politiche o partiti, ma devono farlo i cittadini stessi tramite il Comitato Acqua Bene Comune, perchè la battaglia è di tutti.
Ci vuole una nuova gestione del servizio idrico, attraverso nuove forme di partecipazione diretta, come chiede la legge d’iniziativa popolare (ignorata dal Parlamento fino ad oggi nonostante 400.000 firme) del Forum Italiano dell’Acqua depositata nel 2007 che propone al punto 8 i cittadini ed i lavoratori di queste aziende pubbliche come motori decisivi nell’elezione diretta di dirigenti e consiglio d’amministrazione, approvazione del bilancio, piano industriale

Società veramente dei cittadini con i cittadini che scelgono e non dei partiti politici che lottizzano e spartiscono potere a tavolino.

SI’ AL REFERENDUM PER LEVARE L’ACQUA A IREN SPA MA SIANO CITTADINI E COMITATI A PROMUOVERLO

PUNTARE SU CONSORZI PUBBLICI DOVE SIANO I CITTADINI AD ELEGGERE I DIRIGENTI E NON I PARTITI A LOTTIZZARE

No all’acqua pubblica: IDV appoggia Delrio

Scritto il 15 giugno 2011 da

La consigliera regionale dell’Italia dei Valori, nonchè plenipotenziaria reggiana del Partito toninico, conferma il no all’acqua pubblica. Inventatasi una richiesta di dimissioni nei confronti degli Amministratori di IREN ed HERA, tutti nominati da Sindaci e Assessori dell’Italia dei Valori, definisce “populista” lo scorporo da IREN. La Barbati si allinea perfettamente alla strategia elaborata dagli spin doctor del PD, confermando che anche l’IDV di Reggio tradirà il referendum.

In un’intervista a 24emilia la Barbati adotta tutti i punti strategici del PD per ignorare il secondo quesito referendario sull’acqua pubblica, quello che abroga l’adeguata renumerazione del capitale investito.

Strategia della bandierina.

Chiede le dimissioni dei vertici di IREN, che sono stati peraltro nominati da IDV, in tutte le città al governo con il PD. Qualcuno ha cercato di rimuoverli, dopo.

Rivendica di aver chiesto “in Regione” la riduzione degli stipendi dei manager IREN, ma la Regione non è azionista di IREN ed HERA. Guardate qua chi sono stati i primi a chiederlo, dove si poteva fare.

Strategia dell’aumma aumma.

La Barbati dice che bisogna sedersi ad un tavolo e riflettere su nuovi meccanismi, eccetera eccetera . Le stesse cose che dice il PD. Ovviamente non cita i Comitati, non cita il Forum dell’Acqua, non cita la proposta di legge popolare già depositata in Parlamento dal 2007

Strategia del fumo negli occhi.

Il punto cardine del Barbati pensiero  è un’ Authority che vigili. L’Authority, già, perchè senza poltrone lei non sarebbe in politica.

Strategia della tabula rasa.

Dice che noi spariamo soluzioni mentre lei è molto riflessiva, e vuole una riforma di tutto il sistema. Ma noi abbiamo solo fatto delle domande, tramite interpellanze ed interrogazioni. Strano che un politica di mestiere non sappia (o faccia finta di non sapere) queste cose. E il secondo quesito Barbati, quello che  rende IREN non compatibile con l’acqua pubblica?

Strategia del facciamoci una critica così sembriamo democratici.

“Io non ho una ricetta”, dice, ma evita di citare la proposta di legge del Forum già depositata.

Perchè fanno tutta questa fatica? non gli conviene iscriversi direttamente al PD?


La propaganda dell’acqua:”Repubblica” copre le spalle al PD

Scritto il 15 giugno 2011 da

A firma del giornalista specializzato in economia e finanza, Carlo Clericetti, laureato in Lettere e Filosofia, “La Repubblica” comincia la campagna di disinformazione ed offuscamento del risultato dei referendum sull’acqua. Obiettivo palese: dare una sponda per coprire che i principali privatizzatori dell’acqua in Italia sono quelli del PD, loro referenti politici.

