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Quando l’asilo nido rimase a rischio sismico per un anno

Scritto il 31 gennaio 2012 da

L’asilo nido Faber rimase con una struttura precaria dei solai per un anno. In questi giorni di terremoto ricordiamo l’esito di un’indagine di Reggio 5 Stelle del 2010, su segnalazione di alcuni genitori.

Tutto cominciò quando alcuni genitori ci segnalarono l’interruzione improvvisa di un servizio presso l’asilo nido Faber di via Brigata Reggio. Era l’estate del 2010.
Svolgemmo così un’interpellanza alla Giunta, ed ecco cosa emerse con grande sorpresa.

“Prima dell’anno scolastico 2009-2010, cioè nel periodo estivo del 2009, la struttura dei solai è stata sottoposta a consolidamento. Durante i lavori, ed in seguito agli stessi, sono emersi fenomeni di deformazione. Questi fenomeni di deformazione sono perdurati durante tutto l’anno scolastico. Il collaudo strutturale ha confermato la presenza di questi fattori di rischio e, a quanto dichiarato, è stato svolto durante il passato anno scolastico.

Nonostante ciò solo di recente, cioè a giugno, si è deciso che bisognasse intervenire in maniera decisa e che i lavori dovessero durare più di quanto preventivato. Addirittura il progetto definitivo è stato redatto in extremis (l’incarico professionale è del 30 giugno, verosimilmente le verifiche sono state fatte nelle settimane precedenti) e ha sancito che la FABER non potesse svolgere il servizio estivo. Ciò è confermato dalla lettera del 16 giugno inviate alle famiglie, che dichiarava l’indisponibilità della struttura, nonostante 4 giorni prima, il 12 giugno, fossero scaduti i termini per cui il pagamento diventava coatto”.

Fino all’ultimo momento il Comune, nonostante fossero già emerse le criticità, pensava si potesse svolgere il servizio estivo, e poi fare sbrigativi lavori prima del successivo anno scolastico 2010-2011.
Rimane inquietante la scelta di far svolgere l’anno scolastico passato presso la struttura, di aver previsto il servizio estivo, e di aver deciso, in definitiva solo in extremis, di intervenire con importanti lavori di consolidamento, cioè quelli che erano davvero necessari.

Categorie: Edilizia - Urbanistica
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Antisismica scuole, a Reggio come stanno le cose?

Scritto il 30 gennaio 2012 da

I Consiglieri delle liste 5 Stelle dell’Emilia Romagna effettueranno un accesso agli atti in tutti i comuni per conoscere la situazione aggiornata per antisismica, sicurezza ed agibilità. La risposta della Regione evidenzia uno scarso coordinamento delle informazioni, nonostante si eroghino fondi nazionali e regionali per l’adeguamento antisismico, e questo può andare a scapito di una politica delle priorità. Genitori ci segnalano che la scuola elementare di Bagno non ha le scale di sicurezza.

La risposta della Regione sulla condizione di sicurezza delle scuole parla chiaro: non avendo a disposizione dati certi su eventuali adeguamenti alla normativa, l’ente bolognese considera antisismici solo quelli costruiti dopo il 1983.

Apprendiamo tuttavia con favore la risposta del Comune e della Provincia, secondo cui numerose scuole sono state adeguate, ma ciò non risulta agli elenchi della Regione. Questo è veramente strano, dal momento che la Regione gestisce fondi anche propri per l’adeguamento antisismico, come si evince dalla risposta ad interrogazione specifica:

Questo sembrerebbe smentire quanto affermato dall’Assessore regionale Gazzolo,secondo cui esiste una mappa regionale aggiornata sul reale stato degli edifici e non solo sulla data di edificazione.

Conoscere la mappa precisa e il numero delle persone interessate per ogni struttura è fondamentale per adottare una politica delle priorità nella concessione dei fondi.

Per questo motivo il gruppo Assembleare del MoVimento 5 Stelle preparerà un’interrogazione per tutti i consiglieri comunali per ripetere la domanda: quali scuole sono a posto con antisismica, agibilità e sicurezza?

Anche questi aspetti sono da verificare, assieme all’antisismica. Dopo il grande spavento i tecnici hanno verificato lo stato di sicurezza della scuola elementare di Bagno, un vecchio edificio che nelle sue funzioni sarà presto sostituito, con il progetto della nuova scuola che procede lentamente. Non sappiamo con certezza però se altre attività scolastiche saranno insediate nell’attuale sede delle elementari. A questo proposito alcuni genitori ci hanno segnalato che la scuola è sprovvista di scale di sicurezza per l’evacuazione.

