Agguato mafioso a Coviolo, e ancora troppi casi irrisolti

Il rinvio a giudizio per mafia da parte della DDA di Bologna sull’attentato all’imprenditore Lombardo spazza via ogni dubbio. Troppi i casi a Reggio irrisolti, troppi quelli in cui le vittime si affrettano a smentire ogni coinvolgimento della ‘ndrangheta. Di questo passo si favorisce l’omertà e la paura. Servono magistrati della DDA distaccati presso la Procura di Reggio Emilia

Il rinvio a giudizio per mafia da parte della DDA di Bologna sull’attentato all’imprenditore Lombardo spazza via ogni dubbio. Troppi i casi a Reggio irrisolti, troppi quelli in cui le vittime si affrettano a smentire ogni coinvolgimento della ‘ndrangheta. Di questo passo si favorisce l’omertà e la paura. Servono magistrati della DDA distaccati presso la Procura di Reggio Emilia.

Il 2010 di fuoco e fiamme che ha vissuto Reggio comincia a dare uno spaccato più realistico. L’attentato all’imprenditore Vito Lombardo avrebbe uno sfondo legato agli ambienti ‘ndranghetisti. Se queste sono le risultanze delle indagini e delle intercettazioni ambientali, non possiamo che prendere atto degli elementi emersi dalle indagini e delle difficoltà di perseguire i reati mafiosi nella nostra città.

Sono infatti tantissimi i casi irrisolti, a partire dai numerosi incendi di auto che continuano a funestare Reggio, e che hanno avuto un picco tra il marzo del 2010 e la primavera di quest’anno. Alle parole dell’ex questore Perucatti, che se ne andò liquidando come “pesci piccoli” gli attentatori, abbiamo assistito ad attentati reiterati contro le stesse persone, e adesso il caso di Lombardo che conferma come non si tratta di questioni di secondo piano.

 Questa è infatti la reazione delle vittime ogni volta che prende fuoco un auto o che volano proiettili: mai avuto minacce, la mafia non c’entra. Ormai non ci crede più nessuno.

Le stesse indagini della DDA di Bologna hanno dimostrato una estrema difficoltà a perseguire questi reati: dopo aver escluso l’aggravante mafiosa, la stessa DDA ha approfondito e trovato gli elementi, da intercettazioni ambientali, per procedere contro reati riferibili all’art.416bis per associazione a delinquere di stampo mafioso.

La vicinanza al territorio è decisiva. L’allarme del procuratore Grandinetti sulla mancanza di magistrati inquirenti a Reggio è di pochi giorni fa, e preoccupa ancor di più la rassegnazione all’intervento esterno da parte della DDA, senza che vi sia possibilità per la Procura reggiana di impegnarsi su questo fronte.

Molte sono state le voci che hanno proposto un sezione della DDA nell’Emilia occidentale, da Piacenza a Modena. Crediamo che sia  la strada più semplice, lasciando il coordinamento alla DDA di Bologna e prevedendo il distaccamento di magistrati presso la Procura di Reggio Emilia, con relativa dotazione di forze dell’ordine dedicate, come proposto in casi analoghi nei territori di conquista e di nuovo dominio delle mafie.

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