E’ nata Irenia (si salvi chi può)
Distinti manager in giacca e patacca brinderanno alle nostre spalle per la nascita di una nuova società, dalla fusione Iride (ex municipalizzata Torino e Genova) ed Enìa (Reggio Parma Piacenza). Dovrebbe essere un successo per Sindaco Delrio, complimenti. Si salvi chi può.
Rassegna Stampa (1) (2) (3) (4) (5)
Abbiamo provato a risvegliare Alicio nel Paese delle meraviglie con un Odg d’urgenza, lunedì 15 febbraio, ma non è stato ammesso. Alcuni del PD hanno votato a favore o si sono astenuti.
Con la fusione si smantella la struttura territoriale e si perdono occasioni industriali come quelle derivanti dalle azioni EDISON. Con la fusione l’energia va a Torino, l’acqua a Genova, i rifiuti a Parma, a Reggio solo l’ottimismo di Delrio. Se non c’è stato accordo per 16 mesi sulla struttura della nuova società, non si può aver fiducia del Piano Industriale, che da quella struttura dipende. Lotta spietata per le poltrone.
La quota del 15% detenuta da ENIA in DELMI (controllo delle azioni EDISON) avrebbe permesso, senza fusione, di rendere ENIA protagonista nel settore dell’energia, a servizio e vantaggio dei territori emiliani. La vendita delle azioni EDISON avrebbe portato, come controvalore, anche centrali idroelettriche che producono grandi quantità di energia rinnovabile.
Invece il controllo del settore energia, nella nuova conglomerata “IRENIA”, andrebbe a Torino.
Infatti la linea che vincerebbe vede lo smantellamento della struttura territoriale, organizzata in Società Operative Territoriali (S.O.T.), che erano la proposta sostenuta dal precedente cda di ENIA e su cui si impostarono le consultazioni sia con IRIDE che con HERA.
Al posto delle SOT delle “Linee di business”, catene di potere che risiedono lontane dal territorio e che vedranno a Reggio servizi tra loro indipendenti occuparsi di energia, gas, acqua, teleriscaldamento, rifiuti, ambiente.
16 mesi per decidere quale struttura, eppure il sindaco Delrio ha dichiarato in aula di “avere fiducia nel Piano Industriale”. Quale piano industriale? Come può un piano industriale essere definito se in questi mesi non era né condivisa né tantomeno definita la struttura organizzativa? Sono TUTTE BALLE.
Ad ulteriore conferma di ciò la lotta spietata per le poltrone che si è scatenata tra i contrapposti gruppi dirigenziali per le posizioni di controllo all’interno della nuova società. Questo testimonia di come la struttura a “Linee di business” richiede una spartizione del potere, all’interno della quale gli interessi territoriali passano in secondo piano.
Una società sempre più lontana dai cittadini. Con la fusione l’energia va a Torino, l’acqua a Genova, i rifiuti a Parma, a Reggio solo l’ottimismo di Delrio.
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venerdì 19 febbraio 2010 10:34
Tanto per capire come opera il nostro (o meglio loro) caro e lautamente stipendiato Andrea Viero: notiza di oggi è stato condannato dalla corte dei conti a risarcire oltre 6 milioni di euro insieme al Sig. Caffeina Illy, (l’espresso prestato alla politica) per avere elargito generosamente soldi pubblici ai dirigenti della regione Friuli.
Ora speriamo che cacci fuori i soldi e che qualche amministratore della nostra provincia gli dia un bel calcio in quel posto.
Aggiungo che se alla Bocconi insegnano a usare i soldi degli altri in questo modo, che a casa mia si chiama rubare, meglio sarebbe stato metterci al suo posto mia nonna con la quinta elementare.
AVETE ROTTO I COGLIONI, RIVOGLIAMO LA NOSTRA ARIA LA NOSTRA ACQUA LA NOSTRA TERRA IL NOSTRO PAESE!
venerdì 19 febbraio 2010 11:23
Grazie mille ad Antonio, abbiamo rimosso commento per vedere se riusciamo a…fare il botto. Poi lo rimetto subito! grazie!”!
venerdì 19 febbraio 2010 14:18
Buon lavoro!
venerdì 19 febbraio 2010 16:00
[...] del personale dirigente. Ora sappiamo che in questa delicata fase della Fusione ENIA IRIDE (IRENIA), come da noi più volte denunciato, è in corso una complicata redistribuzione dei poteri e delle [...]
sabato 20 marzo 2010 15:49
[...] Contestata da noi duramente, la creatura dell’ad Viero renderà i servizi ai cittadini frutto di una struttura sempre più lontana. [...]