Categorie: News
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Massimo 7 Assessori per Statuto, ora Delrio tagli per la credibilità dei Comuni

Scritto il 29 gennaio 2012 da

Le attuali disposizioni di legge prevedono per Reggio una Giunta di 8 componenti, 7 Assessori più il Sindaco. Se fra 3 anni chi governerà la città dovrà “cavarsela” con molti meno membri di quelli nominati da Delrio, perchè non tagliare subito? Il presidente dell’ANCI dia questa prova di rigore, e porterà beneficio e credibilità alle battaglie di tutti i Comuni.

La modifica allo Statuto del Comune di Reggio Emilia introdotta lunedì in Consiglio, con l’emendamento a firma Rinaldi ed altri, porta il numero massimo di Assessori della Giunta a 7, 8 con il Sindaco. E’ stata la Finanziaria 2010 ad introdurre la norma, poi chiarita dalla legge dalla L. 26 marzo 2010 n. 42, secondo cui il limite massimo è un quarto dei consiglieri comunali, non contando tra essi il Sindaco, che rientra invece nel conteggio degli Assessori.
Per Reggio, a fronte di una riduzione del 20% a 32 dei consiglieri comunali, questo significa una Giunta di 8 membri compreso il Sindaco.
La Giunta con cui Delrio si è presentato ai cittadini era composta da 12 elementi, ora sono 11, ed è in fase di ammissione al Consiglio una mozione di iniziativa popolare che chiede di abbassare a 5 gli Assessori, e quindi a 6 la Giunta.
Facciamo un appello al sindaco Delrio, presidente dell’ANCI, che rappresenta tutti i comuni d’Italia, per applicare subito una significativa riduzione, e rientrare nei nuovi dettati dello Statuto. Anticipare le disposizioni di legge sarebbe una prova di coraggio che darebbe grande credibilità alle battaglie dei Comuni, per richiedere le giuste risorse da dedicare ai servizi, una moneta da spendere su tutti i tavoli, in primis quello con il Governo nazionale.
L’esempio va dato anche nei confronti dei cittadini, sottoposti oggi ad un aumento fortissimo del prelievo fiscale. Si taglia su tutto, ma a Roma sono proprio i costi della politica a farla franca.
Delrio darebbe grande lustro alla città di Reggio Emilia che, appena conclusi i festeggiamenti per il 150° dell’Unità d’Italia, porterebbe un esempio di coesione tra politica e società laddove nacque il primo Tricolore.

Eccoil testo dell’emendamento di Reggio 5 Stelle bocciato, ma identico negli effetti a quello approvato, che contiene tutti i riferimenti di legge necessari.

Categorie: Il Comune dei cittadini
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Mozioni popolari respinte: la casta comunale tradita dai suoi stessi atti

Scritto il 24 gennaio 2012 da

La mozione sulle rotonde dell’Acquedotto venne ammessa presentando la stessa forma giuridica della mozione taglia assessori ora respinta. La Caselli ha ora una sola possibilità: riammettere a discussione il maltolto. In Consiglio vengono ammesse solo le mozioni gradite a Lega e PD, con evidenti inciuci bipartisan. Tutto già segnalato un anno e mezzo fa al Prefetto.

La mozione popolare sulle rotonde dell’Acquedotto venne ammessa alla discussione nella primavera del 2010 ed aveva la stessa forma, ai fini dell’ammissibilità, della mozione popolare taglia assessori oggi respinta dalla Caselli, a braccetto con Lega e PD.

Come da noi già segnalato al Prefetto di Reggio Emilia il 3 maggio del 2010, la mozione dell’Acquedotto, notoriamente sostenuta dalla Lega, richiedeva la modifica di un progetto presentato dalla Giunta Comunale, in particolare la modifica della viabilità nel quartiere Regina Pacis-Orologio.

Risulta evidente, dall’art.42 del D.Lgs 267/2000, che tali progetti non rientrano tra le competenze attribuite al Consiglio Comunale, e lo Statuto Comunale, all’art. 31, attribuisce tali competenze alla Giunta stessa. Lo sanno anche i muri.

