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In 114 Paesi le multinazionali dell’acqua fatturano importi superiori al Pil

Scritto il 1 aprile 2010 da

L’acqua è un bene da cui dipende la vita di tutti gli esseri viventi e del pianeta, eppure è in atto un processo di mercificazione senza precedenti. Come era facile prevedere e temere, lo scenario descritto da Giuseppe Altamore quattro anni fa nel suo libro ‘Acqua SpA’ non solo si sta concretizzando, ma la fantasia creativa degli investitori è riuscita a configurare percorsi ancor più inquietanti e tempi di realizzazione rapidi, rapidissimi. Come in tutte le cose, volere è potere. O anche, nel caso dell’acqua pubblica ‘obiettivo strategico’ del governo italiano, potere è volere. La privatizzazione di fonti e servizi idrici è legata alla metafora della modernità, basata su una percezione riduzionista della natura, e incentivata dalla scarsità della risorsa; scarsità essenzialmente conseguente al sistema produttivo ed economico dominante. Margherita Ciervo, autrice di un recente, agile e documentato volumetto [1], ricorda che la creazione del mercato dei servizi idrici ha determinato una trasformazione dell’organizzazione del settore, orientandola – tanto per cambiare – al profitto. La privatizzazione dell’acqua sembra essere l’ultima frontiera di un processo che ha già riguardato altre risorse essenziali, e che ha generato ineguaglianza e ingiustizia, erosione della sovranità popolare, miseria e conflitti, alterazione dei cicli biogeologici e irreversibile distruzione ambientale.

Marco Bersani sull’inserto [2] di Carta.org ci informa: Da questo mese fino a luglio ci saranno banchetti in tutto il Paese per raccogliere 700 mila firme su tre quesiti referendari per la ripubblicizzazione dell’acqua [3]. È la naturale prosecuzione della campagna «Salva l’Acqua» che, nello scorso novembre, ha dimostrato, con mobilitazioni diffuse in tutto il territorio nazionale, l’indignazione popolare per l’ultimo provvedimento dell’attuale governo: l’accelerazione della privatizzazione del servizio idrico, per consegnarlo nelle mani delle multinazionali e dei grandi capitali finanziari.

Di fronte a una crisi, che è insieme economica ed ecologica, il governo, anziché promuovere misure che sfocino in un diverso modello di produzione e consumo, ha preferito ascoltare le sirene di Confindustria, che chiedono rendimenti sicuri e liquidità (monetaria). Che cosa può garantire meglio gli uni e l’altra se non la definitiva privatizzazione del servizio idrico? Dunque avanti con i privati, nonostante la storia di questo Paese ne abbiamostrato tutte le inefficienze.

Da quando le aziende municipalizzate sono state trasformate in società per azioni e i privati hanno avuto libero accesso a questo inalienabile bene, gli investimenti sono crollati a un terzo [da 2 miliardi a 700 milioni di euro l’anno], l’occupazione è caduta verticalmente [- 30%], le tariffe sono salite vertiginosamente [+ 62% dal 2000] e gli sprechi continuano [+ 20%]. Centinaia di comitati popolari sono sorti in tutta Italia per contrastare la privatizzazione dell’acqua, brutalmente imposta dai governi di molti enti locali. In ogni angolo del Paese uomini e donne stanno dicendo NO e organizzano mobilitazioni e proteste, iniziative di sensibilizzazione e proposte concrete per difendere il più essenziale tra i beni comuni.

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[1] M. Ciervo, Geopolitica dell’acqua, Carocci ed., luglio 2009, 143 pp.
[2] ‘istruzioni per l’acqua’ a cura di Carta.org n. 8, marzo 2010 (17 pagine) : www.carta.org/pdf/insertoacqua.pdf
M. Bersani può essere contattato su www.italia.attac.org
Video-intervista: www.youtube.com/watch?v=dGBqc2xcbFg&fmt=18
[3] www.acquabenecomune.org/spip.php?rubrique267

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Handicappato, rifiuto organico

Scritto il 26 ottobre 2009 da

parckorganicNon bastava che nell’allestimento di molti parcheggi pubblici reggiani venisse bellamente ignorato il disposto di legge 104/92 p. 28 e DPR 503/96 che prevede un posto auto riservato ai veicoli con contrassegno disabili ogni 50 o frazione; né bastava che spesso questi pochi posti, ove presenti, avessero collocazioni molto infelici, confinando con alti cordoli ovvero non disponendo di spazio vitale da ambo i lati per le operazioni di trasbordo su carrozzina; né che il fondo di tali piazzole fosse sovente butterato, interessato da solcature profonde, o con autobloccanti sconnessi al punto da rendere impossibile il transito con la carrozzina.

Alcuni esempi: (i) parcheggio – già così infelice di suo – antistante il centro commerciale ‘Conad Sud’ di via Maiella, con posti H radenti il muro; (ii) parcheggio ‘I Petali’ lato sud con accesso da Piazzale Atleti Azzurri d’Italia: nessuna piazzola per disabili e, soprattutto, impossibilità fisica di accesso al Centro comm.le da parte di carrozzina, causa alti cordoli e grossa catena di sbarramento dell’unica carrabile; (iii) parcheggio antistante il civico 8 di Via della Previdenza Sociale, riservati H completamente assenti; (iv) parcheggi dei controviali nel complesso, con piazzole insufficienti.

