Biomasse come funghi:vogliono bruciare solo per vendere energia incentivata- il caso in Regione

Spuntano progetti di centrali a biomasse targati Iren Spa, Sabar Spa come funghi in provincia di Reggio. Tutto un business per accaparrarsi certificati verdi e vendere energia incentivata con i “certiticati verdi”. Ma ai cittadini nessun vantaggio. Interrogazione del Movimento 5 Stelle in Regione.

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA (depositata 26 ottobre 2010)

PREMESSO CHE

· L’utilizzo di biomasse in piccole centrali di piccolissima taglia (1.000-2.500 tonnellate annue) come quelle presenti nella provincia di Bolzano in Sud Tirolo, rifornite tramite accordi di filiera locali con agricoltori, proprietari di terreni, gestori aree boschive, puo’ generare vantaggi ambientali, energetici, lavorativi tramite anche una gestione locale dei temi energetici.

· Le molteplici esperienze in Italia come dimostrano invece come centrali a biomasse di dimensioni maggiori, non rispettino mai accordi di filiera virtuosi e spesso finiscono per non generare vantaggi ambientali ed energetici, ma si trasformano in realtà in mega inceneritori che hanno il solo scopo di bruciare materiale biodegradabile dalle piu’ disparate provenienze e tipologie per il sol scopo di ricevere incentivi statali (Certificati Verdi) e trarne così profitto rivendendo energia incentivata a terzi (cittadini-imprese).

· Altrettanto negativo dal punto di vista della virtuosità delle filiere, dell’inquinamento dovuto al trasporto materiali e dello spreco energetico complessivo, oltre che dell’impoverimento del Terzo Mondo, è la combustione totale o parziale in queste centrali a biomasse di diversa tipologia di combustibili considerati “biodegradabili” (esempio olio di palma o altri oli vegetali) derivato da piantagioni in lontani paesi siano l’Indonesia per l’olio di palma od il Senegal come esempio.

· Molto spesso i progetti di centrali a biomasse di grandi e medie dimensioni non presentano neanche al momento della progettazione e presentazione della richiesta d’autorizzazione accordi di filiera siglati con gli attori locali che dovrebbero fornire materiali (agricoltori, proprietari terreni etc.).

· Diversi studi citati come quelli riportati dal professor Luigi Tamino dell’Università di Padova e dal dottor Federico Valerio dell’Istituto Tumori di Genova dimostrano come i grandi impianti a biomasse abbiano anche effetti negativi sulla salute.

CONSIDERATO CHE
· Nella provincia di Reggio Emilia sono in fase di definizione diversi progetti per la costruzione di centrali a biomasse di grande, medie e piccole-dimensioni.

· Si va dal progetto presentato da Iren Spa a Fora di Cavola (Toano) per una centrale tra le 13.000- 50.000 tonnellate (a seconda di due documenti presentati) per materiale “prevalentemente” a filiera corta senza mai citare cosa si intenda per tale definizione “prevalentemente” ed il raggio di reperimento della materia biodegradabile da bruciare.

· In fase di definizione anche il progetto della municipalizzata Sabar Spa che opera nei Comuni della Bassa Reggiana per una centrale di cogenerazione a biomasse a Villa Seta (Cadelbosco Sopra) che brucierà , se autorizzata, circa 16.000 tonnellate di biomasse. In questo caso non viene citata ancora la provenienza precisa di tali biomasse.

· Altro progetto già presentato al pubblico è relativo ai quattro piccoli impianti di gassificatori a biomasse che si vogliono da parte del Comune di Castelnovo Monti, tra Castelnovo Monti e Felina. Centrali di piccola taglia, ma che saranno alimentate a cippato legnoso a filiera locale, per 6.200 tonnellate circa annue e 4.500 tonnelalte annue di oli vegetali proveniente da filiere non certamente locali che includono coltivazioni in Senegal, fatto questo non positivo e che potrebbe essere superato utilizzando invece una tecnologia differente dalla gassificazione ed utilizzando solo scarti legnosi di provenienza locale senza olio vegetale.

· Già avviata è anche una centrale a biomasse nel Comune di Correggio di proprietà di società partecipata dal Comune stesso, che funziona sia tramite cippato che tramite oli vegetali provenienti da una filiera che parte dal lontano Senegal, tradendo palesemente il concetto di virtuosità della filera corta per una parte del materiale.


INTERROGA LA GIUNTA PER SAPERE:

· Se visti i sempre piu’ numerosi progetti di centrali a biomasse che vengono presentati in provincia di Reggio Emilia come in altre province emiliane e romagnole non si ritiene necessario emanare disposizioni piu’ stringenti in materia, che obblighino a costruire e siglare accordi di filiera al momento di presentare le domande definitive di autorizzazione, avvantaggiare la costruzione di centrali di piccole e piccolissima dimensione tramite accordi di filiera comunali-intercomunali e penalizzino altresì i progetti di gradi dimensioni con approvvigionamento oltre i confini comunali e dei Comuni limitrofi nell’arco di 15 chilometri.
· Se ritiene necessario creare un apposita tassa regionale aggiuntiva (a tonnellata bruciata) relativa all’utilizzo di biocombustibili provenienti dall’estero o da altre Regioni in modo da disincentivarne l’uso.
· Se ritiene che tutte le domande presentate o in presentazione per nuove centrali a biomasse sul territorio regionale come in quello .della provincia di Reggio Emilia siano compatibili con il piano energetico regionale.

Bologna, 26 ottobre 2010

I Consiglieri
(Giovanni Favia)
(Andrea Defranceschi)

Comments:3

  1. Bella interrogazione, sta di fatto che per quella di Villa Seta si è appena espresso il Sindaco di Guastalla col suo ok mentre il “sindaco di cadelbosco” pur dicendo in pubblico la balla di non sapere nulla aveva gia’ autorizzato in agosto una dmanda per una conformita’ antincendio per un inceneritore vedi il carlino reggio di oggi a pag. 5. è stata sbugiardata in pubblico….che sindaco bravo..

  2. Oggi, 7/11/10 a pag. 5 de carlino viene riferito di un’autorizzazione gia’ data in agosto dal comune di Cadelbosco per questo impianto, che roba è?

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