La mozione venne ammessa perchè riguardava, secondo il parere legale allora ammesso, il Piano Triennale degli investimenti competenza del Consiglio, peraltro senza citarlo e con notevole sforzo interpretativo, e benevolo, della macchina comunale.

La mozione taglia Assessori presenta una richiesta di riorganizzazione degli Assessorati che è stata giudicata di competenza del Sindaco, ma impegna esplicitamente, con riferimenti di legge,con parole chiare ed inequivocabili, a variazioni di Bilancio, competenza esclusiva del Consiglio Comunale.

La mozione taglia assessori è pertanto equivalente come forma giuridica, ai fini dell’ammissione in Consiglio, a quella delle rotonde, ma scritta molto meglio.
EPPURE QUELLA SCOMODA AL PD E’ STATA RESPINTA GRAZIE ALLA LEGA, QUELLA COMODA ALLA LEGA E’ STATA AMMESSA GRAZIE AL PD (2 INCIUCI)

Ogni commento è superfluo. La Caselli è manovratrice di azioni anti democratiche gradite alla Lega Nord Padania e del suo ras Giacomo Giovannini, che a questo punto farebbe meglio farsi assumere dal Comune visti i buoni rapporti con la maggioranza, e visti i favori che continuamente si scambia.

Infatti ricordiamo che Giovannini ha copiato una parte della mozione popolare e l’ha presentata identica in una sua Delibera, dando il là alla bocciatura singolare della mozione popolare perchè identica. E grazie, l’ha copiata! Così ha salvato il PD da una scomoda discussione di una mozione che ha raccolto 1000 firme di cittadini in poche settimane e che chiedeva taglio di Assessori e dirigenti.

Siamo pronti a fare una nuova e definitiva segnalazione al Prefetto, per dimostrare definitivamente le porcate perpetrate ai danni degli istituti di partecipazione popolare nel Comune di Reggio Emilia.

Allegato tutto il materiale necessario ad una serena pubblicazione: testo della mozione popolare sulle rotonde, testo della mozione popolare “Meno assessori più asili” e segnalazione al Prefetto

Mozione popolare cestinata: arroganza da vomito

Scritto il 21 gennaio 2012 da

La mozione popolare “Meno Assessori più asili”, firmata da più di 1000 cittadini, doveva essere ammessa a discussione in Consiglio Comunale. A confermarlo un proposta di delibera della Lega che viene definita dalla Presidente Caselli “identica”,ammessa in Consiglio Comunale, prospettando una farsa istituzionale gravissima. La Presidente Caselli fa solo gli interessi del manovratore Delrio e del suo Partito. Si va verso segnalazione al Prefetto.

La mozione popolare “Meno assessori più asili”, proposta da Reggio Democratica e che ha raccolto le firme di oltre 1000 cittadini, è stata sostenuta da un ampio spettro di associazioni ed ha destato una sincera e rapida adesione della cittadinanza. Possiamo testimoniarlo con le centinaia di firme raccolte anche da noi in pochi banchetti.

Questa deve essere l’unica motivazione per cui la Presidente Caselli, nell’interesse del Sindaco manovratore e del suo Partito, non ha ammesso a discussione la mozione. Nella lettera con cui comunica al primo firmatario Zeno Panarari l’esclusione esiste già la prova della arroganza istituzionale e del fatto che le norme smentiscono la Caselli.

La mozione popolare è divisa in 2 parti: la prima chiede di accorpare gli assessorati e propone una modifica allo Statuto per prevedere meno assessori, la seconda propone una semplificazione della struttura dirigenziale.
Con un gesto politico ridicolo la Lega ha presentato, dopo l’avvio della raccolta firme popolare e dopo che i proponenti avevano invitato anche il Carroccio a sostenerla, una proposta di Delibera identica che modifica lo Statuto esattamente come la mozione popolare.

La proposta di delibera della Lega è stata ammessa a discussione nella seduta di lunedì 16 gennaio, quindi se è identica alla mozione popolare anche questa’ultima poteva essere ammessa. La competenza del Consiglio era cioè da questo garantita. Non solo, la mozione richiamava competenze di bilancio, esclusive del Consiglio Comunale, che rafforzavano l’ammissibilità in Consiglio!
La mozione popolare conteneva tutta una serie di indirizzi politici che la rendevano più corposa della delibera della Lega, come impegni per il Sindaco per accorpare gli attuali Assessorati. Argomenti legati al ruolo di indirizzo politico del Consiglio, già più volte discussi negli stessi termini anche di recente. Correttezza istituzionale e norme volevano quindi che fosse ammessa la mozione popolare, e che venisse discussa per affinità assieme alla delibera della Lega.