Ora abbiamo il ‘parcheggio polivalente’ a beneficio di ‘servizi’ vari, onde massimizzare l’utilizzo di detti spazi notoriamente così abbondanti che i disabili li snobbano volutamente… In viale Olimpia, Agag-Enìa pare abbia varato la disinvolta pratica della rimessa dei bidoncini dei rifiuti organici proprio su un’area di parcheggio riservata H. Girando per vie e piazze di città e di periferia, notiamo altri usi concorrenziali di tali piazzole: piccole isole ecologiche improvvisate a ridosso dei cassonetti per la raccolta differenziata, con mobiletti, materassi, batterie d’auto, damigiane, pallets, ecc.; oppure rimessa per transenne zincate o cumuli di sabbia/ghiaia in occasione di cantieri stradali, cumuli di neve dopo le ‘fiocche’ invernali; o ancora occupazione ‘carico-scarico’ per gli esercizi commerciali nelle vicinanze.

Gli spazi riservati alle categorie protette stanno diventando merce rara, tra disposti legislativi disattesi e pseudo isole ecologiche mal disseminate che potrebbero scomparire se solo il Comune si decidesse a generalizzare il sistema porta-a-porta. Solo gradiremmo che almeno le multi-utility non mettessero sale sulla ferita con ‘lapsus freudiani’ (park per handicappato e/o rifiuto) così beffardi.

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La nostra politica

Scritto il 3 marzo 2009 da

Il recente contributo di tale Ghino su ReggioNelWeb molto critico sui contenuti programmatici della Lista civica Reggio 5 Stelle ha alimentato il dibattito, a volte purtroppo sterile, sull’opportunità di proporre alternative di governo locale che non siano vincolate a schemi di partito. Se i ‘grillini’ scaldano tanto gli animi, è possibile che ciò non sia solo da ascriversi alla loro costante frequentazione di questo settimanale online, ma alle caratteristiche di ‘novità’ che essi portano nel ristretto panorama politico locale.

Le tesi di fondo del movimento si riconducono alle battaglie civili che da anni Beppe Grillo conduce sul suo blog e nei suoi tour: i partiti sono in decomposizione, la nomenclatura è stantìa, la politica e l’informazione sono asservite a poteri forti riconducibili a lobby economiche neppure così nascoste. Occorre linfa nuova, in volti e idee; occorre spazzare il patto scellerato tra interessi conflittuali che alimentano il mercimonio di favori reciproci tra caste, dove la volontà e i bisogni  dei cittadini sono considerati componenti accessorie.

Nonostante la diffusione di una sintesi della piattaforma propositiva della Lista, le interviste al suo candidato sindaco, gli articolati contenuti nel sito Grillireggiani.it e il varo del recente Reggio5stelle.it, nonostante la ricca documentazione di rimando presente sul blog di Grillo a partire dal documento storicoLe primarie dei cittadini“, tuttora inattuato da governi centrali e periferici e per nulla superato, … si è parlato di impronta demagogica, saccenteria, mancanza di dialogo, radicalismo ambientalista, soggetti inaffidabili, dogmatici, fantasmagorici snocciolatori di assiomi, conservatori intransigenti. Qualcos’altro? Questo ‘intervento’ [ps] si propone di confutare le numerose, aprioristiche, pregiudiziali accuse, invitando a una riflessione sincera sul recente passato della nostra città che si proietta in un futuro denso di incognite.

Invito a rileggere l’articolo e i successivi post di Ghino e, subito dopo, a scorrere, anche superficialmente, le homepage di portali che in poco tempo hanno guadagnato rispetto e autorevolezza. Cito, fra i tanti, l’Associazione dei Comuni virtuosi e Stop al consumo di territorio. Sul tema acqua, dove i governi locali possono fare moltissimo per accrescere la sensibilità istituzionale e individuale verso un aspetto che già da oggi si prefigura ‘strategico’ come e forse più dell’approvvigionamento energetico, è utile richiamare le misconosciute iniziative di ‘Acqua bene comune‘ e ‘Contratto acqua‘. Per i rifiuti e l’annesso logorante dibattito su inceneritori e discariche, rimando alle consolidate esperienze internazionali di ‘Zero Waste‘ e alle conferenze di P. Connett (Strategia rifiuti Zero). La Lista Reggio 5 stelle si riconosce in molte delle iniziative avviate da queste Associazioni. Su ambiente, edilizia, criminalità, rifiuti, infrastrutture, viabilità e trasporti parlano atti e documenti consultabili su GrilliReggiani.it che saranno ripresi nell’agenda, banchetti e iniziative delle prossime settimane.

