Acqua, il bancomat dei Comuni reggiani

I dati nudi e crudi. Vi hanno detto che eliminare i privati dalla gestione dell’acqua avrebbe provocato un crollo degli investimenti nelle reti, ma nessuno vi ha detto, dati alla mano, che è proprio l’attuale gestione ad aver sviato montagne di soldi dagli investimenti. Comuni ingordi che con le nostre bollette ci ripianano i bilanci.

I dati nudi e crudi. Vi hanno detto che eliminare i privati dalla gestione dell’acqua avrebbe provocato un crollo degli investimenti nelle reti, ma nessuno vi ha detto, dati alla mano, che è proprio l’attuale gestione ad aver sviato montagne di soldi dagli investimenti. Comuni ingordi che con le nostre bollette ci ripianano i bilanci.

Il meccanismo è semplice, i privati mettono capitale ma chiedono indietro un utile, milioni di euro dalle bollette che paghiamo a Iren che invece di rimanere nell’azienda finiscono nelle tasche degli azionisti. La gestione lucrativa dell’acqua pubblica porta ai dividendi che Iren distribuisce ai soci, pubblici o privati che siano. Milioni di euro provenienti dalle nostre bollette che finiscono tra gli utili degli azionisti invece che essere destinati al miglioramento e mantenimento degli standard del servizio.

Ogni euro di utile che viene distribuito agli azionisti è un euro in meno per gli investimenti!

Lo stesso dicasi per Agac Infrastrutture SPA, proprietaria delle reti e società interamente pubblica a cui Iren paga 6 milioni e 900 mila euro per l’affitto delle reti (anch’essi provenienti dalle bollette), che piuttosto di occuparsi del miglioramento delle strutture preferisce sponsorizzare iniziative culturali per 598.000 euro e ripartire ben 5 milioni ai comuni della Provincia reggiana (bilancio AGAC 2009).

Con tutti gli enti ad hoc sulla piazza, perché proprio Agac deve mettersi a sponsorizzare iniziative culturali che non le competono affatto, essendo una società che si occupa di acquedotti? E perché i soldi che incassa dall’affitto delle reti vengono dati ai comuni finendo nei mille rivoli dei bilanci, invece che essere reinvestiti nelle reti stesse?

Perché la bolletta dell’acqua è un bancomat a cui i comuni reggiani attingono per finanziare le loro varie spese, nobili e anche un po’ meno: dagli asili alle consulenze, dalle auto blu ai servizi sociali. Non neghiamo certo che ci sono importanti servizi erogati dai comuni, ma troviamo del tutto inopportuno sussidiarli con soldi  sviati dal bene essenziale per definizione, l’acqua. Quello che paghiamo per l’acqua deve essere reimpiegato per l’acqua pubblica stessa.

Alcuni dati: Reggio Emilia nel 2009 ha incassato dividendi straordinari per 2 milioni 765 mila euro, Quattro Castella dal 2010 al 2012 ne incasserà 115.000 euro e Scandiano nel 2011 prevede entrate per 43.000 euro. Tutte somme che vengono tolte agli investimenti per finire chissà dove.

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