Invece, con gesto istituzionale sprezzante, con doppiogiochismo vergognoso e perdendo la faccia definitivamente, la Presidente Caselli ha ammesso a discussione la Delibera della Lega mercoledì 11 gennaio ed ha avvisato il primo firmatario solo una settimana dopo della non ammissione. Il giochino di norme e cavilli è però saltato perché nella giornata di lunedì non si è riusciti a discutere la delibera della Lega. La sua approvazione avrebbe dato ancor più armi ai detrattori della mozione popolare, perché con lo Statuto già modificato veniva a mancare l’aggancio alle competenze del Consiglio Comunale.

La manovra sporca della Caselli, del PD e manovratori vari, compresa la complicità interessata della Lega, è riuscita molto male. Per questo si va verso una segnalazione al Prefetto di Reggio Emilia.

Non esitiamo a definire questa vicenda da vomito.

Il patrimonio Manodori e gli alieni del PD

Scritto il 17 gennaio 2012 da

Il secondo patrimonio della città dopo l’ex municipalizzata ora IREN. La Fondazione bancaria Manodori, snaturata dalle leggi dello Stato come schiava degli interessi delle banche, è a un bivio, con il patrimonio che si sta volatilizzando, e i contributi erogati alla città sempre più a rischio. Sulla graticola gli aumenti di capitale in Unicredit, di recente bersaglio di esponenti del PD. Gli investimenti di Manodori in Unicredit sono stati, a varie tappe, ben 6 in più di 10 anni, se contiamo anche le ex Casse di Risparmio. Lo Statuto parla chiaro: a nominare la maggioranza del Consiglio sono Enti riconducibili al PD. Delrio e compagni si sono arresi ai poteri forti, hanno aspettato l’ultimo minuto per stracciarsi le vesti, ed ora se ne assumano le responsabilità. Perchè nessuno parla del disastro delle azioni IREN in Manodori? Leggete i post scripta.

L’ulteriore crollo delle azioni di Unicredit ha solo sancito la fine di una politica miope che ha teso a concentrare il patrimonio della Fondazione Manodori sul titolo bancario. Fin dall’eredità dell’ex Casse di Risparmio si è dato corso a diversi aumenti, anche recenti e sensibili di capitale, in un’escalation che sembra inarrestabile. Alcune settimane fa, prima di discutere l’ultimo aumento di capitale,  al valore di carico delle azioni di 135 milioni di euro corrispondeva un valore di mercato di 103 milioni di euro, con una perdita secca di oltre 30 milioni di euro. Perdita ulteriormente aggravata con i recenti eventi di Borsa, ma è interessante ricordare che tra gli aumenti scellerati se ne registrano alcuni di pochi mesi fa. L’ultimo aumento di capitale fa registrare una perdita del 60% tra valore di carico e valore di mercato. Eppure non ci ricordiamo Delrio e il PD a stracciarsi le vesti per l’ennesimo azzardo di Borsa. Come mai? Era forse meglio tacere e rimanere nella partita delle prebende erogate dalla Fondazione annualmente? O Forse era un modo per nascondere l’andamento delle azioni IREN, anch’esse con una bella perdita secca in patrimonio Manodori del 60%, con quasi 5 milioni andati in fumo.

Su IREN Delrio non può appellarsi alla fronda spaggiariana e ai poteri forti. Poteri forti che potrebbero risultare incomprensibili al cittadino se non si parla di chi è molto sensibile alle loro sirene. Il Consiglio Generale della Fondazione è espressione del Partito Democratico, visto che 6 membri su 13 sono nominati da Comune, Provincia e Camera di Commercio, 4 da altri Enti, ed ulteriori 3 sono espressione del Consiglio Generale stesso, dove appunto gli enti PD detengono la maggioranza prima della nomina finale.

Si  dovrebbe vedere quello che chiunque può vedere: i decisori politici appartengono tutti alla stessa Chiesa di Partito, che poi si siano divisi in varie parrocchie o si siano sempre arresi a poteri esterni, è una loro scelta ed una loro responsabilità. Cioè, del PD, dei suoi uomini e donne storici e delle sue fronde.