Questa Lista non dispone ancora di risultati da rendicontare, trattandosi di proposte che, per essere attuate, richiedono l’investitura politica. Eppure le persone che la compongono hanno al loro attivo un curriculum di tutto rispetto, espressione della generosità che ha caratterizzato sin dall’inizio il loro agire sul e nel territorio. La nostra associazione, dall’esterno della Sala Consigliare è riuscita in molti casi a smuovere le acque e a ottenere risultati concreto, quali ad esempio il bosco all’aeroporto, i mercatini agricoli, acqua pubblica, un impegno per il piano energetico comunale e, almeno formalmente da parte del Comune, un tentativo di maggiore partecipazione dei cittadini nei processi decisionali. Ci sono invece tanti risultati, per la più parte deludenti, se ci si riferisce alla realtà corrente leggibile da chiunque non sia ‘polarizzato’ da interpretazioni di parte.

Mi dispiace per l’articolista succitato, ma di ‘nuovo-nuovissimo’ c’è proprio tanto, c’è proprio tutto. Non si confonda assertività con oggettività, dacché nessuna delle proposte a 5 stelle, assolutamente non demagogiche bensì attuabili in tempi brevi e a costi contenuti, è presente con equivalente vigore nei programmi di altre liste, e tanto meno in quelli dei partiti. L’accusa poi che Reggio 5 stelle sia composta da conservatori è davvero singolare, e fa denotare risvolti psicologici che denunciano posizioni di malafede, essendo evidente l’esatto contrario. Il nuovo, il cambiamento attira e incuriosisce, ma deve fare i conti con la censura, questa sì conservatrice, di molti, riflesso di atavici meccanismi di sopravvivenza, che in tutti più o meno inconsciamente operano. La prima difesa è negare che il nuovo possa esistere, la seconda è negare che sia migliore, la terza è addossare ad altri le proprie inconfessabili debolezze.

La deriva genetica della classe politica, che nel nostro Paese trova le condizioni ottimali per estrinsecarsi nei diversi contesti gestionali con forza prorompente, impone anche al governo locale gli stessi meccanismi che, a regime, comportano la definitiva messa al bando di virtuosità e buon senso. Solo per fare un esempio, il clonato slogan “Reggio rialzati“, viscida gemmazione mentale del più noto “Rialzati, Italia!“, chiaramente ispirato al demiurgo-taumaturgo Silvio dall’esortazione neotestamentaria “Lazzaro, alzati e cammina!” (Gv 5,8), fa toccare con mano il vuoto ideologico e la invereconda insolenza che caratterizza chi detiene il potere oggi in Italia.

Caro forista-fochista del Web, i suoi processi alle intenzioni – già in quanto tali, non difendibili – utilizzano argomenti a dir poco estranei al contesto.

Cosa c’entrano gli sms dei ragazzini con questa Lista? Cosa c’entrano i due cyber-cittadini che chattano su una panchina di un parco? Internet è una cosa seria e non ha nulla a che vedere con le elucubrazioni degli Alberoni di turno.

Solo chi non vuole capire, oppure chi ha convenienza a far finta di non capire, potrà accampare motivazioni totalmente estranee al tema della libera informazione e della partecipazione allargata nella gestione della cosa pubblica. Ci dica piuttosto qualcosa di più sugli asseriti ‘assiomi fantasmagorici’ riferiti al problema rifiuti, che non sia stato già detto e scritto [pg]. Ringrazio anche per quel dotto richiamo comprensivo di mini lezione sul tema energetico, con l’inciso del ‘piaccia o non piaccia’ riferito al nucleare, fino all’autogol di citare Battaglia. Di questo maestro del pensiero scientifico, conosciamo il recente libro con ghiotta co-prefazione del celebrato climatologo dell’IPCC PhD S. Berlusk. I suoi pezzi giornalistici sono di casa sia sull’house organ del PDL che su improvvide testate locali. Egli non ci insegna solo che nucleare è bello mentre solare è brutto, ma ci avverte che la raccolta differenziata è una idiozia, attirando ovviamente l’attenzione di qualcuno che pare non essere d’accordo. Naturalmente ci si guarda bene dall’apprezzare l’impegno profuso dai componenti di questa Lista a favore delle energie da fonti rinnovabili, come qualunque analista dei trend in atto saprebbe riconoscere.

Può essere che i Grilli di Reggio abbiano carenze da colmare, pecchino di ingenuità, si sentano forti di un entusiasmo che gonfia troppo in fretta la loro passione.  Ma non sono degli sprovveduti, hanno occhi che vedono – tutto – e orecchie che sentono – benissimo – nonché cervelli allenati e memoria lunga. Per conseguire il patentino da sindaco o assessore esiste forse qualche scuola autorizzata? Chi esterna disprezzo altezzoso – mo’ ndo’ vot andér, putein – trova invece ineccepibile che in Parlamento siedano personaggi immorali avidi del proprio tornaconto, condannati che hanno più esperienza di noi solo a livello penale. Verrebbe da chiosare: chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che perde… e tanto gli basta!

Il ritorno di una democrazia non di facciata implica che la leadership sia composta da persone incensurate, senza conflitti di interesse, mai corruttori né corrompibili. Se verrà sfoderato l’epiteto di ‘qualunquista’ – finora stranamente mancato – passeremo ai nomi, peraltro ben noti anche agli stessi loro sciagurati elettori.

Giovanni Giavelli

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