La dove c’era l’erba ora c’è, il verde attrezzato.

Quando un pezzo di territorio classificato sulle mappe comunali come verde pubblico diventa verde pubblico “attrezzato” arriva anche il cemento. Quando il verde pubblico attrezzato diventa merda è più facile “s”venderlo oppure “riqualificarlo”. Meglio il grigio del cemento che il marrone della merda.
Un fazzoletto verde presente in mezzo a migliaia e migliaia di metri cubi di cemento sta per diventare una piscina scoperta, (alcuni cittadini invece mi hanno segnalato la difficoltà di trovare posto nelle piscine coperte. Vi farò sapere). Oltre alle vasche sarà costruito un centro di ristoro e piccolo parco sempre prontamente attrezzato che sarà a disposizione della comunità (industriale). Siamo in via Balla nei pressi del ex Marabù (altro mausoleo abbandonato) in mezzo a centinaia di capannoni industriali.
I consiglieri del PDmenoelle hanno il sorriso in bocca perché finalmente quella zona verde abbandonata verrà “riqualificata”. I piddini non si capacitano del fatto che un’aria abbandonata sta per essere recuperata e c’è chi si oppone.
Devo prontamente sottolineare al consiglio che l’area verde è stata abbandonata dal comune, ed in comune governa il PDmenoelle, come in circoscrizione del resto. Ho ideato uno slogan che si addice molto a questa operazione: “Abbandonano per riqualificare”. Come da PRG, PSC, POC PPPC e chi più ne ha più ne metta.. il verde attrezzato deve mantenere almeno (solo) il 30% della superfice verde per garantire permeabilità al territorio. In poche parole, quando piove sul cemento l’acqua scivola e si verifica quello che a Reggio accade spesso. Ci allaghiamo.
La proposta passa con i voti di IDV e PD, contrari Lega, UDC, PDL e Reggio 5 Stelle.
Il verde prima viene abbandonato poi viene cementificato. Questo metodo a me non piace. Vigilate amici, vigilate.
Vito Cerullo
Consigliere in Circoscrizione per Reggio a 5 Stelle.
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Non bastava che nell’allestimento di molti parcheggi pubblici reggiani venisse bellamente ignorato il disposto di legge 104/92 p. 28 e DPR 503/96 che prevede un posto auto riservato ai veicoli con contrassegno disabili ogni 50 o frazione; né bastava che spesso questi pochi posti, ove presenti, avessero collocazioni molto infelici, confinando con alti cordoli ovvero non disponendo di spazio vitale da ambo i lati per le operazioni di trasbordo su carrozzina; né che il fondo di tali piazzole fosse sovente butterato, interessato da solcature profonde, o con autobloccanti sconnessi al punto da rendere impossibile il transito con la carrozzina.



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