Non possiamo che unirci agli appelli per frenare la corsa su Unicredit e rinnovare i vertici della Fondazione, è il buon senso che lo impone. Ma il giochino delle tre carte cui Delrio e il PD ci hanno abituati ci fa vedere che le avventure dettate dai piani alti dei Partiti finiscono tutti nella stessa maniera: che si chiamino Fondazione Manodori o IREN, la fine è sempre quella. Le responsabilità pure.

p.s.: ieri il Partito Democratico ha presentato un ordine del giorno d’urgenza in Consiglio Comunale per chiedere che la Fondazione diversifichi gli investimenti, e in sostanza non sottoscriva il nuovo aumento di capitale Unicredit. Ho votato ovviamente  favore, ma per dovere ho letto in aula questo post. Che lo abbiano tutti ben chiaro.

p.s.2: le nomine della Fondazione Manodori le ha sempre fatte il deputato del PD cattolico Pierluigi Castagnetti, mentore del Sindaco Delrio.

p.s.3: l’ex sindaco di Reggio Emilia Antonella Spaggiari, presidente della Fondazione per diversi anni e artefice con tanti altri delle scelte finanziarie, ha ricordato che Unicredit è sempre stata gradita al PD, che ammirava il suo capo Alessandro Profumo, ora indagato per frode, e che si recava a votare alle primarie del PD.

p.s.4: Delrio non può spiegare nulla perchè dovrebbe chiamare le cose come stanno, ed evidentemente non può permetterselo: massoneria

Giornalista sotto scorta,la mafia minaccia anche a Reggio

Scritto il 13 gennaio 2012 da

Solidarietà al giornalista Giovanni Tizian, costretto alla scorta per le sue inchieste di mafia in Emilia. Come a Genova, dove le accuse della Casa della Legalità e della Cultura hanno costretto alla scorta il presidente Christian Abbondanza, si raccolgono i frutti della sottovalutazione del problema. La mafia è ben oltre le infiltrazioni, colpisce e minaccia perché ha il controllo economico del territori. Alcuni passi dell’intervento di Tizian del 4 novembre scorso:”A Coviolo hanno costruito aziende legate ai Grande Aracri”.

Giovanni Tizian merita tutta la solidarietà dei reggiani per aver avuto il coraggio di denunciare cosa le cosche sono capaci di fare nella nostra città, ricevendo in cambio minacce che lo costringono alla protezione personale. Il Nord non è nuovo a questi evidenti segnali di una spavalda strategia: già il presidente della Casa della Legalità e della Cultura Christian Abbondanza, autore del libro “Tra la via Emilia e il clan”, è finito sotto il mirino delle cosche liguri per le sue precise denunce.
E’ agghiacciante che anche Tizian, impegnato in report a 360° con Libera sul fenomeno a Reggio e recentemente illustrati presso la Camera del Lavoro, subisca lo stesso trattamento. Riportiamo alcuni passi del suo intervento del 4 novembre scorso.
Giovanni Tizian, parlando con i residenti di Coviolo, nei pressi del luogo in cui è avvenuto l’agguato all’imprenditore Vito Lombardo il 23 novembre 2010,
Nella conversazione..:
<<Noi questa pressione di cui oggi parlano i giornali la avvertiamo da vent’anni – esordisce il bancario-. È la politica che continua a sottovalutare ogni volta che sparano o incendiano un’auto di un imprenditore >>
Invece un pensionato dice con T. << Una parte della nostra casa l’ha costruita Grande Aracri. È normale –chiosa- in questa zona hanno costruito tutto le loro aziende>>
Il bancario aggiunge poi <<Si vede di tutto nelle banche reggiane. Anche nella mia banca arrivano certi imprenditori,a Reggio l’ndrangheta ha costruito e costruisce. Non è mai stato un segreto, almeno tra i cittadini.>>
La strategia del silenzio sta lasciando spazio a quella dell’occupazione spavalda dell’economia e, attraverso questa, del territorio, esattamente come nelle regioni del Meridione.
Siamo ben oltre alle infiltrazioni, quindi. Il sottoscritto ebbe a dire nella campagna elettorale del 2009, durante la tribuna elettorale dei candidati sindaci presso gli studi Rai di Bologna:”A Reggio governa la mafia”, specificando che si trattava di controllo economico profondo. Abbiamo sempre più conferme in settori strategici come quello delle costruzioni e degli appalti pubblici, ne vediamo i tratti distintivi nell’alto livello intimidatorio che la ‘ndrangheta ha imposto ad imprenditori e giornalisti, proprio come al Sud.
Si reagisce solo con l’unità e la coesione di tutte le componenti sociali e politiche. E’ una guerra mortale, se si perde siamo finiti.

