Bacchi Spa e revoca antimafia: cosa dice la Lega Nord ? Nel 2006 la Bacchi finanziò la Lega Nord.

Tangenziale Novellara: negato il certificato antimafia e revocato l’appalto alla Bacchi spa. Cosa dice la Lega Nord, visto che nel 2006 la ditta di Boretto finanziò regolarmente il Partito del Carroccio?

Di fronte ai dettagli della procedura che ha portato a negare il certificato antimafia alla Bacchi spa cosa dicono gli amministratori reggiani ed i partiti, in particolare la Lega Nord ?  L’indagine, partita dall’Antimafia di Firenze, ha portato ad evidenziare un comportamento anomalo nell’assegnare due subappalti per la Tangenziale di Novellara. “La Bacchi avrebbe consapevolmente eluso la normativa antimafia per il controllo dei subappalti“. Beneficiarie 2 aziende con sede in Provincia di Parma, la Tre Emme Costruzioni di Roccabianca e il Consorzio edile M2 di Soragna. Entrambe le imprese sono riconducibili alla famiglia Mattace di Cutro, ritenuta vicinissima al clan Grande Aracri.

In particolare ci interessa sapere il parere della Lega Nord e dell’onorevole Angelo Alessandri, presidente della Commissione Lavori pubblici e Ambiente della Camera.

Ci interessa sapere il parere del Carroccio in quanto nel 2006 la ditta Bacchi Spa di Boretto ha regolarmente finanziato con un contributo di 5.000 euro le attività politiche della Lega Nord come emerso da una inchiesta de L’Espresso .

Marco Lusetti da pochi mesi ex leghista ed ex vicesindaco di Guastalla e ora fondatore di un movimento chiamato “Agire Comune”, ha difeso la ditta Bacchi. La Lega Nord e Alesandri invece cosa pensano in merito  ?

Davide Zanichelli

Matteo Olivieri

Consiglieri Comunali


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  1. Inchiesta Italcementi: cemento scadente nei cantieri della Valdastico Sud

    28 novembre 2008

    La nuova inchiesta che coinvolge Italcementi e i cantieri della Valdastico Sud per l’uso di cemento impoverito richiama altri casi analoghi nel Veneto di opere pubbliche dove si sono scoperti utilizzi di materiali illeciti. I comunicati dei consiglieri verdi Paolo De Marchi e Francesco Miazzi
    CEMENTO SCADENTE NEI CANTIERI DELLA VALDASTICO SUD: CASO ISOLATO O SISTEMA NELLE OPERE PUBBLICHE?

    Scorie tossiche, rifiuti e ora anche cemento scadente. Ci buttano di tutto nei sottofondi stradali delle cosiddette “grandi opere”. I controllori sono spesso gli enti pubblici come, ad esempio, Veneto Strade, società della Regione, per la nuova strada del Santo (lotti sequestrati perché inquinanti da scorie tossiche) o le società autostradali come la BS-VE in questo ultimo caso di cemento “scadente” nei cantieri della Valdastico Sud.
    Dalle diverse inchieste giudiziarie lo scenario che emerge è quello delle concussioni dei subappaltatori e non solo con le diverse mafie, del coinvolgimento anche di grossi gruppi industriali seppur mai con riscontri diretti, delle falle nei controlli – più che falle voragini – di chi è preposto a questo compito.
    Tutto ruota attorno al profitto, lauti profitti per tutta la catena che si mette in moto con l’avvio di una opera infrastrutturale. Che questa sia utile o meno, impattante per il territorio, devastante per le attività e le relazioni di vita precedenti alla sua realizzazione, non importa; che si perpetua con questa politica delle strade sopra e a fianco di altre strade senza mai un rallentamento del quantitativo di traffico su gomma non importa: quello che emerge a lato di indagini come quella di queste ore che ha portato al sequestro di cantieri della Valdastico Sud e ad una indagine su una società del gruppo Italcementi, è il giro d’affari che si intuisce dietro a queste operazioni. Profitti leciti – o quanto meno consentiti – come rinnovi di concessioni autostradali, sovrapedaggi, parcelle a studi tecnici, incarichi ad imprese, compra-vendita di terreni (operazione che segue immancabilmente ogni definizione di nuova infrastruttura con urbanizzazioni commerciali e produttive) e meno leciti o decisamente illeciti come, appunto, le “creste” sui materiali utilizzati, l’utilizzo dei fondi stradali come discariche per rifiuti tossici.

    Ogni volta ci sarà chi dice di non generalizzare, che si tratta di casi isolati, fatti all’insaputa di proponenti, dei concessionari e delle stesse ditte appaltanti ma, se li mettiamo uno dietro l’altro, vediamo che una qualche caratteristica di sistema questi casi la presentano. Sequestro dell’area ex C&C di Pernumia: forniva rifiuti tossici a cantieri piccoli e grandi, dal piazzale per parcheggio a Granze alla TAV (Arco di Giano e così via). Sequestro di alcuni lotti della nuova strada del Santo: si sono utilizzati rifiuti tossici provenienti da industrie del nord italia (scorie di fonderia sembra) come sottofondo stradale. Sequestro di alcuni lotti della Vladastico Sud: si utilizzava cemento “impoverito” proveniente da società del gruppo Italcementi.

    Come sempre sarà la magistratura ad accertare le responsabilità effettive in questi casi ma non si può non sottolineare come questi si susseguano con regolarità ogni volta che una indagine viene svolta più approfonditamente del “solito” controllo sui cantieri. Da tempo denunciamo che la pianificazione del territorio è, di fatto, nelle mani di “privati” e non più delle comunità locali e il controllo di queste, il confronto con esse è stato reciso da legislazioni e da strumenti ad hoc (Legge Obiettivo, project financing ecc.). A guidare spesso la pianificazione e la strategicità di opere pubbliche infrastrutturali sono interessi non eminentemente pubblici come, ad esempio, i rinnovi concessionari autostradali o le urbanizzazioni di grandi dimensioni su pezzi di territorio appetibili. In questo contesto è facile gioco l’inserimento di comportamenti illeciti e criminali. E la confusione di ruoli tra controllato e controllore, che coinvolge le maggiori istituzioni della nostra regione, non aiuta la trasparenza, la chiarezza di obiettivi e il controllo effettivo sui lavori.

    28 novembre 2008
    Paolo De Marchi – consigliere provinciale Verdi Padova

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