Non passano che poche ore dall’approvazione dei due quesiti del referendum che la strategia politica e informativa del Partito Democratico, a cominciare da quello di Reggio Emilia, viene alla luce come il re nudo (senza palle).

Un improvvisato articolo svela la fretta di correre in aiuto dei veri perdenti di questo referendum, cioè i Sindaci del PD, come Delrio, che per primi hanno mandato l’acqua a farsi benedire nei giochi di Borsa.

Attenzione, perchè questo articolo contiene già tutte le menzogne e le strategie di bassa lega che il PD adotterà.

Si comincia: che bello che l’acqua sia pubblica, sconfitta per il Governo. Strategia della bandierina.

Si continua: servono nuove regole (occhio che quelle dettate dal referendum sono abbastanza chiare) e chi le deve fare? ANCI e Conferenza Stato-Regioni. L’ANCI è stata diretta da Chiamparino del PD, e dovrebbe passare ad un  altro PD, Delrio. La Conferenza Stato Regioni mette insieme i privatizzatori del PD come Errani e il Governo. Perchè non richiamare invece la partecipazione popolare e dei Comitati nel definire le “nuove regole”? Strategia dell’aumma aumma.

(Nota bene: i Comitati hanno già fatto una loro proposta di legge di iniziativa popolare)

E’ necessaria un’Authority. Certo, come no, invece di dare regole chiare cominciamo a distribuire un pò di poltrone. Strategia del fumo negli occhi.

Dice Clericetti : “non può aumentare la bolletta per remunerare gli investimenti, ma questo non significa che la tariffa non debba tener conto di tutti i costi, compresi quelli del capitale necessario agli investimenti“. E’ una frase talmente ovvia che è priva di alcun senso in questo momento storico, dal punto di vista normativo, amministrativo, fiscale, logico. Traduciamo? In qualche modo dobbiamo far rientrare gli utili dalla finestra, dopo che a suon di voti sono usciti dalla porta principale. Strategia delle tre carte.

Prevediamo una tariffa a fasce di consumo: oltre una certa quota si paga di più, come per l’energia elettrica. Così si favorisce il risparmio idrico. Giusto, ma questo può essere stabilito per legge, non c’è bisogno di un’Authority. Strategia del quanto siamo bravi.

Attenzione a questa, perchè è bella. Propone che i Comuni studino una serie di parametri per giudicare l’efficienza del servizio, in base ai quali si stima se gli amministratori fanno un bel lavoro o non sono capaci. Se non sono capaci vanno a casa e non si fanno più vedere. Splendido, direte voi. Ma questo è già ampiamente previsto dalla normativa, si chiama Contratto di Servizio, e serve a stabilire regole chiare fin dall’inizio. Sono decenni che Ministero della Salute e altri organi determinano con chiarezza alcuni di questi parametri, perchè non prevederli, anche questi, per legge? Coinvolgendo Comitati e cittadini nella definizione? e che siano validi da Caltanissetta a Bolzano? Strategia della tanta carne al fuoco, con poco arrosto.

Spettacolare uno dei passi finali: serve per forza un’Authority (lo dice lui!) ma il mondo dell’acqua è già pieno di Authority. Strategia del facciamoci una critica così sembriamo democratici.

Ma è la conclusione che svela la pochezza del tutto, e l’evidente faziosità dell’analisi: “La contrapposizione di pubblico e privato, se è astratta e non legata a problema specifici, non è altro che ideologia deteriore“. Tempo scaduto: il 95% dei votanti hanno detto una cosa diversa, se i vostri Sindaci non sono capaci di farlo vadano a casa. Si tenta di coprire l’esito del referendum e di scaricare gli incompetenti del PD dalle loro responsabilità. Strategia della tabula rasa.

Berlusconi sarà un maestro delle menzogne, ma a questi non li batte nessuno.