Negozi del riciclo, avanti!

Scritto il 3 gennaio 2012 da

Vedi il video di Davide Valeriani

Accanto alla scelta giusta, obbligata ed inevitabile di dichiarare il servizio dei rifiuti urbani non concorrenziale e sotto il controllo pubblico, in vista della nuova gara di affidamento, lanciamo l’appello e la mobilitazione per introdurre a Reggio i negozi del riciclo. Vere e proprie attività commerciali legate al pagamento di imballaggi di valore, in particolare alluminio, metallo e plastiche. Si può trovare la giusta via tra un affidamento esclusivo e una possibilità in più per il cittadino di conferire il proprio materiale, con guadagno economico e con ricadute lavorative locali.

Con la Delibera 16 dell’Ex ATO i Comuni hanno valutato che il prossimo affidamento del servizio rifiuti, che sarà messo a gara, non potrà essere consegnato al libero mercato. Immaginarsi che ogni cittadino si rivolga ad un proprio gestore, e che la raccolta dei rifiuti venga frazionata all’infinito, è già di per se infattibile allo stato attuale dell’arte e della tecnica. Si aggiunga che certi modelli di raccolta diverrebbero ingestibili, poiché ogni gestore avrebbe diritto ad uno spazio per il conferimento dei rifiuti stessi. Ciò non toglie che l’affidamento esclusivo possa non essere unico, prevedendo cioè diverse aree della provincia o dello stesso capoluogo gestite da differenti attori economici, ma in numero limitato e programmato. E ciò non toglie, soprattutto, che possano essere separate la raccolta dalla gestione post-raccolta (conferimenti a riciclo, smaltimento, ecc), che rappresenta la vera azione virtuosa che può contenere l’aumento delle bollette, oltre a favorire la filiera del riciclo.

Ma un discorso altrettanto virtuoso può essere fatto, secondo noi, già con l’orientamento attuale. Parliamo dei negozi del riciclo. Sono degli ecopunti in cui il singolo cittadino può conferire il proprio imballaggio e riceverne in cambio un riscontro economico. Molto diffusi in Nord Europa, dove addirittura sono sotto forma di distributori automatici che accettano la lattina o la plastica ed erogano denaro o buoni spesa, i negozi del riciclo consentono di intercettare i materiali di valore per conferire un immediato valore economico. Queste iniziative hanno anche un altissimo significato culturale ed educativo, perché proiettano l’immagine del valore su ciò che normalmente viene considerato rifiuto, cioè da buttare, scardinando un meccanismo mentale perverso nel consumatore.

Alcuni tentativi in Italia si sono però scontrati proprio con l’esclusiva data ad un solo gestore per la raccolta dei rifiuti urbani.

Il problema potrebbe essere facilmente superato prevedendo nel bando di affidamento una quota destinata ad operatori professionali, iscritti all’Albo Gestori Rifiuti, collegati ad una filiera dichiarata e certificata. Ogni gestore deve infatti dichiarare preliminarmente la capacità di trattamento e/o deposito temporaneo dei propri rifiuti. Il negozio di riciclo sarebbe autorizzato a poter ricevere e consegnare alla filiera del riciclo un tot di tonnellate all’anno, specificando quali sono le industrie a cui conferiranno il materiale. Sarebbe sufficiente mettere a gara un determinato quantitativo di materiali nel servizio di raccolta dei rifiuti urbani della provincia di Reggio da destinarsi a queste forme di conferimento dietro compenso.
Ciò consentirebbe al singolo cittadino di poter vendere il proprio imballo di valore (una lattina di alluminio può valere anche 8 centesimi), e aprirebbe la strada a soggetti economici specializzati, come le coop sociali. Questi operatori sono già impegnati in subappalto nella pulizia di marciapiedi, piste ciclabili, piazze e strade. Consentir loro un canale preferenziale per comprare e rivendere, o raccogliere e rivendere materiali, come già succede per i rifiuti speciali delle attività produttive,  darebbe occasioni ancor maggiori di impiego lavorativo.